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Foto Taccola

Riceviamo e pubblichiamo questo pezzo scritto da Roberto Perrone Capano, appasionato ed esperto velista napoletano membro dell’equipaggio di Ler Coq Hardì. Ai citati, ovviamente, il diritto di replica.

Non sono un giornalista, tantomeno scandalista. Nemmeno troppo idealista, ma pur sempre vecchio velista. E neanche un rocker, altrimenti avrei unito il testo con un pezzo di violino prima, ed incalzante anni ’60 poi, tipo smoke on the water dei Deep Purple.

Ma passiamo alla vela, non era uno sport per gentlemen dove ragnava il fair play? Una volta si. Cito pochi episodi chiave relativi a persone o fatti a me noti per appartenenza al medesimo Club, il Circolo Remo Vela Italia di Napoli. O per aver condiviso le regate.

Le Coq Hardi in regata a Palermo. Foto Taccola
Le Coq Hardi in regata a Palermo. Foto Taccola

Cannes 1912, Coppa di Francia. I Principi di Fondi partecipano su Artica, un 12 m. S.I. concesso in prestito dal Duca d’Aosta. Si presentano al via vestiti alla marinara e scalzi, non partecipando alla serata di gala per potersi concentrare sui lavori di bordo. Sbaragliano il campo, lasciando solo le briciole agli avversari del tempo. Il Principe Riccardo, dopo aver attraccato in banchina, salì a braccia sull’albero per omaggio agli organizzatori, levandosi platealmente il berretto.

Il sangue blu, in porto, abbondava. In platea e sui tanti yacht blasonati in rada, si mormorava che a bordo non ci fossero stati i Principi di Fondi, bensì marinai prezzolati, perché troppo scaltri e scattanti.

Il giorno dopo i Principi si presentano a bordo in frac, scalzi, senza fiatare perché sdegnati: man bassa di nuovo, e stesso gesto plateale dall’alto dell’albero del 12 m. S.I. Miseria e nobiltà la loro ricetta; non a caso venivano da Napoli, incarnandone la prima, senza tuttavia ignorarne la seconda.

Walter Marino, amico e consocio, 80 si presenta ad una nazionale Laser di fine anni ’70 sul lago di Garda, arrivando a notte piena in auto. Pianta la tenda da campeggio sul primo prato verde. Al mattino seguente, Dodo Gorla, forse affittuario di quel prato di casa, bussa alla porta della tenda per capire chi fosse lo sfacciato. Walter viene fuori in vestaglia di seta con le infradito al piede, ancora dormiente. Rimase lì tutta la settimana ospite sul prato di Dodo, il timoniere azzurro bronzo a Tallin 1980 con il compianto Alfio, gigante buono della vela azzurra. Operaio gentiluomo e grande uomo. Gran velista è scontato, per chi abbia seguito la vela olimpica.

Angelo Marino, papà di Walter, violinista campione di Francia classe Star a Marsiglia nel 1964, scende a terra dalla sua Star Desirèe dopo aver vinto una prova e chiede dell’acquaragia (diluente): chist’ regata l’aggio pittata, fatemi pulì e’ mani!

Ed ancora, sul lago di Garda, dinanzi al suo ultimo buon ritiro, un villetta di Gragnano sul Garda, accanto alla Gondola d’oro della famiglia Terzi. Dal suo giardino poteva seguire il bordeggio dei regatanti. Angelo monta primo la boa di bolina, ma si ritira dopo averla girata. Il motivo? Un giovanotto con le mure a sinistra non gli aveva ceduto il passo, e di qui il suo sdegno. Lui non amava sporcarsi le mani, e nemmeno con una protesta.

La leggenda racconta che il maestro Salvatore Accardo, violino nazionale, durante i concerti della “musica d’insieme” a villa Pignatelli d’Aragona Cortès a Napoli, negli anni ’70, chiedeva ad Angelo di accordare i suoi Stradivari. Sensibilità con le corde, sartie incluse.

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Dopo la lunga premessa, vengo al dunque. Per parlare del fair play velico alle regate dell’italiano Orc 2016 di Palermo, nel porticciolo della Cala in pieno centro, servirà anche a me un po’ d’acquaragia. Mi perdoni Angelo per questo plagio, di cui chiedo scusa a Walter ed alla sua famiglia, piena di velisti appassionati. Camilla, argento mondiale sui 420; Gianluca ex laserista ed oggi randista su Le Coq Hardì, serie di barche su cui regato dal 1983, Palermo incluso. Ed Anna, amante anche del prendisole di bordo!

