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The Rio 2016 Olympic Sailing Competition features 380 athletes from 66 nations, in 274 boats racing across ten Olympic disciplines. Racing runs from Monday 8 August through to Thursday 18 August 2016 with 217 male and 163 female sailors racing out of Marina da Gloria in Rio de Janeiro, Brazil. Sailing made its Olympic debut in 1900 and has been a mainstay at every Olympic Games since 1908. For more information or requests please contact Daniel Smith at World Sailing on marketing@sailing.org or phone +44 (0) 7771 542 131.

Rio de Janeiro, Brasile- Attenuatesi le emozioni dell’Olimpiade, che per la vela azzurra purtroppo diventano delusioni, torniamo su quanto successo a Rio de Janeiro per un bilancio finale della Regata Olimpica e della prestazione italiana.

L’Italia, per la seconda Olimpiade consecutiva, non ha vinto medaglie nella vela. Non succedeva dal 1988-1992. La media dei piazzamenti nelle nove classi in cui eravamo presenti è stata di 12,33, quattro anni fa a Weymouth fu un ancor più triste 17,12. I piazzamenti nel dettaglio sono stati:

The Rio 2016 Olympic Sailing Competition features 380 athletes from 66 nations, in 274 boats racing across ten Olympic disciplines. Racing runs from Monday 8 August through to Thursday 18 August 2016 with 217 male and 163 female sailors racing out of Marina da Gloria in Rio de Janeiro, Brazil. Sailing made its Olympic debut in 1900 and has been a mainstay at every Olympic Games since 1908. For more information or requests please contact Daniel Smith at World Sailing on marketing@sailing.org or phone +44 (0) 7771 542 131.
Vittorio Bissaro e Silvia Sicouri, hanno commesso un errore decisivo (virata quando erano i primi ad andare verso destra, lato favorito del campo) nella prima bolina della Medal Race, perdendo la possibilità di conquistare una medaglia che nella serie avrebbero meritato. Foto Sailing Energy

Nacra 17 (Bissaro-Sicouri) 5

FX (Conti-Clapcich) 5

RS:X F (Tartaglini) 6

RS:X M (Camboni) 10

Laser (Marrai) 12

49er (Tita-Zucchetti) 14

Finn (Poggi) 18

470 F (Berta-Sinno) 19

Laser R (Zennaro) 22

Siamo migliorati, quindi? Sì, nella costruzione della squadra, nella coesione del gruppo e nella preparazione lo siamo stati (lo sono stati) davvero, ma non abbiamo vinto. O meglio, ancora non sappiamo vincere. Non lo abbiamo ancora imparato. Al momento decisivo, che nella vela equivale alla Medal Race, venti minuti di pura adrenalina, la regata senza un domani, la prova suprema senza se e senza ma, senza alcuna possiblità di alibi o di scuse, il vertice di una selezione che dura quattro anni e che porta i migliori, e solo loro, a giocarsi l’unico podio che conta davvero, quello olimpico, ebbene, in quel momento ancora non ci siamo. Tremano le gambe, la testa si annebbia, l’impulso si paralizza, viene il “braccino” e alla fine si vira quando non servirebbe o si resta a galleggiare senza provare a imporsi.

The Rio 2016 Olympic Sailing Competition features 380 athletes from 66 nations, in 274 boats racing across ten Olympic disciplines. Racing runs from Monday 8 August through to Thursday 18 August 2016 with 217 male and 163 female sailors racing out of Marina da Gloria in Rio de Janeiro, Brazil. Sailing made its Olympic debut in 1900 and has been a mainstay at every Olympic Games since 1908. For more information or requests please contact Daniel Smith at World Sailing on marketing@sailing.org or phone +44 (0) 7771 542 131.
Giulia Conti ne Francesca Clapcich, mai realmente in corsa per il podio nonostante una quadriennio spettacolare. Approccio sbagliato? Foto Sailing Energy

