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Itajaì, Brasile- E’ un Giancarlo Pedote entusiasta quello che ci chiama via skype dal meritato Hotel di Itajaì, dove si riposa subito dopo aver sistemato con Erwan Le Roux FenetreA Prysmian. Ovvero il Multi 50 15×15 con cui ha vinto la Transat Jacques Vabre di classe e ottenuto un terzo posto assoluto, mettendo dietro tutti gli Imoca 60.

Multi 50 Fenetrea Prysmian, skippers Erwan Le Roux (FRA) and Giancarlo Pedote (ITA), winner in Multi 50 category in 16d 22h 29mn 13 sec during the Transat Jacques Vabre sailing race arrivals on november 11, 2015 in Itajai, Brazil - Photo Jean Marie Liot / DPPI
Multi 50 Fenetrea Prysmian, skippers Erwan Le Roux (FRA) and Giancarlo Pedote (ITA), winner in Multi 50 category in 16d 22h 29mn 13 sec during the Transat Jacques Vabre sailing race arrivals on november 11, 2015 in Itajai, Brazil – Photo Jean Marie Liot / DPPI

Felice prima di tutto, “Un’esperienza bellissima”, dice, “che sono contento di aver fatto. Sono sempre più convinto che nella moderna vela professionale devi essere sempre più polivalente, devi essere capace di far tutto e l’esperienza sui multiscafi oceanici era fondamentale”. Riposato poi, visto che il vero problema c’è stato nei primi cinque giorni di regata, quando due burrasche consecutive lo hanno sballottato fino a smontarlo osso per osso, poi nell’Aliseo e all’arrivo i ritmi e la gestione del mezzo sono stati regolari, fino ad arrivare quasi rilassato. “Con acqua piatta i Multi diventano un giocattolo divertentissimo, ma con onda sono terribili, non riesci mai a mantenere una stabilità che invece i monoscafi hanno. Si muovono sempre, se lo scafo centrale sale e scende su un’onda almeno uno dei due laterali è in controfase e da qui la sensazione continua che tutto stia per spaccarsi. Guardate cosa è successo ad Arkema, che si è dovuto fermare a Bahìa”.

Pedote e Le Roux festeggiano con la Champagne Mull. Foto Liot
Pedote e Le Roux festeggiano con la Champagne Mull. Foto Liot

“E’ difficile far capire quanto sia dura affrontare una burrasca con queste barche, sei fisicamente distrutto. Non puoi dormire, non puoi far pipì, sei sempre bagnato, non ti riposi mai, e questo anche per 48 ore di fila. Certo, quando devi fare una manovra devi uscire e farla, ma proprio questo è il punto. Anche una manovra banale come la presa di terzaroli diventa un trauma: devi uscire sul trampolino, stare attento che le onde non ti travolgano a 20 nodi fino a farti sbattere la testa sul boma o sulla coperta. Alla fine ci vuole il casco. Ciò che è facile in teoria diventa durissimo proprio perchè il tuo corpo è a pezzi, ma devi farlo. Per questo è importante anticipare sempre le manovre”. E la vita di bordo non può essere certo tranquilla. “Esatto, la conduzione in quei casi diventa difficile e adesso ho capito perché c’è una sorta di navicella spaziale al timone, non puoi farne a meno. Sei sempre fradicio e il sale ti si infila dovunque. Poi, quando le condizioni diventano stabili cambia tutto. La barca va da sola ed è uno spasso”.

L'arrivo. Foto Liot
L’arrivo. Foto Liot

Il dibattito sull’opportunità di dare la partenza alla Transat JV con previmeteo pessime dura tuttora. La carneficina negli Imoca 60 di nuova generazione ha fatto discutere e la polemica non è mancata. Pedote ci racconta che “Al briefing a Le Havre la direttrice di corsa ha esordito dicendo che c’erano migliaia di persone lì per vedere la nostra partenza. Noi velisti abbiamo pensato che eravamo in 45 e ci stavano mandando al macello. Navigatori esperti come Gabart, Le Cleac’h, Bidegorry si sono alzati in piedi e tutti hanno esposto quali erano secondo loro i motivi per rimandare la partenza, ma non hanno voluto farlo. Poi, siamo degli agonisti e se ci dicono di andare alla fine lo facciamo, ma le condizioni meteo non giustificavano una partenza”. Sugli Imoca 60, Pedote ha molto da dire: “Diventa difficile giustificare a uno sponsor il fatto di spendere cinque milioni di euro in più per una barca Foil che poi vienje battuta da un Imoca standard, come di fatto è successo con PRB che ha battuto Banque Populaire VIII, unico Imoca 60 Foil a concludere la regata. Una bella patata bollente da riferire a uno sponsor. Credo che ci vorrà ancora del tempo e che la formula debba essere ancora perfezionata a dovere nella fase di realizzazione. Devo ancora analizzare le tracce della regata, ma mi pare che dall’Equatore a Itajaì PRB non abbia patito per nulla contro Banque Populaire”.

