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A bordo di Pegaso Marina Militare. Foto Pendibene

Genova – La Giraglia lascia il segno anche nei ministi, che almeno per una notte hanno potuto sperimentare condizioni mediterranee dal sapore oceanico con vento tra i 35 e i 40 nodi al lasco e onde da surf infiniti.Si trattava della prima partecipazione di questa classe alla prova offhore della Giraglia Rolex Cup e l’interesse generale conferma come positiva quest’esperienza. La vittoria nella categoria serie, quella più numerosa come iscritti, è andata a Pegaso Marina Militare condotta da Andrea Pendibene e Giovanna Valsechi. Di seguito il racconto di Pendibene “on board”.

A bordo di Pegaso Marina Militare. Foto Pendibene
A bordo di Pegaso Marina Militare. Foto Pendibene

(A.P.) – Si arriva due giorni prima della regata, con un cielo grigio che annuncia il maestrale forte, tra una doccia, controlli di sicurezza e manutenzioni che non finiscono mai il tempo scorre e decidiamo di saltare la grande cena di gala per rimanere con il nostro meteorologo a cena per analizzare la situazione meteo e finalizzare una strategia degna di un giocatore di scacchi.

La mattina della partenza il maestrale soffia ancora , si inizia ad uscire circa 300 barche di tutte le taglie, nazionalità e livelli di preparazione accumunate dalla voglia di doppiare il mitico scoglio per poterlo raccontare.

ll breve percorso nel Golfo di St Tropez si rivela una trappola per noi piccolini dei 650, mede cardinali da evitare, boe di bassi fondali, pochissimo vento e groppi temporaleschi che annullano il forte maestrale. Noi con la potenza di Pegaso non possiamo che cambiare continuamente vele per cercare di sfruttare i minimo refolo verso la boa successiva…non riusciamo a tenere il passo di barche più strette che nella piatta avanzano veloci ma non molliamo nemmeno un metro e continuiamo a cambiare vele spinnaker, gennaker, fiocco in varie combinazioni assieme allo spostamento dei pesi sottovento….

Finalmente vediamo l’ultima boa del percorso costiero, ridotto a qualche miglio prima di Porquerolles per esercitazioni militari e il vento si stabilizza sopra i cinque nodi che ci permette di iniziare a far correre la barca ma il vento è di prua e cambia sempre direzione non dandoci tregua dovendo continuamente virare e stare attenti ai concorrenti ma anche alle navi.

Nella notte la flotta si divide, noi puntiamo verso la Sardegna confidando sul forte vento di Libeccio che dovrebbe entrare, mentre altri puntano diretti a capo sperando di arrivare prima della burrasca.

Avanziamo nella notte e continuiamo all’alba, inizia a farsi sentire la stanchezze ma con turni regolari e una alimentazione corretta teniamo botta….

A circa 50 miglia dalla Giraglia, il Radio Faro di Capo Corso emette il bollettino speciale di meteo France con avviso di forza 8 sulla punta nord della Corsica e su tutto il Mar Ligure: inutile dire che lo sapevamo. Iniziamo a prepararci per il passaggio e per la lunga notte ventosa che ci aspetta.

Con Giovanna decidiamo di annullare i turni per tutta la durata del vento forte, iniziamo un check completo della barca strutture, elettronica, vele e tormentina.

Prepariamo la cena alle 16h con liofilizzati caldi, un termos per la notte e inziamo a vestirci con le cerate e i salvagenti riempiendoci le tasche di generi di conforto come noccioline, barrette, cioccolata, miele..

Alle 18.30 a meno di 20 miglia dallo scoglio il cielo diventa grigio, quasi nero, l’acqua perde il suo colore verde cristallino e la costa corsa rocciosa in lontananza diventa scura e cupa…la barca accelera, accelera, accelera fino a che decidiamo saggiamente di ammainare lo spinnaker grande e di  proseguire a vele bianche terzarolate per passare in super sicurezza.

In questa fase perdiamo posizioni, molte barche proseguono con tutta la tela a riva, molti in maglietta e senza salvagente ci passano quasi stupiti e nei volti di molti timonieri vedo una sorta di soddisfazione…..purtroppo molti di loro non hanno mai visto il mare in tempesta e pagheranno a caro prezzo la sfida con Nettuno!