Nell’analisi post regata a caldo, abbiamo sentito che, in fondo, l’Olimpiade “è una regata come le altre” e che “capita di sbagliare una virata”. Poi, a mente fredda, il giudizio personale e condiviso cambia. Si ammette a se stessi di aver sbagliato e di dover ancora scalare un ultimo gradino, quello appunto che porta i vincenti a vincere nell’unico momento che conta. Ha ragione Vittorio Bissaro a dire che “quattro anni fa eravamo dei velisti dilettanti e ora siamo arrivati quasi a vincere l’Oro olimpico”, la sua Olimpiade e quella di Silvia Sicouri è stata eccellente e meritano i complimenti di tutti. Solo che occorrerà lavorare ancora sullo stress mentale, sul killer instinct del momento decisivo, sul “never give up” quel mai mollare fatto di lucidità e concretezza che Santiago Lange, iconico oro della vela olimpica, ha spiegato benissimo davanti ai media velici di tutto il mondo.

The Rio 2016 Olympic Sailing Competition features 380 athletes from 66 nations, in 274 boats racing across ten Olympic disciplines. Racing runs from Monday 8 August through to Thursday 18 August 2016 with 217 male and 163 female sailors racing out of Marina da Gloria in Rio de Janeiro, Brazil. Sailing made its Olympic debut in 1900 and has been a mainstay at every Olympic Games since 1908. For more information or requests please contact Daniel Smith at World Sailing on marketing@sailing.org or phone +44 (0) 7771 542 131.
Santi Lange e Cecilia Carranza, oro strameritato nei Nacra 17: la loro storia ha fatto innamorare tutta Rio. Foto Sailing Energy

La Regata Olimpica non è come tutte le altre. Usciamo da questo equivoco. Non è un Mondiale, tecnicamente magari anche più difficile da vincere ma mentalmente più facile e pieno di appelli. Il Mondiale si fa tutti gli anni, ci si può riprovare, non serve selezionarsi, all’Olimpiade non si porta sulla randa un numero velico ma solo la bandiera della propria Nazione e il proprio nome. Tutti ti seguono. Da casa, dai club, dalle tv generaliste. Tutti provano a influire anche quando non dovrebbero perché, se per caso si vince poi tutti vogliono “apparire nella foto”, senza accorgersi che così facendo si scalfisce la tenuta mentale del regatante. Il problema della vela italiana non è stato questa volta il lavoro, che il DT Michele Marchesini ha bene impostato nel quadriennio, o le risorse, che ci sono state, o ancora lo spirito di squadra, che mai c’è stato come in questa Olimpiade. A nostro modo di vedere, dopo aver osservato tutti i giorni sulle banchine di Marina da Gloria, volti, comportamenti e dinamiche, il problema da risolvere è soprattutto culturale e di gestione dell’evento. Tutto l’ambiente dovrebbe acquisire tranquillità e maggior equilibrio. A Rio, man mano che ci si avvicinava alle Medal decisive, cresceva il nervosismo e la paura di non farcela si toccava con mano, dai tecnici agli atleti, che alla fine la percepivano. E quindi?

La figura del Team Leader

Un team leader carismatico, che abbia saputo vincere personalmente in carriera, non importa se italiano o straniero, farebbe comodo. Lo si potrebbe affiancare al DT, con poteri decisionali, durante i Giochi. I danesi, per esempio, si affidano a Jesper Bank, due ori in carriera nella classe Soling, e puntualmente vincono le loro medaglie e anticipano eventuali crisi. Fu grazie a Bank che i danesi vinsero la protesta impossibile che costò una medaglia ai Sibello a Qingdao 2008. Il leader potrebbe “insegnare” a vincere o, almeno, provare a farlo. Nel 2012 ce l’avremmo potuto avere, ma faceva tenerezza e rabbia vedere il caro vecchio Valentin Mankin messo in un angolo da un ambiente mediocre. Nel 2016, a Rio, sarebbe stato utile, al fine di evitare il tremolio alle gambe dei nostri nel momento decisivo.

