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Barcellona, Spagna- Mentre al Fira Renaissance Hotel di Barcellona, dove è in corso la World Sailing Annual Conference, si è parlato oggi del piano (aumento dei Paesi che la praticano e maggior comunicazione) per riportare la vela paralimpica alle Paralimpiadi 2024 dopo l’esclusione del 2020, sale il livello della battaglia per l’elezione “presidenziale” di domenica prossima.

Paul Henderson, l’81 canadese, che sfida Carlo Croce e il danese Kim Andersen per la presidenza, ha lanciato un attacco mediatico diretto alla gestione di World Sailing, affidandolo addirittura all’Associated Press e al suo corrispondente velico Bernie Wilson.

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Qui l’articolo di Wilson, in cui si legge come per la prima volta Henderson abbia apertamente parlato della gestione finanziaria della World Sailing Croce/Hunt, che a suo parere sarebbe “troppo finalizzata a far soldi e poco agli interessi dei velisti” e che si avvarrebbe di fondazioni e almeno sei conti bancari diversi in diverse giurisdizioni, tra cui alcuni paradisi fiscali.World Sailing Foundation ha sede in Svizzera e nel suo board compaiono sia Carlo Croce sia il tesoriere Word Sailing Scott Perry sia il potente Valery Gulev, vice presidnete della federazione russa e soprattutto ex membro di alto livello di Gazprom, il gigante energetico russo che World Sailing ha finanziato con una sposnorizzazione quinquennale da cinque milioni di euro. Lo scenario è stato ricostruito da un legale appositamente incaricato da Henderson.

Da World Sailing, per voce del CEO Andy Hunt, si nega ogni irregolarità di gestione e si accusa Henderson di diffondere disinformazione. Il testo del contratto non è stato fornito all’AP, nonostante la richiesta di Bernie Wilson, perché sarebbe coperto di clausole confidenziali.”Senza programmi commerciali di successo”, ha detto Hunt, “sarebbe molto difficile creare un ciclo virtuoso di successo per la vela”.

Hunt ha anche affernato che tutto è trasparente mentre Paul Henderson proprio sulla mancanza di trasparenza gestionale da parte di World Sailing sta costruendo la sua campagna elettorale.

Lo stesso Kim Andersen, il danese terzo candidato, non aveva risparmaito critiche alla gestione troppo manageriale di Croce/Hunt e chissà che alla fine non possa essere proprio lui a beneficiare del duello Croce/Henderson. “Non credo che sarò eletto”, ha detto all’AP Henderson, che dell’allora ISAF fu già presidente dal 1996 al 2004, “ma almeno avrò una piattaforma programmatica”.

Henderson attacca dicendo che “World Sailing è guidata dal denaro invece che essere l’organo di governo dello sport. Con un’organizzazione come questa, non è buona cosa avere troppi denari e non quelli che siano sufficienti. metti le tue dita in posti dove non dovresti. Il noistro sport è differente da molti altri. I velisti sono i proprietari dei loro propri circoli, che non sono di proprietà di ricchi signori. La vela appartiene ai velisti”.

Henderson riafferma con decisione, quindi, la vela come “participatory sport”, ovvero sport di partecipazione dove il fatto di praticarla in prima persona o comunque viverla nelle strutture associative preposte è centrale. Questa visione, che rappresenta certamente il modo in cui la vela sportiva è nata e si è diffusa per decenni, si scontra ora con una visione manageriale e il tentativo di farne uno “spectator sport” che si evidenzia in molte delle scelte attuali di World Sailing o della stessa America’s Cup.

Carlo Croce alla World Sailing Annual Conference
Carlo Croce alla World Sailing Annual Conference

In attesa di qualche altra bomba mediatica, nella giornata si è discusso molto dei formati della regata olimpica dopo l’analisi di Rio e questa sera si assegnano intanto nella città  intanto i Rolex World Sailor of the Year Awards…

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