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Giles Scott in Finn con 30 nodi di vento a Rio 2016. Foto Renedo

Southampron, UK- La partita a tre sulla presidenza di World Sailing (Croce, Henderson, Andersen) si gioca soprattutto sulla visione delle classi olimpiche del futuro e della “governance” della vela mondiale. Visto il continuo rincorrersi di voci incontrollate su questa o quella classe, Fare Vela prova a chiarire quanto starebbe effettivamente accadendo.

croce-henderson

Secondo quanto ci risulta, il gruppo legato a Carlo Croce e al suo CEO Andy Hunt, dirigente proveniente da altri sport e con relativa esperienza velica nel curriculum, avrebbe legato parte della sua campagna al tentativo di portare il kitefoil allo status di classe olimpica su iniziale influenza di un noto brand internazionale (Neil Pryde) che aveva in progetto di proporre una tavola monotipo, cosa poi cambiata in corso d’opera. Nel far questo le relazioni con il CIO sono state presentate in modo strategico, paventando un’ipotetica esclusione o riduzione della vela olimpica in caso di mancato “rinnovamento” spettacolare, quando invece da parte del CIO si è chiesto solo un’equity gender e un report e un eventuale aggiornamento (review) delle classi post Rio 2016. Da qui il voto richiesto da Croce/Hunt con la Submission 01/16 che può portare a un cambiamento dell’agenda 2020 (inizialmente la conferma delle 10 classi olimpiche era stato uno dei punti fermi del programma di Croce) lasciando potere al presidente di World Sailing di chiedere appunto una revisione in caso di input del CIO in tal senso. Revisione finale fissata per il febbraio 2017, dopo quindi l’elezione a presidente del novembre 2016.

Giles Scott in Finn con 30 nodi di vento a Rio 2016. Foto Renedo
Giles Scott in Finn con 30 nodi di vento a Rio 2016. Foto Renedo

Nostre fonti confermano che le classi indiziate a lasciare il posto al kite, nella visione poco velica ma molto legata al mainstream televisivo di Hunt, fossero il 470 e il Finn. Si noti che sono le uniche due classi non one design ma con i cantieri in libera concorrenza. Ovviamente ognuna di queste classi sta agendo, come sempre accade nei mesi post Olimpiadi, nelle sedi opportune per difendere il proprio status. Il Finn, che quanto a spettacolo ha realizzato a Rio le regate più belle e intense nelle giornate con 30 nodi di vento in oceano (peccato che a nessuno della produzione TV sia venuto in mente di riprenderle), punta sulla fisicità e la rappresentanza atletica dei pesi “robusti”, visto anche come il “singolo dei campioni” rappresenti ormai l’unica classe per atleti (con la A maiuscola, visto lo sforzo e la preparazione necessaria) con peso superiore agli 85 kg. Sarebbe come togliere tutti i lanci e i 100 metri dal programma dell’atletica per fare un paragone. Il 470, da parte sua, rappresenta all’opposto molti Paesi emergenti e, come il Finn, ha una tradizione di seaworthiness che le nuove classi veloci non hanno.

470 a Rio 2016
470 a Rio 2016

C’è poi la non secondaria questione dei monopoli. L’ingresso di una tavola monopolio accrescerebbe il numero delle classi “monomarca”, con evidenti ripercussioni sui costi e sulla qualità costruttiva (vedi casi Laser o Nacra, cat che per ammissione generale ha avuto notevoli difetti di qualità costruttiva nello scorso quadriennio) per gli acquirenti. Questione questa di primaria importanza, visto che al momento solo tre (appunto Finn e 470 M/F) delle dieci classi olimpiche non sono monopoli ma hanno una libera concorrenza e offerta tra cantieri, che de facto realizzano prodotti sempre migliori proprio per cercare di acquisire un mercato.

Le voci attuali sembrerebbero portare alla conferma delle dieci classi olimpiche e all’eventuale richiesta al CIO di inserire un’undicesima medaglia, che appunto andrebbe al kite. Ma su questo, però, sono molte le voci e i pareri (qui quello del CEO della Volvo Ocean Race e inventore della formula Stadium Race Mark Turner), e tra queste si è parlato di un 470 o di un 49er misto uomo/donna, del ritorno di una barca a chiglia (ricordiamo che al mondo l’80 per cento di regate si svolge su monoscafi a chiglia, disciplina non più rappresentata all’Olimpiade dall’uscita della Star), addirittura di una barca a chiglia monotipo per una regata offshore di 4/5 giorni. Insomma, tante idee e confuse, peraltro dettate dal tentativo di portare all’Olimpiade una disciplina (il kitefoil) che neanche fa parte del concetto di “sailing” in senso stretto ma appartiene più al concetto di “riding“, scivolamento sull’acqua e che ha radici più nella “surf and beach life” che nella cultura dello yachting.

