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Riceviamo da Giambattista Giannoccaro e Valentina Zotta la prima puntata del loro diario di bordo della traversata e crociera nella Penisola Antartica con il catamarano Angelique II.

Giambattista e Valentina sul loro catamarano
Giambattista e Valentina sul loro catamarano

Puerto Toro, Cile- 06 Febbraio 2016 ore 22:40
Posizione Lat 55° 043.83S;    Long 066° 038.90’W
Rotta: 159
Vento (apparente): 10 kn
Velocità: 6,5

Siamo arrivati a Puerto Toro il 5 Febbraio alle ore 01:15, dopo esserci
arresi al Drake con cui abbiamo lottato per oltre 48 ore con venti sempre
superiori a 35 nodi di apparente e punte di 55.
Purtroppo siamo stati troppo lenti nelle prime 24, coprendo la tratta che da
Puerto Williams ci ha portato a Capo Horn ed invece delle 160 miglia che
avevo immaginato ne abbiamo coperto solo 80.
Il vento ci ha abbandonato nella prima notte ed abbiamo coperto solo 12
miglia in 8 ore.
Cosl abbiamo perso il treno per il sud e dopo 24 ore invece di cavalcare
la coda della bassa che ci avrebbe portato quasi a destinazione, ci siamo
ritrovati con l’arrivo di un’alta pressione.
Ho peccato di presunzione, perché in altre occasione abbiamo affrontato
venti di questa intensità di bolina, ma le onde del Drake sono davvero
mostruose.

Ho così messo la prua a nord e ho cavalcato l’alta facendo nuovamente prua
verso la zona del Capo.
Al nostro arrivo in piena notte a Puerto Toro ci ha accolto Francisco, il
responsabile dell’Alcamar P.to Toro, faro e posto di controllo dell’Armada
del Chile sulla costa orientale dellIsola di Navarino, che avevamo già
conosciuto durante il nostro passaggio in occasione dei festeggiamenti del
400esimo anniversario della scoperta di Capo Horn.
Ormeggiati al piccolo ma sicuro pontile, abbiamo asciugato l’attrezzatura
provata dalle 48 ore trascorse nel Drake, riposato e soprattutto preparato
una ricca e gustosa parmigiana di melanzane che abbiamo accompagnato con del
buon vino cileno, per propiziare l’arrivo di una buona finestra meteo e
riprendere cosl il nostro viaggio a sud.

E cosl è stato, questa mattina il GRIB scaricato ci dà una finestra di circa
60 ore a partire dalle 00:00 del 7 febbraio, con venti tra i 25 e i 30 nodi
da nord ovest che dovrebbero consentirci di coprire almeno 480 delle 560
miglia che ci separano da Melchior Island, previsto atterraggio in
Antartica.

Per esperienza sappiamo che la realtà presenta poi una situazione con venti
di forza maggiore di almeno 5 nodi ma in questo caso, considerando la nostra
andatura al giardinetto, la cosa non ci preoccupa.
Pensavamo di salpare intorno alle 12:00, ma come da un consumato copione
cinematografico, alla prima vera esperienza sul fronte, abbiamo avuto le
prime defezioni.
A 30 minuti dalla partenza Lluis e Johan hanno inaspettatamente deciso
di sbarcare.

L’esperienza nel Drake li ha convinti che l’oceano non è proprio il loro
ambiente.
Questa decisione, presa cosl all’ultimo minuto, ci ha preso in contropiede e
soprattutto ci ha esposto a un serio problema.
Da un lato l’intero equipaggio è ufficialmente uscito dal territorio cileno
il giorno 1 febbraio quando, con tanto di visto di uscita dal Paese, abbiamo
lasciato Puerto Williams.
Dall’altro il nostro ”Zarpe”, il documento di navigazione rilasciato dalla
Marina Cilena che ci autorizzava a lasciare le acque territoriali Cilene,
indica chiaramente 8 membri di equipaggio e, una volta giunti nel prossimo
porto che per noi sarà Stanley alle Falkland, avremmo dovuto spiegare alle
autorità locali che fine han fatto i due marinai mancanti.

