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Vittorio Malingri con tempo duro

Preveza, Grecia- Io Nico e Cesare, altrimenti noti come Team Malingri, o Citroen Unconventional Team o il Vecchio, il Nano e Il Cesar, siamo di ritorno dalla Grecia dove, nell’ultimo mese, abbiamo messo le mani molto pesantemente su Huck Finn III. Abbiamo trasformato una bella barca ma molto male armata, in un robusto, affidabile, organizzato ed equipaggiato, purosangue oceanico. Insomma ragazzi, come si suol dire “stiamo lavorando per voi”.

La serietà della nostra scuola é anche quella che la barca o nasce apposta da zero per noi, e sia costruita da noi, oppure interveniamo su una base ottima su cui lavorare trasformandola sempre nella solita barca che avremmo costruito noi. Quasi tutti si perdono nelle forme degli scafi, nelle discussioni sui dislocamenti. Non è li la barca buona per navigare, o meglio lì c’è solo il 50% il resto lo fanno i particolari.

Vittorio Malingri con tempo duro
Vittorio Malingri con tempo duro

Io anche quest’anno porto della gente ad uscire dal Mediterraneo a febbraio, partendo dalla Grecia, ad attraversare l’Atlantico nei 2 sensi e ritornare in Grecia. Vedete che ho appena detto una cazzata…..
Huck Finn III, quest’anno, porta della gente ad uscire dal Mediterraneo a febbraio, partendo dalla Grecia, ad attraversare l’Atlantico nei 2 sensi e ritornare in Grecia. Mica me li carico io sul groppone. E allora sarà bene che lo controlliamo un attimo sto Huck Finn III.
Si diceva l’altra sera, tra me Nico e Cesare, che abbiamo “pimpato” professionalmente la nostra barca. Più che un restauro, come nei reality del settore auto, abbiamo preso un ottimo ferro vecchio e l’abbiamo trasformato in un affidabile, veloce e comodo fuoristrada oceanico modificandolo quà e là anche nel progetto.
E’ un bel lavoro, specialmente quando lo fai su una barca che userai.
Da vedere rimane la bella e innocua, comoda e rifinita, anche se un pò spartana, barchetta classica. Ma quando alzi il cofano è tutta un’altra storia.

Abbiamo ribaltato il piano velico:
– rimossi avvolgifiocchi, avvolgiranda e bimini; tutti accessori inutili, pesanti e che minano costantemente la marinità, l’affidabilità e le capacità veliche della barca. Se vuoi la barca all’ombra ci vogliono dei tendalini, se vuoi navigare ci vogliono delle vele e non dei fagotti.
– abbassato il boma guadagnando 60 cm di infieritura. Anche se la barca si muove benissimo con aria leggera, abbiamo un albero un pò basso e c’é margine per aumentare la tela ovunque possibile.
– rimosse sartie basse anteriori e quelle posteriori della trinchetta (che fungevano da volanti fisse). Facciamo spazio a una trinchetta con base più lunga che si sovrappone all’albero.
– tolto il vecchio ’attacco dello strallo trinchetta sull’albero, giudicato troppo debole.
– portato circuito drizza ammantiglio randa all’interno all’albero.
– rimosse antenne inutili tipo TV, ecc…
– montate lande per baby stay e strallo trinchetta, sia sull’albero sia sul ponte.
– montate sull’albero lande maggiorate per la sartie basse, che erano deboli e vecchie. Molto vicine alla rottura, se vedete il perno passante vecchio com’e ridotto capite che quell’albero poteva cadere in qualsiasi momento.
– montati attacchi e golfari x volanti in tessile, Gottifredi e Maffioli su paranchi Antal,
– montato segnavento e luci di via o con stroboscopica di emergenza in testa albero, utilissimo in molte situazioni specialmente in tempesta quando si vuole essere ben visibili.
– montate le nuove uscite drizze Antal, nate su mia specifica richiesta e indicazione anni fa, che garantiscono vita infinita alle drizze anche con giorni consecutivi di utilizzo
– abbiamo anche interrotto il sartiame sulla crocetta, e montato una sartia alta diagonale, dalla crocetta all’altezza della trinchetta, per sostenere lateralmente l’albero in quel punto che in tempesta, con trinca e randa terzarolata diventa la effettiva testa d’albero e va sostenuta adeguatamente.
– abbiamo sostituito tutto il sartiame, aumentando anche il diametro della V1, la sartia verticale dal ponte alla crocetta, portandola da 12 a 14 mm. Il tutto fornito come sempre dagli amici di G&G Rigging di Sesto San Giovanni.
– abbiamo modificato il paterazzo, che si sdoppia sopra il ponte per collegare un paranco tendi paterazzo.
– abbiamo rivisto e messo a posto tutto il resto.