Formula Kite Worlds
Formula Kite Worlds. Photo Alexandru Baranescu

Il rinnovamento tecnologico è comunque essenziale, altrimenti si regaterebbe ancora con i Dinghy 12p olimpici o gli 8 metri S.I. ma le classi questo fanno e hanno fatto, con il Finn che si è rinnovato negli anni fino a rappresentare ancora oggi la sfida velica e atletica per eccellenza, esaltata proprio dallo spirito olimpico. Le classi veloci come 49er e Nacra, con la loro destrezza, hanno rilevato i doppi più lenti hanno un loro senso, così come le classi tattiche e atletiche come i singoli Laser e Finn. La vela, insomma, non è solo velocità, ma ricerca del rapporto migliore con vento e onde, navigazione che riproduce lo spostamento dell’uomo sul mare per spostarsi da un punto A a un punto B, in origine per scopi mercantili o guerre. Va ben oltre il concetto di solo scivolamento e “fun“.

E’ poi la procedura scelta da Hunt a sollevare, nelle candidature di Henderson e Andersen, non poche perplessità procedurali. Da sempre, in caso di rinnovamento, l’IYRU prima e l’ISAF poi, bandivano un concorso tra progetti su una tipologia ben precisa d’imbarcazione e, sulla base di trial successivi sei anni prima dell’Olimpiade designata, veniva scelta la classe che i cantieri potevano costruire restando nell’ambito delle regole di stazza. La barca che veniva giudicata più vicina al dettato del bando, riceveva lo status di classe olimpica e i cantieri potevano costruirla provando a fare il prodotto migliore e pagando le ovvie royalty all’IYRU/ISAF. Con questa procedura furono scelte, per esempio, il Soling, il 470 e lo stesso 49er. Nel caso del kitefoil si assiste a una forzatura di questa regola. A quanto ci risulta, il Comitato Olimpico Internazionale ha richiesto a World Sailing solo una “equity gender“, ovvero il numero più equo possibile tra uomini e donne nella vela olimpica, e una revisione tecnica sui risultati di Rio 2016. Se tale analisi fosse giudicata rilevante si avanzerà una richiesta di review, e il futuro presidente di WS potrà farlo nel febbraio 2017.

La confusione tra sviluppo tecnologico e velocità, poi, porta a confondere le due discipline. E’ innegabile, e lo abbiamo visto anche di persona in mare mentre ci allenavamo su un singolo, che un kitefoil bolini a 25 nodi con angoli al vento di 40 gradi ma basta questo per essere considerata “vela”? Lo confessiamo, ci siamo sentiti per un momento lenti e vecchietti, poi abbiamo provato a ragionare. A nostro modo di vedere, si tratta di un mezzo, non di una barca, che sfrutta il vento per cavalcare l’acqua (riding) e a cui mancano tutte le caratteristiche (sicurezza, seaworthiness, capacità di “galleggiare” e di ritornare a terra con mezzi propri in caso di avaria) propri delle barche a vela. Il che amplia poi l’analisi alla cultura e al segmento di pubblico rappresentato: una cultura da spiaggia, “fun“, che è molto più simile al mondo del surf e degli “urban sport” che il CIO ha fatto entrare nel programma olimpico da Tokyo 2020, lo stesso surf, lo skateboard e l’arrampicata. Occorre considerare poi l’impossibilità di praticare il kite in luoghi affollati (vedi Garda Trentino) e la fattibilità degli allenamenti di alto livello olimpico. Difficile immaginare gommoncioni capaci di filare 40 nodi al seguito degli atleti, in rapporto uno a uno. Ma la vela non era uno sport ecologico? Come sempre quando una disciplina diventa olimpica, inoltre, l’evoluzione tecnica è rapidissima e gli attuali campioni dovrebbero aggiornare metodi e programmi di allenamento per restare competitivi.

Kitefoil, è vela o surf?
Kitefoil, è vela o surf?. Foto Baranescu

Lo stesso mondo kite è diviso, tra una classe internazionale riconosciuta da World Sailing, la IKA, ma che ha una struttura privata con sede a Gibilterra, e un’associazione, la IFKO, che non fa parte (nè vuole farne parte) di World Sailing e che per sua stessa ammissione si sente di far parte più del mondo “rider”. E in questo senso pare destinata a pesare come precedente anche la recente sentenza della Commissione Europea favorevole a due skater che erano stati squalificati per aver preso parte a gare di altra associazione.

Il Kite IKA prova a giocare le sue carte, senza voler far fuori nessuno ma pare puntare o all’undicesima medaglia o all’accorpamento del 470 in disciplina mista.La partita, insomma, non si stava giocando su valutazioni tecniche, per le quali le classi 2020 avrebbero dovuto essere confermate e valutate, ma su precisi interessi. Nulla di nuovo, sia chiaro, visto che l’attività di lobby delle varie classi è sempre stata presente e ha influenzato le scelte della federvela mondiale. Sarebbe ingenuo pensare il contrario. Solo che la possibilità di avere un prodotto accessibile a tutti, con costi per quanto possibile contenuti e aperto alla concorrenza tra cantieri fa parte dei valori espressi nella carta olimpica e nei criteri fissati da Sport Accord.

