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Riceviamo da Stefano Beltrando di QI Composites la sua analisi finale sulla Volvo Ocean Race, come “medico strutturista” specializzato della flotta:

Sento commentare che non ci sono stati grossi colpi di scena in questa edizione della VOR e che la regata è sembrata noiosa in alcune fasi. In realtà colpi di scena che ne sono stati parecchi, secondo me quasi in ogni tappa, per citare i maggiori: l’ultimo posto di Mapfre nella prima tappa il naufragio di Vestas, il disalberamento di Dongfeng e la vittoria di SCA a Lorient. E’ anche vero che si è sempre dato per scontato che avarie e rotture rappresentino una parte fondamentale delle regate oceaniche e noi come spettatori ci siamo abituati a questo, un po’ come gli incidenti in F1.

Mettiamoci però nei panni di chi naviga e degli sponsor e vedremmo come pura follia scendere a compromessi sulla sicurezza in una regata one design; cercheremmo il miglior progettista e costruttore, vorremmo il miglior shore team e vorremmo che tutto fosse fatto con scrupolo e senza risparmio. Ebbene, è così che si è proceduto. Non appena terminata la scorsa edizione con i 70’ si sono fatte parecchie riunioni in cui ciascuno poteva fornire il proprio feedback per minimizzare rischi e rotture. Immaginate che volume di informazioni possa venire messo a disposizione se cantieri, skipper, velai, velisti e tecnici vari decidono di “vuotare il sacco” per il loro stesso futuro. Il risultato è stato il 65’ che ha corso questa regata.

Incidente a bordo di Dongfeng, uno dei pochi del giro del mondo. Foto Riou
L’incidente a bordo di Dongfeng, con la rottura di una delle ruote dovuta al cedimento dell’outrigger, uno dei pochi del giro del mondo. Foto Riou

Il fatto che non ci siano stati incidenti catastrofici non deve lasciar pensare che i 65’ siano dei carri armati rispetto ai 70’, semplicemente meno raddrizzamento, un po’ meno lunghezza e albero ma se andassimo a misurare gli spessori del laminato vedremmo più o meno gli stessi del 70’ sia per lo scafo sia per le strutture. La tanto pubblicizzata robustezza di Vestas fa il paio con quella di ABN amro, Volvo70 vincitore di 3 edizioni fa che dopo essersi “parcheggiato “ su di uno scoglio nel Baltico ad una velocità superiore ai 10 nodi, riportò danni praticamente invisibili da identificare. Ci misi una giornata a trovare delle minime delaminazioni alle fascettature delle paratie della chiglia.

Dal nostro punto di vista, all’interno della struttura del Boatyard l’attività è stata superiore alle edizioni precedenti. Come medici personali della flotta siamo stati presenti dalla posa del primo strato della prima barca in poi passando per tutte le tappe per setacciare la barca ed i suoi componenti alla ricerca dell’anello debole. Il nostro ruolo, quasi in antagonismo con il costruttore è sempre stato quello di cercare la svista, il piccolo difetto che avrebbe potuto evolvere in qualcosa di più grave o il danno causato da una manovra errata o l’impatto con qualche oggetto. Questa sfida amichevole finalizzata a fare ripartire le barche nelle migliori condizioni possibili ha permesso di anticipare tutte le situazioni critiche e limitare i danni in navigazione. L’albero di Dongfeng con la sua rottura nella tappa verso il Brasile è stato ovviamente oggetto di studio da parte del team, del costruttore e nostra, tuttavia non si è evidenziato nulla (neanche dopo l’analisi dei monconi) che possa indicare errori costruttivi. Ovviamente in tappe così dure il rischio non può essere portato a zero e aver perso un albero rispetto ai 3 e mezzo (il mezzo è quello di Sanya riparato in Madagascar) dello scorso giro è già un risultato notevole.

