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Pointe à Pitre, Guadalupa- Pronto Michele, come stai? “Sto veramente bene, grazie”. La voce arriva da molto lontano, da Pointe à Pitre in Guadalupa dove è arrivata la Mini Transat, ma l’accento romagnolo è inconfondibile. Dall’altra parte del telefono c’è Michele Zambelli, a tre giorni dall’arrivo della sua Mini Transat, che lo ha visto concludere secondo di tappa e sesto in generale. Uno Zambelli in gran forma, un vero vulcano di energia. Ci racconta la sua Mini Transat, una regata condotta bene dal romagnolo: conscio degli errori nella prima tappa, nella seconda ha attaccato andandosi a prendere un secondo posto di tappa meritatissimo, nonostante la rottura di una drizza che poteva compromettere tutto. La sua voce, il suo sorriso e il suo spirito fanno davvero bene alla vela italiana.

L'immancabile sorriso di Michele Zambelli non appena sbarcato in Guadalupe
L’immancabile sorriso di Michele Zambelli non appena sbarcato in Guadalupa. Foto Vapillon

Come stai trascorrendo questi giorni in Guadalupa dopo il tuo arrivo, come ti senti?

Michele Zambelli: Sono in una fase molto positiva della mia vita, onestamente non potevo sperare di meglio. Si, il mio obbiettivo era di entrare nei 5, finirò sesto in classifica generale, ma va bene così. La seconda tappa è andata alla grande, la prima no, ho fatto degli errori ma va bene. Adesso sto impacchettando la barca, mi godo gli arrivi degli altri skipper e l’atmosfera qui è bellissima, ma ovviamente sogno l’Italia.

Raccontaci questa Mini Transat, quanto è stato duro il ritmo che avete tenuto tra i primi prototipi?

MZ: Il ritmo è stato elevatissimo, se si confrontano le nostre medie con quelle dei Class 40 della TJV credo che siamo andati più forti noi. Dura si, ma non troppo, ero preparato e anche la barca lo era. Il momento più difficile è stato quello della rottura della drizza di testa, da quel momento sono rimasto senza lo spi leggero ma il vento è rinforzato e serviva il medio. Quando la drizza è venuta giù mi veniva da piangere, ho pensato che la regata poteva essere compromessa. Allora ho iniziato a tirare come un matto, come una bestia, ho spinto veramente al massimo perché volevo avere margine nel caso in cui il vento fosse calato, come infatti è stato all’arrivo. Ho messo su lo spi a Lanzarote e l’ho ammainato a un miglio da Pointe à Pitre. Poi è ovvio, tutti abbiamo avuto i nostri crolli, il momento in cui non senti una sveglia e resti troppo a dormire c’è stato.

Avete regatato a vista in qualche fase?

MZ: Al contrario, c’è stata qualche rara fase in cui non abbiamo navigato a vista, per il resto avevo sempre almeno un paio di barche a portata d’occhio, esaltante.

Zambelli su Illumia negli ultimi metri prima del traguardo
Zambelli su Illumia negli ultimi metri prima del traguardo

Come valuti l’evoluzione degli ultimi prototipi?

MZ: Le barche sono delle vere e proprie macchine da guerra, nella prossima edizione probabilmente ci saranno anche i foils, l’evoluzione è inarrestabile ed è giusto così. NKE, il pilota più diffuso tra i Mini, sta già pensando a un nuovo processore più potente e veloce per restare dietro alla crescita delle performance. Una cosa però mi dispiace e devo dirla: vedo sempre meno giovani che hanno voglia di iniziare da un vecchio prototipo, come quello della mia prima Transat, se ne vedono sempre meno in giro. Gli avventurieri sono sempre di meno, ma più che altro mi dispiace vedere che i giovani piuttosto che sbattersi su un vecchio prototipo puntano subito più comodamente a una barca di serie. Sarebbe bello vedere ancora questo spirito di sacrificio.

L'ultimo splendido tramonto di Illumia alla MIni Transat con Guadalupe in vista
L’ultimo splendido tramonto di Illumia alla MIni Transat con Guadalupa in vista. Foto Vapillon

Come vedi gli sviluppi della tua carriera?

MZ: Come prima cosa non appena torno in Italia voglio potenziare la scuola vela di Rimini. Voglio portare soprattutto i giovani in mare, bisogna ripartire da loro. Dobbiamo riscoprire il nostro padre che è il mare, il mare è un maestro, violento, ma è un maestro. La vela è una figata, io voglio portarla nelle scuole, voglio portare questo messaggio ai ragazzi. Prima di tutto voglio occuparmi di questo.

Per la mia carriera sportiva voglio continuare con le regate in solitaria, correre in equipaggio al momento non mi attira molto. Come ho detto con questa Transat ho chiuso con la classe Mini, è stato bellissimo ma ho bisogno di nuovi stimoli. Ho ancora le idee un po’ confuse e devo essere razionale: basta romanticismo, se devo proseguire in questa carriera voglio fare le cose per bene, avere un budget e un progetto sportivo completo. Il Class 40 costa tanto e non è facile da vendere a uno sponsor, sarebbe lo step successivo al Mini ma non è scontato. Anche la classe Figaro è bellissima, anzi li avrei la possibilità forse di crescere ancora di più come tecnica. Con i Figaro si può anche iniziare in doppio, c’è la Transat AG2R, ma anche questa classe è molto difficile da vendere a uno sponsor. Vediamo, poi non c’è solo il mondo delle regate francesi, per esempio la OSTAR è una regata molto interessante. Vedremo.

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