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Carlo Croce alla premiazione della classe Nacra 17 a Rio lo scorso 16 agosto. Foto Tognozzi

Southampton, UK- Chi sarà il prossimo presidente di World Sailing e, cosa ancora più importante, quali tendenze seguirà la vela del futuro? Carlo Croce, che fino a pochi mesi fa sembrava certo della sua rielezione tanto da preoccuparsi più di “rivoluzionare” la vela olimpica che di assicurarsi il favore dei grandi elettori, sarà sfidato al Meeting elettorale del prossimo novembre a Barcellona dal danese Kim Andersen, presidente dell’equipment committee di World Sailing e, notizia di questi giorni, anche dal “Pope”, ovvero il canadese Paul Henderson. Già vulcanico presidente ISAF, Henderson, a 81 anni, ha deciso di ricandidarsi per riportare la federvela mondiale, dice lui, a essere “una federazione di velisti e non un’azienda”.

Carlo Croce alla premiazione della classe Nacra 17 a Rio lo scorso 16 agosto. Foto Tognozzi
Carlo Croce alla premiazione della classe Nacra 17 a Rio lo scorso 16 agosto. Foto Tognozzi

Principale motivo del contendere, che avrebbe scatenato le candidature alternative prima di Andersen e poi di Henderson, sarebbe secondo quanto risulta a Fare Vela, l’agenda 2020, ovvero la decisione sulle classi olimpiche che, contraddicendo uno dei punti chiave del programma crociano di quattro anni fa che voleva la riconferma in blocco delle classi attuali per Tokyo 2020, sarebbero state rimesse in discussione su input del Comitato Olimpico Internazionale. Tutto nasceva dal tentativo di inserire il Kiteboarding, in una versione foil, pare con non poche pressioni di grandi marchi internazionali del settore che avrebbero portato a un ulteriore monopolio. Si noti come nelle attuali classi olimpiche solo 470 e Finn non sono monopoli di un cantiere ma sono lasciate alla libera competizione, il che sta portando anche a uno studio di questo problema che pare contrastare le leggi internazionali in materia di libera concorrenza.

The Rio 2016 Olympic Sailing Competition features 380 athletes from 66 nations, in 274 boats racing across ten Olympic disciplines. Racing runs from Monday 8 August through to Thursday 18 August 2016 with 217 male and 163 female sailors racing out of Marina da Gloria in Rio de Janeiro, Brazil. Sailing made its Olympic debut in 1900 and has been a mainstay at every Olympic Games since 1908. For more information or requests please contact Daniel Smith at World Sailing on marketing@sailing.org or phone +44 (0) 7771 542 131.
La vela a Rio è stata spettacolare. Foto Sailing Energy

L’agenda 2020, dicevamo, era stata “liberata” pochi mesi fa dal voto sulla submission 01/16 in World Sailing, che dava al presidente libertà di richiedere al Council WS un nuovo voto sulle classi stesse nel caso che il CIO richiedesse un “review” sulla base dell’analisi dell’impatto sportivo e mediatico della vela ai Giochi di Rio. Ora, grazie agli dei del vento sul Corcovado e all’intensità degli atleti, la vela a Rio è stata splendida e, come da più parti confermato, non corre rischi di uscire dal programma olimpico. Anzi, ne è uno dei “core sport”. Le voci di possibile riduzione delle discipline olimpiche veliche, che il board di World Sailing per mezzo del nuovo CEO Andy Hunt aveva fatto passare tra i membri del Council, si sarebbero rivelate nel tempo senza fondamenti. Il CIO sarebbe interessato invero a una “gender equity”, ovvero un’equiparazione tra velisti e veliste nel numero totale degli atleti olimpici, e a un’aggiornamento mediatico della vela, che come ha dimostrato Rio, già di per sè, se ben ripresa da registi che sanno cosa riprendono e commentata da cronisti competenti, si dimostra assai spettacolare. Prove sono la medal race dei Nacra, con l’epica impresa e la storia umana di Santiago Lange, o quella dei Finn, che ha incollato gli spettatori americani ammaliati dal free pumping e dallo sforzo atletico dei timonieri, tra cui il loro Caleb Paine che andava a conquistare il bronzo in prime time serale. Peccato che a nessuno sia venuto in mente di andare in oceano a riprendere le regate con 25/30 nodi e tre metri d’onda dei Finn e dei 470. Chi c’era le ha giudicate, e vi assicuriamo che lo erano, leggendarie e certo ne sarebbe venuta fuori una trasmissione epocale, ma nelle TV a volte ci sono strane interpretazioni su cosa possa piacere al pubblico generalista.

