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Genova – Si è svolta al Salone Nautico di Genova la conferenza stampa ufficiale della Volvo Ocean Race, un’occasione interessante per parlare di vela e sentire la voce dei protagonisti, un momento utile anche per fare il punto su un’ipotetica partecipazione italiana alla prossima VOR. Abbiamo fatto a Knut Frostad la domanda che ci sembrava più sensata nel contesto della Volvo Ocean Race a Genova, andando dritti al cuore della questione:

Realisticamente, che percentuali ci sono di vedere un team italiano alla partenza della prossima Volvo Ocean Race?

Sorride, si prende un istante di pausa, e risponde senza giri di parole: “C’è il 50% di possibilità di vedere una barca italiana alla prossima Volvo. Questo non significa che io non creda fortemente a un ritorno dell’Italia in regata, ci abbiamo lavorato molto prima della scorsa edizione. Io dico il 50% di possibilità, ma per quanto riguarda il successo mediatico e sportivo di una barca italiana alla Volvo Ocean Race per me la riuscita è assolutamente al 100%. Avete un grande pubblico, tra quelli che hanno seguito maggiormente la regata. Avete i velisti, avete le aziende capaci di realizzare i VOR 65, ma occorre lavorare, lavorare duramente e, soprattutto, lavorare nei tempi giusti per costruire un progetto credibile”.

Da sinistra Alberto Bolzan, Marcello Persico, Knut Frostad, Chris Nicholson, Libby Greenhalgh
Da sinistra Alberto Bolzan, Marcello Persico, Knut Frostad, Chris Nicholson, Libby Greenhalgh. Foto Giuffrè

E’ un Knut Frostad a tutto campo quello che si presenta in conferenza stampa al Salone Nautco di Genova, insieme ad Alberto Bolzan, Marcello Persico, Chris Nicholson e Libby Greenhalgh, un Frostad a una delle sue ultime apparizioni nella veste di CEO della Volvo Ocean Race. Inutile nasconderlo, la Volvo Ocean Race è al Salone Nautico per una questione di marketing e per spingere mediaticamente la partecipazione di una barca italiana al prossimo giro del mondo.

Team SCA e Team Vestas battagliano nella tramontana davanti a Genova. Foto Giuffrè
Team SCA e Team Vestas battagliano nella tramontana davanti Genova. Foto Giuffrè

E’ surreale pensare che l’Italia da alla Volvo Ocean Race il cantiere costruttore, Persico Marine, l’azienda che fornisce le cime, Gottifredi&Maffioli, quella che si occupa dell’idraulica, Cariboni, quella che cura e analizza scientificamente il carbonio delle barche, QI Composite, ma non riusciamo a mettere in acqua un team per disputare la regata.

Una Volvo Ocean Race che nella prossima edizione sarà ancora più mediatica, come ha annunciato lo stesso Frostad:

” Saranno a disposizione della regata nuove tecnologie che permetteranno di trasferire contenunti in HD dalle barche a terra a una velocità dieci volte superiore rispetto a qualla dell’ultimea edizione”. Non esiste praticamente regata al mondo che sia più mediatica della Volvo Ocean Race, il ritorno di immagine per un’azienda che decida di investirvi è praticamente assicurato. E allora perché una barca italiana manca dal 1994?

La crisi, certo, ha influito ma questo non basta a spiegare questo vuoto. E’ allora anche un problema culturale, perché oggi continuano a esserci grandi marchi che investono nel mondo dello sport, preferendo il calcio o altre discipline piuttosto che la vela.  Tirando le somme manca una grande azienda che creda nella vela come mezzo per veicolare il proprio messaggio e la propria immagine.

Appena poche settimane fa abbiamo visto svanire il progetto Vendée Globe di Andrea Mura: lo skipper sardo aveva trovato il budget per costruire la barca, armarla, vararla e testarla, mancavano poco meno che 2 milioni di euro da spalmare in due anni di progetto sportivo e il sogno sarebbe partito, ma Mura è stato costretto a vendere la barca perché nessun brand ha creduto in questo sogno. Questo ad oggi il contesto con cui confrontarsi.

http://www.volvooceanrace.com/en/home.html

http://salonenautico.com/

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