Costui si circonderebbe certamente dei migliori in ogni campo, evitando giochi o intrecci burocratici autoconservativi ma rincorrendo l’unico obiettivo possibile, ovvero la conquista delle medaglie. Senza nessuna distrazione, sia essa politica o familiare. Affronterebbe i compromessi politici nelle sedi opportune ma lascerebbe gli atleti nella loro sfera impermeabile. Non acceterebbe scuse. Siano esse alibi, l’albero, la vela, il salto di vento, la bonaccia… o presunzione dell’atleta. Costui prenderebbe esempio dalle risposte da manuale di Giles Scott in mixed zone, “Ho fatto una buona regata ma la strada è ancora lunga”. Nessuna emozione, media soddisfatti e avversari a orecchie basse. Userebbe il coraggio di Tim Burton che, accettando di partire penultimo fa partire ultimo Tonci Stipanovic nella medal race dei Laser scommettendo di poter rimontare, barca dopo barca, fino a colmare i punti che servono per l’Oro. E ci riesce, visto che chi non rischia difficilmente arriva alla meta. Questione di huevos, come direbbero gli argentini. A proposito, userebbe l’intelligenza di Santiago Lange, che a 54 anni impara dai più giovani quella destrezza a bordo che l’età non gli può concedere ed in effetti effettua da manuale i 360 inflittigli dalla Giuria. Prenderebbe spunto da Vasilij Zbogar, che ha vinto la sua terza medaglia con la testa dove il fisico, a 41 anni in Finn, non poteva certo arrivare. Il capo spedizione lascerebbe quindi ogni atleta nella sua placenta vitale, modellando norme e regole a seconda delle esigenze dei vari caratteri. Eviterebbe influenze esterne, di ogni tipo ma non creerebbe dei bambini viziati pronti a dar la colpa a tutti tranne che a se stessi. “Bisogna alla fine metterci del vostro”, ha detto Alessandra Sensini, un’altra che le sue vittorie le ha conquistate.

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Lo Sloveno Vasilij Zbogar, atleta della Dinghy Academy di Luca Devoti: ha saputo vincere un argento a 41 anni in Finn (terza medaglia in carriera dopo le due in Laser), gestendo la regata con forza mentale ed equilibrio dove il fisico non poteva arrivare. Foto Sailing Energy

Nessun alibi, ma solo lezioni per il prossimo quadriennio. E poi coraggio. Serve provarci. Di rimessa nessuno ha mai vinto una medaglia olimpica. Nulla è dovuto e la sensazione che Giulia Conti e Francesca Clapcich, alla fine quinte (per la Conti il terzo quinto psoto consecutivo ai Giochi), fossero arrivate a Rio come se almeno un bronzo spettasse loro per diritto tecnico, dopo il magnifico quadriennio che le aveva viste vincere europeo e mondiale, la si è avuta. Invece, tutte le altre avevano il coltello tra i denti, come è ovvio all’Olimpiade, evento unico e irripetibile che nell’anno Olimpico domina e condiziona i programmi. Ma apparivano anche più umili e concentrate, mentre le azzurre trasmettevano eccitazione, accentuata dalla snervante attesa di dover regatare per ultime e dalle troppe e non utili influenze esterne.

La vela italiana deve compiere un ultimo passo ma è su una buona rotta. Abbandonare definitivamente i compromessi e scegliere definitivamente la qualità. Occorre lavorare ancor più come squadra, allenarsi con i migliori anche se di altri Paesi perché solo così si può migliorare. Far crescere gli equipaggi di contorno, senza concentrarsi solo sul migliore altrimenti costui resterà solo e senza stimoli. Ripartire meglio le risorse, impiegare bene, senza gelosie reciproche, quelle che i pochi mecenati della vela mettono a disposizione e investire sulla qualità. Non avere ego o piani B salvastipendio ma accettare di lavorare con il meglio, in tutti i settori.

Francesco Marrai dopo le regate di oggi
Francesco Marrai dopo le regate che lo hanno lasciato fuori della Medal per un punto

Il materiale umano comunque c’è, almeno nelle classi di punta. Francesco Marrai, fuori dalla Medal per un punto, e Mattia Camboni, decimo dopo la Medal, hanno fatto a nostro parere ottime Olimpiadi. Entrambi hanno saputo vincere una prova singola, così come la Tartaglini ne ha vinte addirittura quattro. Per tutti e tre si prospetta un altro quadriennio da protagonisti, con l’obbligo di salire però quell’ultimo gradino. Giulia Conti ha annunciato che lascerà la vela olimpica. “Troppe pressioni”, ha detto, ed è un peccato che il suo enorme talento velico non sia sfociato in una medaglia, ma questo lo sa anche lei.

