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RomaLa vela italiana ricomincia da Francesco Ettorre, eletto come noto all’Assemblea Nazionale di sabato scorso a Genova, come candidato unico al termine delle assemblee di zona. Abbiamo deciso di lasciar passare qualche giorno prima di intervistare il neo presidente, per far sedimentare le emozioni e le dinamiche assembleari (non sono mancate le sfide e gli incroci a suon di voti per i posti di consigliere).

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A Fare Vela interessava andare direttamente ai punti chiave del programma e della necessaria riorganizzazione della Federvela, con un gran numero di nuovi consiglieri eletti. Nell’intervista che segue abbiamo cercato di toccare tutti gli argomenti che premono al popolo dei velisti, degli appassionati, dei dirigenti e dei tecnici. Se ne avete altri non esitate a scriverci e li gireremo a Ettorre.

Le risposte del neo presidente sono state complete anche se un po’ generali, ma d’altra parte il quadriennio è appena iniziato e un po’ di dialettica politica era inevitabile. La sensazione, però, è che il 46enne dirigente ed ex tecnico abruzzese (è di Giulianova) conosca le dinamiche della FIV, di cui è stato vicepresidente negli ultimi quattro anni, e possa essere dedito alla causa con passione. Promuovere la vela italiana e snellirla, con la massima trasparenza. Dopo gli otto anni di Carlo Croce, con zero medaglie olimpiche e molti titoli giovanili, è ora di rilanciare, risolvendo le criticità tipiche delle strutture burocratiche italiane.

Vedremo, intanto ecco l’intervista che abbiamo realizzato questa mattina.

Francesco Ettorre con Alessandra Sensini, DT delle squadre giovanili, e Michele Marchesini, DT della squadra olimpica. Foto Taccola
Francesco Ettorre con Alessandra Sensini, DT delle squadre giovanili, e Michele Marchesini, DT della squadra olimpica. Foto Taccola

 

Fare Vela Iniziamo dalle sensazioni personali. Cosa ha provato sabato scorso?

Francesco Ettorre Molta emozione. Anche se ho fatto quattro anni come vicepresidenza, credo che l’emozione di coronare un obiettivo e di dare sempre di più alla guida della Federazione sia stata incredible. Non ce l’ho fatta a non tradire un po’ d’emozione.

FV E il primo provvedimento concreto che farà?

FE Ho convocato un primo consiglio federale per il 25-26 novembre al CONI a Roma, nel quale daremo le linee guida al nuovo gruppo, quindi con l’assegnazione delle varie deleghe e predisporre subito i primi aspetti normativi per dare il via all’attività sportiva. Ci tenevo a presentare tutta la sqaudra al presidente del CONI Malagò.

FV Parlando dei nuovi consiglieri, erano i nomi che lei si aspettava o ci sono state delle sorprese e dei non eletti che invece avrebbero potuto esserlo?

FE La squadra mi soddisfa. Come sempre, in tutte le elezioni delle sorprese ci sono, magari in termini numerici visto che ci immaginavamo un quorum un po’ più basso. Ho trovato grande voglia di fare e mi auguro che ci si metta il massimo dell’impegno. So anche che tra gli eletti ci sono magari dei consiglieri che non hanno molta esperienza, ma non è un problema. Hanno voglia di crescere e sarà anche compito nostro e mio farli crescere nel modo migliore. Credo sia importante assegnare subito delle responsabilità ai consiglieri e personalmente sento di essere cresciuto negli anni proprio perché mi sono state date delle responsabilità.

Il nuovo consiglio federale eletto a Genova. Foto Taccola
Il nuovo consiglio federale eletto a Genova. Foto Taccola

FV Lei pare avere una visione dall’interno della Federvela e della vela italiana attenta proprio per le sue frequentazioni in seno alla struttura FIV, ma si è mai chiesto come viene vista la vela italiana dall’esterno?

FE Certo, me lo sono chiesto e proprio per questo uno dei primi progetti è quello di uscire con la nostra immagine al di fuori. Spesso, il nostro è un mondo chiuso in se stesso, autocelebrativo, ce la facciamo e ce la raccontiamo tra di noi, quando invece la necessità di comunicare la nostra immagine, la nostra essenza al di fuori del nostro mondo è basilare. Un messaggio che dobbiamo mandare, anche puntando sulla nostra crescita tecnica, che da un punto di vista agonistico c’è stata ma che per quanto riguarda la comunicazione deve crescere ancora, riuscendo a trasmettere il significato della vela. Ci manca una comunicazione quotidiana e abbiamo la responsabilità di far vedere il nostro mondo in un’ottica diversa.