Con OneSails by Montefusco abbiamo messo a punto una serie di rifiniture che la veleria adotterà per le vele offshore crusing. Si tratta di una serie di piccole modifiche o modi di finire la vela per renderla molto duratura e difficile a rompersi. Attenzione, questa tradizione nelle velerie italiane di fatto non c’è più. Nel senso che c’era in tutte ma è stata abbandonata da tempo. Qualcuno qualcosa si ricorda, poi c’é tutta l’esperienza di 30 anni di competizioni oceaniche.

Con Sandro Montefusco ci siamo messi lì e, vela per vela abbiamo individuato i punti deboli migliorandoli. Per Huck Finn III sono in arrivo randa, yankee 1, trinchetta e spi assimmetrico nuovi. Qui partendo dalle vele vecchie, alcune inglesi d’epoca in sorprendenti buone condizioni anche di tessuto, stiamo ritagliando yankee 2 e yankee 3. Poi abbiamo una trinchetta più piccola che funge da tormentina.
La randa è steccata, ma con 4 stecche lunghe e due corte per questioni di performance con vento leggero. Le due stecche alte escono dal paterazzo di 10 cm per aumentare al massimo l’allunamento.Ci sono 3 mani di terzaroli ma spaziate il doppio di quello che fa normalmente una veleria. Con tre mani la randa è di fatto una randa da tempesta ma senza doverla montare apposta.  A noi, in caso di bisogno, serve bolinare fino almeno a 60 nodi per tempo prolungato e poter fare fronte a momenti di 65/70 controvento. Con una barca che fa quello ci si può allontanare da una costa o scogli sottovento o andare a prendere un uomo, se si ha la fortuna di trovarlo. Il resto è tutto in discesa.

Con questi interventi abbiamo e tenuto più fermo e irrobustito l’albero, ricavato spazio in modo che la trinca sia più grande verso poppa, aumentando l’efficienza sia sua che della randa. Tolto tantissimo peso dall’albero, liberandolo dalla schiavitù di un genoa sempre avvolto che già con 30 nodi di bolina da delle botte allucinanti allo strallo, landa e albero, quando la barca salta sulle onde. Avremo anche un immenso guadagno di confort di navigazione e quindi, con meno movimenti e meno sbandamento, di velocità.

