SHARE

Valencia, Spagna- Siamo andati alla scoperta delle Illes Columbretes, un mini arcipelago-parco naturale a metà della rotta tra Valencia e Maiorca praticamente sconosciuto ai naviganti che incrociano nel Mediterraneo occidentale. Una meta imperdibile e un esempio mirabile di fruizione possibile delle riserve marine.

Schermata 11-2457339 alle 10.55.58Arrivarci non è poi così semplice, visto che chi incrocia tra le Baleari e la costa spagnola raramente le conosce o vi pianifica una visita. Eppure le isole che “non ci sono”, meritano
una sosta. Per bellezza, fondali, fruibilità e quiete. Le Columbretes, mini arcipelago che abbiamo visitato lo scorso settembre, sono una Riserva Naturale di rara bellezza. Per toni di terra e mare ricordano un po’ qualche angolo delle Eolie, d’altra parte l’origine vulcanica è la stessa. In più consentono una facile e appagante visita. Basta rispettare le regole e arrivarci per poi chiamare sul Canale 9 Vhf il personale di servizio alla Riserva, che assegnerà, previa disponibilità, uno dei 13 gavitelli all’Illa Grossa. Mezzo marinaio, nodo di bitta e il gioco è fatto. Siamo all’interno di una delle più belle riserve marine del Mediterraneo.

La posizione delle Columbretes
La posizione delle Columbretes

Per percorrere le 54 miglia che le separano da Valencia, o le 33 da Castellòn, però, bisogna pianificare bene gli orari di partenza e le previmeteo, visto che la zona, tra il delta dell’Ebro, Maiorca e Valencia, può essere soggetta a periodi di forte Tramontana e Nord Est, che rendono impossibile il ridosso nelle isolette. In più occorre ricordare che l’atterraggio notturno non è consentito e che, al ritorno, chi è diretto verso sud dovrà fare i conti con la classica brezza pomeridiana da SE del litorale valenciano, che potrebbe rendere impegnativa la bolina nella tratta di rientro. Meglio, in quel caso, dirigere su Oropesa de Mar o sul marina di Burriana, a 33 miglia e raggiungibile con andature più larghe.

Le Columbretes devono il loro nome all’abbondanza di serpenti che in epoca classica le rendeva praticamente inavvicinabili. Le Ophiusa per Strabone e Colubraria (“dei serpenti”) per Plinio non lasciavano dubbi, tanto che per tutto il Medio Evo e fino al XVI Secolo non mancano riferimenti sull’abbondanza di vipere, che le rendeva inabitabili. A parte qualche sosta di pescatori in cerca di riposo e rifugio o di pirati barbareschi pronti a gettarsi sulla costa spagnola per razzie, nulla si mosse alle Columbretes.
Ciò che non mollava erano proprio i serpenti, tanto che alla fine si finì per bruciare tutta la vegetazione che le rivestiva per consentire la costruzione del faro, avvenuta tra il 1856 e il 1860. Da lì in poi, fino al 1975, l’Illa Grossa è stata abitata da una piccola comunità di
faristi con le loro famiglie, i “torreros”, che dettero vita a una storia di vita lontana dal mondo, tanto che sull’isola esiste ancora un minuscolo cimitero e le casette, trasformate oggi nel centro dove vivono i guardiani e il personale della Riserva, dopo che nel 1975 il faro fu automatizzato e nel 1988 la Generalitat Valenciana istituì prima il Parco e poi la Riserva Naturale.

Porto Tofinou all'Illa Grossa, contiene 13 gavitelli d'ormeggio
Porto Tofinou all’Illa Grossa, contiene 13 gavitelli d’ormeggio

Una volta concordato l’orario della visita via Vhf, saranno i guardiani stessi, che lavorano sull’isola a turni di quindici giorni, ad accogliervi al piccolo imbarcadero, dove si arriverà con il tender. Il simpatico Vicente non tarderà ad attirare l’attenzione con molti aneddoti e
storie delle isole, tra cui spicca il “temporal” da nord che qualche anno fa investì le isole, con le onde che letteralmente superavano l’arco a semicerchio di roccia vulcanica che costituisce l’isola maggiore. Dall’alto del faro, posizionato a 67 metri nel punto più alto dell’Illa Grossa, si immagina la scena, con i guardiani rinchiusi in casa a godersi lo spettacolo e la gru dell’imbarcadero spazzata via dalle onde.

L'Illa Grossa vista da est
L’Illa Grossa vista da est

Porto Tofinou, l’insenatura ricavata appunto qa270° di cerchio dall’Illa Grossa, presenta 13 gavitelli d’ormeggio. Prestare attenzione nei movimenti all’interno a una secca affiorante, situata entrando a sinistra, ma comunque fuori dalla portata di ormeggio alla ruota dei vari gavitelli. Il nome della scoglio, “Trenca timons” appare chiaro e non ha bisogno di traduzione…

Lo scenario è impressionante, pare proprio di essere all’interno di un vulcano, con le rocce ocra-nereverdi, tipiche della geologia lavica, che risaltano su un mare blu profondo (i corpi morti dei gavitelli sono calati a profondità tra gli 8 e i 15 metri). I gavitelli sono assegnati
dai guardiani in funzione della lunghezza dell’imbarcazione che li richiede. Non sono possibili prenotazioni, quindi vale il principio del chi prima arriva prima alloggia.

La ricchezza dei fondali, visitabili con uno dei diving che operano con permessi nella zona, è stupefacente. Pesci di ogni tipo, dalle grandi cernie che nuotano senza paura in due metri d’acqua, a saraghi e spigole, corvine e orate ogni dove. Uno snorkeling è d’obbligo,
prima della passeggiata a terra, con la sapiente e arguta guida di Vicente. L’itinerario va dall’imbarcadero al faro, passando per la casa dei guardiani. Non è possibile, invece, visitare la parte orientale dell’Illa Grossa, quella dove si trovano il piccolo cimitero e la Virgen de la Mare de Deu del Carme, detto in catalano/valenciano come tengono molto i guardiani. All’interno del faro, da dove si gode di uno dei più bei panorami del Mediterraneo occidentale, è stato allestito un piccolo museo che ripercorre la vita dei faristi.

L’articolo completo su Fare Vela 318 (autunno 2015) in edicola.

Clicca qui sotto per il PDF:

038-047 itinerario 318

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here