Il problema è che a Puerto Toro, nonostante tra i 23 abitanti ci siano 9
Carabineros e 1 sottufficiale dellArmada, nessuno di loro ha giurisdizione
per risolvere in loco il rompicapo.
Cosl interpellate le autorità di Puerto Williams ci è stato risposto che
saremmo dovuti rientrare per consentire ai due sbarcati di regolamentare il
loro ingresso in Cile e a noi di ottenere un nuovo Zarpe.
Disastro.

Questa ipotesi ci avrebbe costretto a rinunciare alla promettente  finestra
meteo dei prossimi giorni posticipando cosl la partenza con la
consapevolezza che da marzo in avanti le condizioni meteo in Antartica
iniziano a deteriorare.
Ma in questi anni abbiamo imparato a non mollare, per cui con l’aiuto dei
locali Carabineros e del sottufficiale e addetto dell’avamposto dell’Armada
a Puerto Toro, abbiamo raggiunto telefonicamente la responsabile della PDI
(la Polizia Investigativa Cilena), alla quale abbiamo esposto il problema.
La cortese agente ci ha spiegato che la preoccupazione delle autorità era
quella di avere due cittadini stranieri, ufficialmente fuori dal Paese a
spasso per il Cile.

Fortunatamente al molo di Porto Toro c’era un’imbarcazione Francese pronta
a salpare per Puerto Williams, cosl abbiamo chiesto se fosse stato possibile
imbarcare i due marinai pentiti su quella barca, con la promessa che il
comandante avrebbe informato le autorità appena giunti in porto in modo da
regolarizzare la posizione.
Permesso accordato.
Restava il problema dello Zarpe.
Il sottufficiale dell’Armada di Puerto Toro ha dunque chiamato la
Capitaneria di Puerto Williams, spiegando che la PDI aveva trovato una
soluzione e chiedendo il permesso di aggiornare in loco il nostro Zarpe.
Permesso accordato.

Siamo così salpati alle 14, con una splendida giornata di sole, la barca più
leggera e un bel gruppo di nuovi amici a salutarci dal molo.
Una leggera brezza su 9 nodi da sud est ci ha accompagnato per le prime ore
consentendoci di raggiungere la nostra velocità target di 6 nodi.
Ovviamente le nostre medie orarie sono ben altre, ma ho elaborato una
previsione basandomi sull’ipotesi di percorrere solo 160 miglia nelle 24
ore.

Cosl facendo a partire dalla mezzanotte di oggi dovremmo incontrare un vento
da Nord/Nord Ovest sui 25, 30 nodi che ci dovrebbe accompagnare per circa 48
ore, consentendoci di coprire circa 400 miglia delle 570 che separano Puerto
Toro dalle Isole Melchior, nostro approdo in Antartico.
Da lì le previsioni ci danno venti da sud ovest intorno ai 20 nodi che non
dovrebbero rappresentare per noi un problema e comunque avremmo l’opzione di
poggiare e dirigerci verso le Isole Shetland, più vicine e soprattutto con
un più confortevole angolo rispetto al vento. Ma già dalle 19 il vento ha
girato a est consentendomi di mettere a riva il Gennaker, portando la nostra
velocità a circa 8,5 nodi con appena 11 nodi di reale.
Per cena ho preparato 3 gustose pizze capricciose che hanno dato un bel
boost al morale della ciurma.

Abbiamo riorganizzato le guardie scegliendo di fare turni di 4 ore.
Una squadra h formata da Jiri, Dave e Vale e la seconda da Matteo e Adela,
mentre io, per definizione, sono di guardia h24.
Mancano circa 37 miglia al nostro ipotetico appuntamento delle 06:00 di
domani con il vento.
Noi ci saremo.

