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Goteborg, Svezia- Va a Brunel la Inport Race-parata finale della Volvo Ocean Race disputata oggi a Goteborg. Mas la scensa è tutta per Abu Dhabi, che si porta a casa il doppio successo, quello appunto nella classifica delle Inport e quello assoluto e più fondamentale del giro del mondo, con Ian Walker che iscrive il proprio nome in un albo d’oro dove dominano leggende della vela come Torben Grael, Franck Cammas, John Kostecki, Sir Peter Blake, Mike Sanderson e molti altri.

La Inport Race di Goteborg. Foto Sanchez
La Inport Race di Goteborg. Foto Sanchez

La prova si è svolta al solito con vento leggero all’imboccatura del fiume Gothe, con una grande flotta di barche sulle due ali del percorso e un incredibile numero di spettatori a seguire le evoluzioni dei sette team nel villaggio e sulle rive.

Abu Dhabi in trionfo con il Trofeo della Volvo Ocean Race. Foto Fraile
Abu Dhabi in trionfo con il Trofeo della Volvo Ocean Race. Foto Fraile

Abu Dhabi Ocean Racing, dopo la vittoria nella classifica generale della dodicesima edizione del giro del mondo a vela si garantisce anche il primo posto nelle In-port series, facendo registrare la doppietta. Secondi in entrambe le graduatorie gli olandesi di Team Brunel, protagonisti oggi di una bella vittoria nelle acque del fiume Gothe, che tuttavia non è bastata per togliere dalle mani dello skipper di Abu Dhabi Ocean Racing Ian Walker e dei suoi uomini il trofeo riservato al leader delle regate costiere.

Brunel, vincitore della Inmarsat In-Port Race Gothenburg
Brunel, vincitore della Inmarsat In-Port Race Gothenburg

Seconde sul traguardo di Goteborg le veliste di Team SCA, che ospitavano oggi a bordo la principessa Vittoria di Svezia, conquistano un brillante terzo gradino del podio. Nell’avvincente duello per il quarto posto della generale, la regata di oggi è stata decisiva per rompere la parità, con gli spagnoli di MAPFRE, anche loro con una testa coronata a bordo S.A.R. l’ex-re di Spagna Juan Carlos, che hanno avuto la meglio su Team Alvimedica con l’italiano Alberto Bolzan al timone al termine di un vero e proprio match race. Gli iberici sono infatti riusciti a mettere una barca, Dongfeng Race Team, fra sé e Team Alvimedica, ottenendo un parziale migliore che vale loro il quarto posto nella classifica generale.

L'ex Re di Spagna SAR Juan Carlos I a bordo di Mapfre, insieme a Pedro Campos, oggi a Goteborg.
L’ex Re di Spagna SAR Juan Carlos I a bordo di Mapfre, insieme a Pedro Campos, oggi a Goteborg.

 

L’analisi finale

Si conclude così una Volvo Ocean Race che ha vissuto nove mesi intensi, con un vincitore con merito (Abu Dhabi), che ha saputo fare della regolarità la sua arma migliore, con piazzamenti nei primi tre in tutte le sei prime tappe. Proprio quella, la regolarità, ci disse Ian Walker alla vigilia, sarebbe stata la chiave del successo finale. E così è stato, con Azzam che nelle due tappe finali ha potuto controllare gli avversari senza rischiare rotture.

L’equilibrio è stato massimo, con ben sei vincitori diversi di almeno una tappa su sette team in regata. Va detto che proprio la monotipia, se da una parte ha mostrato l’affidabilità del progetto e l’ottima gestione dello “Shipyard” comune, dall’altra ha limitato le scelte tattiche, portando la flotta a navigare sempre unita e, spesso, addirittura a contatto visivo in mezzo agli oceani. Ciò ha però limitato un po’ la suspance delle scelte di navigazione. D’altra parte, nell’evoluzione della vela oceanica moderna, dove tutti hanno le stesse barche, le stesse vele, attingono agli stessi modelli meteo e navigano con identici target di velocità su angoli di Vmg ben predefiniti, la scelta d’istinto diventa impossibile. Si tira sempre al massimo e per farlo tutti vanno evidentemente dalla stessa parte. Le separazioni, quando ci sono, sono nell’ordine di poche miglia. La vera sfida è nella conduzione veloce del mezzo, proprio come in una regata one design tra le boe e nell’evitare avarie. I puristi della vela oceanica storcono la bocca, ma nel 2015, navigando su un one design, non è possibile aspettarsi altro.