Alessandra Sensini, presente alla regata della sua erede olimpica. "HO buone sensazioni ma sono più nervosa di voi", ha detto la quattro volte medaglia olimpica nel windsurf
Alessandra Sensini a Marina da Gloria nella mattina della Medal Race della Tartaglini

Ruggero Tita e tutti i sempre più bravi ragazzi del 49er italiano miglioreranno ancora, magari entrando in quel gruppo di inseguitori dell’imbattibile kiwi Peter Burling. Giorgio Poggi è andato sotto le sue stesse attese. La Zennaro e Berta-Sinno hanno regatato al loro livello attuale e non potevano fare di più. Diciamo che il top 20 è il livello minimo che la vela azzurra dovrà assicurare ai Giochi. Meglio, se quel livello non c’è, rinunciare al viaggio-premio come fanno le nazioni veliche evolute.

Flavia Tartaglini taglia l'arrivo e va a salutare la campionessa olimpica
Flavia Tartaglini taglia l’arrivo della Medal e va a salutare la campionessa olimpica

I Paesi vincenti

Australia e Nuova Zelanda hanno vinto molto e bene (quattro medaglia a testa) anche se nel medagliere pregiato è in testa la Gran Bretagna con due ori e un argento. L’Olanda ha due ori e la Croazia due storiche medaglie, le prime per un Paese piccolo un quarto d’Italia ma con tosti marinai dalmati. La Francia tre, la Danimarca due. Le nazioni veliche, insomma, hanno vinto tutte. Mancano solo la Spagna e l’Italia. Le trenta medaglie sono state suddivese tra 17 Paesi. Chi investe in una vela di base, dei circoli con ragazzi che lavorano duro e che investono su se stessi, senza andare a piangere da mamma Federazione se non richiedere i giusti mezzi una volta raggiunto l’alto livello, alla fine vince. Paesi culturalmente progrediti in termini marinareschi e che sono in grado di sfornare continuamente volti nuovi al massimo livello. Prendere esempio dai vincenti, in teroria facile, in pratica, in Italia, spesso complicato. Vedremo come imposterà il lavoro la nuova dirigenza della Federvela uscita dagli otto anni senza medaglie della gestione di Carlo Croce. Non ci sono scuse per i perdenti, dice chi spesso vince e sapere di non sapere è già un passo avanti per chi ci vuol davvero provare.

Al solito alcune figure italiane eccellono fuori dai confini patrii. Andrea Mannini, della veleria Zaoli, ha allenato i campioni olimpici croati di 470 Fantela e Marenic, Angelo Glisoni, prodiere del mitico Tornado iridato di Giorgio Zuccoli, ha portato al bronzo due onesti velisti austriaci nei Nacra, Luca Devoti con la sua Dinghy Academy di Valencia ha fatto argento (Zbogar), 9 e 12 e ha vinto 5 prove su 10 nei Finn con i suoi atleti.

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Martina Grael va ad abbracciare la mamma dopo la conquista dell’Oro

Rio 2016, la vela ha dato spettacolo

E la vela? Beh, Rio ha dimostrato ancora una volta come la vela olimpica sia spettacolare, intensa, autentica, molto più di altri sport del programma olimpico. Le TV a volte la snobbano, non capendo cosa si perdono. Se ben ripresa, con le videocamere onboard, la vela riesce a comunicare, esaltando il gesto atletico e le figure umane. Se a qualche responsabile dei palinsesti fosse venuto in mente di uscire dalla Baia di Guanabara per riprendere le regate con 25/30 nodi e 3/4 metri d’onda dei Finn e dei 470 avremmo assistito a uno spettacolo televisivo da record di audience. Ma invece quelle epiche regate se le sono godute solo coloro che c’erano. Fradici fino al midollo, ma felici per assistere alla vela più bella che c’è. In quelle condizioni solo Finn, Laser e 470 potevano competere e solo loro l’hanno fatto, il che porta anche a riflessioni sulla piega “only speed” che la vela sta prendendo. Una barca da regata è tale se non riesce ad affrontare in sicurezza ed efficienza il mare aperto?