Se le vatutazioni fossero esclusivamente tecniche: singolo per pesi medio-leggeri, singolo per pesanti, doppio maschile, doppio femminile, barca acrobatica, catamarano misto la copertura della vela ci sarebbe già. Una soluzione potrebbe essere quella di restare a dieci discipline, inserendo un kite a formula con pinna one design uguale per tutti comunicata due anni prima dei Giochi e trasformare il 470 in disciplina mista. Questa è stata l’ultima proposta dell’IKA.

C’è poi l’aspetto della governance, altro punto di dissidio tra i tre candidati. La gestione Croce aveva programmaticamente provato a snellire e svecchiare le procedure ISAF. L’avvento di Andy Hunt ha portato a un’accelerazione in tal senso con il governo della vela sempre più staccato dalla “federazione” in senso stretto. Gli aspetti organizzativi di World Sailing sono interessanti. Henderson rappresenta una continuità della tradizione con attenzione al rinnovamento graduale, Andersen è per un aggiornamento tecnico basato sui valori tecnici della vela, Croce dichiara di seguire i voleri del CIO e spingerebbe per una struttura snella con governance più separata. La gestione della Sailing World Cup, dopo il fallimento dell’edizione 2014-2016, è altro punto chiave, così come l’annuncio del prossimo formato, con costi ipotetici spropositati tra Europa, Miami e Giappone, ha già suscitato perplessità.

A votare a novembre saranno tutte le MNA aderenti a World Sailing, ovvero le federazioni nazionali veliche. Il criterio è di one fed one vote, ovvero il Mozambico conta quanto gli Stati Uniti. Va da sè che la ricerca dei voti è già iniziata a tappeto e qui le dinamiche interne a World Sailing avranno il suo peso.

Su questa questione si gioca la partita della presidenza della vela mondiale. Finn e 470 sono nel programma attuale dei tre candidati mentre resterebbe aperto uno slot per il kitefoil in caso di altra classe mista o undicesima medaglia. Fare Vela non mancherà di tenervi aggiornati.

The Rio 2016 Olympic Sailing Competition features 380 athletes from 66 nations, in 274 boats racing across ten Olympic disciplines. Racing runs from Monday 8 August through to Thursday 18 August 2016 with 217 male and 163 female sailors racing out of Marina da Gloria in Rio de Janeiro, Brazil. Sailing made its Olympic debut in 1900 and has been a mainstay at every Olympic Games since 1908. For more information or requests please contact Daniel Smith at World Sailing on marketing@sailing.org or phone +44 (0) 7771 542 131.
Il Nacra 17, uno dei monopoli esistenti nelle classi olimpiche, ha avuto problemi di costruzione e affidabilità su ammissione stessa degli atleti che vi hanno navigato.

Vi è poi la questione dei costi:
Per il CIO la diffusione e i costi sono variabile fondamentale nell’analisi, così come la visibilità social delle varie classi. Abbiamo diviso nella seguente tabella le voci di costi per classe per quadriennio, considerando anche la durata competitiva delle barche e il loro valore. Risulta evidente come il costo quadriennale di una campagna sia solo in parte legato all’acquisto della barca, arrivando invece ad aumentare soprattutto alle voci durata e utilizzo.

Finn
Acquisto barca 18.000
Alberi/vele all’anno 6.000
Durata alto livello 8 anni
Valore rivendita 65%
Barche necessarie 2

49er
Acquisto barca 25.000
Alberi/vele all’anno 7.000
Durata alto livello 1 anno
Valore rivendita 10%
Barche necessarie 4

Laser
Acquisto barca 6.500
Alberi/vele all’anno 2.000
Durata alto livello 1 anno
Valore rivendita 50%
Barche necessarie 4

470
Acquisto barca 14.800
Alberi/vele all’anno 10.000
Durata alto livello 1 anno
Valore rivendita 50%
Barche necessarie 4

Nacra 17
Acquisto barca 22.000
Alberi/vele all’anno 20.000
Durata alto livello 1 anno
Valore rivendita 20%
Barche necessarie 4

RS:X
Acquisto barca 6.000
Alberi/vele all’anno 6.000
Durata alto livello 1 anno
Valore rivendita 10%
Barche necessarie 4

I costi del Kite dipendono il larga parte dalla tavola e dall’aquilone proposti e al momento non sono quantificabili con certezza.

Tali costi non considerano l’IVA e sono pensati per una campagna olimpica che dia possibilità di vittoria, ma che ottimizzi anche alcune voci di spesa. Occorre considerare che si può sempre spendere di più e che vi saranno atleti che lo faranno, provando vele e alberi in misura incontrollabile, facendo studi sulle appendici ma possiamo affermare che le cifre elencate possono essere considerate una media attendibile.

2 COMMENTS

  1. Scusa ma non capisco come mai per il 470 dici che dura un anno e servono sei barche per un quadriennio..mentre per le altre che durano un anno ne bastano quattro

    • Grazie della segnalazione Giuliano, era un refuso e lo abbiamo corretto. Al pari delle altrea breve durata ad alto livello agonistico servono un minimo di 4 barche. Grazie a te e ciao

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