Alvimedica. Foto Sanchez
Alvimedica. Foto Sanchez

“Alla Volvo Ocean Race sempre accade qualcosa di imprevisto”, dice il CEO Knut Frostad e anche questa volta è stato così. L’avventura fa parte di questa regata, ma bisogna riconoscere che il progetto monotipo ha limitato anche questi incidenti. Solo il clamoroso naufragio di Team Vestas a Cargados Carajos Shoals, peraltro frutto di un errore umano, e il disalberamento di Dongfeng (che, a conti fatti, ha privato Abu Dhabi del più accreditato tra i contendenti) sono le voci nel capitolo “avventura”.

I Volvo Ocean 65 hanno dimostrato di essere solidi e affidabili, forse anche un pelino troppo ed è allo studio la possibilità di alleggerirli per la prossima edizione, nel rispetto della monotipia assoluta. Le velocità di punta non sono state eccelse mentre le medie lo sono state, ma il fatto di arrivare tutti in porto è cosa che Volvo e management dell’evento considerano prioritaria. E in una flotta di sette barche se ne capisce presto il motivo.

La regata è molto lunga, ed è difficile mantenere l’attenzione per nove mesi. Forse un mese in meno potrebbe essere un’idea, ma bisognerebbe rinunciare a una tappa asiatica che, come si può supporre, è legata agli sponsor. Soprattutto l’input mediatico di puntare sulle storie umane piuttosto che sulla sfida velica, ha dimostrato di essere ripetitivo, se riproposto per nove mesi. Si corre il rischio di ripetersi e il pubblico ha mostrato ancora una volta che il massimo dell’attenzione viene riservato alle lunghe planate oceaniche e alla navigazione “at the extreme” propria della Volvo Ocean Race. Su questo aspetto il team di comunicazione della VOR farà certo analisi approfondite, magari riproponendo maggiormente quelle eccezionali immagini di mavigazione estrema che questa volta sono un po’ mancate.

A bordo di SCA in condizioni dure. Foto Halloran
A bordo di SCA in condizioni dure. Foto Halloran

La Volvo Ocean Race ha dimostrato ancora una volta di essere il massimo ipotizzabile in termini di regata sportiva oceanica. Su questo non ci sono dubbi e la fama e la capacità magnetica del giro del mondo in equipaggio, ovvero al tempo stesso “la peggiore e migliore navigazione che si possa desiderare”, resta inalterata. Dal punto di vista economico, l’evento ha avuto ottimi numeri, con una partecipazione notevole a quasi tutte le tappe (esclusa forse Sanya, in Cina) e importanti iniziative manageraili.

La tecnolgia italiana ha avuto grande spazio, da Persico Marine, a Cariboni, Gottifredi & Maffioli, Harken Italy e Protect Tape, mentre ancora attendiamo una barca italiana per la prossima edizione. Dicono che ci sono alcni gruppi al lavoro, tra la Costa Smeralda, Milano e Genova. Speriamo sia la volta buona.

Passando ai team:

Ian Walker, skipper vincitore della VOR
Ian Walker, skipper vincitore della VOR

Abu Dhabi, EAU (Ian Walker, GBR) Vincitore con merito. Il miglior skipper su cui puntare per provare a vincere il giro del mondo, Ian Walker, ha mostrato al terzo tentativo di avere le idee chiare, puntando su un team di grande esperienza. La regolarità (1-3-2-2-1-2 nelle prime sei tappe) è stata decisiva. Non ci sono stati momenti di cedimento e anche quando Azzam si è trovato momentaneamente in coda alla flotta ha sempre saputo ritornare davanti, segno di velocità e sicurezza nei propri mezzi. Per gli Emirati Arabi un successo storico. Per Walker una vittoria che segue i due argenti olimpici, arricchita dalla sua dichiarazione sul futuro immediato: “stare con le mie figlie a casa e salire sul posaboe della loro prossima regata di circolo”.

Team Brunel, NED (Bouwe Bekking) Secondo alla fine ma con qualche passaggio a vuoto di troppo e forse solo il disalberamento di Dongfeng lo ha portato tanto in alto. Bouwe Bekking ha compromesso la sua VOR con il 5-5-4 dalla terza alla quinta tappa, seguito alla vittoria ad Abu Dhabi. Un team comunque solido, come il suo skipper, ma che non ha suscitato particolari entusiasmi al di fuori dell’Olanda.