FV Veniamo a un’altra elezione, quella di Barcellona dove l’11-12-13 novembre verrà eletto il nuovo presidente di World Sailing. Ci sono tre candidati, il presidente uscente Carlo Croce, il canadese Paul Henderson e il danese Kim Andersen, e la battaglia appare assai dura. Come MNA con diritto di voto come vede questa lotta?

FE Ovviamente sarò presente per tutto il periodo a Barcellona, anche perché, al di là di chi sarà il presidente, bisogna come FIV avere un riconoscimento internazionale e creare una politica federale propria. Sicuramente la battaglia più che accesa è proprio aspra. Personalmente credo che la candidatura di Carlo Croce sia quella da sostenere e noi la sosterremo, questo è evidente. Credo che tutto si giochi sulla polemica ultima legata all’eventuale cambio delle classi per Tokyo 2020. Credo che Croce abbia le possibilità per confermarsi al vertice della vela mondiale e noi lo sosterremo al massimo.

Ettorre con Carlo Croce. Foto Taccola
Ettorre con Carlo Croce. Foto Taccola

FV La gestione di Carlo Croce, in due quadrienni, non ha portato a nessuna medaglia olimpica mentre ha ottenuto buoni risultati a livello giovanile e a livello preolimpico negli ultimi due anni. Per la direzione tecnica, ovvero Michele Marchesini per la squadra azzurra e Alessandra Sensini per quella giovanile, e per la vela paralimpica, che idee avete?

FE Subito dopo Rio 2016 abbiamo fatto una serie di incontri per cercare di capire cosa in Brasile ci ha impedito di prendere medaglie quando invece venivamo da buoni risultati preparatori in alcune classi. Abbiamo analizzato Rio nei dettagli, comparandolo anche con Weymouth 2012, che fu credo un’Olimpiade diversa, dove forse toccammo il punto più basso e comunque avevamo anche una flessione di prestazione visto che mai ci giocammo concretamente una medaglia, Zandonà a parte. A Rio abbiamo portato tre equipaggi con chance concrete di medaglia e l’analisi della prova finale ci ha impegnato e ci sta impegnando ancora insieme ai quadri tecnici.

FV Ma concretamente a cosa pensate, può essere più preciso?

FE Individuare delle figure tecniche, che per esperienza e risultati, possano aiutarci a colmare il gap in quella fase. Un approccio vincente alla Medal Race è quello che ci è mancato e cercheremo di lavorare in quel comparto, cercando dei soggetti vincenti che ci diano una mentalità appunto vincente. Non si tratta di fare rivoluzioni ma di mettere al punto giusto quello che è mamcato a Rio.

Implementeremo molto anche l’aspetto medico della preparazione, fornendo agli atleti tutto il meglio in questo campo. Il primo obiettivo è quello di creare uno staff tecnico di assoluto livello.

FV Torniamo all’attività nazionale. Il rapporto con le zone e con i circoli. Che idee avete?

FE Sono un fautore di ripotare i circoli e le società al centro del progetto, anche di quello sportivo. Già con i primi raduni abbiamo messo a disposizione tecnici nel territorio e lo faremo sempre di più. 29er, 49er e FX sono già attive in questo senso. I tecnici federali saranno sempre più a disposizione delle società. Non solo, le società potranno interagire con il Consiglio Federale al termine delle riunioni itineranti. Importanti i contributi all’acquisto barche e un rilancio dell’attività zonale, visto che in alcune classi non ci sono i numeri per un’attività nazionale, quindi ricominciare dalle zone e via via crescere di livello con il supporto dei nostri tecnici.

L'Assemblea di Genova. Foto Taccola
L’Assemblea di Genova. Foto Taccola

FV Altro problema urgente, sollecitato da molti dei nostri lettori, è quello dell’attività di circolo nell’altura, il diporto o le veleggiate per capirci. Vi sono centinaia di armatori e di barche che non si muovono dai marina ma che parteciperebbero volentieri a un’attività di base e di circolo, in modo semplice e senza costi eccessivi. Cosa può rispondere vai lettori?

FE Assolutamente, mi piacerebbe aprire la vela a scenari che sono bloccati. Il diporto e l’altura di base è uno di questi settori. Tirare fuori dai porti queste barche, dando loro una regolamentazione di base possibilmente uguale in tutta Italia, proprio per cercare di favorire il coinvolgimento massimo di tali armatori.

