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Malcesine- “Tra i 40 e i 43 nodi in reach, sui 35 in poppa e tra i 25 e i 30 in full foiling di bolina”, questo quanto dobbiamo aspettarci secondo Francesco Bruni per le prestazioni dei prossimi AC50 alla 35th America’s Cup, in programma alle Bermuda nel giugno 2017. Soprattutto il dato in bolina fa spavento, “Considerando anche i miglioramenti nell’angolo al vento, che ormai riesce a scendere un po’ sotto i 50°, le prestazioni sono impressionanti e abbiamo un vento apparente con 18 nodi di reale sempre intorno ai 50 nodi. Il rumore a bordo diventa assordante, un urlo continuo del vento e la comunicazione pressoché impossibile tanto che le tecnologie per riuscire a parlare e a sentirci tra noi sono uno dei settori più importanti di studio, con applicazione di tecnologie di origine militare”.

Abbiamo incontrato Francesco Bruni alla The Foiling Week, in cui il timoniere palermitano sta timonando il GC32 svedese Gunvor (in realtà Artemis con alcuni giovani svedesi) alle GC32 Racing Tour. Non solo, visto che lo skipper dei team Artemis Nathan Outteridge è concentrato sulle ormai prossime Olimpiadi di Rio, Bruni sarà il timoniere dell’AC45s di Artemis Racing al prossimo Louis Vuitton AC World Series di Portsmouth a fine luglio.

Bruni è quindi, con Gilberto Nobili, l’unico velista italiano impegnato nei sailing team di Coppa America (Max Sirena in ETNZL ha ruoli più manageriali) e il fatto di vederlo al timone di questi oggetti volanti non meglio identificati fa piacere. Bruni ha quindi pieno titolo per dire la sua opinione sull’innovazione foiling che sta rapidamente rivoluzionando una parte della vela. Su cosa comporterà e sugli eventuali rischi connessi. Dopo tre Olimpiadi in tre classi diverse, Laser, 49er e Star, e molta esperienza di America’s Cup, Bruni ha vissuto la transizione dai monoscafi ai cat e ora ai foiling cat. Nella video intervista che trovate in questo articolo il suo pensiero su quanto sta accadendo.

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