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Cagliari- Non sappiamo se sarà la volta buona, ma certo la vela azzurra ha un equipaggio su cui contare. A dieci giorni dal Mondiale vinto a Buenos Aires, Giulia Conti e Francesca Clapcich sono di nuovo al lavoro a Cagliari per preparare il prossimo Mondiale (febbraio 2016, a Clearwater, Florida) e quello che verrà dopo, ovvero l’Olimpiade di Rio ad agosto. Per Giulia Conti, timoniera romana trapiantata sul Lago di Garda causa dna velico, sarà la quarta Olimpiade, dopo quella giovanile con l’Yngling ad Atene e le due con il 470 a Qingdao e Weymouth insieme a Giovanna Micol. Per la prodiera Francesca Clapcich, triestina, sarà la seconda dopo quella del 2012 nella classe Laser Radial.

Giulia Conti e Francesca Clapcich dopo la vittoria iridata a Buenos Aires. Foto Matias Capizzano
Giulia Conti e Francesca Clapcich dopo la vittoria iridata a Buenos Aires. Foto Matias Capizzano

Vincere un Mondiale nella vela olimpica italiana non è fatto così frequente, se pensiamo che gli azzurri non conquistavano un titolo iridato dal 2006 e 2008 (Alessandra Sensini) e dal 2003 (Gabrio Zandonà e Andrea Trani in 470). Loro ci sono riuscite ed è interessante scoprire come.

La chiacchierata che abbiamo fatto con le due azzurre, unico equipaggio già selezionato ufficialmente per Rio 2016, ci ha fatto scoprire una maturità nuova, una consapevolezza e un metodo che spiegano come mai nel 2015 Giulia e Francesca non sono mai scese dal podio in nessuno degli eventi a cui hanno preso parte e che le ha portate a vincere nello stesso anno Europeo e Mondiale. Che nel ciclismo sarebbe come vincere Giro e Tour, per capirci… Dal Mondiale 2014 a Santander, in cui conquistarono il bronzo, è stata una sequenza ininterrotta di buoni risultati, nonostante qualche acciacco fisico qui e lì, “contro quelle scatenate giovanette tra 17 e 25 anni è sempre più dura” dicono, che le proietta come la punta di diamante di una squadra azzurra che sta piacevolmente e ancor più consapevolmente crescendo.

La Giulia Conti dal talento cristallino e dalla mano sopraffina, che cadeva però spesso nella trappola della paura di vincere, appare parte del passato, “Non crediate che questo si improvvisi”, dice, “è frutto del lavoro”. E allora ascoltiamole, Giulia Conti, 30 anni appena compiuti, in regata per il Circolo Canottieri Aniene, e Francesca Clapcich, 27 anni, in regata per l’Aeronautica Militare. Sentiamo com’è che si impara a vincere.

Conti-Clapcich a pochi metri dalla conquista del mondiale. 2015 49er Worlds - San Isidro, Argentina.  © Matias Capizzano
Conti-Clapcich a pochi metri dalla conquista del mondiale. 2015 49er Worlds – San Isidro, Argentina.
© Matias Capizzano

Fare Vela Dunque vediamo, campionesse del mondo, a quanti Mondiale avete partecipato?

Giulia Conti Senza contare quelli ISAF a 13 tra Yngling, 470 e FX, E devo dire che dopo un argento e due bronzi la vittoria ci voleva proprio… Francesca ne ha fatti 9 e anche per lei… è la prima volta.

FV Beh, certo, visto che gli italiani che hanno vinto un Mondiale di classi Olimpiche sono proprio pochi. E’ vero secondo voi quello che si dice, ovvero che vincere un Mondiale è tecnicamente più difficile di vincere un’Olimpiade?

GC Decisamente. All’Olimpiade c’è solo un equipaggio per nazione e ci sono sempre almeno 5-6 equipaggi di secondo livello per motivi continentali. A Buenos Aires c’erano per esempio ben tre danesi nelle prime dieci e quattro tedesche nelle prime venti. Il livello della parte alta della flotta è certamente più elevato rispetto all’Olimpiade, anche se lì subentrano altri fattori, rappresenti il tuo Paese, la pressione, la visibilità.

FV E allora ripercorriamolo questo titolo iridato. Come vi sentivate?