Mare piatto e 10 nodi da nord/nord-est, prima prova. Uno dei timonieri è con la prua al vento conservando quel minimo di abbrivio necessario a governare, senza però oltrepassare anzitempo la linea di partenza. Un gioco di prestigio, o anche lavoro da trapezista sul filo, il cui successo è concesso solo ai più bravi della flotta. Sopraggiunge mure a sx la barca forse più elegante della griglia. Splendida nelle linee e nella pitturazione, altèra come un cigno, ma forse anche un filo torbida come l’acqua del porto in cui lavorano le sue pinne. Meno agile del Principe di Fondi, perché si muove come una balena in una pozza d’acqua, quella del pre-partenza

Il cigno accosta troppo, ed il ciack con le murate del vicino è inevitabile. Ben più possente come stazza, sposta il malcapitato, ne ferma l’abbrivio, manda in stallo sia l’aria che scorre sulle vele che i fluidi sulle appendici –bulbo e timone- della sua vittima. Dalla prima fila, sposta l’avversario in seconda, se non oltre. Rischia a ruota d’affondare un altro concorrente che partiva in seconda fila, per poi tornare al vento con il timoniere che conduce nella classica posizione con sedere a pizzo. Teso come una patente fresca al volante di notte su ghiaccio, riprende la bolina e se ne infischia della penalità da regolamento.

Proverà a scusarsi a terra con il malcapitato, giurando di aver compiuto i 360° del regolamento di regata. Non avevo visto, scusate, e cavolate del genere. La protesta viene ritirata, contando sulla parola del timoniere/armatore. Grazie agli amici della flotta, a tarda sera si scoprirà che mai e poi mai il reo aveva compiuto la sua penalità, approfittando della buona fede altrui. Si sarebbe dovuto premiarlo con un set di specchietti retrovisori? Lo ship chandler palermitano non n’era provvisto, e serviva chiedere alla vicina ex base Fiat di Termini Imerese.

Altra prova, scena simile, bordo a bordo fra due barche in partenza. Non c’è spazio fra le prime due, ma s’infila nel mezzo una terza barca, a mò d’incudine. Tozza a destra e sinistra, si becca la bandiera rossa, segnale di protesta. Fin qui tutto prevedibile, penalità non assolta a parte.

Altra regata, tutti un po’ cotti dal calore, ma l’adrenalina, si sa, fa miracoli anche con i velisti come me che fanno rotta verso i 60, intesi come anni della vita. Un bravo tattico gira la boa di poppa optando per il cancello alla sua destra, con le mure a dritta. Incrocia dopo la boa la flotta che naviga in poppa in fila indiana e sotto spi, anch’essa con le mure a dritta. Con un colpo da derivista, chiama la virata per attraversare la fila indiana con le mure a sx e scegliere il bordo di destra, ritenuto favorevole. Sfiora lo strallo di poppa della prima barca a cui ha dato acqua, l’X41 mattatore della flotta italiana, per poter lasciare acqua sufficiente alla barca inseguitrice. L’inseguitore punta secca la barca che attraversa la fila indiana con le mure a sx, poggiando brusco. Invaghito dal boccone a portata di mano, quello di una possibile protesta contro un rivale diretto. Il suo Spi sventa – lo confermeranno in tanti a terra- perché lo stesso tattico, quando si levava la bandiera di protesta dalla barca avversaria, gli urla la sua stizza, cogliendo la provocazione ai soli fini della classifica.

A sera spunta un testimone che depone una versione dei fatti diversa da quella che ricordavamo di aver visto, e vince la sua protesta. Furbata o scorrettezza? A voi il giudizio!

Senza astio alcuno, anche visti i risultati finali che hanno premiato la nostra barca in classe Crociera Regata 1^ gruppo, vincendo un titolo italiano con lo stesso gruppo di persone, 32 anni dopo il primo colto sul J24 omonimo, “le coq hardì”, già di proprietà del papà dei due attuali armatori. Ma anche sbigottiti dal rientro nelle regate da handicap, la formula ORC, dopo qualche anno di prevalente attività d’alto mare o in classe monotipo. Giustizia divina o San Culo, protettore più invocato al mondo dai velisti, tutto bene quel che finisce bene. Ma quale clima etico per l’altura nazionale, formula IRC o ORC che sia?

