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Valencia- L’Olimpiade si avvicina. Abbiamo chiesto a Luca Devoti, olimpionico nei Finn a Sydney 2000 ed head coach della Dinghy Academy, un commento tecnico sui recenti risultati dei velisti italiani, dopo la vittoria Mondiale di Conti-Clapcich e l’esito della Finn Gold Cup a Takapuna. Questo il suo articolo a sette mesi dalla Regata Olimpica.

La torcia olimpica accesa dalle vestali ad Olimpia, Grecia
La torcia olimpica accesa dalle vestali ad Olimpia, Grecia

Cos’è l’Olimpiade? Aspirare a essere simili agli dei per un giorno. Ma attenzione, perché a volte gli dei sono invidiosi e possono vendicarsi di noi mortali… Con la sua simbologia di acqua e fuoco, l’Olimpiade è speciale. Tecnicamente forse più facile di un Mondiale o un Europeo, ma tremendamente più complessa da affrontare. Una regata completamente diversa. Stressante. Un’esperienza che pochi riescono a fare e che marca per tutta la vita, in un senso o nell’altro, proprio perché è riservata solo ai migliori. Per questo ha una valenza simbolica tutta sua, che storicamente ha rappresentato un duro ostacolo per noi italiani. Essere degli dei per un giorno e poi, una volta conclusa, tornare alla nostra vita di mortali.

Finché la insegui è come se il tempo fosse sospeso, lo identifichi solo come gli spostamenti tra una regata e l’altra, tra un allenamento e l’altro. Poi quando la carriera termina, invece, ti accorgi che il tempo è passato e non sei più giovane. Questa è la vita dell’atleta olimpico e ciò che vediamo in questi mesi che precedono il prossimo appuntamento, Rio 2016, è solo un altro capitolo di una saga unica.

Iniziamo dalla Finn Gold Cup di Takapuna. Giles Scott è chiaramente l’uomo da battere, anzi sembra proprio imbattibile, un po’ come l’Usain Bolt dei 100 metri. E’ alto due metri, è fit, è perfetto e tatticamente naviga come i grandi. Lo sviluppo del Finn negli ultimi anni è stato molto fisico ed i ragazzi si sono alzati molto in altezza. Hanno delle caratteristiche fisiche importanti e ormai sono in pochi a essere abituati ad affrontare regate lunghe come quelle dei Mondiali. Non ne facciamo più molte. La capacità di navigare, il senso tattico… ormai sono in pochi ad avere tali capacità ed è per questo che atleti come Scott, Andrew Murdoch, Vasilij Zbogar e Jonathan Lobert sono dove sono. Giles Scott ha vinto solo una prova questa volta, ma non ne ha neanche mai sbagliata una in un campo difficilissimo, con continui salti di vento. Impressionante.

Giles Scott oggi a Takapuna a bordo del suo D Fanatstica. Foto Deaves
Giles Scott a Takapuna a bordo del suo D Fanatstica. Foto Deaves

Il livello della flotta in generale era molto preparato da un punto di vista fisico e dei materiali. Navigare in un posto del genere era complesso e vi sono stati alti e bassi. A parte Scott, è stata una regata a punteggio alto. Man mano si vanno definendo i valori e i candidati alle medaglie di Rio. Per quanto mi riguarda è stata una buona regata. I miei atleti della Dinghy Academy: Zbogar brillante terzo, Murdoch quarto. Alejandro Foglia, l’uruguagio, si è qualificato per l’Olimpiade e condiderando anche i due infortuni che ha avuto è stato un ottimo risultato, con anche due secondi parziali. Milan Vujasinovic ha riaperto la selezione croata. Simone Ferrarese deve perseverare. Il team italiano ha sofferto e deve migliorare la performance per rientrare in gioco. A oggi non siamo qualificati anche se pare che dipenda o meno dall’iscrizione di un fantomatico tahitiano alla World Cup di Melbourne*, che potrebbe liberare un posto per l’Italia. Altrimenti ci sarà ancora una chance a Palma 2016, comunque poi bisognerà vedere se la Federazione e il CONI vorranno portare un finnista italiano a Rio, visto che i paletti messi nella normativa, anche se non irraggiungibili, a oggi non sono stati ancora ottenuti.