Pensiamo di creare una commissione altura nel quale coinvolgere più soggetti per riuscire a far accedere tutti a un’attività sportiva di base, non direi regata ma proprio attività di base.

FV Va da sé che poi qualcuno si perfeziona e si incuriosisce, potendo crescere di livello e arrivando alle regate d’altura zonali e nazionali che hanno già le loro regolamentazioni. Non le sembra che questo sarebbe un vantaggio per tutti?

FE Certo, si va dall’attività ludica alle veleggiate. Lo faremo subito e formeremo tale commissione già nel primo Consiglio Federale il 25-26 novembre. Aprire a questa base non deve essere vista come una deviazione dalla vera attività sportiva, quella ORC e IRC che già esiste appunto, ma aumentare il bacino di barche e persone che poi un giorno potrebbero arrivare alle vere regate. Bisogna insomma far uscire quelle barche dai porti e qui sarà importante il coinvolgimento dei Marina. All’interno dei nostri club c’è già un veicolo promozionale, all’interno dei Marina un po’ meno.

FV Torniamo a World Sailing, ma lei e la FIV cosa pensano di un eventuale restyling delle classi olimpiche. Siamo a novembre e probabilmente fino a febbraio 2017 non avremo la certezza delle classi per Tokyo 2020, anche se in caso di vittoria di Andersen o Henderson, sembra che si andrebbe a una conferma di quelle attuali per il 2020. E questo ci pare un notevole problema di credibilità e di continuità.

FE Credo che per il 2020 sia indubbio che mi piacerebbe la stabilità delle classi anche perché non avendole chiare potete immaginare quanto sia difficile la nostra programmazione. E’ indubbio poi che l’evoluzione è chiara, si sta andando verso classi veloci e spettacolari per il 2024. Non sono però un amante delle estremizzazioni, con foil estremi e credo che bisognerà tenere in conto la voce costi e un rinnovamento graduale perché federazioni, circoli e velisti altrimenti sarebbero in difficoltà.

Per il 2020 si va verso la conferma delle attuali classi olimpiche, come da programma iniziale di Carlo Croce del 2013?
Per il 2020 si va verso la conferma delle attuali classi olimpiche, come da programma iniziale di Carlo Croce del 2013?

FV Si sta parlando anche dei monotipi monomarca e delle classi aperte alla produzione (solo 470 e Finn lo sono), con i relativi aumenti dei costi nel caso dei monopoli come Nacra, Laser o 49er.

FE Il monotipo innalza automaticamente i costi ma credo anche che all’epoca a livello internazionale siano state fatte delle gare a cui tutti avevano la possibilità di partecipare.

FV Capitolo Laser. La situazione dei laseristi italiani nel 2016 è stata quasi comica, sospesi tra l’attività nazionale AICL e quella internazionale ILCA. Cosa farete?

FE E’ fondamentale trovare un punto d’incontro con l’ILCA perchè non possiamo vedere i nostri ragazzi che non possono girare per l’Europa in tranquillità. Quello che è successo lo scorso anno è complicato e dobbiamo trovare un punto d’incontro. Ne parleremo subito, a inizio mandato, con un incontro con la classe internazionale Laser ILCA gi.

FV Concludiamo con la nostra immagine, come ci vede il CONI e come possiamo far parlare meglio di noi?

FE Sono molto soddisfatto delle parole di Fabbricini dette sabato a Genova, che ci considera come una federazione importante e sana. Abbiamo davanti un lavoro importante per riuscire a dare anche noi il nostro contributo di medaglie al CONI, che poi è quello che interessa.

Per la comunicazione e il marketing vogliamo preparare un piano che ci permetta di trovare risorse in modo traparente. Il messaggio vela deve penetrare maggiormente mei giornali, nei vari media e nelle riviste, nei social network dove si trovano i giovani. Bisogna creare e diffondere una nuova immagine, proponendo anche le storie umane dei nostri velisti, ne abbiamo molti interessanti in tal senso. Non bisogna aver paura di aprirci all’esterno.

Dopo ogni Consiglio Federale vogliamo anche creare delle conferenze stampa immediate a fine riunioni, in modo da comunicare, in modo da aprirci alla condivisione degli obiettivi e alla trasparenza. Pensiamo anche da dicembre di trasmettere in streaming i consigli federali.

FV Ci saremo e buon lavoro.

