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Pordenone- Che fine fanno le centinaia di barche obsolete, ferme, bloccate da incidenti o da semplice vetustà? Non è infrequente vederle disseminate in vecchi porti, capannoni, nelle parti più remote dei cantieri o addirittura in qualche campo di contadini. Un parco nautico enorme, destinato alla rottamazione e che le ultime norme sulla nautica hanno preso seriamente in esame fino a prevedere procedure apposite. Insomma demolire una barca a vela non è così semplice, e c’è chi pensa sempre di portarla al largo e… affondarla, anche per abbattere i costi di rimessaggio che il mezzo continua a comportare per il suo armatore.

Uno yacht a vela in smaltimento. Foto PB Ecology
Uno yacht a vela in smaltimento. Foto PR Ecology

Problemi assicurativi, bonifica, smaltimento sono solo alcuni degli aspetti che coinvolgono un parco barche inusate di ben 31.000 unità solo in Italia (il 4,3% del parco nautico nazionale), La stragrande maggioranza sono in vetroresina, con le conseguenze ancora più complesse che questo materiale presenta nella smaltimento (si calcola un totale di 42.000 tonnellate di vetroresina da snaltire). Anche qui, la vela fa la sua bella figura, in quanto minoritaria come percentuale dei “cadaveri” nautici da smaltire.

L’argomento della demolizione barche è quindi interessante. Ne abbiamo parlato con Vittorio Fregonese, dell’Azienda friulana PR Ecology, specializzata proprio nel settore della demolizione barche.

“La cosa che più mi lascia perplesso”, spiega Fregonese, “da amante della nautica, è che molti aggirano l’ostacolo o lasciano morire la barca in qualche darsena/ rimessaggio o peggio vanno al largo e l’affondano. C’è una sentenza della Corte di Cassazione relativa all’attività di demolizione imbarcazioni nella quale si chiarisce che l’attività di demolizione di imbarcazioni non può certo ricondursi alla raccolta o smaltimento dei rifiuti, attività successive che invece si devono essere realizzate da soggetto autorizzato. La demolizione dell’imbarcazione costituisce invece attività che, per sua natura, produce rifiuti, che hanno poi necessità di essere gestiti, ma l’attività di demolizione in sé non richiede alcuna autorizzazione.
Pertanto, non la nave oggetto di eventuale demolizione può essere configurata come rifiuto, bensì quelle parti della stessa che vengono poi avviate a recupero o smaltimento”.

Una barca a vela vittima di un incendio a Lignano. E' stata demolita e smaltita da PR Ecology
Una barca a vela vittima di un incendio a Lignano. E’ stata demolita e smaltita da PR Ecology

Nella nozione di gestione di rifiuti non rientra quindi l’attività di demolizione di una nave, così come non vi rientrano, di per sé, le attività di demolizione di un edificio o di strutture presso cantieri mobili e temporanei quali quello in questione.

E’ però evidente che la demolizione di un’imbarcazione costituisce come sovraesposto una attività che, per sua natura, produce rifiuti di diverse tipologie, che hanno necessità, una volta prodotti, di essere gestiti in conformità alle prescrizioni della normativa sui rifiuti. Ed è qui che si richiede l’intervento di aziende specializzate.

“Da qui nasce la nostra attività”, sottolinea Fregonese, “in quanto la PR Ecology ha sia le autorizzazioni per la demolizione sia le autorizzazioni per il trasporto sia le autorizzazioni per il trattamento e smaltimento dei rifiuti in questione”.

Nel dettaglio una imbarcazione ha bisogno prima di tutto di essere bonificata nei liquidi a bordo (anche le acque di sentina), che devono essere trattati in appositi impianti autorizzati, poi la demolizione avviene con macchinari appositi separando le varie nature dei materiali che la compongono. una prima fase viene svolta nel cantiere/ rimessaggio o comunque dove si trova l’imbarcazione, la seconda fase presso i nostri depositi autorizzati al trattamento.

Una barca a vela in vetroresina in attesa di essere demolita. Foto PR Ecology
Una barca a vela in vetroresina in attesa di essere demolita. Foto PR Ecology

In caso di barche in metallo viene recuperata la maggior parte dei materiali, chiaramente fusi e riciclati. Nel caso di imbarcazioni in legno viene recuperato tutta l’opera morta e parte dell’opera viva. Questi legni vanno in appositi impianti per il riciclaggio e la produzione di pannelli (normalmente truciolare per l’arredamento) la parte con antivegetativa o se la sentina aveva olii incombusti che hanno impregnato il legno, deve essere trattata, prima di essere smaltita.