GC Bene. Ricordo che il primo giorno il nostro coach Gianfranco Sibello ci ha detto “Io scendo in acqua e vado a vincere il Mondiale”. All’inizio abbiamo trovato subito condizioni favorevoli per noi, con vento non troppo forte anche perchè il fatto di avere un Mondiale a novembre e uno a febbraio non aveva agevolato la preparazione. Dopo il Test Event ad agosto, abbiamo avuto anche il CICO e i test fisici al CONI, dove mi ero anche un po’ fatta male alla schiena. Il vento medio del Rio de la Plata ci piaceva e siamo riuscite a regatare bene quando serviva. La voglia di vincerlo era a mille e lo volevamo fortemente. Ha funzionato, grazie anche al lavoro che abbiamo fatto con Sibello e con il nostro mental coach Massimo Giardino, con cui abbiamo lavorato a fondo proprio sugli aspetti della gestione mentale dello stress. Siamo sempre noi quattro, una formazione che funziona. Alla fine, capirete, iniziare una medal race a pari punti con la Grael non era cosa facile, ma abbiamo avuto l’atteggiamento giusto. Ha davvero funzionato.

FV Giulia, ci parli della sua prodiera…

GC Beh, che dire, in barca si fa un c…o così. Arriva alla fine distrutta, la barca richiede un lavoro fisico continuo, è difficile, non si sta mai ferme. La pressione è notevole.

FV E lei Francesca, che nasce timoniera, come si trova là davanti e come vede la sua timoniera?

FC Ho dovuto rimettermi in gioco completamente. Non ero mai andata in deriva con altre persone e anche sui barconi non mi sono mai trovata davanti all’albero… Il fatto di andare d’accordo tra di noi mi ha agevolato e i risultati sono iniziati a venire. Giulia è una forza, anche lei si fa il c..o. Ha poi una capacità rara, che diventa un punto di forza, ovvero ha la capacità di vedere oltre il momento e di intuire come andrà la regata e il vento, cosa che spesso ci consente di rimontare o di uscire da situazioni potenzialmente pericolose meglio di altre. Aree di miglioramento ci sono sempre, altrimenti non saremmo qui ad allenarci tutti i giorni. Sono aspetti che alleniamo specificatamente con il team di cui parlavamo.

FV E allora vediamolo questo vostro coach, Gianfranco Sibello, una medaglia in 49er sfumata come sappiamo a Qingdao e granbe esperienza specifica. Com’è il vostro rapporto?

GC L’inizio non fu perfetto. Lui veniva dalla Scuola di De Pedrini, dove il lavoro è impostato in maniera totale senza margini di interpretazione. Qualche attrito ci fu, anche perchè forse non aveva ancora capito che aveva a che fare con due… femmine, con un modo di pensare diverso. Ma poi Gianfranco ha trovato il modo, grazie anche al Mental Coach, ed è riuscito a tirare fuori il meglio da tutte e due. Ci dà tranquillità e sicurezza e moltissimi consigli tecnici su una barca particolare come è il 49er. Come approcciare la regata, come portare la barca considerando che io venivo da una barca come il 470 e Francesca dal laser, due derive totalmente diverse dallo skiff.

FV Già, a guardarvi tra una regata e l’altra non vi si invidia, la barca non ha stabilità e non riuscite neanche a sedervi, ma quando parte in velocità è uno spettacolo. Com’è questo 49er?

GC Appunto. Completamente instabile. Se la lasci ferma in mare scuffia. Non puoi mai stare fermo, e anche quando appoggi l’ala sul gommone devi metterci sopra un bel peso perché tende sempre a partire, meno male che i 90 chili di Gianfranco aiutano… Quando vai sul dritto in bolina la barca è stabile e si regola tutto con la scotta randa. C’è molto lavoro fisico con vento medio-leggero, dentro-fuori, con le ginocchia che non godono di certo. Ma in bolina è uno spasso, i problemi arrivano quando si arriva alla puggiata e lì bisogna proprio imparare perché i primi tuffi sono inevitabili… La tecnica che Sibello ci trasmette è stata ed è fondamentale.

FV Ricordate la prima puggiata con vento forte?