3 COMMENTS

  1. Francesco Ettorre è il Presidente ideale per questo momento difficile: conosce bene la “macchina” Federale. Mi è molto piaciuta la sua proposta di far crescere il Diporto quale unica via di accesso alle Regata d’Altura: finalmente un Presidente che ha ben chiaro il futuro della Vela. Le Società affiliate possono vivere solo con il contributo delle Imbarcazioni da Diporto, era ora che il vertice della Federazione si accorgesse dell’indispensabile valore aggiunto prodotto dal Diporto i cui indispensabili contributi forniscono le risorse per svolgere l’attività sportiva dei Circoli affiliati. Bene Francesco hai capito, come sempre, quali sono le soluzioni da mettere in campo. tanti auguri e tanta fortuna!!

  2. Come giustamente premesso all’inizio dell’articolo, siamo solo all’inizio, quindi vedremo. Non metto in dubbio le capacità, la visione e la voglia di fare del nuovo presidente, però a giudicare dalle sue dichiarazioni in questa intervista, sembrerebbe che non assiteremo a grossi cambiamenti, solo ad ottimizzazioni. Di certo è meglio centrarsi sull’enorme lavoro da fare e pensare a passi avanti concreti e realizzabili per quanto piccoli, piuttosto che spendersi in grandi proclami ed iniziative faraoniche che non vanno da nessuna parte, ma la vela italiana ha bisogno di un radicale cambio di mentalità, in ogni disciplina e ambito. Naturalmente, è difficile che questo cambiamento inizi in una sala piena di persone in giacca e cravatta, deve cominciare sulle bianchine. Il presidente parla di immagine del movimento velico come chiuso in se stesso ed autocelebrativo, ed è esattamente questo il problema; non credo si riuscirà facilmente a cambiare questa immagine, dato che rappresenta esattamente la realtà dei fatti. Se le cose fossero diverse, non ci sarebbe bisogno di fare marketing e cercare i giovani sui social network, molti arriverebbero da soli semplicemente affascinati dall’ambiente. L’elemento che affascina i neofiti, fa crescere il movimento, attira risorse e porta ai risultati agonistici è sempre lo stesso: la passione. La ricetta è semplice ed anch’essa è vecchia di secoli: investire sulla passione, eliminare fronzoli, dinamiche corrotte ed ogni elemento estraneo alla vela pura e semplice; imparare dalla forza dei movimenti velici giovanili, in gran parte estranei a interessi economici e di palazzo. Dubito seriamente che ci si possa aspettare una svolta seria, a prescindere dalle persone coinvolte, ma chissà, vedremo… Buon lavoro alla nuova squadra.

  3. Come giustamente premesso all’inizio dell’articolo, siamo solo all’inizio, quindi vedremo. Non metto in dubbio le capacità, la visione e la voglia di fare del nuovo presidente, però a giudicare dalle sue dichiarazioni in questa intervista, sembrerebbe che non assiteremo a grossi cambiamenti, solo ad ottimizzazioni. Di certo è meglio centrarsi sull’enorme lavoro da fare e pensare a passi avanti concreti e realizzabili per quanto piccoli, piuttosto che spendersi in grandi proclami ed iniziative faraoniche che non vanno da nessuna parte, ma la vela italiana ha bisogno di un radicale cambio di mentalità, in ogni disciplina e ambito. Naturalmente, è difficile che questo cambiamento inizi in una sala piena di persone in giacca e cravatta, deve cominciare sulle bianchine. Il presidente parla di immagine del movimento velico come chiuso in se stesso ed autocelebrativo, ed è esattamente questo il problema; non credo si riuscirà facilmente a cambiare questa immagine, dato che rappresenta esattamente la realtà dei fatti. Se le cose fossero diverse, nonci sarebbe bisogno di fare marketing e cercare i giovani sui social network, molti arriverebbero da soli semplicemente affascinati dall’ambiente. L’elemento che affascina i neofiti, fa crescere il movimento, attira risorse e porta ai risultati agonistici è sempre lo stesso: la passione. La ricetta è semplice ed è anch’essa vecchia di secoli: investire sulla passione, eliminare fronzoli, dinamiche corrotte ed ogni elemento estraneo alla vela pura e semplice; imparare dalla forza dei movimenti velici giovanili, in gran parte estranei a interessi economici e di palazzo. Dubito seriamente che ci si possa aspettare una svolta seria, a prescindere dalle persone coinvolte, ma chissà, vedremo… Buon lavoro alla nuova squadra.

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