Le imbarcazioni in vetroresina invece hanno un percorso a se, ovvero, sempre dopo la bonifica dei liquidi si provvede a recuperare la parte di vetroresina sana (non incendiata o non in sandwich con legno), la stessa va in impianti di nuova concezione per la produzione di granuli o polvere, materia prima secondaria, per la produzione di elementi di arredo o pannelli per l’edilizia. Su tutte le imbarcazioni si tende a recuperare tutti i materiali metallici a bordo.

Principi generali
La demolizione viene effettuata nel cantiere ove la barca sosta. Da qui l’attenta preparazione del sito con le consulenze ambientali del caso, preparazione suolo, e personale preparato e autorizzato alle lavorazioni ambientali fori sede.
La bonifica prevede l’intero svuotamento dei serbatoi. Non solo. Anche le acque presenti in sentina, devono essere bonificate (non possono essere sversate nel terreno o in acqua). Tutti i liquidi vengono bonificati in appositi impianti.

La fase di rimozione dei liquidi di sentina e dei serbatoi precede la demolizione. Foto PR Ecology
La fase di rimozione dei liquidi di sentina e dei serbatoi precede la demolizione. Foto PR Ecology

Dopo il lavoro di bonifica avviene una prima fase di separazione dei materiali, ovvero vanno tolte tutte le apparecchiature elettroniche (frighi, gps, radar, condizionatori ecc) che vanno smaltiti secondo le apposite normative (RAEE). Vengono tolti i motori ed eventuali generatori. Vengono smontate le parti metalliche.
A questo punto si procede alla demolizione, con cesoia e altri strumenti meccanici, suddividendo ancora i materiali eterogenei che non potevano essere smontati manualmente.

In tutte le barche
Dopo una prima separazione dei materiali fatta nei cantieri di demolizione, viene effettuata successiva separazione negli impianti di stoccaggio, per estrarre ancora residui di metalli, cavi in rame, plastiche di arredi, ecc.

Vetroresina
Nel caso di incendio il materiale sarà conferito in base all’esito delle analisi, svolte da un laboratorio certificato, a impianti autorizzati.
In casi normali la vetroresina prevede un riciclo quasi totale. Ovvero attraverso un impianto di triturazione e successiva lavorazione, vengono creati prodotti per l’edilizia e per l’arredo (piatti doccia, lavelli tipo cucina, pannelli ecc)

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Legno
Nel caso di imbarcazione in legno, dopo le bonifiche generali e la separazione dei materiali, si deve considerare una cosa importante, ovvero se la sentina era priva o meno di idrocarburi. La parte che è stata direttamente a contatto con la sentina e la parte con antivegetativa, non può essere riciclata ma in base alle analisi effettuate da laboratori riconosciuti il materiale sarà conferito su impianti autorizzati.
La maggior parte dell’opera morta e dell’opera viva, comunque, va in appositi impianti per il riciclaggio. Dal legno, dopo triturazione e apposita lavorazione, vengono creati pannelli per l’arredo e l’edilizia.

Metallo
Le imbarcazioni in metallo hanno una procedura tutta loro, nel senso che vengono riciclate quasi al 100 per cento, ovvero dopo le bonifiche del caso (come sopra) alcuni materiali vengo tolti (plastiche raee ecc) e tutto lo scafo e suo contenuto metallico viene demolito e cesoiato con appositi macchinari per poi essere fuso ricreando molteplici oggetti per l’automotive, l’edilizia ecc.

Cos’è PR Ecology? Normalmente alcune aziende sono attrezzate solo per la demolizione, o hanno autorizzazioni solo per lo smaltimento, o solo per il lavoro presso altri cantieri. Da qui ne deriva che chi fa la demolizione deve dare in sub-appalto le altre fasi di lavorazione, lo stesso vale se il lavoro lo fa chi ha autorizzazioni per lo smaltimento che deve dare in sub appalto la demolizione e così via.
PR Ecology, con sede a Pordenone, è da anni impegnata nel campo dell’ecologia e ha accumulato tutte le autorizzazioni per svolgere l’intero ciclo ed è in contatto, per un apporto reciproco sui vari sistemi di demolizione, smaltimento e riciclo, con RINA e UCINA. UCINA, la confindustria nautica, è particolarmente attenta a questo settore e ha sviluppato anni fa il progetto ELB per lo smaltimento ecologico delle barche.

www.demolizionebarche.it

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