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Pubblichiamo la seconda puntata del diario di bordo della traversata da Las Palmas a Palma di Maiorca di Simone Dal Fiume di Captains and Cre. Qui la prima parte.

Venerdì 12 febbraio
Ripartiamo col pieno di carburante al mattino successivo, destinazione Gibilterra, nella calma di vento. 30 ore con randa e motore prima di venire risucchiati dall’imbuto dello stretto. Forti venti occidentali ci restituiscono parte delle miglia perse in Africa. Incrociamo lo Stretto a ovest dello schema di separazione del traffico poi, di fronte a Tarifa, accostiamo a dritta e sfiliamo davanti alla rocca con 3 mani di randa e un fazzoletto di fiocco a farfalla. Diverse volte rivendichiamo sul 16 un diritto di precedenza o chiediamo chiarimenti riguardo alla rotta di navi vicine. Come è noto ci troviamo nel punto più trafficato del Mediterraneo.

In poppa con 40 nodi nel Mare di Alboràn
In poppa con 40 nodi nel Mare di Alboràn

Ammainiamo randa sottovento allo stretto con 7 BF. Il meteo dà un aumento progressivo fino a dopo Almeria. Restiamo con 2 mani sul fiocco, mentre l’onda ingrossa.
Con punte di 16 nodi in planata (“riduci, riduci!”) in un paio di giorni ci mangiamo Alboràn. Raffiche in poppa a 50 nodi e onde fino a 4,5 metri poco oltre Almeria impongono uno stop. Anche perché è segnalato un ulteriore rinforzo e poi un giro a nord col quale proprio non possiamo scendere a patti.

La Tramontana è forse il vento più temuto dai maiorchini. Alicante è il compromesso tra sicurezza dell’approdo e attrattive locali. E’ anche uno degli ultimi porti disponibili prima delle Baleari.
Il morale a bordo è alto. Mentre Alan governa con un fazzoletto di fiocco a riva (Galgano nel frattempo è rientrato a Roma da Casablanca per problemi di lavoro), Christian e Simone sono impegnati in un’epica partita a scopa mentre un paio di creste frangono in pozzetto. L’anemometro, che per la verità sovrastima, passa più volte quota 60. Con condizioni limite arriviamo finalmente a svoltare l’angolo al fatidico waypoint del Cabo de Gata: poche miglia più tardi il vento è ancora a 7 BF al giardinetto, ma il poderoso ridosso spiana il mare fino a renderlo quasi una tavola: primiera settebello e carte oro…

L'arrivo ad Alicante
L’arrivo ad Alicante

Atterrare ad Alicante a questo punto è una formalità che sbrigheremo tranquillamente la mattina successiva.
Alle 12 siamo all’ingresso. Il ridosso del porto sembra perfetto, anche perché l’orografia locale disegna un vento di terra. Accostiamo con 5BF al pontile del distributore, l’unico attrezzato per i multiscafi e rinforziamo gli ormeggi. Il tempo di un piatto di pata negra al caffè del marina e vediamo, non senza un certo qual compiacimento, che le palme del porto cominciano a incurvarsi. Avremo 48 ore per riposarci e contarci. Anche Alan e Christian rientrano verso le rispettive case. Siamo rimasti in 7: non abbastanza per invadere le Polonia, ma tutto sommato a noi mancano solo 160 miglia per legare i cavalli a Palma.

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