Angelique II in navigazione nello Stretto di Drake
Angelique II in navigazione . Foto Valentina Zotta

07 Febbraio 2016 ore 22:45
Posizione Lat 57° 48.10’S;    Long 066° 38.90’W
Rotta: 161°
Vento (apparente): 19 kn da N
Velocità: 8,5

Alla fine ci siamo riusciti.
Alle 06:00 eravamo pronti a prendere il nostro treno per il sud.
Però più che di un “diretto” in realtà è stato un “locale” e invece dei 25
nodi di reale che mi aspettavo, il vento per l’intera giornata si è
mantenuto sotto i 15 nodi e per giunta esattamente da Nord offrendoci una
poppa piena.
Ho preferito invece procedere con un’andatura leggermente più stretta,
impostando il nostro autopilota su 135° di vento apparente, strambando ogni
2 ore. Siamo così riusciti a mantenere una media di 6 nodi.
Fuori la temperatura è rimasta relativamente alta per tutta la giornata, con
massime di 8 gradi e per lo più il cielo è stato coperto ma senza pioggia,
a esclusione di due piccoli piovaschi. A bordo, come di consueto quando le condizioni meteo non sono proibitive, ci siamo dedicati alla cucina preparando due ciambelle al cioccolato, una ripiena con crema pasticciera e l’altra con marmellata di mele, entrambe
ovviamente “fatte in barca”.

Nel tardo pomeriggio, mentre facevo il mio controllo di routine
all’attrezzatura, mi sono accorto che la calza della drizza della randa,
all’altezza dello stopper sull’albero si era tranciata, lasciando scoperta
l’anima per una lunghezza di 25 centimetri circa.
Un bel problema.
La drizza della randa è lunga oltre 60 metri e non avendo un ricambio a
bordo, l’unica che potrebbe essere cannibalizzata è quella del Gennaker.
Però prima di sacrificare la drizza della mia vela preferita ho pensato di
provare a ripare quella della randa.
Abbiamo dunque bloccato la drizza a monte dello stopper in modo da aprirlo
senza che la zona danneggiata scomparisse all’interno dell’albero.
A quel punto ho assicurato entrambe le estremità della calza all’anima,
cucendole con del filo cerato da 1,5 mm, ricoprendo poi l’intera area con
del nastro.
Ammainata la randa, non restava che salire in testa d’albero per accorciare
di qualche metro la testa della drizza in modo che la zona riparata, una
volta issata nuovamente la randa, risultasse ben più alta rispetto alla
precedente posizione e ben lontana dallo stopper.
Fortunatamente Ijri è un consumato alpinista e non ha avuto problemi a
restare abbarbicato all’albero a fare il lavoro, nonostante l’onda lunga del
Drake.

Con l’imbrunire è arrivato anche un po di vento, girando a Nord Ovest e
raggiungendo i 25 nodi di reale.
Nel frattempo il barometro è sceso di 9 millibar in 10 ore, segno evidente
che siamo sul fronte della perturbazione che aspettavamo e che per circa 30
ore dovrebbe spingerci a sud.

10 Febbraio 2016, ore 23:00
Whalers Bay, Deception Island, Isole Shetland del Sud Ancorato in posizione:
Lat 62058.77S; Long 060033.76W

Alle 18:30 di oggi abbiamo dato ancora in Whaler Bay a Deception Island
nelle Isole Shetland del Sud dopo 4 giorni, 4 ore e 634 miglia da Puerto
Toro sullIsola di Navarino in Cile.
Un salame di cioccolato e una bottiglia di spumante brut cileno ci
aspettavano in frigorifero per festeggiare questo momento che io e i miei
compagni di viaggio abbiamo sognato per molto tempo.
Tutti ad eccezione di mia moglie, che mai nella vita aveva sognato di girare
il mondo in barca e spingersi sino alla fine del mondo e da li ancora oltre,
verso un altro mondo.

