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Sarah Young, la velista scomparsa

Qingdao, Cina- La Clipper Round the World Yacht Race paga il tributo di un’altra vita umana, la seconda in questa edizione del giro del mondo per equipaggi amatoriali a pagamento. Si tratta dell’inglese Sarah Young, 40 anni, che è stata trascinata fuori bordo  da un’onda mentre si trovava in pozzetto dopo aver concluso una manovra di presa di terzaroli alla randa in condizioni definite “estreme”. La Young non stava indossando, secondo le prime ricostruzioni, la cintura di sicurezza.

Sarah Young, la velista scomparsa
Sarah Young, la velista scomparsa

L’incidente fatale è avvenuto venerdì 1 aprile a bordo di IchorCoal nel corso della nona tappa del giro del mondo, da Qingdao a Seattle, ovvero la traversata del Nord Pacifico. IchorCoal navigava a est del Giappone. L’equipaggio e lo skipper Darren Ladd hanno recuperato il corpo della Young ma vani sono risultati i tentativi di rianimarla. Sarah Young è stata sepolta in mare in una toccante cerimonia avvenuta oggi a bordo di IchorCoal.

Sir Robin Knox-Johnston, il fondatore della Clipper Race e icona dello yachting britannico, ha dichiarato che verrà aperta un’inchiesta della magistratura penale sulla morte di Sarah Young. “Ora”, ha detto ancora Knox-Johnston, “si cercherà di capire perché la Young non abbia usato i ganci di sicurezza, visto che in quel momento si stava regatando in condizioni meteo estreme. Ma che, su 4mila persone in gara e 10 edizioni, ci siano state solo due vittime e della stessa imbarcazione è una pura fatalità”.

Si tratta infatti della seconda vittima alla Clipper, sempre sulla barca “maledetta” IchorCoal, dopo quella dello scorso settembre del compagno di equipaggio Andrew Ashman.

La Young era una donna d’affari inglese che si dedicava anche a sport estremi e aveva preso parte anche a spedizioni di montagna in Nepal ed era definita dai conoscenti come esperta velista.

Non è la prima volta che viene notata la potenziale pericolosità della Clipper Race, che porta equipaggi di amatori ad affrontare anche condizioni estreme senza la dovuta preparazione. Nonostante le lunghe e dure prove in fase di selezione degli equipaggi, infatti, non si possono improvvisare velisti da girod el mondo in regata su rotte complesse come quelle affrontate dalla Clipper Race.

4 COMMENTS

  1. è morta mentre stava facendo ciò che più amava. Vostri commenti come “….non si possono improvvisare velisti da girod el mondo in regata su rotte complesse come quelle affrontate dalla Clipper Race…” non le trovo giuste. Sapeva cosa andava a fare, non era una professionista ma aera un ottima velista, aveva affrontato una durissima selezione e conosceva benissimo i rischi che andava ad affrontare. Se non si ha la possibilità di fare cio che più si ama…cosa bisogna fare? guardare la TV come 1/2 Italia fa con il calcio?

    • Ciao Luca, certamente stava facendo ciò che amava e ne aveva tutto il diritto. Semplicemente lo skipper di quella barca avrebbe dovuto imporre l’uso delle cinture di sicurezza, che la sfortunata velista non indossava, in quelle condizioni, definite “estreme” dagli stessi organizzatori. La Clipper Race è un rally/regata che porta equipaggi di amatori, per quanto preparati, ad affrontare spesso condizioni da professionisti, come è appunto la traversata del Nord Pacifico a fine inverno. Un saluto

  2. Rattrista sapere di una donna coraggiosa, nel pieno della vita, che perde la vita. Tuttavia, al di là delle censure che vanno fatte allo skipper per le possibili negligenze in tema di sicurezza, mi solleva sapere che lei non si risparmiasse le esperienze che amava e che abbia perso la vita nel corso di una di esse. Riposi in pace.

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