Finn con 25 nodi e tre metri d'onda sullo sfondo del Pan di Zucchero. Foto Sailing Energy
Finn con 25 nodi e tre metri d’onda sullo sfondo del Pan di Zucchero. Foto Sailing Energy

All’interno della Baia, lo spettacolo dei Nacra 17, dei 49er nelle due versioni e dei windsurf era assoluto. Velocissimo, timonieri e prodieri alla pari di gatti a caccia di uccellini. Rapidi e felini nel loro continuo movimento alla ricerca della velocità perfetta. Insomma, la vela è stata esaltata dai suoi atleti, i migliori al mondo, e dal vento, che alla fine nonostante i timori ha proposto tutte le condizioni, con momenti epici.

A terra dopo i primi giorni di disorganizzazione, incidenti, impreparazione brasiliana in cui World Sailing non riusciva a pubblicare neanche le classifiche aggiornate in modo rapido, tutto si è sistemato e ha prevalso lo sport, l’intensità delle regate e dei protagonisti ha fatto dimenticare i problemi di una città che ne ha davvero molti. Il grigio ruggine della Baia inquinata è stato dimenticato nei tuffi di gioia dei vincitori, nelle nuotate di Yago e Klaus Lange che vanno a raggiungere papà Santiago che vince il più emotivo Oro della storia della vela olimpica, e in quella di Martine Grael che nuota fino alla spiaggia di Flamengo per abbracciare papà Torben e mamma Andreas dopo aver vinto l’Oro negli FX.

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Robert Scheidt

Non c’è stata la leggenda Robert Scheidt. Lui, che inseguiva la sesta medaglia a 42 anni nei Laser, ce l’ha messa tutta e ha vinto la Medal Race con autorità ma le buone prove degli altri e una regata sbagliata di troppo nella serie l’hanno lasciato al quarto posto. L’epica ha toccato invece vette omeriche nella storia di Santiago Lange e Cecilia Carranza. Con 54 anni Lange, velista argentino stimato da tutti e iper competente, è stato non solo l’Oro più anziano della vela ma tra tutti gli sport a Rio. Il che porta anche a pensare che le nuove generazioni e la vela veloce paghino qualcosa alla sapienza velica omnicomprensiva di qualche lustro fa.

Il formato della Medal Race ha avuto questa volta diverse critiche. Vero è che decidere tutto in 20 minuti può cambiare l’esito di una serie, ma a noi pare che la prova suprema alla fine abbia premiato sempre i migliori, coloro che erano pronti per reggere quella tensione. Che vi sia la Medal è cosa nota a tutti, per cui non vale portarla come scusa. Piuttosto si potrebbe ragionare se fare due prove finali tra i migliori dieci, senza punteggio doppio, in modo da renderla meno “pesante” in termini assoluti, ma sono dettagli che la prossima dirigenza di World Sailing, (chi sarà tra Croce, Andersen ed Henderson?) dovrà affrontare seriamente, così come pare inverosimile che una decisione finale sulla conferma delle prossime classi olimpiche per Tokyo 2020 venga fatta slittare fino al marzo 2017. E nel frattempo cosa fanno gli atleti, i cantieri, i velai e le Federazioni?

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Quell’Olimpiade che gli dei decisero di donare agli uomini per farli sentire dei per un giorno, anche in tempi di business, resta il mega evento planetario. La vela ci fa una splendida figura e sin d’ora ringraziamo tutti i ragazzi e le ragazze che decideranno di provarci, sputando fatica e lacrime tra le onde e nel vento per i prossimi quattro anni.

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Ovviamente ogni contributo e idea per migliorare la vela azzurra è gradito.

2 COMMENTS

  1. Ottimo commento, tutto pienamente condivisibile, non c’è altro da dire. Agli azzurri è mancato lo spirito combattivo che ti fa dare il massimo nel momento in cui serve. Peccato, la preparazione era ottima. Non resta che sperare che nei prossimi quattro anni si riesca a colmare questa lacuna.

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