Per cui nei primi istanti dopo aver assicurato la nostra ancora il
sentimento che ha prevalso in me non era legato all’obbiettivo appena
raggiunto, allo stupore per lo scenario che ci circondava, quanto al
desiderio irrefrenabile di stringere forte mia moglie tra le braccia e
urlarle a pieni polmoni grazie.
Si, perché non è nulla affatto scontato che una moglie non solo ti consenta
di inseguire i tuoi sogni, ma che resti sempre al tuo fianco, minuto per
minuto, a sostenerti anche quando i suoi sogni l’avrebbero portata da
tutt’altra parte.
E’ lei la vera eroina di questo capitolo del nostro viaggio, di questo anno
al fine del mondo e oltre.

Giorno 8 e 9 Febbraio sono trascorsi come preventivato dalle previsioni
meteo.
Giorno 8 il vento ha oscillato tra i 290 e i 320 gradi soffiando mediamente
sui 25 nodi con raffiche di 35 (apparente) che noi abbiamo affrontato con una
mano di terzaroli alla randa e il Genoa a circa l’80% mantenendo una
velocità media di circa 7,5 nodi.
Ma già dalle 04:00 del 9, il barometro era a 972 mb, 12 in meno rispetto a 4
ore prima. il vento reale costante sui 30 nodi. Per le 10 il barometro era
crollato a 964 mb e il vento rinfrescato sino a 40 nodi con raffiche
intorno ai 50.
Intorno a noi il mare era bianco come è ovvio sia in queste condizioni, ma
la cosa terrificante ancora una volta era la dimensione delle onde.
Semplicemente gigantesche, nulla a che vedere con qualsiasi altra situazione
vissuta prima.

Neanche i 72 nodi di vento incontrati in Pacifico raggiungendo la Patagonia
potevano minimamente essere confrontate con le montagne d’acqua del Drake.
A riva solo un piccolo fazzoletto, non più di 7 o 8 metri quadrati di vela,
sufficienti a garantire manovrabilità alla barca ma contenendo quanto
possibile la velocità che in discesa dalle onde raggiungeva facilmente i 15
nodi con una punta di 18.
Nonostante fuori si scatenasse l’inferno, il confort a bordo è rimasto
eccellente, ancora una volta confermando le incredibili doti di questo
Outremer 55.

E’ andata avanti così sino al tardo pomeriggio, poi il vento ha iniziato a
calare e girare a est. Per le 22:00 avevamo appena 8 nodi di vento da Est
pieno, il barometro segnava 958 mb, la più bassa pressione che io ed il mio
barometro abbiamo mai registrata.
Eravamo al centro della bassa pressione che da oltre 3 giorni ci aveva
accompagnato in Antartica.

Ed ora che succede?, domandava la mia inesperta ciurma.
Succede che siamo in procinto di prendere una bella scoppola di mare.
Le depressioni nell’emisfero sud si muovono verso est ed il vento che dalle
aree periferiche (quelle con più alta pressione) cerca di raggiungere il
centro  (l’area con più bassa pressione) gira in senso orario.
Per cui la nostra strategia sin dalla partenza è stata quella di cavalcare
lìarrivo di una bassa pressione che con i suoi venti che girano in senso
orario (per cui sempre con una componente nord) ci avrebbero spinto a sud
sino a che il centro della bassa pressione non ci avrebbe raggiunto. Da quel
momento in poi avremmo incontrato venti che, continuando a girare in senso
orario, avrebbero avuto una componente sud e quindi contraria alla nostra
rotta.

Il problema a queste latitudini è che i fronti passano molto velocemente e
questa finestra di condizioni favorevoli dura in media 48/72 ore.
La nostra finestra era durata oltre 72 ore e solo 100 miglia mancavano al
nostro arrivo.
Già alle 23:00 avevamo 25 nodi di vento reale sulla prua che con la nostra
velocità superavano abbondantemente i 30.
Il mare alzato da tre giorni di venti da Nord fortunatamente continuava ad
avere un’onda che spingeva verso sud.
Ma per le 2 si è scatenato il finimondo.
Di guardia cerano Ijri e Adela. Io ero in dinette, sempre pronto ma stavo
riposando.
Avevo lasciato l’incarico di monitorare costantemente il radar per
individuare eventuali iceberg. Infatti poco prima ne avevamo passati due a
babordo.