La gestione di Carlo Croce, ci duole scriverlo dopo che questa testata era stata crociana convinta, ha suscitato non poche remore nella comunità velica internazionale. Il lancio e  la gestione della Sailing World Cup si è rivelata un fallimento, con alcune delle grandi classiche (Kiel, Medemblick, Hyeres) che ne hanno risentito e il mancato decollo delle tappe di Melbourne, Qingdao e Abu Dhabi, con problemi logistici e di credibilità delle flotte. Il restyling d’immagine che ha portato al rebranding World Sailing, nei primi giorni di Rio 2016, si è scontrato con l’evidenza di non riuscire a pubblicare on line, anche per carenze organizzative brasiliane, classifiche aggiornate in tempi accettabili. Poi tutto si è sistemato e grazie alle storie umane e sportive, è stata una grande Olimpiade per la vela. Ma la gestione aziendale di Andy Hunt, che della vela non ha un’esperienza specifica, si è scontrata con la realtà di un intero movimento legato a valori e realtà diverse, da “yachting”. Il che, sia detto, non equivale a dare giudizi ma solo a constatare come tra gli utenti della vela e gli attuali gestori, che nuovi utenti stanno provando a conquistare, si sta creando un abisso.

Il CEO di World Sailing Andy Hunt, a sinistra, alla premiazione della classe Finn a Rio. Foto Tognozzi
Il CEO di World Sailing Andy Hunt, a sinistra, alla premiazione della classe Finn a Rio. Foto Tognozzi

Ora, ovviamente, anche la vela deve sapersi rinnovare per essere appetibile, e vedere un kitefoil, come ci è successo pochi giorni fa, bolinare a 25 nodi con angoli di 40 gradi al vento ci fa pensare… Riflettiamo però anche sul fatto che il suo adeguamento agli “urban sport” che stanno entrando per volere del CIO, “interessano ai giovani” dicono, nel programma olimpico, rischia di cambiarne per sempre il dna. Scontentare gli appassionati senza conquistare i giovani, oppure cambiare se stessa fino a diventare qualcos’altro? Il rischio c’è e anche un’analisi comparata dei medagliati di Rio rispetto a quelli di tre o quattro lustri fa porta a constatare come il “velista” si stia evolvendo, come capacità tecniche con la velocità sempre più variabile unica e come normotipo fisico, con fisici sempre più leggeri in cui la forza lascia spazio alla destrezza. Se non ci fossero stati i finnisti, armadi di muscoli e di tecnica velica, la vela a Rio 2016 sembrava uno sport per pesi medio-leggeri. E persino la vittoria di un campionissmo come Santi Lange, ma pur sempre di 54 anni, dimostra come la sapienza velica di un tempo stenti a riprodursi.

Come sempre accade in tempi di restyling, le classi olimpiche attuali si sono preoccupate e hanno mosso le loro carte. 470 e Finn, le principali indiziate a lasciare spazio al kite, si sono rivelate invece tra le più spettacolari a Rio. Lo stesso kite, che per dna appartiene più alla “cultura da spiaggia” che a quella velica, sarebbe stato riparcheggiato vista la perdita di consensi e il rischio rielezione per Carlo Croce.

Paul Henderson, 81 anni, canadese, si è ricandidato alla presidenza di World Sailing dopo averla già presieduta in passato
Paul Henderson, 81 anni, canadese, si è ricandidato alla presidenza di World Sailing dopo averla già presieduta in passato

Ne ha scritto nei dettagli proprio Paul Henderson, prima con un contributo nella nostra versione in inglese, e poi con un articolo pubblicato oggi da Sailing Anarchy, in cui annuncia la sua candidatura da “semplice velista preoccupato” per le tendenze che l’attuale governance ha intrapreso.

Come ha reagito il gruppo di Carlo Croce? Andy Hunt e Croce hanno inviato ai membri del Council e alle federazioni nazionali un documento in cui si presenta il bilancio finale sul programma 2013-2016. Come per magia, vi appare di nuovo che “le classi non saranno cambiate per i Giochi del 2020”, lasciando però la porta aperta a interpretazioni in base alla già approvata Submission E01/16. Si parla anche del tentativo di ottenere un’undicesima medaglia, e secondo quanto risulta a Fare Vela, vi sarebbe addirittura l’ipotesi, dopo aver abbandonato il kite alla famiglia “surf”, di creare una classe monotipo a chiglia per assegnare una medaglia per regata d’altura di 4/5 giorni…

La parità di genere sarebbe sostituita da un concetto di “equità”.

Questo il documento originale in PDF di cui Fare Vela è venuta in possesso e qui sotto la parte relativa alle classi olimpiche:

World Sailing Goals and Priorities 2013-2016 Final Report

Additional event(s) (medals) for the Games in 2020 and leave current events and equipment unchanged for the 2020 Games
Following the IOC’s move to an event-based sport programme for the Olympic Games (as part of its Agenda 2020 reform package), Council approved Submission E01-16 in May 2016 to enable World Sailing to commence a review of the 2020 events. Council has approved the following aims of the review:
– to meet the aims and objectives of the IOC’s Agenda 2020 programme;
– to see the sport of sailing retain at least 10 Events in the 2020 Olympic Games;
– to achieve gender equity in terms of the number of medals and the number of competitors;
– to allow for further innovation;
– to evaluate the potential to ‘showcase’ an additional sailing event in Tokyo; and
– to minimise the disruption to athletes, teams and MNAs;

Chi vincerà? Difficile dirlo, visto che a votare saranno le federazioni nazionali e che la campagna elettorale è già in piena attività. La sensazione è che le prossime elezioni per il governo mondiale della vela saranno decisive per le tendenze che tutto il movimento velico prenderà nei prossimi anni. Non mancheremo di riferirvene.

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