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Castiglione della Pescaia- Giorgio Poggi non riesce a nascondere la sua soddisfazione. La sua rivincita sportiva è compiuta e tra poco più di due mesi affronterà a Rio de Janeiro la sua seconda Olimpiade in Finn, dopo quella di Qingdao 2008 dove fu undicesimo, a un passo dalla medal race. Nel mezzo una selezione persa nel 2012, per il più classico del “tra i due litiganti il terzo…”. Allora a godere fu Filippo Baldassari, che approfittò del duello infinito tra lo stesso Poggi e Paoletti. “Ho vinto una selezione, ne ho persa una e so cosa significa, e adesso ne ho vinta un’altra”, precisa Poggi.

Già, Giorgio Poggi, da Albenga, a 34 anni è riuscito a rivincere una complessa e spesso burrascosa selezione con Michele Paoletti come principale rivale, basata sull’osservazione fatta dal DT Michele Marchesini, che annotava, comparava e analizzava i risultati e i comportamenti nelle più importanti regate internazionali. Nel solo 2016 Miami, Palma, Europeo, Hyeres e Finn Gold Cup a Gaeta. Ed è lì, che il timoniere delle Fiamme Gialle e del Garnell Sailing Team ha compiuto il suo capolavoro, ottenendo un quinto posto che non solo è il suo miglior risultato in carriera ma anche il più alto piazzamento di un italiano nel durissimo Mondiale Finn dall’argento di Luca Devoti nel 1997.

Giorgio Poggi. Foto DI Fazio
Giorgio Poggi. Foto DI Fazio

E lo ha fatto nell’unico momento in cui non era possibile confondersi, in cui non c’era una seconda opportunità. Fornire la miglior prestazione nel momento decisivo, quello appunto in cui non si può sbagliare, è il segno inequivocabile della qualità. Della maturità. Poggi c’è riuscito, lasciando da parte quelle distrazioni che in passato ne avevano a volte tarpato il talento e la tecnica sopraffina. Il ligure, infatti, si muove benissimo in barca, ha una gran mano ed è velocissimo in poppa, “ma adesso anche in bolina, grazie a un lungo lavoro, mi sento sempre veloce”, aggiunge. “Devo ancora migliorare l’approccio alla regata, ma mi sento tranquillo, so già quali materiali userò a Rio e questa volta è arrivato il momento di fornire la prestazione migliore, il risultato”. Rischio appagamento zero, visto che, come ci dice, Poggi sa che questa volta il risultato conterà.

Poggi a Gaeta nella giornata con 25-28 nodi di vento, in cui ha saputo fornire prestazioni eccellenti. Foto Di Fazio
Poggi a Gaeta nella giornata con 25-28 nodi di vento, in cui ha saputo fornire prestazioni eccellenti. Foto Di Fazio

Con quel suo look alla D’Artagnan, un po’ guascone e un po’ ribelle, Poggi conquista simpatie. Si è sempre dedicato alle classi olimpiche, ben sapendo che è lì che c’è la vera sfida. Solo qualche apparizione in monotipi o ben selezionate prove d’altura. Ha saputo resistere alle illusioni dorate del mondo owner-driver e adesso prova a riscuotere i dividendi del lungo impegno.

La sua campagna, affrontata prima con le Fiamme Gialle poi con un passaggio, soprattutto di restyling tecnico, da Luca Devoti a Valencia dove notammo i suoi progressi in velocità e conduzione sulla “Giuseppina”, il nuovo D-Fantastica messogli a disposizione da Giuseppe e Filippo La Scala e, infine, negli ultimi quindici mesi nel Garnell Sailing Team, con il greco (già campione europeo Finn) Emilios Patathanasiou come coach, è stata complessa e lunga. Ma, alla fine, lo ha portato esattamente dove voleva, ovvero alla sua seconda Olimpiade nel singolo dei campioni. E riuscirci in una barca durissima e spietata come il Finn, dove solo qualificare il proprio Paese o arrivare nei top 10 mondiali, è impresa degna della scalata al K2, da sola meritevole di applausi. Non a caso, Poggi c’è riuscito proprio nel momento in cui si è centrato su quanto di meglio sa fare, andare in barca, veloce e concentrato.

Ancora dalla Finn Gold Cup di Gaeta. Foto DI Fazio
Ancora dalla Finn Gold Cup di Gaeta. Foto DI Fazio

Nell’intervista video che trovate in questa news, realizzata come quella a Francesco Marrai in occasione della presentazione del CVCP Garnell Sailing Team a Castiglione della Pescaia, Giorgio Poggi comunica emozione, una maturità finalmente acquisita e convinzione. Nel frattempo è diventato anche papà (la moglie Nathalie, anche lei valida velista, sta per dargli il secondo figlio che nascerà a settembre) e sa cosa vuole. Una buona Olimpiade. Per riuscirci sa di doversi concentrare solo sull’obiettivo, evitando qualsiasi distrazione esterna e complicazioni non richieste. Può fare bene e una Medal Race potrebbe davvero questa volta essere a portata. Poi si vedrà. Sicuramente lui per due volte è riuscito a staccare il biglietto per Olimpia e non sono in molti nella vela italiana a poter dire altrettanto.

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