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Riceviamo e pubblichiamo la terza puntata del diario di Giambattista Giannoccaro e Valentina Zotta dalla Penisola Antartica.

Angelique 2 all'ancora a. Foto Valentina Zotta
Angelique 2 all’ancora a. Foto Valentina Zotta

13 Febbraio 2016, ore 23:00
Spert Island
Ancorati in posizione Lat. 63° 51.32S; Lon. 060° 55.36W

Questa mattina sveglia alle 7:00, colazione e subito randa e genoa a riva.
Ci attendevano oltre 70 miglia di navigazione per giungere al nostro
prossimo ancoraggio, Mikkelsen Harbor a Trinity Island.
Vogliamo raggiungere quanto prima Vernadsky Station, il punto più a sud
della nostra crociera a sud del Circolo Polare Antartico, in modo da poter
rimettere prua a nord e sfruttare ogni possibile occasione di venti dal
secondo e terzo quadrante (con una componente sud) non predominanti da
queste parti, soprattutto in questa stagione.
Purtroppo non possiamo navigare di notte e ciò comporta suddividere queste
250 miglia in più tappe.

Il rischio del navigare di notte non è rappresentato dai grandi iceberg,
quanto piuttosto dai piccoli blocchi di ghiaccio non visibili dal radar che
se colpiti a 8, 10 nodi potrebbero seriamente danneggiare la nostra
imbarcazione.
Un altro serio problema del navigare in queste acque è quello dell’assoluta
mancanza di portolani adeguati alle esigenze delle piccole imbarcazioni, con
annotazioni, punti GPS e disegni dettagliati utili sia alla navigazione sia
soprattutto per la ricerca di ancoraggi ben protetti, come a esempio quello
che abbiamo utilizzato per il nostro anno in Patagonia scritto da due
Italiani, Giorgio Ardizzi e Mariolina Rolfo, considerato universalmente la
Bibbia tra i (pochi) portolani sulla Patagonia.

Purtroppo i pilot book disponibili per l’Antartico sono quelli destinati
alle grandi navi che hanno esigenze totalmente differenti.
A noi piccoli capitani non resta che affidarsi all’istinto, all’esperienza
e, meglio, alla community.
Chi come noi ha passato qualche mese tra Ushuaia e Puerto Williams, finisce
certamente per conoscere skipper e armatori con grande esperienza nei mari
della Penisola Antartica e ottenere non solo informazioni utilissime, ma
soprattutto una serie di appunti e disegni che dai tempi del Damien chi
raggiunge il continente bianco raccoglie e poi condivide.

Così anche noi abbiamo ottenuto dallo skipper di una barca da charter
australiana, una raccolta di appunti e disegni davvero impressionante.
L’amico australiano ci ha però avvisato di non fare cieco affidamento su
tutte le indicazioni contenute, perché le condizioni meteo da queste parti
cambiano rapidamente e un ancoraggio valutato sicuro in una specifica
condizione potrebbe rivelarsi un inferno in condizioni differenti.

Abbiamo lasciato il nostro ancoraggio intorno alle 08:00 con circa 25 nodi
di vento reale da Est, Nord Est, che ci ha costretto a bordeggiare per circa
un’ora per uscire dal grande bacino naturale di Deception Island attraverso
lo stretto passaggio di Neptunes Bellows, ma una volta in mare aperto lo
stesso vento ci ha consentito di tenere un angolo di circa 100 gradi e una
navigazione comoda nonostante l’onda formata.

La temperatura è rimasta intorno ai -2° per tutta la mattinata ma la
percepita era decisamente più bassa.
Intorno all’ora di pranzo il vento è rinfrescato sui 35 nodi con raffiche
sino a 45.
Abbiamo ridotto tela sino a lasciare la sola randa con 3 mani di terzaroli,
spingendo comunque Angelique II a 9, 10 nodi (17 la massima di giornata).
Nonostante la totale assenza di sole, il grigio dominante di cielo e mare
contrastato dal bianco dei palazzi di ghiaccio tra cui facevamo slalom, dava
al paesaggio un’atmosfera fiabesca e per nulla tetra.

Questo credo sia una degli aspetti più singolari di questo pianeta.
Il sole splendente in un cielo terso non aggiunge né colore né fascino a
questa immensa scenografia messa in scena dalla natura, ancorché non nego
che possano avere effetto sul livello di comfort di chi li osserva.
Intorno alle 18:45 eravamo già a sud di Trinity, al traverso di Borge Point,
pronti ad ammainare la randa e procedere a motore verso la rada di Mikkelsen
Harbor.

Gli appunti su Mikkelsen Harbour a Trinity Island
Gli appunti su Mikkelsen Harbour a Trinity Island

In base ai preziosi appunti trasferitemi dal mio amico skipper australiano,
gli unici ancoraggi possibili su questa rotta raggiungibili da Deception,
evitando la navigazione notturna, sono Mikkelsen Harbor, una rada sulla costa
meridionale di Trinity Island e Spert Island, o meglio un ancoraggio in un
piccolo istmo che separa Spert Island da Trinity.
Guardando le carte nautiche e i disegni/appunti non ho avuto dubbi nel
puntare su Mikkelsen Harbor.
Gli appunti indicavano le coordinate precise per l’ancoraggio, una
profondità tra i 5 ed i 16 metri, il tutto supportato da un rassicurante
commento in francese: tres beau!!!
Purtroppo, una volta raggiunto il punto GPS indicato, il nostro
ecoscandaglio segnava 65 metri.
Abbiamo scandagliato la costa dell’intera rada per circa 2 ore ma le
profondità restavano proibitive a meno di non portarsi a pochi metri dai
ghiacciai che cingono le coste di Trinity.

Non ci restava che tentare l’ancoraggio di Spert Island.
Nel frattempo il vento era sceso sui 25 nodi di reale ma questa volta
dovevamo risalire la costa occidentale di Trinity con il vento contrario.
Messo il fiocco a riva abbiamo coperto le 8 miglia che separano i due
ancoraggi in circa un ora, appena in tempo per dar fondo con l’ultimo lume
di luce.

Gli appunti su Spert Island
Gli appunti su Spert Island

Lo schizzo in mio possesso proponeva tre possibili scenari: uno slalom tra
rocce e iceberg per portarsi all’interno dell’istmo tra le due isole, un
ancoraggio con cime a terra e una terza soluzione con solo l’ancora.
Il vento arrivava esattamente da nord e le previsioni davano 3 nodi da nord
a partire dalla mezzanotte per cui ho deciso per la terza proposta in menù.
Ho dato ancora in 12 metri d’acqua mettendo giù 80 metri di catena e
verificando che ci fosse spazio a sufficienza per ruotare evitando di finire
a scogli.

Ovviamente abbiamo posto l’allarme ancora e un’allarme radar sui 100 metri
per segnalare l’arrivo di eventuali iceberg.
In dinette la temperatura era già a 18 gradi, tropicale a confronto di
quella esterna e un gustosissimo pollo al curry con latte di cocco
accompagnato da riso pilaf, ci aspettava quale meritato premio per i
conseguimenti di questa giornata.
Un delizioso piatto, sapientemente preparato dalla mia mogliettina seguendo
appunti raccolti su internet, meno romantici di quelli antartici ma
certamente più efficaci, almeno questa volta. (3-continua)

Giambattista Giannoccaro

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