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Il problema dei regolamenti FIV per l’attività da diporto, o meglio detto delle regate “non agonistiche”, è uno dei più importanti per molti circoli italiani e per centinaia di armatori e velisti dilettanti. Sono costoro, infatti, che non hanno più un regolamento dove potersi divertire in regate sociali o intercircoli senza avere ambizioni agonistiche per regate di livello zonale o nazionale. Molti porti della Penisola sono pieni di imbarcazioni datate o di barche con equipaggi familiari che parteciperebbero volentieri a regate di club, ma non possono farlo per le spese eccessive richieste o per la non appetibilità dell’attuale normativa.

Un tema che riguarda molti velisti italiani, fermo restando che chi invece vuole partecipare a eventi di più alto livello o zonali, dai campionati invernali in su, ha già i regolamenti (ORC, ORC Club o IRC), l’associazione di classe (UVAI) e la federazione (FIV) di pertinenza. Per la promozione, uno degli scopi statutari della Federvela, queste centinaia d’imbarcazioni e migliaia di velisti sono però importanti.

Sul tema, riceviamo e pubblichiamo da un nostro lettore e armatore, Corrado Perini, questa interessante lettera aperta indirizzata a quello che con tutta probabilità sarà il prossimo presidente della Federazione Ialiana Vela. La pubblichiamo, invitando lo stesso Ettorre e i responsabili dell’Altomare FIV indirettamente citati, a rispondere con le loro osservazioni.

La partenza del Trofeo Guidi 2016 vista dal GS43s Carpe Diem. Foto Delfina Vicente Santiago
La partenza del Trofeo Guidi 2016 vista dal GS43s Carpe Diem. Foto Delfina Vicente Santiago

LETTERA APERTA A FRANCESCO ETTORRE
Egregio Dott. Ettorre
Abbiamo appreso della Sua candidatura alla Presidenza FIV e ci permettiamo di scriverle questa lettera che abbiamo la presunzione di credere rappresenti gli interessi di tanti “velisti della domenica”, ne esprima il loro malcontento, ne riassuma le loro aspirazioni e rivendicazioni per una vela più libera e più facile anche ai livelli “infimi” delle regate sociali che certamente non forniscono campioni nazionali e internazionali o velisti olimpici, ma rappresentano il puro divertimento di milioni di appassionati e sostenitori di circoli e, attraverso questi, della vela e della Federazione.
Il profondo senso di insoddisfazione nasce fondamentalmente da una serie di norme contenute in due regolamenti emanati dalla FIV:
1) La normativa per le manifestazioni veliche del diporto

Questa Normativa esclude l’applicazione del Regolamento di regata ISAF (“non potrà, in alcun modo, essere applicato”), cancella tutta la terminologia normalmente in uso nel mondo delle regate (il bando di regata diventa un avviso di manifestazione e così via), induce ad una navigazione che “non avrà caratteristiche tecniche” (“sono da evitare triangoli con lati corti ed incroci in acque ristrette”), non ammette imbarcazioni dedicate all’attività sportivo – agonistica e imbarcazioni in possesso di certificati di stazza, le classifiche (che nelle precedenti edizioni della normativa non erano nemmeno contemplate) sono adesso concesse a caratteristiche omogenee e senza alcun sistema di compenso, è consigliata la navigazione a vele bianche e, ultimo ma non ultimo, “l’utilizzo improprio dell’attività velica del diporto a fini sportivo – agonistici sarà soggetto a provvedimenti disciplinari”. Giova ricordare come in precedenti edizioni della Normativa fosse inibita anche la prassi della premiazione, consigliando, nel caso fosse previsto un momento di aggregazione post regata, di consegnare dei premi a sorte tra i partecipanti.

Fa sorridere pensare che questa Normativa appaia tra l’attività promozionale FIV quando di promozionale non ha proprio niente, anzi la troveremmo proprio disincentivante e umiliante per il “velista della domenica” armatore di una vecchia imbarcazione da crociera con la quale parteciperebbe volentieri ad attività di circolo o intercircoli, conoscendo il Regolamento di Regata e sapendo perfettamente destreggiarsi in un percorso piccolo dove la barca a mure a dritta ha diritto di precedenza su una barca a mure a sinistra, una barca interna ha diritto alla boa su una barca esterna e così via.

