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Las Palmas de Gran Canaria- Quella rotta dal Mediterrano alle Canarie, che di solito rappresenta l’antipasto alla transatlantica verso i Caraibi, la dobbiamo percorrere al contrario, risalendo i venti dominanti del nord Africa.  Quegli Alisei che di solito ti spingono con forza li abbiamo sul muso. “E’ stata la navigazione meno confortevole della mia vita…”, racconta Gordon, che pure è abituato ai mari scozzesi.

I cat al Muelle Deportivo di Las Palmas
I cat al Muelle Deportivo di Las Palmas

Gordon è uno dei protagonisti del viaggio ed è l’unico ad aver già percorso quella tratta da sud a nord. Gli altri 9 ascoltano attentamente, ma come sempre alla partenza, le difficoltà potenziali sono vissute come il sale per insaporire un piatto nel quale l’entusiasmo prevale sulle preoccupazioni oggettive. Andare per mare è un po’ così. E’ un livido che ti tocchi perché ti piace sentire quella fitta al tatto.
Ci troviamo al marina di Las Palmas, Gran Canaria. Al centro dell’arcipelago omonimo, che oltre a esser uno scalo sulla rotta per i Caraibi (anche Colombo passo di qui) è una meta turistica per centinaia di migliaia di persone.

Siamo un gruppo di 10 marinai suddivisi fra tre catamarani Lagoon (due 400 e un 450) che Captains and Crew utilizza come palestra didattica nell’ambito delle sue attività di formazione (www.corsiperskipper.com). Siamo sul pontile e alterniamo la preparazione delle barche con qualche chiacchiera. Qualcuno si conosce già, altri si studiano come pugili alla prima ripresa. Passeremo insieme circa due settimane, è fondamentale costruire l’armonia di bordo. “Nessuno è obbligato ad amare nessuno, tutti abbiamo il dovere di rispettarci”: Josè Saramago ha scolpito una massima che in barca trova una scenografia perfetta.

Lo skipper Simone è con Christian e Galgano. Ugo con Simonetta e Alessandro, mentre Giovanni è al comando dell’equipaggio internazionale: il russo Slava, l’inglese Alan e, appunto, lo scozzese Gordon che termina il racconto: “…il monoscafo sul quale ero imbarcato fu messo a dura prova”. Appunto: risalire gli Alisei in catamarano sarà ancora più arduo, se si considera poi che l’autonomia dei Lagoon 400 è di 75 ore a 2200 rpm e che il Marocco ha una costa aperta e di fatto senza ridossi.

In navigazione
In navigazione: Giovanni e Slava

Venerdì 5 febbraio. Partenza. Anche oggi Gran Canaria non tradisce. “Vivere a 22 gradi”. Lo slogan da brochure turistica è una piacevole realtà. Sole e temperatura mite sono certificati anche da uno studio dell’università US di Syracuse che assegna all’isola la palma di “miglior clima al mondo”. Il vento però resta contrario. L’onda rallenta il multiscafo. Dopo una giornata ci fermiamo a Lanzarote per l’ultimo bunkeraggio sulla rotta verso l’Africa. Un pieno, un caffè e molte taniche di gasolio più tardi siamo di nuovo in navigazione. Ancora meteo buono ma vento contrario tra 15 e 20 nodi.  Lo scalo a Essaouira, il primo porto marocchino disponibile è fuori discussione. I fondali degradanti e le basse profondità sono un invito a frangere per l’onda lunga proveniente da una depressione che spinge il fetch fin dal largo del portogallo. Il festival della musica nel tempio berbero del surf, al quale avevamo fatto un pensiero, dovrà attendere altre navigazioni.

Basterà la nostra scorta di taniche per raggiungere Mohammedia? Mohammedia è il primo marina con possibilità di rifornimento e ingresso sicuro in ogni condizione. Altri porti sula strada non forniscono certezze né sull’ormeggio né sulla qualità del diesel.
La possibilità di essere rimpallati dagli Alisei e dover ripiegare su Agadir, perdendo almeno una settimana, si fa strada in modo inquietante. A bordo serpeggia il malumore. Condizioni a dir poco disagevoli, scarso appetito, poca voglia di parlare.
Pazientemente cerchiamo il miglior WCV. A volte scornandoci controvento a 2\3 nodi, ogni tanto poggiando qualche grado per far portare la randa cazzata a ferro e il fiocco scontrato leggermente dalla scotta sopravvento. In media 90 miglia la giorno. Un paio di tonnetti finiscono nel freezer in attesa di appetiti adeguati.

Perdiamo il contatto radio fra le barche, per fortuna grazie al radar Ugo localizza il cargo Baltik Tanker che Giovanni contatta sul 16. L’ufficiale russo di guardia rilancia le comunicazioni e ci permette di localizzarci a vicenda. Siamo a circa 20 miglia di distanza gli uni dagli altri. Ne approfittiamo per chiedere ai russi un aggiornamento meteo che  si rivelerà molto approssimativo. Noi naturalmente abbiamo perso la rete telefonica poche miglia dopo Lanzarote
La notte di martedì 9 capiamo di potercela fare, il vento gira leggermente a ovest consentendoci un buon avanzamento. Poi molla fino a 2 BF.

Casablanca
Casablanca

Al mattino di giovedì 11, carburante agli sgoccioli, avvistiamo Casablanca nella sua forma più iconica: solo l’imponente minareto (il più grande d’Africa) sbuca sopra una coltre di foschia dando una suggestione mistica al panorama. Si disvela lentamente una skyline fatta di grandi palazzi, dune di sabbia, Gru, capannoni, industrie, baraccopoli e un tessuto urbano che compone un’area metropolitana di 7 milioni di abitanti. 10 miglia più a nord c’è il piccolo marina di Moahmmedia, protetto da una diga foranea enorme. I pochi pontili flottanti sulla marea di 4 metri si trovano tra una zona a vocazione industriale e un porto di pescherecci. Sul molo di quest’ultimo, sotto una coltre di aria carica di idrocarburi e stormi di gabbiani, una folla di marocchini vocianti è alla ricerca di un imbarco giornaliero. Terra di grandi contraddizioni, ca va sans dire. Previa richiesta sul canale 9 accostiamo all’inglese. I locali sono più che cortesi, forse un modo per compensare le seccature per le consuete lungaggini burocratiche di dogana.
Passaporti alla mano scendiamo a terra.
Subito dietro il marina c’è una serie di palazzi che ricordano quelli di Full metal jacket, scena del cecchino. Fra le rovine, sempre per i contrasti di cui sopra, c’è un ristorante di lusso. Un’enclave stellata che decidiamo di recensire come premio per le fatiche dei precedenti 5 giorni.

La clientela arriva da Casablanca come da Rabat. Ci accorgiamo subito dal fototipo catarifrangente di alcuni manager in completo Armani che non è un posto per locali. Per la cronaca cucina molto standard con prodotti di qualità ma cotture imperfette. Il pesce, qui come alle Canarie è spesso stracotto. Il Sauvignon marocchino invece ci stupisce, anche perché è solo una parentesi fra giorni di navigazione ad alcol zero, come da prassi di Captains and Crew.
Possiamo ritirarci in cabina sotto l’ennesima notte senza luna. Domattina si riparte.
(1-continua)

Simone Dal Fiume

Per partecipare a navigazioni oceaniche come questa:
http://www.corsiperskipper.com/corsodinavigazioneoceanica

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