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Riceviamo e pubblichiamo questa email aperta da parte di un lettore. La pubblichiamo, con l’ovvio diritto di replica delle parti chiamate in causa.

“Salve,

vi scrivo perché siete sempre stati un vettore attendibile e sincero di ciò che pensano e provano le persone che come me hanno innata passione per le barche e il mondo del diporto in generale. Ciò che ho visto pochi giorni fa va raccontato perchè è giusto che la gente sappia cosa significa il termine “persecuzione”, parola già di per se spaventosa che quando è accostata alla parola “militare” diventa raccapricciante, specie in un paese sedicente depositario di alti principi di libertà e democrazia.

Se mi chiedeste quale siano le isole naturalisticamente più affascinanti del Tirreno vi risponderei senza dubbio Ponza e Palmarola, le Pontine, concentrato di baie mozzafiato e fondali abbacinanti.
Io però da Ponza sono andato via. Ecco perché.

Barche alla ruota alla Baia del Frontone, a Ponza
Barche alla ruota alla Baia del Frontone, a Ponza

Due sere fa, il primo sabato di maggio, ponte per i lavoratori e primo week end caldo e assolato dell’anno, arrivo a Ponza in barca a vela, dato un po’ di mare da ovest mi ancoro, come è naturale che sia e come fanno tutti in questi casi, nella rada di Frontone prospiciente il porto. Lascio la barca e tenendola sempre in vista scendo con il tender al porto borbonico per una pizza, mangiata fugace e di corsa in barca a letto presto. Faccio presente che la Capitaneria di Ponza autorizza la rada incustodita nella sola baia di Frontone in tutta l’isola. Alle nove di sera, praticamente buio, scorgo dal tavolo del ristorante una nave della Guardia di Finanza entrare a media velocità (più di 5 nodi sicuro) nella baia di Frontone, poi dietro un costone di roccia la perdo di vista. Mi preoccupo lascio pizza e companatico a freddarsi sul tavolo, monto sul tender e vado a vedere, la questione era che con il buio totale e la velocità di ingresso mi sembrava una possibile situazione di emergenza.

Arrivato in barca ormai alle nove e venti, buio come la pece trovo davanti a me questo incrociatore militare di circa trentacinque metri con tanto di doppio cannone corazzato a prua che illuminava con un faro potentissimo la poppa di uno splendido Swan 60 battente bandiera italiana. Dopo mezz’ora di viavai e accostate pericolose la Guardia di Finanza si dedica ad altre due barche, manifestando così di essere intenta in un controllo di routine che finisce alle 22:40, condotto sotto riflettori militari da milioni di watt, probabilmente svegliando gli equipaggi dormienti in rada.
Naturalmente alla mia barca che batte bandiera maltese non si avvicinano neanche per sbaglio. Torno al porto alle undici a riprendere i miei amici, nel frattempo la nave si è ormeggiata al molo del traghetto e ne sono usciti perlomeno una decina di addetti tra ufficiali e marinai.

A due giorni di distanza, duecento miglia e sangue più freddo mi domando: a cosa serve un controllo del genere? Quanto costa all’erario tale controllo? Perché deve essere fatto con tali mezzi assolutamente fuori luogo e sovradimensionati? Quali sono i bilanci dei costi benefici di tali operazioni? Perché tali operazioni sono condotte in situazioni e orari di disturbo dei cittadini? Perché devono essere condotte da militari armati spesso in tenuta da guerra? E sopratutto perché la gente deve aver paura di andare a Ponza, località rinomata a oggi per le battute della Finanza anziché per le sue splendide cale?

Io mi dò una risposta che ne vale molte: non voglio vivere in un Paese dove un corpo militare perseguita con atteggiamenti fastidiosi e violenti i cittadini, qualsiasi sia il motivo, qualsiasi sia l’esito di tali azioni. Molti ingoiano e sopportano.
Io che posso vado via.
Saluti e buona permanenza a tutti”.

Daniele Patania

4 COMMENTS

  1. Ritengo faziosa una tale lettera in quanto i controlli sono giusti e vanno fatti in un paese di corrotti, mafiosi e truffatori quali purtroppo siamo.
    Se non si ha nulla da nascondere non vedo perché si protesta tanto.
    E basta co’ ste lagne da bambini!

  2. Anche secondo me è faziosa questa lettera, e vorrei anche capire come mai il Signor Patania ha una barca che batte bandiera Maltese… Ha forse qualcosa da nascondere? E’ per quello che è saltato sul gommone appena ha visto la Finanza, che faceva il suo lavoro invece di essere a tavola a mangiare? Trovo poi molto poco credibile che il Signor Patania sia “saltato sul tender” pensando a un’emergenza… Insomma, Signor Patania, ha qualcosa da dichiarare?

  3. Sono stato fermato da quel “incrociatore”della guardia di finanza, alle 4del mattino a 7 miglia da Fiumicino , con un “attacco silenzioso e oscurato” : ci hanno fatto prendere un colpo! Nel giro di 365giorni siamo stati fermati altre 3volte: Ponza, e due volte in Sardegna…l ultima volta in pontile ho offerto il caffè ai due militari…giusti i controlli, ma avendo targa e bandiera italiana, possibile dover perdere tempo in vacanza, perché la burocrazia non riesce a darsi un collegamento strutturale…

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