Una partenza all’Assoluto Altura 2016. Separare queste regate di livello agonistico dall’attività promozionale di base potrebbe essere uno degli obiettivi della nuova dirigenza FIV. Foto Taccola

Beh, ma allora per tutti questi c’è:
2) La normativa federale per la vela d’altura
Peccato che, leggendo, questa normativa appare evidente fin dall’inizio che non è dedicata al velista di cui sopra, infatti:
 I tesserati Cadetti non potranno partecipare all’attività della vela d’altura, il che implica direttamente che non è questa la vela cosiddetta “familiare”
 Le imbarcazioni devono essere in possesso di un certificato ORC per l’elaborazione delle relative classifiche in tempo compensato; per le attività di circolo è consentito l’utilizzo di sistemi diversi ma solo per suddividere la flotta in classi e senza utilizzarlo per modificare la classifica in tempo reale
 Le imbarcazioni devono essere in possesso di un numero velico che viene assegnato dall’UVAI e devono annualmente rinnovare il certificato di rating ORC

Dopo aver letto attentamente tutte queste normative qui molto succintamente riassunte, il velista della domenica rimane perplesso, così come l’addetto sportivo del relativo circolo con la darsena piena di vecchie imbarcazioni da crociera per le quali non ha senso e non è proprio il caso spendere annualmente tra le € 100,00 e le € 150,00 per un certificato ORC che, peraltro, non sarebbe nemmeno premiante in confronto ad imbarcazioni di nuova generazione costruite proprio su quel regolamento.

Cominciano ad affacciarsi i primi dubbi, in particolare che l’attività promozionale della FIV non sia in realtà promozionale per la vela in generale ma per l’ORC e l’UVAI in particolare; di fatto cosa dobbiamo fare noi velisti tesserati e perfettamente a conoscenza del Regolamento di Regata (anche perché magari regatiamo abitualmente in altre classi monotipo), proprietari di un vecchio Grand Soleil piuttosto che di un altrettanto vecchio Comet che non vale obbiettivamente la pena stazzare ORC e, paradossalmente, se stazzato pagherebbe un compenso ad imbarcazioni più moderne e più veloci costruite su una logica progettuale conforme ai regolamenti ORC?; cosa deve fare un circolo che vuole organizzare una domenica in vela per i soci armatori delle tante vecchie imbarcazioni da crociera che popolano le nostre darsene?, perché non possiamo emanare un bando di regata per una regata sociale, non possiamo utilizzare un Regolamento di Regata, non possiamo compensare i nostri tempi di arrivo con formule e sistemi gratuiti ma molto più consoni alle caratteristiche delle nostre imbarcazioni (per inciso non è che negli ultimi tempi l’ORC abbia dato grande prova di sé!!!), non possiamo gioire per un lato di bolina condotto dalla parte giusta e per una classifica che riconosce il fatto che con un piccolo Meteor sei arrivato vicino ad una imbarcazione più grande e quindi l’hai passata in tempo compensato?.
La Normativa per le veleggiate è la nuova legge razziale applicata alle barche a vela, ugualmente spregevole e disincentivante, altroché promozione; la promozione si fa invogliando la gente ad andare in barca, spronandola a fare regate e a mettersi in gioco, adottando, sia pure embrionalmente, le regole del gioco che sono i percorsi “tecnici”, le partenze con le dovute procedure, le precedenze e i diritti di rotta previsti dall’ISAF, le classifiche che in qualche modo tentano di premiare il più bravo e non solo il più veloce o la barca più grande.

Chi gioca a calcio per piacere, nei campetti di periferia piuttosto che (da noi nel veneziano) nelle calli, adotta le regole del calcio “vero”, il fallo laterale, il corner, il fuorigioco, il fallo di mano continuano ad esistere anche nella peggiore delle partite tra scapoli e ammogliati e questa è promozione, non il divieto di utilizzare regole sacre; promozione è sentirsi emuli di Maradona o, nel nostro caso, per aver indovinato un bordo, di Giulia Conti, non essere umiliati ad una partenza senza procedure, ad un percorso senza bordi, ad una classifica senza criteri; promozione è portare in barca e in regata la moglie, il marito, i figli e i nipoti e fare loro assaporare il gusto della regata non la cosiddetta “corsa dei cavalli”.