Team Dongfeng, CHN (Charles Caudrelier, FRA) La vera sorpresa del giro. Un team che, se non avesse disalberato prima di Capo Horn, avrebbe probabilmente conteso sino alla fine la vittoria finale ad Azzam. I francesi hanno dimostrato ancora una volta di saperci fare e Caudrelier-Bidegorry non hanno sfigurato con il ricordo di Groupama, vincitore nel 2011-12. In particolare Dongfeng ha sempre dato la sensazione di saper scendere un paio di gradi in più alla stessa velocità in andature larghe, il che portava sempre a continui guadagni. La presenza dei velisti cinesi a bordo è sembrata al momento ancora solo a livello d’immagine.

Mapfre, ESP (Iker Martinez/Xabi Fernandez, ESP) Un inizio di giro terribile, con l’ultimo nella prima tappa e un quarto nella seconda, dopo una scellerata opzione tattica mentre gli spagnoli erano in testa, a cui è seguita una seconda parte più che buona. Ma ormai i punti persi erano troppi e il nervosismo a bordo con la lite Martinez/Desjoueayx che portò allo sbarco del francese non aiutò. Mapfre è sembrata più costante quando a guidarla c’era Xabi Fernandez, alter ego di Iker Martinez, per metà giro impegnato altrove con il Nacra olimpico. Su Mapfre non si sono mai risparmiati, tirando il freno sempre per ultimi.

Alvimedica, USA/TUR (Charlie Enright, USA) Il team più giovane della Volvo è stata una bella storia, con alcune ottime tappe (tre terzi posti) e un continuo crescendo, premiato dal successo finale nella Lorient-Goteborg. Speriamo che il cambio di management in Alvimedica non pregiudichi il proseguimento del team. Alberto Bolzan, unico italiano in regata, è stato tra i timonieri più veloci dell’intera flotta e ha ora un notevole capitolo da aggiungere al proprio curriculum, compreso il fatto di aver doppiato in testa Capo Horn.

Alberto Bolzan al timone di Alvimedica. Foto Ross
Alberto Bolzan al timone di Alvimedica. Foto Ross

Team SCA, SWE (Sam Davis, GBR) Le ragazze hanno vinto a mnai basse la regata dei ritorni d’immagine per il loro sponsor, grazie a una massiccia campagna sui media generalisti. In acqua, però, la differenza “fisica” quando le condizioni si facevano più dure con i colleghi uomini si è vista. Quando il vento saliva oltre i 25 nodi e le onde aumentavano, Sam Davies e compagne faticavano a tenere il ritmo dei maschietti. Ricordiamo che SCA era stato il primo teama navigare i VO65 e che contava su un notevole management. SCA si è rifatta, però, nelle Inport Race, concludendo terza, e con la splendida vittoria nella Lisbona-Lorient, ottenuta con gran merito e capacità di resistenza sul medio periodo.

Team Vestas, DEN (Chris Nicholson, AUS) Autore del più clamoroso naufragio della storia della Volvo Ocean Race, Vestas sarà ricordato anche per l’eccezionale operazione che ha portato al recupero, trasporto e ricostruzione della barca dall’atolo sperduto (ma conosciuto) nell’Indiano a Persico Marine e infine a Lisbona, dove è tornata in regata. Insomma, Vestas ha sbagliato tutto fino a Mauritius, ma poi più nulla dopo quell’incidente che portò al licenziamento del navigatore Wouter Verbraak. 4-2-6 i piazzamenti di Nicholson e compagni nelle tre tappe concluse. Un team da rivedere alla prossima edizione.

Folla oggi a Goteborg per la premiazione finale
Folla oggi a Goteborg per la premiazione finale. Foto Pinto/VOR

Ordine di arrivo Gothenburg Inmarsat In-Port Race

1. Team Brunel 14:08:54 – 1 punto

2. Team SCA 14:10:19 – 2 punti

3. MAPFRE 14:11:50 – 3 punti

4. Dongfeng Race Team 14:12:14 – 4 punti

5. Team Alvimedica 14:12:49 – 5 punti

6. Abu Dhabi Ocean Racing 14:14:10 – 6 punti

7. Team Vestas Wind 14:16:31 – 7 punti

Classifica finale In Port Race

1. Abu Dhabi Ocean Racing – 31 punti

2. Team Brunel – 32 punti

3. Team SCA – 35 punti

4. MAPFRE – 37 punti

5. Team Alvimedica – 37 punti

6. Dongfeng Race Team – 40 punti

7. Team Vestas Wind – 73 punti

Classifica generale Volvo Ocean Race 2014-15

1. Abu Dhabi Ocean Racing – 24 punti

2. Team Brunel – 29 punti

3. Dongfeng Race Team – 33 punti

4. MAPFRE -34 punti

5. Team Alvimedica – 34 punti

6. Team SCA – 51 punti

7. Team Vestas Wind – 60 punti

www.volvooceanrace.com

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