Takapuna, posto particolare, non solo difficile da raggiungere per la distanza ma anche duro per il sole, per il clima che cambiava quattro volte al giorno, come si dice ad Auckland… vi sono tutte le stagioni in una giornata. Condizioni meteo difficili, con vento rafficato e un grado di imprevedibilità importante. Il campo di regata era posto tra il vulcano di Rangitoto e la costa (il campo di regata della Coppa America 2000 e 2003, Ndr), complesso da interpretare. Adesso noi della Dinghy Academy faremo tre mesi di preparazione invernale stando a Valencia e poi faremo quattro regate importanti, Europeo a Barcellona, Palma, Hyeres e Gold Cup a Gaeta. Poi un mese a Rio a giugno per conoscere il campo, tornare qui per luglio, poi una settimana di stacco e di nuovo a Rio per fare le Olimpiadi. A oggi abbiamo quattro atleti qualificati e altri due o tre in gioco. Dal punto di vista dei risultati sono contento, poi vedremo alla fine dei Giochi e faremo un bilancio più dettagliato.

Giorgio Poggi a Takapuna. Foto La Scala
Giorgio Poggi a Takapuna. Foto La Scala

Tornando agli italiani, a Takapuna non c’è stato nessuno che è riuscito a fare una prestazione rilevante. In tutte le prove solo una volta, Voltolini con un ottavo, è riuscito a concludere nei dieci. E’ difficile ma bisogna continuare a provarci. Devono crederci e continuare ad allenarsi con il giusto metodo. Takapuna non è stato quello che si sperava ma bisogna fare tesoro delle esperienze fatte e andare avanti. Tutte le classi olimpiche sono difficli e il Finn lo è ancora di più. Non lo scopriamo certo oggi. Magari la squadra italiana soffre un po’ di frammentazione. Posso solo incitarli a continuare e proseguire visto che c’è ancora una chance a Palma e poi fare bene Europeo e Mondiale.

Venendo invece a Giulia Conti e Francesca Clapcich e al loro Mondiale FX, devo dire che è un risultato straordinario, che completa una stagione straordinaria. Bisogna che riescano a mantenere questo tipo di tensione e a non farsi travolgere dai Giochi. Ma sembra che loro sì stiano facendo tesoro delle esperienze passate. Arrivare all’Olimpiade dopo una stagione così è una grande responsabilità ma hanno ormai aquisito l’esperienza e speriamo che sia la volta buona. Il 49er femminile non è una montagna impossibile da scalare ma l’Olimpiade è comunque una montagna molto ripida e sarebbe fantastico che la vela femminile italiana ci portasse finalmente una gioia del genere, dopo che la Sensini ci aveva abituato fin troppo bene. Giulia Conti e Francesca Clapcich si adattano molto bene al 49er, sono fisicamente dominanti, forti, e certamente l’FX è più una barca per la Conti di quanto lo fosse il 470. Il 470 è una barca che esige un prodiere alto e una timoniera leggerina. L’FX è la barca per la Conti e speriamo che mantengano questa forma e questa concentrazione. Hanno già fatto entrambe più Olimpiadi e sanno a cosa vanno incontro. Bisogna tenere le dita incrociate e sperar bene.

Giulia Conti e Francesca Clapcich dopo la vittoria iridata a Buenos Aires. Foto Matias Capizzano
Giulia Conti e Francesca Clapcich dopo la vittoria iridata a Buenos Aires. Foto Matias Capizzano

A livello di lavoro mentale devo dire che io ho fatto un percorso diverso, molto personale di cui lo sport era solo un corollario, non conosco i dettagli del loro lavoro ma mi pare che stiano trovando la loro strada per emergere all’Olimpiade. Noi bisogna solo tenere le dita incrociate e soffiare, sperando che ci portino un grande risultato.

Poi abbiamo Francesco Marrai nei Laser, che è un diamante grezzo. Non so quanto tagliato ma sicuramente è un diamante ed è certo meglio essere un diamante anche grezzo che essere una pietra volgare. Marrai ha un grande talento e potrà far bene. Così Vittorio Bissaro, anche lui un diamante grezzo e un ragazzo intelligente, che con Silvia Sicouri ha le sue chance nei Nacra 17. A loro il compito di lavorare bene nei prossimi mesi. A noi, ripeto, il compito di osservare, sostenerli e sperare in un grande risultato.

Luca Devoti

*Il tahitiano preiscritto a Melbourne World Cup era un falso, per cui la selezione regionale dell’Oceania (con AUS e NZL già qualificate) non ha nazioni iscritte. Da qui il recupero del quinto posto per nazioni alla Gold Cup di Takapuna, ovvero l’Italia, a cui spetta un posto a Rio 2016, grazie al 24esimo di Giorgio Poggi, che era appunto la quinta nazione tra le non qualificate. A questo punto, se CONI e FIV lo decideranno in base ai risultati minimi richiesti, ci dovrebbe essere un Finn italiano a Rio 2016. Chi sarà lo sapremo nella primavera 2016.

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