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Southampton, UK- What is sailing in 2015? Questa domanda, ovvero “cos’è la vela nel 2015?”, dovrebbe porsi la federvela mondiale, l’International Sailing Federation (ISAF) presieduta dall’italiano Carlo Croce, che nel suo nome contiene appunto il concetto di “sailing”. Non sembri un paradosso e cerchiamo di spiegare il perché.

Proprio oggi, sulla home page dell’ISAF (www.sailing.org) è apparsa una notizia che riporta un ulteriore riconoscimento del kitesurf sulla rotta dello status di disciplina olimpica. L’ISAF ha concesso il diritto di assegnare “World Championship” nel 2016 nelle seguenti categorie e regate:

IKA Formula Kite: Slalom Open – Perth, Australia (29 November – 4 December 2016)
IKA Open: Freestyle Men, Freestyle Women – Perth, Australia (29 November – 4 December 2016)
IKA TTR: Big Air Men, Big Air Women – Perth, Australia (29 November – 4 December 2016)
IKA Open: Wave Open – Sal, Cabo Verde (12 – 18 December 2016)
IKA Formula Kite (Racing Men and Racing Women) World Championships – Qatar (1 – 5 June 2016).

ISAF ha poi anche confermato al Professional Kiteboarding Tour (PKT) lo stato di ISAF Special Event, ovvero pari solo all’America’s Cup, alla Volvo Ocean Race, alle Extreme Sailing Series e al World Match Race Circuit.

Michele Paoletti in bolina. Foto Prandini
Le derive nel senso classico interessano ancora all’ISAF? Qui Michele Paoletti in bolina alla recente Finn Cup di Malcesine. Foto Prandini

Una notizia all’apparenza innocua, ma che se unita alla scelta delle discipline con cui si disputeranno i prossimi Youth Olympic Games (a Buenos Aires nel 2018), ovvero lo stesso kitesurfing Open, il Boys Windsurfer (Techno 293), il Girls Windsurfer (Techno 293), il Mixed Multihull (Nacra 15), pone una domanda. Ma le barche a vela, nel senso classico, dove sono? Le derive non rientrano più nella visione dell’ISAF? Alla precedente edizione dei Giochi Giovanili (Nanchino 2014) c’era almeno il Byte CII a rappresentare la disciplina della barca a singolo, nella prossima è sparita anche quella sull’altare della velocità e dello spettacolo.

L’International Kiteboarding Association, presieduta dall’italiano Mirco Babini, ovviamente è soddisfatta, visto il suo circuito cresce in numeri e che la sua marcia di avvicinamento a Tokyo 2020 sembra continuare senza soste. Il kiteboarding, disciplina in continua evoluzione tanto che non appare ben chiaro quale sarebbe quella olimpica (ricordiamo la recente e velocissima evoluzione del foil kiteboarding), gode poi di supporti quotati, tra cui importante quello del multimiliardario Richard Branson, ovvero Mister Virgin, uno dei suoi sponsor maggiori e appassionato kitesurfer lui stesso.

Richard Branson in una celebre foto promozionale del kitesurf
Richard Branson in una celebre foto promozionale del kitesurf

Altro interrogativo. Visto che difficilmente il CIO concederà un’undicesima medaglia alla vela a Tokyo 2020, il kiteboarding necessariamente dovrà togliere un posto a una delle attuali classi olimpiche. Anche se le attuali discipline olimpiche erano state blindate, proprio per volontà di Croce, fino al 2020, una maggioranza qualificata all’interno dell’organo esecutivo dell’ISAF potrebbe cambiare le cose. Ricordiamo che già nel 2012 per una giornata il kitesurf aveva ottenuto lo status più importante dello sport, salvo poi ripensamento dell’ultimo minuto al Meeting ISAF. Questa volta, però, pare che la lobby del kitesurf sia particolarmente forte e a farne le spese potrebbe essere appunto una “barca” nel senso classico. Circolano già da qualche mese voci sui costi di alcune classi olimpiche, senza però attente analisi che ne considerino durata competitiva, costi accessori, sicurezza, costi allenamento, presenza di flotte di base e mercato dell’usato.

Una disciplina in fieri, di fatto, e dal punto di vista spettacolare il kiteboarding è senz’altro coinvolgente (è quello che vuole il CIO?) ma che ancora non ha regole certe. D’istinto si sarebbe portati a vederlo al posto del windsurf, e certo sarebbe questa la scelta più logica, ma l’esempio di Buenos Aires 2018, dove kitesurf e windsurf coesisteranno a livello giovanile, lascia pensare e apre una serie di scenari. Come intende l’ISAF gestita da Carlo Croce la vela del futuro? Quali classi sarebbero a rischio? Non c’è più posto per derive monoscafo? La visione del velista olimpico come atleta dall’eccelsa preparazione atletica, dalle acute doti tattiche e dalla tecnica sopraffina viene sacrificata sull’altare del prodotto unicamente spettacolare?

La vela agonistica, per sua natura, ha in sé una grande verità. Più che vederla è bella quando la si fa, quando la si pratica e forse qualcuno al CIO ha deciso che tutto ciò sia difficilmente “vendibile”. Al solito, però, giostrano nelle scelte dell’ISAF anche altre variabili, legate alle pressioni delle varie lobby, di questo o quel cantiere, di persone chiave nei Council. Staremo a vedere, ma certo è che non ci semprerebbe una scelta oculata rinunciare ai duelli in free pumping di nerboruti finnisti da 95 chili con 20 nodi di vento, alle planate mozzafiato dei 49er o ai giri di boa da capogiro dei Laser.

3 COMMENTS

  1. L’ISAF è ormai un elefante che ha bisogno di tanti soldi per sostenersi. Mantenere lo status olimpico è essenziale. I soldi, anche per le Olimpiadi, vengono dalla TV. La TV condiziona le scelte in base unicamente alla spettacolarità, ai tempi rapidi e certi. Quindi: sport, tecnica, fascino, tradizione apparterranno sempre di meno alla logica dell’ISAF. La lobby di queste classi “veliche” emergenti, sostenuta da sponsor potenti (ancora denaro!) fa il resto. Anche le federazioni, di cui la FIV, è esempio emblematico, reciteranno un ruolo sempre meno incisivo, meno sportivo e sempre più burocratico.
    Paradossalmente è l’ Altura a rappresentare, in certa misura, l’ “arte velica” tradizionale, Coppa America permettendo.
    Ma se prosciughiamo la fonte giovanile ed olimpica, non ci sarà futuro. Sarà vela da circo…e da poltrona.

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