GC Certo, eravamo sul Garda con Luca Modena. Faceva un freddo cane con la neve sul Baldo e solo noi in acqua con un Pelerone di quelli tosti. Lui ci fa adesso puggiate e quasi ci accoppiamo… Subito ci disse il primo segreto, quando si inizia a puggiare la barca deve essere ancora un po’ sbandata sopravvento, altrimenti il bagno è sicuro. Con vento forte per il prodiere è durissima e diventa tutto difficile, devi riuscire a mantenere le giuste curve in manovra e occorre lavorare molto.

FV Nonostante il trapezio quindi si fatica…

FC Molto, poi noi siamo due veterane della vela e spesso ci salviamo con l’esperienza. Abbiamo contro tutte ragazze tra i 17 e i 25 anni, atleticamente toste e dalla grande forza fisica che si allenano tirando come dannate tutti i giorni, magari con due sessioni. Noi siamo un po’ più in là…

FV Beh, ci risulta che abbiate fatto la vostra bella figura ai test del CONI…

GC Dicono che ho fatto il record nel sollevamento di gambe ma non ci credo…

FV Veniamo all’Olimpiade, per lei Giulia sarà la quarta, come vede le precedenti?

GC Ad Atene 2004 con l’Yngling ero una ragazzina, una spettatrice, praticamente mi andava soprattutto di vedere gli altri sport, ero una casinara micidiale ed era tutto splendido. A Qingdao 2008 invece arrivavamo da favorite e quella fu una grossa delusione, una bella batosta, un quinto posto che non fu gestito bene dalla sottoscritta soprattutto a livello di tensione dello stress. Il quinto di Weymouth 2012 fu diverso, al Mondiale avevamo finito undicesime e non pensavano di arrivare in alto, non mi recrimino nulla come invece ho per Pechino. Adesso Rio, tutto è diverso, tutto è cambiato. Si respira un’aria diversa anche all’interno della squadra. Sì, siamo proprio una bella squadra. Non ci sono invidie, non ci sono gelosie. Siamo amici e c’è condivisione, rispetto. Nessuno si sente o è privilegiato. E’ bello.

FV E di chi pensa sia il merito?

GC Mah, dell’atteggiamento di tutti. Di Michele Marchesini, il DT, che è stato bravo a creare questa situazione. Ci sono delle regole che tutti rispettano. L’atmosfera è rilassata. Si trae energia dal gruppo invece di metterla come succedeva in passato per gestire dinamiche o incomprensioni. Questa strategia condivisa paga extra dividendi, c’è scambio d’informazioni e d’esperienze.

FV In effetti non sembra proprio il ritratto delle squadra italiane delle passate Olimpiadi… e i risultati si iniziano a vedere. E per lei Francesca?

FC Weymouth per me era un sogno realizzato, anche se non ho fatto bene. Ma a Rio vado per fare al meglio delle mie e nostre possibilità. Saremo lì preparate mentalmente e fisicamente per sfruttare al 100 per cento quella settimana di regate.

FV Abbiamo notato in questa stagione che il subdolo giorno “nero” che in passato le capitava spesso si sta facendo più raro.

GC Secondo me la svolta è stata il Mondiale di Santander 2014 ed è vero, mi capitava spesso quella giornata in cui la “paura di vincere” finiva per limitare le capacità. Eravamo troppo conservative proprio per aver paura di sbagliare. Invece a Santander Sibello ci ha istruito bene e abbiamo gestito la pressione… perché quando sei teso la tensione c’è eccome, bisogna imparare a gestirla. Ci abbiamo lavorato con il Mental Coach e serve, eccome se serve nello sport al massimo livello.

FV E adesso siete campionesse del mondo…

GC Già. Ci dicevano vedrete che quando riuscirete a vincerlo sarà poi più facile o almeno vi sembrerà. Non ci è cambiato nulla, al massimo livello dopo esserci arrivate bisogna rimanerci, bisogna lavorare ancora di più. E’ una bella tappa ma non è un punto d’arrivo. C’è però in più la consapevolezza, il fatto di esserci arrivate e di sapere di dover lavorare ancora di più.

FV Sì, ci pare proprio la strada giusta. Complimenti.

Giulia Conti e Francesca Clapcich sul podio a Buenos Aires. Foto Capizzano
Giulia Conti e Francesca Clapcich sul podio a Buenos Aires. Foto Capizzano

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