Per dare qualche numero relativo al nostro data base di ricerca difetti:

ad Alicante

anomalie da riparare riscontrate nella flotta ad Alicante, prima della partenza, sulla totalità della flotta51
Numero medio di anomalie per barca7,2

 

Durante la regata

Anomalie da riparare riscontrate durante la regata sulla flotta91
Numero di anomalie medie per singola barca per tappa1,8

 

Danni totali Alicante+regata = 142

Schermata 06-2457198 alle 16.20.03

 

Incidenti che hanno determinato gravi conseguenze per la sicurezza e per i risultati della regata2
  • Naufragio di Vestas
  • Disalberamento di dongfeng

Schermata 06-2457198 alle 16.19.19

Incidenti/danni che hanno influenzato le prestazioni delle barche in ordine di frequenza

  1. Rotture/danni degli outrigger
  2. Rotture del pad eye del bozzello del code zero
  3. Profili delle appendici rovinate da impatti

Il danno più frequente in generale:

  1. danni al fasciame per impatti
  2. danni alle coperte per impatti

Perché tante anomalie ad Alicante? E’ normale che tra il varo e la prima regata si osservino un numero di difetti maggiore che in tutta la vita della barca stessa, questo perché i primi mesi di navigazione mettono immediatamente in luce una serie di piccole difettosità non riscontrabili in costruzione ma che hanno bisogno di un po’ di stress per essere osservabili. Di conseguenza il primo check completo, fatto ad Alicante, ha permesso di intercettare tali difetti. Successivamente alla partenza invece la fanno da padrone i danni da impatto, quindi scafo nella slamming area, timoni e daggerboard. Altro tema sono stati boma e outrigger che a causa di carichi ed impatti hanno visto danni seriali.

Parrebbe comunque, al di là della percezione, che anche questa volta la vittoria finale sia stata determinata in modo pesante dagli incidenti tecnici. Su tutti uno, il disalberamento di Dongfeng nella tappa da Auckland ad Itajai. L’impossibilità di poter navigare senza usare il motore fino ad Itajai da Ushuaia ha infatti attribuito ben 8 punti all’equipaggio franco-cinese, cioè un posto oltre l’ultimo, condannando quasi definitivamente le ambizioni di vittoria.

Dopo questa tappa Abu Dhabi ha potuto accontentarsi di marcare gli inseguitori senza necessariamente cercare scelte azzardate o spingere la barca nella zona di rischio. La gestione della regata è stata la chiave determinante di questa edizione one design della VOR . Ed in quest’arte è stato un maestro Ian Walker che al di là della ricerca della performance come unica via per la vittoria ha approfittato soprattutto degli errori altrui che effettivamente sono arrivati copiosi.

Tanto per iniziare; la scelta di navigare più o meno aggressivo che era a discrezione dei team e che ha visto Dongfeng scegliere sempre la via “dura” tanto da far nascere il sospetto che avessero trovato chissà quale magia per andare più veloci… nessuna magia. Un membro d’equipaggio di Abu Dhabi nel descrivere Mapfre e Dongfeng in mezzo all’oceano ha usato l’eufemismo “2 barche rosse che dondolano” ovvero tutta vela, spi in testa e rimbalzi sulle onde passando da una straorza a una strambata involontaria. Per continuare poi parlando degli errori che sono costati fior penalità a team importanti come Mapfre che ha perso ben 3 punti in totale, 1 per non aver comunicato l’intenzione di incollare le stecche a prua, 1 per aver usato in modo irregolare l’outrigger e uno per aver violato una zona di navigazione vietata. Stessa sorte capitata a Dongfeng e Sca poco dopo la partenza da Newport.

La sensazione, dopo le prime 3 tappe è stata che Abu Dhabi consapevole della propria velocità e posizione in classifica attendesse gli errori degli avversari. Grande freddezza e professionalità quindi per questo equipaggione molto forte sulla carta e con tra gli altri Roberto Bermudez (alla sua sesta edizione) e Neil mc Donald nello staff tecnico.

Anche vero che gli altri “equipaggioni” si sono un po’ suicidati per l’irregolarità delle prestazioni come Mapfre che si è permesso di sbarcare “le professeur” Desjoyeaux a Cape Town o come Vestas per il ben noto naufragio in mezzo all’Indiano.

www.qicomposites.com

 

 

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