Altra regata, partenza favorevole in barca giuria con bordo favorito sulla destra del campo di regata. Uno yacht partito primo in barca incrocia mure a dritta la flotta per marcare il suo avversario, che navigava più a largo rispetto ad esso, così da poterlo marcare. Incrocia una terza barca che naviga con le mure a sx, e che chiede il permesso d’incrociare a prua la prima barca, avente diritto di rotta. No, la risposta secca dallo scafo con diritto di precedenza. L’altro se n’infischia, forza l’incrocio e manda prua al vento la sua vittima, che solo così evita di aprire una finestra nella murata altrui, oltre che sul proprio muso. Che, si sa, all’estrema prua non ha parti strutturali –cavo e piastra della strallo a parte- bensì di solo riempimento.

Si sprecano le proteste, chiuse con l’invito a poggiare repentinamente l’ombrello sul gomito destro. Nessuna penalità assolta, e colpo di scena: il novello Principe, al posto delle banali scuse, isserà bandiera rossa, quella che segnala il ricorso alla giuria, in gergo la protesta: voleva aver ragione lui. “Cos’ e’ pazz’ ”, avrebbe detto Angelo Marino. E Riccardo Fondi? Si sarebbe messo la volo le scarpe ai piedi, visto che non le usava in barca. Ma per andare a passeggio prima che in regata!

I campioni italiani 2016. Foto Taccola
I campioni italiani 2016. Foto Taccola

I “rumors” dalla banchina

Non è giusto pensare male, specialmente con gli assenti, pur se con il diritto di replica civile. Tuttavia, in banchina alla Cala di Palermo, si parlava un po’ troppo di due casi nati dalla revisione del rating: il one off in elegante giallo ocra, sponsorizzato dall’Aereonautica Militare; e la fortissima “Scugnizza”, prototipo 38 piedi nero carbonio, gran mattatore dell’ultimo quinquennio. Penalizzato da una nuova stazza, modificata solo in occasione di quest’italiano. Con discrepanza, ci dicono, che tradotta in peso supererebbe i 500 chili se non i 1.000. Kilogrammi che, per la barca sponsorizzata con la scritta patria sul boma dell’Aereonautica Militare, con tanti velisti blasonati a bordo, sarebbero risultati anch’essi peggiorativi. Con attribuzione di un rating peggiore rispetto a quello della precedente misurazione ufficiale, e quindi dell’iscrizione all’italiano.

E’ noto come chi scenda da una barca, prima o poi ne chiacchieri un po’; e come strada facendo, le voci rischiano di gonfiarsi da un orecchio all’altro. Non mi riferisco affatto a Paolo Scutellaro, skipper di A. Cup sbarcato in tronco il primo giorno di regata in stile Zamparini, il Presidente del Palermo calcio. Che si fossero incontrati i due patron, poco prima di quest’italiano?

Allora, se Scugnizza ed AM avessero ragione, che facciano presto luce, e da soli. Da napoletano, detesto l’idea del poter sentir dire “i soliti napoletani”. Scugnizza è barca partenopea e vincente, idem il suo ottimo equipaggio, Paolo in testa. Ove mai i conti non tornassero, che si corregga il tiro, bene e forte, sgombrando il cielo dell’ORC da ogni possibile nuvola…e chiacchiera. Restituendo la dovuta credibilità ai compensi dell’altura, che permettono di far regatare insieme barche del tutto diverse fra loro, in nome della libera concorrenza fra cantieri costruttori e progettisti.

La presunzione d’innocenza è d’obbligo, oltre a meritare l’assoluta prima istanza. Tecnica ed umana, in linea con le leggi non scritte dello Sport ma anche con la Costituzione, se volessimo scomodarla. Sanzioni? Sempre e solo a chiarezza fatta, dopo l’ultimo grado del giudizio. RSVP, diretto prima a chi regata e poi a chi gestisce per passione, molto prima che per lavoro!

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Le Eccezioni

Non mancano esempi d’eccellenza. Cito solo quelli che saltano fuori dall’acqua per la loro forza di galleggiamento, restando impressi nella mia memoria. Ovviamente amicizia e diretta conoscenza aiutano a tener freschi gli attimi memorizzati. Pertanto sono d’obbligo le scuse con i tanti campioni, amici o regatanti, che non cito.

