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Ouessant, Francia- Spindrift 2 ha concluso il suo Jules Verne Trophy ieri al largo di Ouessant, in Francia, alle ore 15:01 UTC di venerdì 8 gennaio. Il tempo impiegato è quindi di 47 giorni, 10 ore, 59 minuti e 2 secondi, 45 ore in più del record stabilito nel 2012 da Loick Peyron su Banque Populaire V.

Dopo quasi 29.000 miglia percorse a una velocità media di 25,35 nodi, Spindrift 2 ha quindi realizzato il secondo miglior tempo nella storia della circumnavigazione del globo. In questo tentativo l’equipaggio capitanato da Yann Guichard e Dona Bertarelli non ha battuto il tempo record fissato da Loïck Peyron (45 giorni, 13 ore e 42 minuti) per una differenza di 1 giorno, 21 ore e 9 minuti. Tuttavia Spindrift 2 è stato 20 ore, 45 minuti e 50 secondi più veloce del tempo fissato da Franck Cammas nel 2010, su questo percorso, sempre molto impegnativo.

Spindrift 2 in vista di Ouessant
Spindrift 2 in vista di Ouessant

Per Spindrift non ha pagato la risalita dell’Atlantico, dopo che a Capo Horn il vantaggio sul record era di circa 450 miglia. La scelta di passare a ovest delle Falkland, obbligata dalla situazione meteo di quel momento, si è rivelata poi negativa. Il resto lo ha fatto la molta bolina incontrata prima dell’Equatore e la presenza di un Anticiclone delle Azzorre assai radicato a impedire un approccio diretto verso l’arrivo.

La cavalcata attorno al mondo è stata comunque assai emozionante, con continui vantaggi e perdite sul record che sono proseguiti per tutti i primi tre oceani, salvo poi la decisiva (a favore del vecchio record di BP) risalita dell’Atlantico.

Durante il suo viaggio ad alta velocità, il maxi trimarano ha abbassato il record in tre sezioni del percorso (Ushant-Equatore, Ushant-Tasmania e Ushant-Cape Horn) e, per alcune ore, ha detenuto il record di traversata dell’oceano Indiano, andato poi a Idec Sport di Francis Joyon. Dona Bertarelli, che ha partecipato a questo tentativo di record insieme al suo equipaggio di 13 uomini, è la prima donna ad aver completato il percorso del Jules Verne Trophy e anche la donna più veloce ad aver completato un giro del mondo.

L’imbarcazione ha poi proseguito la navigazione verso la propria base a La Trinité-sur-Mer.

Spindrift 2 è partito per il suo giro del mondo nella notte del 22 novembre e ha fatto ritorno nel pomeriggio dell’8 gennaio, appena prima del tramonto. A bordo del maxi trimarano Dona Bertarelli, Yann Guichard, Sébastien Audigane, Antoine Carraz, Thierry Duprey du Vorsent, Christophe Espagnon, Jacques Guichard, Erwan Israël, Loïc Le Mignon, Sébastien Marsset, François Morvan, Xavier Revil, Yann Riou e Thomas Rouxel.

Yann Guichard, skipper: “Il passaggio a sud di Capo di Buona Speranza è stato uno dei momenti più importanti per me, ma tagliare la linea di arrivo davanti a Ushant è stato un sollievo. Non nel senso di liberazione, perché non mi sono sentito prigioniero, anzi ho apprezzato molto questo giro del mondo, però era arrivato il momento di avere una pausa. Di certo ci sono stati momenti di stress, ma fa parte del mio lavoro. Questo Jules Verne Trophy mi ha riservato diverse nuove esperienze, come appunto quella di fare il giro del mondo, doppiare i tre Capi e navigare per cosi tanti giorni consecutivi senza mai toccare terra. Ho davvero voglia di tornare in mare. La barca è stata preparata alla perfezione per questa sfida, in futuro avremo bisogno soltanto dell’aiuto delle giuste condizioni metereologiche. I mari del sud sono magici. L’oceano Indiano è piuttosto grigio, ma il Pacifico ci ha regalato dei colori incredibili quando siamo scesi quasi fino al 60° parallelo sud. Non scorderò mai gli uccelli che ci hanno seguito durante la navigazione, come gli albatros e le procellarie.

La paura più grande è arrivata quando abbiamo urtato un oggetto con il foil: ho pensato che saremmo stati costretti a ritirarci. Sono davvero felice di essere arrivato qui a Ushant, perché, da Capo Horn in poi, la risalita dell’Atlantico è stata davvero impegnativa e ha messo a dura prova sia la barca che l’equipaggio.”

Dona Bertarelli, timoniere/trimmer: “La risalita dell’Atlantico è stata lunga e impegnativa, mi sembrava che il tempo si fosse fermato. Fortunatamente ieri ci siamo resi conto che il traguardo era ormai vicino: è successo quando abbiamo doppiato la boa simbolica a 500 miglia da Ushant. E’ stato un momento speciale. Durante la notte non ho dormito molto ero emozionata e adrenalinica. Concludere questo giro del mondo per me ha rappresentato il raggiungimento di diversi obiettivi, anche se non abbiamo battuto il record del Jules Verne Trophy. Non ho rimpianti perché la cosa più importante era tornare a Ushant il più velocemente possibile e noi abbiamo fatto tutto quello che era possibile per raggiungere questo risultato.

Questo viaggio rappresenta una grande esperienza per me perché ci conosciamo tutti molto bene e ognuno di noi ha rispettato fino in fondo le individualità degli altri. E’ Stato bello perché siamo una squadra di veri amici. Sono anche molto contenta di avere avuto l’opportunità di esorcizzare le mie paure come il timore di fare un tuffo nell’oceano del Sud e di aver potuto continuare a comunicare con tutto il mondo condividendo le mie esperienze. Non mi sono mai sentita sola o isolata in questa avventura.”

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