Dott. Ettorre, la FIV cambierà pelle con la prossima Assemblea Nazionale, il Consiglio Federale sarà quasi completamente rinnovato, la Presidenza cambierà persona, spesso cambiare le persone non serve a cambiare una attitudine ma noi speriamo di si e auspichiamo che Lei e chi con Lei, siate portatori di una nuova mentalità promozionale che riporti in primo piano la vela di base che è quella dei circoli, dei campionati sociali, del puro divertimento e del sano agonismo che si conclude con una bevuta collettiva discutendo di regole, ingaggi, precedenze e litigando magari anche sulla effettiva lunghezza della barca o sulla misura della P.

Confidiamo in Lei, buon lavoro
Corrado Perini, tessera FIV 34549 e tanti altri velisti della domenica

8 COMMENTS

  1. Si può fare vela senza essere iscritti da nessuna parte, si possono fare le veleggiate chiamandole Regate e viceversa. Io non credo che il termine regata abbia un copyright.
    Le associazioni sportive dovrebbero promuovere lo sport in tutte le sue forme, invece fanno business. Ma quando mai , se degli amici armatori fanno una regata domenicale non possono usare compensi e devono sottostare a delle regole ridicole, devono usare solo le vele bianche , devono pagare uno signore pieno di prosopopea per prendere due tempi, pagarle l’ albergo e e farlo mangiare a scrocco sulle spalle di quattro velisti della domenica. Mi chiedo ma perché ? Io non devo andare alle olimpiadi, faccio e farò regate con chi mi pare, prendiamo i tempi da soli, cuciniamo e mangiamo tra di noi. Io vado in barca a vela perché mi piace farlo, non ho altre ambizioni. Non capisco perché devo osannare e dare tanti soldi ad associazioni che nulla hanno a che vedere con la passione per vela per il mare, senza nessuna ambizione di diventare famoso.

    • Grazie dell’intervento. Proprio questo è il punto: l’attività agonistica e velica ufficiale si svolge in Italia sotto l’egida della FIV. Non è possibile farla al di fuori di essa, se si vogliono norme. La lettera aperta del signor Perini voleva proprio sottolineare che esiste un livello di attività di base, nei circoli, su barche a bulbo, che non ha nessuna aspirazione agonistica (per la quale ci sono già classi, rating e associazioni di armatori) ma si diverte comunque a fare la regatina sociale domenicale. Ebbene, per l’attuale normativa tale tipo di attività è possibile solo nella forma delle veleggiate senza alcun tipo di compenso e con divisione per classi di lunghezza metrica.
      Alla fine il risultato è che molte barche datate, ma tenute da armatori appassionati con equipaggi di amici o famigliari, non fanno alcun tipo di attività quando potrebbero iniziare a farla e, una volta fatta pratica e se lo desiderano, passare a classi a rating ufficiali nel rispetto delle normative FIV. Sarebbe molto semplice gestire la cosa in modo elastico e produttivo per i numeri della vela italiana. Ci auguriamo che Francesco Ettorre o chi per lui studi con attenzione questo problema e trovi la soluzione migliore nell’interesse della vela italiana e di chi ha una sana passione. Un saluto a lei

