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Barbados- Ancora un duello fianco a fianco alla Volvo Ocean Race. Dopo due giorni di medie a 19-20 nodi nell’Aliseo di ENE, sono ancora Abu Dhabi e Dongfeng le protagoniste del giro del mondo, confermando (giunti alla sesta tappa possiamo dirlo) di essere i due team migliori di questa edizione della Volvo Ocean Race. Solo il disalberamento nella quinta tappa ha portato al deficit di 8 punti per i franco-cinesi in classifica generale.

Alle 18:40 UTC di giovedì, Dongfeng aveva mezzo miglio di vantaggio su Azzam, con 1.987 miglia ancora da percorrere per Newport, Rhode Island. Terzo è Brunel, a 22,7 miglia. Mapfre è a 28,6. Alvimedica, che ha pagato oltremodo la scelta di restare più a ovest lungo le coste del Brasile, è a 48,2. Team SCA con le condizioni più dure non ha retto il ritmo dei “maschietti”, che invece aveva tenuto nella prima settimana della tappa, e chiude la flotta a 55,6 miglia.

Dongfeng a 20 nodi nell'Aliseo. Foto Greenfield
Dongfeng a 20 nodi nell’Aliseo. Foto Greenfield

Questa volta però non si naviga a vista, visto che i sei VO65 sono disposti su un arco di 45 miglia, con al momento 16 miglia di distanza laterale tra Dongfeng e Abu Dhabi. La prua è, al lasco mure a dritta, verso le Piccole Antille. Vedremo se i navigatori decideranno di lasciarle a sinistra per poi fare altrettanto con Portorico e le Bahamas o di attraversarle da qualche parte tra la Martinica e Antigua.

Un gioco che sembra piacere allo skipper britannico Ian Walker, come racconta l’Onboard Reporter di Azzam, Matt Knighton. “A Ian piace questa situazione. Non ci sono fughe a nord o a sud, tutti stanno vicini. Con le centinaia di miglia che ancora si devono percorrere, sta dando prova di pazienza. È un gioco di velocità e di angolo al vento, ancora una volta, e gli piace. Si tratta di controllare le altre tre barche di testa e di non rompere nulla. Fortunatamente le nostre vele stanno reggendo bene.”

 

E Team Vestas da Persico…

Nel frattempo da Persico Marine si prosegue alacremente ai lavori sulla tricostruita Team Vestas, come abbiamo documentato due giorni fa nella news del nostro inviato a Nembro. “Siamo riusciti a costruire il 70% della barca nella metà del tempo che sarebbe stato normalmente necessario.” Spiega lo shore manager australiano Neil Cox. “Lo scafo è completamente nuovo, il 60% delle strutture interne è stato sostituito mentre siamo riusciti a riutilizzare il 70% della coperta originale. La coperta è l’unica parte che non è stata prodotta qui ma nel cantiere francese Multipast.”

Il nuovo scafo di Team Vestas da Persico
Il nuovo scafo di Team Vestas da Persico. Foto Carlin

In realtà la barca è stata completamente de-costruita prima che potesse iniziare il processo di ricostruzione, grazie al lavoro di un team di 18/24 professionisti provenienti da ogni parte del mondo, che hanno lavorato su turni. “E’ incredibile quanto si scopre su una barca in questo modo. È un prodotto davvero solido e affidabile.” Dice Cox che spiega anche che probabilmente la parte più dura è stata aderire alle rigidissime regole di monotipia della classe Volvo Ocean 65.

Come conferma il project manager di Persico Marine Matteo Bisio, spiegando che il concetto di one-design è stato centrale in tutto il processo e che il lavoro è stato condotto fianco a fianco con lo stazzatore della classe James Dadd, con ogni singolo pezzo misurato, pesato e verificato. Bisio sottolinea anche che per la società bergamasca questa è stata una “enorme sfida” da accettare. “Fin dall’inizio, sapevamo di potercela fare, in caso contrario non avremmo accettato. Ora siamo molto orgogliosi di aver contribuito a riportare Vestas in regata.”

Ora, effettuata la giunzione di scafo e coperta e il lavoro di verniciatura ormai quasi pronto, l’attenzione passa all’attrezzatura: l’elettronica, il motore, l’idraulica, l’attrezzatura di coperta, tutto sia nuovo che recuperato deve essere rimontato su Vestas Wind con l’aiuto delle maestranze del cantiere, degli esperti delle società fornitrici e dell’equipaggio.

Lo skipper Chris Nicholson conferma che quello che è stato fatto finora è un’impresa monumentale. “Tutti hanno fatto un lavoro eccezionale e hanno mostrato una dedizione totale al progetto. Devo anche ringraziare Persico, non credo che molti altri cantieri avrebbero accettato una sfida come questa.”

Lo scopo del team ora è di essere pronti a lasciare l’Italia in tempo per raggiungere l’obiettivo numero uno, ossia essere sulla linea di partenza della ottava tappa, in programma per il prossimo 7 giugno da Lisbona.

Chris Nicholson è conscio del fatto che per il suo gruppo questa si è trasformata in una gara completamente diversa. “E’ vero, lo spirito è totalmente diverso, ma è qualcosa che è nel DNA della Volvo Ocean Race. Le avversità sono parte dell’evento e della vela oceanica e ci si deve abituare ad affrontarle.” Spiega Nicholson confermando che il piano è di annunciare l’identità del nuovo navigatore del team durante la tappa di Newport.

Il viaggio da Bergamo a Lisbona potrebbe durare circa una settimana e il team sta attualmente valutando un possibile trasporto via nave verso la Spagna. “Il nuovo albero e il bulbo saranno già in Portogallo, quindi avremo 3 o 4 giorni a terra per montare tutte le componenti mancanti, fare i test necessari e possibilmente essere pronti per navigare di nuovo qualche giorno prima della in-port race di Lisbona.” Ha concluso Neil Cox.

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