Roberto Spata, tattico comasco, ex laserista DOC e marinaio, colto quanto serio. Un po’ la controfigura di papà Geppetto in chiave hi tech per il grigio lana dei suoi capelli, come gli abiti dei Principi di Fondi. Papà di figlie non in legno, ma in carne e ossa. Basta un cenno con il dito che gl’indica i 360°, e lui alza la mano per dirti di stare tranquillo. Appena ha spazio per fare la capriola (la penalità, per i non addetti ai lavori) con quel cigno che è la sua barca azzurro lavagna un po’ metallizzato, chiude il cerchio che non gli impedisce né di vincere in reale, né di finire sul podio overall. La classe non è acqua.

Paolo Montefusco, che con Corrado Capece Minutolo in pozzetto, sottratto agli ordini di Simone Ferrarese -ai vertici della ranking list Isaf del match racing- e all’esigenze dei vigneti e cantina di Trani, sfiora la vittoria overall. Visitate Corrado e godetevi la città, altra volto del romanico puro, che non sfigura affatto accanto agli splendori di Palermo. Tesori italiani amdebue, eredità svevo normanne ma anche veneziane, e senza il rischio-falsari.

Lascio in coda Sandro Montefusco, non perché fratello maggiore di Paolo, ma quale altra icona della vela italiana. Solo Jochen Schumann (ammirazione) l’ho visto timonare in partenza come lui. Mi ricorda Giorgio Zuccoli per com’è concreto, con doti innate di silenziosa intelligenza intuitiva. O i silenzi di capitan de Angelis. Sempre concentrato, dritto come un fuso quando in piedi alla ruota, tatticamente implacabile a dispetto degli anni che passano. Merito anche del kite surf la forma fisica, come mi dicono. Randa sempre molto chiusa, ma il maestro è lui ed alzo le mani. Barca ed armatore di Civitanova Marche, tutto impeccabile e very “wild”.

Sandro accosta la linea di partenza dal basso, prua al vento e sempre con grande abbrivio. Scoda fino a fileggiare con le mure a sx per pochi metri, quanto basta per guadagnare altro spazio sopravvento se vede acqua libera. E poi via, <<questo è il cammino, dritto fino al mattino, che porta all’isola che non c’è>> come canta Edoardo Bennato. Sandro invece va dritto fino alla vittoria, alfiere di una vela rara al di fuori delle classi olimpiche o monotipo, nell’irreversibile cocktail sponsor+professionisti. In stile un po’ ciclistico per le divise color evidenziatore, che spopolano anche quando la linea non è più propriamente atletica.

Classe e fair play, un po’ come vedere un film di Humphrey Bogart anni ’60 che t’eri perso. Scopri che la classe pura esiste, ma non si vede molto spesso. Bisogna crederci e coltivarla con i ragazzi, per non far decadere il fascino della vela, utile non solo a coloro che ricorrono alla vela per ripulire l’immagine.

Chapeau a tutti i gentlemen della vela, presenti passati e futuri: vederli regatare è un po’ come andare al cinema. Grazie a coloro che ho citato o dimenticato: per fortuna regatano ancora.

Roberto Perrone Capano da bordo di “le coq hardì” – ITA 4149

11 COMMENTS

  1. L’articolo mette in evidenza dei colpevoli di non rispettare le regole e le penalizzazioni.
    Sarebbe stato utile sapere i nomi per evitare collisioni in regata in presenza di questi signori e per controllare se effettuano le penalizzazioni.
    Parlando di cigni in regata ce ne erano 2 eed elogiano Montefusco si potrebbe dedurre che il responsabile fosse l’altro.
    C’è poca chiarezza nell’esprimere i dubbi su scugnizza e sulla barca della aeronautica.
    e’ giusta la mia deduzione che per scugnizza dopo il campionato europeo stravinto è stata rifatta nuova stazza (e perchè) con 500 kg in più . e quindi ha fatto la differenza?
    Saluti

    • Scusa il ritardo, per cigni intedenvo parlare di barche, le più eleganti e della flotta, e non di persone. Ho Preferito mantenere i nomi anonimi per evitare la gazzarra. Se venissi a Fiumicino per le regate nel week end affacciati a bordo ed a voce in barca ti daranno tutti i nomi, io sono al lavoro! Cordialità e saluti
      Roberto Perrone Capano

