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Lisbona, Portogallo- Il rientro di Vestas Wind nella flotta della Volvo Ocean Race è la storia di questa edizione del giro del mondo. Nella Inport Race di oggi (ore 15, vento previsto sui 10 nodi, live streaming anche su farevela.net) lo scafo azzurro di Vestas tornerà a misurarsi con i sei rivali dopo quel fatidico 29 novembre, quando due oceani e molte miglia più in là inopinatamente si incagliò sul reef di Cargados Carajos Shoals nel più incredibile naufragio nella storia della regata.

Vestas durante la practice race di ieri. Foto Sànchez
Vestas durante la practice race di ieri. Foto Sànchez

A descrivere la portata dell’impresa è stato lo stesso Knut Frostad che ha ammesso ieri che solo un mese fa lui era ancora scettico sulla possibilità che Vestas ce la facesse veramente. Invece, eccoli qui, agli ordini dello skipper Chris Nicholson. Manca solo Wouter Verbraak, il navigatore, che ha pagato con il licenziamento quel suo clamoroso errore. D’altra parte, non poteva essere altrimenti vista la portata di quella mancata verifica di rotta. Va detto, però, che da quell’episodio su Vestas non hanno sbagliato più nulla, sin dalla gestione dell’emergenza e al successivo recupero, trasporto e ricostruzione. E il fatto di rivedere quello scafo azzurro, anche se di una sola tonalità…, visto che “non c’era il tempo di ridipengerla con i toni originali”, è un’ulteriore conferma che alla Volvo Ocean Race niente è impossibile.

Corsa contro il tempo vincente per Team Vestas. Anche la pittura dello scafo è stata fatta monocromatica per accelerare i tempi. Foto Carlin
Corsa contro il tempo vincente per Team Vestas. Anche la pittura dello scafo da Persico Marine è stata fatta monocromatica per accelerare i tempi. Foto Carlin

Il nuovo scafo, ricostruito quasi completamente da Persico Marine, risulta solo 7 kg diverso dal precedente, il che è già un’impresa. “Sarebbe bastato un solo inconveniente, anche il più piccolo, magari con un nuovo pezzo errato o un ritardo di un trasporto per mandare all’aria ogni tentativo di recupero e impedire a Vestas di essere qui oggi”, spiega Frostad. Il naufragio era avvenuto nel modo peggiore, con la barca letteralmente “appoggiata” sul reef. Impossibile avvicinarla con una nave da recupero, che non aveva fondali sufficienti. Impossibile portarla in mare aperto, visto che sarebbe subito affondata. Impossibile spostarla sul reef. “Volvo Ocean Race e Team Vestas”, racconta Frostad, “hanno consultato i maggiori esperti mondiali di recuperi in una corsa contro il tempo che non ha eguali nella storia della VOR, dove, è noto, sempre accade qualcosa di imprevisto”. Per cui si dovette alleggerire il più possibile la barca e attendere la luna piena, in modo da avere la marea maggiore possibile, per sollevare e trainare la barca dal lato sottovento dell’atollo, nelle acque calme della laguna e da lì, dopo averne garantito la galleggiabilità, caricarla su una nave della Maersk che, anche qui per una fortuita congiunzione di possibilità, si trovava abbastanza vicino a Cargados ed esattamente in quel giorno per poter deviare e procedere al recupero”.

La conferenza stampa di Team Vestas Wind, con al centro lo skipper Chris Nicholson. Alla sua sinistra Marcello Persico di Persico Marine, che ha ricostruito lo scafo, e il CEO della Volvo Ocean Race Knut Frostad. Foto Sànchez(VOR
La conferenza stampa di Team Vestas Wind, con al centro lo skipper Chris Nicholson. Alla sua sinistra Marcello Persico di Persico Marine, che ha ricostruito lo scafo, e il CEO della Volvo Ocean Race Knut Frostad. Foto Sànchez/VOR

Da lì il trasporto in nave via Malaysia fino a Genova e da qui a Nembro, dove Persico Marine “ha fatto un’opera eccezionale di ricostruzione”, aggiunge Frostad. Lo stesso Cariboni brucia i tempi per i sistemi idraulici della chiglia. Il Vestas “reloaded” esce da Persico lo scorso 22 maggio, ma persino il trasporto a Lisbona era sotto scacco, visto che farlo via terra avrebbe comportato arrivare solo ieri a Lisbona. Ancora una nave, quindi, fino a Setubal, e ancora camion attraersando il ponte del XXV Aprile sul Tago e la barca finalmente, dopo aver fatto un mezzo giro del mondo non in regata, è di nuovo pronta per galleggiare. Ricordiamo che la monotipia assoluta dei Volvo Ocean 65 imponeva anche il rispetto di pesi, misure e caratteristiche che avrebbero potuto allungare i tempi.

La poppa di Vestas, completamente ricostruita da Persico Marine, questa mattina in acqua a Lisbona
La poppa di Vestas, completamente ricostruita da Persico Marine, questa mattina in acqua a Lisbona

Una delle tante storie della Volvo Ocean Race, quell’avventura sotto forma di regata che rende così unico e speciale questo evento. Nella scorsa edizione furono Puma e Ken Read a finire a Tristan da Cunha, con la barca disalberata, oppure gli spagnoli a riparare in una caletta sperduta dietro Capo Horn, questa volta è stato Team Vestas a scrivere la pagina più coinvolgente della regata.

“Ritornare è una sensazione bellissima”, ha detto ieri lo skipper Chris Nicholson,”E’ il mio quinto giro e spesso si parla di quanto dura sia questa regata, ma di certo per me questa è stata la più dura di tutte. Tutto il gruppo ha lavorato insieme, ha perseverato, ha superato i momenti difficili per essere qui, con una barca pronta per navigare in questa edizione e anche nella prossima. Davvero abbiamo tirato fuori il massimo da una situazione molto dura. Noi di Team Vestas Wind siamo fra le persone più competitive che possiate trovare, abbiamo di nuovo una barca come le altre e quindi giocheremo secondo le regole e giocheremo senza risparmiarci.”

Il direttore commerciale e vice presidente globale del marketing di Vestas, Mirella Vitale, ha aggiunto che: “Si tratta di un grande traguardo per Vestas e Team Vestas Wind essere dove siamo oggi. Abbiamo vissuto una gara diversa da quella che avevamo previsto inizialmente, ma sapevamo che la nostra storia non poteva finire su quella barriera corallina. Vogliamo ringraziare anche gli altri team per la loro generosità e sportività.”

Nella serata di ieri, durante la Samsung Night Awards, l’On board reporter Brian Carlin, che seppe documentare in modo efficace quella notte e i giorni successivi sull’atollo, ha ripercorso la storia del recupero, tra gli applausi della platea e degli altri team. Una storia appassionante, iniziata molto male ma finita benissimo dimostrando professionalità, capacità di gestione e di management e, perchè no, grande tecnologia italiana.

L’episodio finale della serie “All hands od deck”, in cui Team Vestas ha raccontato la storia del recupero.

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