Arrivée de FenêtréA – Prysmian (Multi50… di TransatJacquesVabre

Il navigatore fiorentino non nasconde la sua gioia per il terzo overall: “Battere tutti gli Imoca 60 per noi è stata un’enorme soddisfazione, non ce lo aspettavamo. Sono più lunghi di dieci piedi, la vita a bordo è decisamente migliore, sbandi la chiglia, metti il giusto piano velico e te ne vai a dormire, la barca va da sola con il pilota ed è più stabile, se straorza il bulbo la riporta su. Sui Multi questo non è proprio possibile e lo stress da scuffia, la paura del ribaltamento incombe sempre. Sei sempre con la scotta in mano, non puoi non pensare che una singola straorza non ti è concessa perché altrimenti puoi scuffiare ed è finita. In certe situazioni ti prepari le cime e sei sempre legato, pronto a buttarti dentro la scafo centrale, unica salvezza in caso di ribaltamento”.

Pedote e Le Roux nelle interviste post arrivo a Itajaì. Foto Liot
Pedote e Le Roux nelle interviste post arrivo a Itajaì. Foto Liot

Una regata in due, cosa dice Pedote della convivenza a bordo con lo skipper Erwan Le Roux? “Ottima, sotto ogni aspetto. Le Roux ha il mio stesso percorso, proviene dai Mini e la vediamo spesso in modo simile. Non è mai bianco o nero, caso mai grigio chiaro o grigio scuro. Molto belle le sensazioni all’arrivo. Piuttosto non sapete che figata è la regata con il routier a terra. Sui Mini, a proposito complimenti a Michele Zambelli per la regata che sta facendo, non lo possiamo fare ma qui diventa quasi indispensabile e praticamente non apri un file grib. E’ come se ti portassero a fare un giro e ti dicessero… ora gira a destra, ora vai dritto… Interagisci per comunicare le situazioni reali che incontri e poi pensi a far andare veloce la barca, a riposarti se puoi e a mangiare. Sarebbe impensabile su queste barche e nelle situazioni appena descritte fare navigazione da soli, non hai le risorse fisiche e logistiche per farlo in modo compiuto, almeno le prime volte mi pare che sia così. Anche sugli Ultime tutti usano i routier”.

Foto Liot
Foto Liot

E adesso cosa accade al cartesiano Pedote? “Il programma comune con Erwan Le Roux finisce qui. Abbiamo unito il suo sponsor FenetreA e il mio Prysmian per un programma che altrimenti non avremmo potuto svolgere. Abbiamo vinto tutte le regate a cui abbiamo preso parte ma adesso ci separiamo e nel 2016 avremo programmi singoli. Certo devi pensare a fare con le risorse che hai a disposizione, se hai solo 100.000 euro non puoi pensare di comprarti un attico in centro a Firenze… Credo di aver dimostrato con le mie ultime campagne (Mini, Class 40 e Multi 50, Ndr) che se un’azienda mi dà le risorse e i mezzi giusti sono in grado di proporre programmi validi e portare risultati. Adesso devo valutare quali progetti posso proporre a Prysmian e se riuscirò ad affiancare un altro sponsor o armatore, come è stato nel caso di Lanfranco Cirillo al Rhum. Devo dire però che questa esperienza nei multiscafi è stata utilissima, in Francia la mia visibilità tecnica aumenta e se avrò le occasioni per salire su degli Imoca 60 per i prossimi eventi lo farò senz’altro. Voglio continuare a crescere e arricchire le mie esperienze. Il mio bacino di riferimento continua comunque a essere basato sulle aziende italiane e l’obiettivo di un Vendee Globe agonisticamente all’altezza, che a questo punto della mia carriera considero come quello definitivo, è al momento il mio focus”.

Complimenti, per il risultato e il metodo, a Giancarlo Pedote, al momento il velista italiano di maggior affidabilità in oceano. Un investimento garantito per le aziende che vorranno investire su di lui. Chi può ci pensi.

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