  2. Giacomo Castellani
    Sono un lacustre di Bogliaco di Gargnano, piccolo paese gardesano famoso per la Centomiglia, non ero a Palermo ma c’ero quando Walter dormiva in tenda e quante volte lo abbiamo fatto insieme, e quando Angelo un vero gentleman insegnava a noi irruenti giovani, che il rispetto e la lealtà valgono di più di una coppa.
    Se mi leggi Walter, ciao “trottalemme” e un abbraccio, Giacomo

  3. Sì, se si deve parlare, si deve parlare chiaro tralasciando tutte questi giri di parole che non portano a nulla.

    • Poi si offendono i diretti interessati, ti querelano gli armatore se agiati e rancorosi, , e nasce la gazzarra! L’obiettivo era parlarne, sensibilizzare. Grazie al numero dei contatti, forse in quello abbiamo centrato, grazia ai lettori ed a FV Net. Grazie comunque

      • Sì Roberto, l’argomento interessa molto, il tuo articolo ha avuto moltissimi lettori, circa 9.000. Sempre meglio parlarne che far finta di nulla. Ciao

  4. Caro Roberto, benvenuto nel club…..Regate costiere della Giraglia s St.Tropez quest’anno, 1° giornata : in partenza noi (X-41 ma non mattatori) chiediamo di orzare alla barca sopravvento (ETA BETA polaris 33) anche perché da sotto ci chiedevano lo stesso, questi se ne fottono, il contatto (minimo) è inevitabile, noi li protestiamo e loro ci protestano(!?). A metà del secondo lato si ritirano perché si rompono i frenelli del timone, alla sera vincono la protesta fatta ai soli fini assicurativi. Motivo? noi non abbiamo dato spazio e tempo per rispondere all’orza. Peccato che noi dicevamo il contrario e non c’erano testimoni. Giudice il Sig Torre. Il giorno dopo altra barca stesso regalo, protestiamo a voce, con bandiera rossa e per radio. Alla sera la protesta non viene accettata perché non ci siamo fatti dare dagli organizzatori il numero di telefono del protestato e non lo abbiamo avvertito della protesta. Ho chiesto al Sig Torre (sempre lui) qual’è la regola del regolamento di regata che prevede questa modalità di protesta ma non me l’ha saputa dire… E tutti abbiamo visto cosa ha combinato questo signore all’arrivo a Genova con la richiesto di riparazione di Aria di Burrasca. Insomma mio caro, il pesce puzza dalla testa….

  5. E’ vero, una volta la vela era uno sport per gentlemen, il fair play era alla base dei velisti di quei tempi. Per fare un esempio, se accadeva di toccare una boa ci si ritirava senza pensarci un momento, non c’erano ancora le penalità che sono venute dopo. Oggi la prima preoccupazione del timoniere che tocca una boa non è in genere come e quando eseguire la penalità, ma accertarsi che l’infrazione sia stata vista o non vista. Ho detto “in genere” perché c’è ancora il gentleman che antepone il fair play a qualsiasi altro obiettivo. Ma sta diventando sempre più una mosca bianca. E diventa sempre più una mosca bianca anche chi dice “governare” invece del l’orribile “timonare”, o “abbrivio” invece di “abbrivo”. Molti anni fa, da allievo prima classe all’Accademia Navale, presi cinque giri di barre al brigantino per aver detto “abbrivio”, forse per questo mi è rimasto impresso nella memoria!

  6. Per un disguido di ricezione, mi aggiungo in ritardo ai commenti sulla lettera del consocio Roberto, che saluto e ringrazio per aver aperto un triste capitolo che meritava attenzione. Avendo messo i piedi in barca verso la fine degli anni ’40 ed avendoli rimessi a terra qualche anno fa, concordo pienamente con quanto hanno scritto Roberto ed il mio amico Giancarlo, ma vorrei aggiungere un fattore che ritengo non sia del tutto irrilevante, il denaro. Oggi ci sono interessi non indifferenti in vari settori e non credo sia necessario dire di più perché il fenomeno è ben noto. Era inevitabile quindi che l’atteggiamento cambiasse ….. in peggio. io mi sento un “sopravvissuto”, come del resto mi sembra vi sentiate anche voi.

  7. Grazie a Giovanni e Giancarlo, come vedete le mie risposte sono ancora più lente dei vs commenti. Ma scopro da poco la chat in calce agli articoli, colpa mia e complicità dello schermo piccolo (I pad) ! Per fortuna marinai e velisti, non sono tutti sordi!

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