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Isole Crozet- Sono ore di grande apprensione per la flotta del Vendée Globe e per la direzione della regata: Kito de Pavant è in seria difficoltà e si sta preparando ad abbandonare la barca.

Kito de Pavant (FRA), skipper Bastide Otio Kito de Pavant (FRA), skipper Bastide Otio, au départ du Vendée Globe, aux Sables d'Olonne le 6 Novembre 2016 - Photo Jean-Marie Liot / DPPI / Vendee Globe
Kito de Pavant (FRA), skipper Bastide Otio

Bastide Otio ha infatti urtato un oggetto non identificato che ha quasi strappato via la chiglia provocando una via d’acqua pericolosa e importante a bordo. Kito ha cercato di normalizzare la situazione e stabilizzare il suo IMOCA in attesa dei soccorsi. La nave Marion Dufresne sta convergendo sulla zona ma la situazione non è agevole: Kito de Pavant è nel nulla dell’Oceano Indiano, circa 150 miglia a nordovest delle remote Isole Crozet, in un tratto di mare interessato da una forte depressione con onde fino ai 6 metri e vento oltre i 40 nodi.

In azzurro la posizione di Kito de Pavant in attesa di essere evacuato
In azzurro la posizione di Kito de Pavant in attesa di essere evacuato

Lo skipper ha preparato l’attrezzatura di sopravvivenza ed è pronto a qualsiasi eventualità nell’attesa che la nave lo raggiunga. Il concorrente più vicno a Bastide Otio è Louis Burotn, a circa 580 miglia ad ovest. Kito de Pavant al momento dell’incidente si trovava in tredicsima posizione.

“Ho urtato qualcosa di molto duro con la chiglia. L’impatto è stato brutale, la barca si è fermata di netto. La chiglia si tiene a stento attacata alla barca e lo scafo è danneggiato. C’è una grossa via d’acqua che sono riuscito a limitare nel compartimento del motore. Attualmente ci sono 40 nodi e onde di 5-6 metri. La barca è ferma, ho ammainato la randa, per il momento la situazione è stabile. Il materiale di sopravvivenza è accanto a me, occorrerà che mi vengano a recuperare”, ha dichiarato Kito al contatto con la direzione di regata.

La via d'acqua a bordo dell'Imoca 60. A destra si nota il braccio della chiglia, che sta iniziando a rompere lo scafo. Foto de Pavant
La via d’acqua a bordo dell’Imoca 60. A destra si nota il braccio della chiglia, che sta iniziando a rompere lo scafo. Foto de Pavant

Non è la sola avaria delle ultime 48 ore: l’albero di Shiraishi si è rotto in due pezzi, Sebastien Josse naviga a velocità ridotta con 40-50 nodi con il foil di dritta a pezzi a seguito dell’impatto con un’onda, Roman Attanasio si sta dirigendo a Città del Capo dopo avere urtato un oggetto che ha seriamente danneggiato i timoni. Infine Conrad Colman prosegue la sua regata dopo avere domato un principio di incendio a bordo per problemi all’impianto elettrico.

Se dietro succede di tutto, Armel Le Cleac’h e Alex Thomson, pur in condizioni non agevoli, vivono una regata a parte. Il francese mantiene poco meno di 100 miglia di vantaggio sul britannico, l’Oceano Pacifico è appena iniziato.

 

Nostro commento

Si chiamano UFO, OFNI in francese, ovvero Unidentified Floating Objects, oggetti galleggianti non identificati. C’è un po’ di tutto e sono duri, tremendamente pericolosi per delle barche in navigazione, tanto che gli UFO stanno diventando un serio problema per i navigatori e regatanti oceanici. In questo Vendee Globe hanno già causato i ritiri di Vincent Riou e Morgan Lagriviere, oltre che i noti problemi al foil di dritta su Hugo Boss.

Container persi dai cargo, boe alla deriva, semplici tronchi d’albero, contenitori di plastica, bidoni. Specialmente pericolosi sarebbero i container frigo, semi stagni, che impiegano molto tempo ad affandonare. Vi sono poi gli UFO biologici, ovvero balene, orche o anche pesci luna, che si trovano, poveri loro, sulla rotta di un Imoca lanciato a oltre 15 nodi di velocità. L’aumento delle velocità medie nei racer oceanici comporta anche un enorme aumento dei rischi seguiti a questi urti. I tempi di reazione, ammesso che il navigatore solitario veda l’ostacolo, sono ridottissimi, per non parlare dell’impossibilità di qualsiasi difesa di notte. Inefficaci i sistemi radar, che non pososno vedere oggetti sotto il pelo dell’acqua. I crash box a prua, ideati proprio per proteggere dagli urti accidentali, servono ma non ci sono difese se l’urto avviene alle appendici… timoni o, come nel caso di de Pavant, chiglie sono i più esposti. Gli oceani sono sempre più della pattumiere, converrebbe rifletterci seriamente. (MT)

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