A meno di 4 miglia il vento inizia a fischiare, non si vede più nulla, il sole è calato e la luna coperta dalle nubi nere come la pece, molte barche vengono investite dai groppi violenti e spaccano attrezzatura, vele perdendo il controllo schizzano impazzite da tutte le parti, alcune si rifugiano sotto le alte rocce tra la Giraglia e la Corsica, altre si ritirano, molte proseguono a motore

Noi con Giovanna decidiamo per il passaggio di manovrare con la sola randa con tre mani cois da evitare le barche e avere una buona velocità (intorno agli 8 nodi)

Subito dopo la Giraglia, il vento cala un poco (circa 38 nodi) e impostata la rotta decidiamo che dobbiamo tirare per recuperare i due mini che ci sono sfuggiti essendosi destreggiati meglio nelle piatte di bolina tra lo start e la giraglia (Penelope di grassi e Bea di Moresino, entrambi pogo2; ovviamente anche il proto OnlineSim di Bona ha allungato ma lui fa categoria a se)

Il pogo 3 ha una carena planante, un albero molto appoppato e nelle ultime settimane lo abbiamo controllato bullone su bullone dalla carena alla testa d’albero…non abbiamo dubbi sulla sua affidabilità, intanto il mare aumenta le onde superano i 4-5metri e il vento si stabilizza sui 35 nodi con raffiche oltre i 40…decidiamo di dare gas e provare Pegaso in assetto oceano

Diamo gennaker, solent e randa terzarolata, a barca schizza oltre i 13 nodi fissi con qualche punta sui 15, sembra un cavallo impazzito, acqua ovunque ma resta docile e “surfa” tra le onde nella notte buia!

Con Giovanna ci diamo cambi regolari secondo il livello di stanchezza, comunque mai oltre i 40 minuti per non perdere la concentrazione e quando il mare frangeva eravamo entrambi fuori ma uno al timone e l’altro a guardare le onde da dietro per avvisare il timoniere quando frangevano….

La notte scorre tranquilla, veloce, sicura quando vediamo un fuoco rosso a paracadute, togliamo subito il gennaker e proviamo a chiamare sul canale 16, sono una barca in regata, hanno appena rotto il timone e sono in pericolo, facciamo subito  ponte con la Capitaneria di Porto di Genova e Livorno, giriamo la posizione e gli diciamo che non possiamo prestare assistenza con una barca di 6 metri, con venti di prua da oltre 40 nodi e onde frangenti di 5metri…capiscono e ci ringraziano, sapremo poi a terra della perfetta riuscita del soccorso a loro e ad altre due barche per medesime avarie.

Passato il pericolo, ridiamo gennaker e ripartiamo a “surfare”, io sono in uno stato di grazia, sono contentissimo, finalmente la barca vola, sono sicuro perché l’abbiamo controllata per bene e ha il giusto setup, spingo talmente tanto che la barca ad ogni onda è piena d’acqua e mi investe ogni onda fino a che il salvagente si apre (la pastiglia si scioglie se immersa in acqua) ma non mi importa continuo come se nulla fosse e poi in quelle condizioni è impensabile togliersi l’oggetto che ti salva la vita…

Giovanna non molla, ci continuiamo a dare il cambio con regolarità anche se sottocoperta si sbatte tanto, è tutto fradicio e non si riesce a riposare ma staccare con il livello di concentrazione che richiede la barca va bene uguale e poi da sotto si controlla il sistema AIS per vedere la barche che raggiungiamo perché siamo nettamente più veloci…..

Quando arriva l’alba il vento cala, il sole ci scalda e si vede Genova, mancano solo 30 miglia: lo sprint finale da non sbagliare, da fare con estrema lucidità anche se siamo stanchi e bagnati fradici.

Con la luce vediamo le barche attorno a noi, con tormentina e molte senza  randa e a quel punto capiamo che abbiamo  dato gas durante la notte, ma non è finita le onde sono alte, alcune frangono e il vento è calato, la barca non tiene la direzione è molto pericoloso un paio di volte un frangente ci prende e ci sdraia dobbiamo reagire!

Si alza un refolo di vento alziamo lo spi grande per primi, saremo solo tre barche  a farlo, partiamo e iniziamo a planare ,cerchiamo il “waypoint” arrivo e ci diamo il cambio con il binocolo per cercarlo, è vicino alla costa e le onde sui bassi fondi sono alte.

A meno di 2 miglia ammainiamo, non prediamo rischi inutili, tagliamo il traguardo sotto un cielo cupo davanti ad una Genova che si sta svegliando alle prime luci della mattina, siamo felicissimi ma stanchissimi.

Pegaso è tornata in regata e ha vinto, ha fatto vedere il suo carattere in condizioni dure dove nulla è scontato ora vuole continuare il percorso di avvicinamento alla Transat 2017 a piccoli passi senza mai mollare

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