  2. Vivo da 11 anni in una piccola realtà “marinara” nella quale non esisteva la vela d’altura e l’ho “inventata”, come avevo già fatto prima in un’altra realtà più grande dove non esisteva proprio la vela agonistica, meritandomi anche un riconoscimento del CONI. Per l’unica manifestazione annuale di vela d’altura locale, giunta quest’anno all’undicesima edizione, potevano iscriversi sia le barche con certificato (ORC, Club o Int.), che gareggiavano per i premi più importanti, sia quelle senza certificato, in una Divisione nella quale si applicava un semplice rating empirico, basato sulla lunghezza, altezza dell’albero, dislocamento, e poche altre caratteristiche. Era un’iniziativa promozionale, che ha portato anche alcuni a farsi stazzare, e che incrementava comunque il numero complessivo dei partecipanti. Pochi anni dopo gli inizi è scattato l’attacco federale a livello Zona perché mi permettevo di usare un rating empirico non sottoposto all’approvazione federale, che comunque non sarebbe mai stato approvato. Ho resistito finché ho potuto e poi ho dovuto “gettare la spugna”. La piccola flotta si è ridotta e tiriamo avanti solo con gli “stazzati”, senza poter trovare una soluzione per gli altri. Le norme della “veleggiata” sono semplicemente allucinanti, per usare un termine “civile” e poi, applicarle per la mia piccola flotta significherebbe dividerla in divisioni secondo la lunghezza ed avere al meglio delle match races in ciascuna di esse. Ci sarebbe altro da dire, ma mi fermo qui, concludendo con l’auspicio che la nuova dirigenza FIV, da chiunque sia diretta e comunque sia composta, dedichi alla vela d’altura maggiore attenzione in generale (cosa che vale in campo internazionale per tutte le federazioni della vela) ed in particolare a queste esigenze di semplificazione, che non mi pare essere il solo ad auspicare.

  3. Il problema delle regate di imbarcazioni non stazzate (Classe Libera) è stata affrontata e discussa durante vari Consulte dei presidenti di zona ,durante le quali sono state presentate le problematiche sorte da questo divieto, purtroppo il responsabile dell’altura(appoggiato dal Presidente FIV) non ha inteso ragione e quindi non si è giunti ad un accordo, ma a quanto mi risulta la questione verrà ridiscussa nel prossimo consiglio introducendo dei sistemi che permetteranno alla Classe Libera di tornare a Regatare.

    • Buongiorno Sandro, esatto, la questione pare ridursi alla mancata volontà dei responsabili dell’Altura in seno alla passata dirigenza FIV. Basterebbe un po’ di buon senso e si potrebbe facilmente risolvere la questione facendo uscire dai porti centinaia di barche che lo farebbero con piacere. Chi ha ambizioni maggiori di regatare a livello zonale e nazionale ha già tutti gli strumenti di stazza e associazione necessari. Chi regata a livello di club, invece, se le cose restano così abbandona qualsiasi tipo di attività e rinuncia anche ad imparare e poi, magari, passare ai circuiti agonistici maggiori con evidenti danni per tutto il movimento. Un saluto

  4. Vedo con piacere che sono tanti ad avere idee più “liberali” in merito alle diverse attività
    veliche. In un Paese afflitto da mammismo e scarsa cultura marinaresca l’imposizione di
    regole troppo stringenti fa l’effetto dei genitori apprensivi… i cui figli devono stare sempre
    sotto una campana di vetro. Che poi questa davvero protegga o aiuti a crescere posso
    testimoniare facilmente il contrario. Quanto ad impedire che alcune barche si trovino a
    navigare insieme e giochino alla CA mi sembra quantomeno velleitario, figuriamoci se
    la sera al bar stilano una “classifica” per il bicchiere più pieno. Da sempre si comincia per
    gioco e talvolta, se le condizioni lo permettono, si passa a “fare sul serio”. Questo, come
    giustamente detto da chi mi precede, allarga la base dei velisti, da cui si possono estrarre
    ogni tanto i bravi e raramente i fuoriclasse. Impedire al figlio dodicenne di partecipare ad una
    regata col padre significa privarlo di una esperienza che potrebbe evidenziare una sua vocazione.
    Oppure avviarlo allo sci…
    Non mi dilungo oltre, ringrazio Perini per l’iniziativa e Tognozzi per avercela segnalata, sperando che
    la dirigenza FIV ne tenga il debito conto.
    Cordialità e BV a tutti.

  5. concordo pienamente con paolo bozzello
    aggiungo di più
    alcuni circoli fanno partecipare a regate orc con certificati scaduti o inesistenti solo per aumetare le entrate.
    non chiedetemi chi ma vi dico circoli molto vicini al mio e con tanto di rappresentanti uvai

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