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Bermuda- Russell Coutts non demorde e punta tutto sulla sua Coppa. Se Emirates Team New Zealand si dovesse ritirare? “Ci potrebbe essere un altro competitivo team kiwi al loro posto”. Luna Rossa si è già ritirata? “Ci dispiace ed è un peccato ma sta per arrivare un team giapponese e quando scoprirete a chi fa capo vedrete che siamo ad altissimo livello”.

Coutts ha rilasciato queste dichiarazioni al New York Times, che le ha riassunte in un articolo comunque critico sulla gestione della Coppa oracliana. Certo è che la potenza di fuoco di Oracle Racing, anche con un Larry Ellison sempre meno attento alla questione Coppa, potrebbe anche “costruire” team partner. Lo sta già facendo praticamente con Team France, a cui concederà il suo progetto AC48 e ha accordato dilazioni nei pagamenti della tassa d’iscrizione, e potrebbe farlo anche con altri team. D’altra parte Coutts è neozelandese e a lui non mancano certo i contatti e gli interessi in Aotearoa… anche se una buona metà di quel simpatico popolo lo odia di tutto cuore.

Russell Coutts
Russell Coutts

Le vicende delle ultime settimane dell’America’s Cup sembrano scavare sempre più il solco tra la Coppa che fu e quella che dovrebbe essere nella versione couttsiana. Da una parte i cultori della tradizione, tra cui mettiamo anche la maggior parte degli appassionati italiani (il tifo per Luna Rossa) e kiwi, personaggi come Bruno Troublè, Patrizio Bertelli ed Ernesto Bertarelli, che infatti non hanno mancato di stigmatizzare la gestione di Coutts, con gesti clamorosi come il ritiro di LR e dichiarazioni di sostegno. Da questa parte flinstoniana, come la chiama Coutts, c’è la maggioranza del mondo velico over 40, quello che ha fatto questo sport negli ultimi trent’anni e ne ha anche gestito le scelte. Dall’altra ci sono i migliori velisti Under 40, che nella Coppa couttsiana vedono opportunità di carriera/guadagno, cresciuti nel mito facebookiano della velocità su un 49er olimpico o della preparazione capillare spezzandosi la schiena su un Finn, pochi ma influenti uomini chiave (lo stesso Coutts, Spithill, Iain Percy, Ben Ainslie, Franck Cammas, Loick Peyron) che di fatto gestiscono poi dei sailing team ben delimitati e, infine, una platea più vasta, che della storia della Coppa sa pochissimo ma che, secondo Coutts, è potenzialmente disposta a lasciarsi emozionare dai cat volanti. Da questa parte, poi, c’è anche una generazione di giovani velisti che dalle barche volanti è sempre più affascinata, come di mostra anche l’ottimo seguito che sta avendo il Red Bull Foiling Generation.

Trovare l’equilibrio tra questi due mondi non sarà facile, anche se le prestazioni degli AC48 non sono qui in discussione. Si tratterà di barche un po’ piccole ma molto performanti e spettacolari, con grande impatto atletico. A essere tema di dibattito qui è la gestione normativa, il fare e disfare il protocollo secondo gli interessi di quel gruppo di velisti sopra citato e non su quelli dei big team che da sempre avevano fatto la storia della Coppa. La Coppa, insomma, sta cambiando rapidamente e finchè la detiene Oracle Racing in versione Couttsiana, la sua rotta pare irreversibile. Coutts si dice convinto di avere almeno sei team alle Bermuda. Potrebbe farcela, visto che un budget adesso si riduce a 20/25 milioni. Se ciò sia positivo per l’America’s Cup lo diranno i prossimi mesi, che daranno una risposta definitiva alla domanda se la Coppa sia ancora quell’evento dal fascino inimitabile proprio per la sua grandezza e difficoltà di vittoria o se la stessa sia destinata a diventare una delle tante regate del circuito internazionale, per la sola felicità dei portafogli dei velisti coinvolti.

1 COMMENT

  1. Può anche darsi che Coutss abbia successo, nel senso che, nonostante il fatto che gli over 40 provino solo disgusto per il suo modo di fare, non mancheranno i giovani ad esserne entusiasti. Una cosa è certa, la Coppa America è tramontata, forse per sempre, questa è un’altra Coppa, Couttss dovrebbe cambiarle anche il nome.

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