A un certo punto mi hanno svegliato. Sul radar avevano individuato un
oggetto di grande dimensioni a due miglia davanti a noi ed erano preoccupati
perché l’oggetto continuava a girarci intorno a grande velocità.
Ancora mezzo addormentato ho fatto fatica a capire cosa stessero dicendo, ma
era evidente che nessuna imbarcazione avrebbe mai potuto fare un 360 intorno
a noi a due miglia di distanza in appena qualche minuto.
Sono corso fuori per realizzare che il pilota automatico era andato in stand
by e la barca senza alcun controllo continuava a girare su se stessa.
Il vento era ormai sui 35 nodi di reale e il mare era davvero grosso ma
questa volta contro di noi.

Avevo due alternative: mettere la poppa al vento e aspettare il passaggio di
questa fase della bassa (secondo le previsioni circa 10 ore) perdendo cosl
almeno una 70 di miglia oppure mettere la barca alla cappa, peraltro mai
sperimentato con un catamarano.
Ho deciso per questa seconda opzione.

Mettere la barca alla cappa significa porre le vele in una posizione tale da
fermare l’avanzare dell’imbarcazione mantenendola prua al vento,
Specificatamente la manovra si effettua avviando una virata nella quale la
vela di prua viene mantenuta cazzata con la scotta sopravento, per cui
fiocco a collo e nel nostro caso randa cazzata a ferro leggermente
sopravvento.
Io ho anche deciso di mantenere acceso e ingaggiato il motore sopravento
appena a 1200 giri.

Angelique si è magicamente fermata e abbiamo cosl atteso sino alle 6 del
mattino quando il vento è calato e soprattutto tornato verso est (stavamo
incontrando i primi venti dell’alta pressione che seguiva la bassa che
nell’emisfero sud girano in senso antiorario dal centro dell’alta verso
l’esterno).
La nostra posizione era più o meno la stessa di 4 ore prima, solo un paio di
miglia indietro.
Gennaker e randa a riva ci siamo cosl avviati per coprire le ultime 70
miglia.

Uno degli iceberg incontrati da Angelique II. Foto Zotta
Uno degli iceberg incontrati da Angelique II. Foto Zotta

Alle 10 eravamo al traverso di Isola Smith, il sole era già alto in cielo e
riscaldava talmente tanto che siamo andati tutti in coperta ad ammirare il
benvenuto che il continente bianco ci riservava.
Iceberg grandi come San Siro riempivano l’intero orizzonte.
E’ davvero difficile trovare le parole per esprimere la bellezza di queste
opere della natura, alcune dalle geometrie perfettamente regolari, quasi
fossero state realizzate da un gigante pasticcere, altre delle vere e
proprie armoniose sculture.
Un trionfo di colori tra il blu scuro ed il verde acqua marina.

E poi le grandi onde del Pacifico che ci avevano pestato la notte passata,
adesso arrestavano la loro corsa su queste enormi isole di ghiaccio.
Superata Isola Smith e Isola Snow abbiamo continuato il nostro slalom tra
gli Iceberg per ancora 40 miglia, sino a quando davanti a noi è apparso
Neptune Bellows, il passaggio sulla costa Orientale di Isola Deception che
da’ l’accesso al grande Cratere dell’Isola.
Deception è infatti molto simile per dimensione e forma all’Isola di
Santorini in Egeo, un ferro di cavallo in cui lunico accesso è costituito
da Neptune Bellows.
Alle 18:30 davamo fondo a Whalers Bay in 10 metri dacqua. (1-continua)

(Giambattista Giannoccaro)

Il diario di bordo proseguirà nei prossimi giorni

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