Sul ponte abbiamo lavorato parecchio.
-Rigommatura totale del ponte in teak e rincollaggio di parte delle doghe (probabilmente il cantiere aveva finito quello buono e continuato continuato con quello trasparente, che non metteresti neanche nella doccia del bagno di casa).
– rimosso vecchio salpa ancore anteguerra e montato un ottimo Lofrans Falkon da 1700w a 24v. Tira su anche barche intere dal fondo dei porti, come ci è già successo a Bonifacio quando, con identico verricello, assieme all’ancora abbiamo salpato la coperta di un peschereccio di 12 mt.
– rivisto tutti i pezzi di coperta e i loro fissaggi togliendo, pulendo, risiliconando dove necessario. Se no ti piscia acqua sulla branda o sul pile che avevi intenzione di metterti una volta smontato dal tuo turno.
– cambiato il circuito della scotta della randa per fare spazio alla cappottina e per averla sia a dx che sx.
– realizzato uno sprayhood per riparare l’entrata e le sedute per almeno 4 persone, che per le nostre navigazioni, spesso molto movimentate, è indispensabile.
– rimosso la colonnina del timone e la sua scatola ingranaggi. Abbiamo una timoneria a ingranaggi, fighissima, ma ha tanto gioco perché vecchissima e mai manutenuta negli ultimi 45 anni. Non male come performance però. Ne ho viste di simili ma mai di quel tipo e marca. Introvabili sulla rete immagini o info, zero pezzi di ricambio. Beh… ne avevamo una uguale identica, appena revisionata dal mio amico e socio Andrea, mago della meccanica, tra i vari pezzi del nostro magazzino in cantiere. Visto sto segno del destino l’abbiamo sostituita di sana pianta. Aumentato il diametro della ruota.
– realizzato nuove panche e fondi del pozzetto, sempre in teak ma incollato. Prima c’era un carabottino a doghe longitudinali dove le scotte si incastrano costantemente e la morchia, nascosta sotto, tappa gli scarichi.
– spostati gli strumenti sopra l’entrata e tolto il, recentemente molto diffuso costoso e orribile, trono e relativa consolle strumenti. Soprattutto togliere gli strumenti dall’acqua diretta perché, checche ne dicano tutti i produttori, alla fine se stanno belli riparati chissà perché non si rompono o si rompono di meno.

Sott’acqua abbiamo fatto il panico.
Il Gallant 53 ha l’elica nella parte posteriore della deriva, alloggiata dentro una finestra. Un buco. Noi, per montare la Max Prop a 3 pale orientabili ,abbiamo allargato ben bene sta finestra. Anche per dare all’acqua, che prima di arrivare all’elica scorre sui due lati della deriva, la possibilità di chiudersi bene e arrivare compatta sull’elica invece che turbolenta.
Insomma seghe mentali da progettisti, che pero rendono possibile prendere un pirla che è caduto in mare navigando controvento, magari a soli 2,5 nodi di velocità sul fondo e 4 sull’acqua, ma contro 65 nodi e mare mosso. Le mie barche di solito sono capaci di farlo quindi:
– il Nano si è armato di vari attrezzi contundenti e ha scavato e poi shapeato (é un surfista e per cui bisogna dire cosi) dando forma ad una apertura più grande e resinato il tutto.
– rimossa anche l’elica a 3 pale fisse che non era possibile bloccare in navigazione, e che era collegata, tramite una cinghia sull’asse elica, con una pompa idraulica che forniva potenza al pistone del pilota automatico quando era disponibile. Sembra figo, soprattutto in tempi di ottimizzazioni energetiche, ma invece era solo una boiata inglese da 70’, ma già anche troppo macchinosa per quei tempi. Tolta quindi pompa idraulica, cinghie, tubi, valvole e altre inutilia creando spazio x stivaggio e migliore accesso alla sentina principale.
– tolte 3 prese a mare inutili, perché abbiamo tolto un WC nascosto sotto le cuccette di prua e perché quella del risciacquo del bagno principale era troppo alta e usciva dall’acqua al minimo sbandamento.

Dentro abbiamo passato 7/8 giorni di pioggia e non ci siamo annoiati
Abbiamo rivisto tutti gli impianti. Anche qui c’era da mettersi le mani nei capelli per com’erano stati realizzati. Rischio incendio e affondamento presenti. Gli impianti di 45 anni, perfetti. Tutto li e funzionante. Quelli dei seguenti armatori, il delirio di inutilità ed esecuzione sommaria.
Partendo da prua abbiamo:
– tolto, sostituito o riparato vari impianti idrici, idraulici ed elettrici mal fatti o inutili.
– modificato tutto l’impianto delle pompe di sentina: ora ne abbiamo una elettrica, una manuale, e una grossa cinghia mossa dal motore.
– modificato impianto acque grigie
– montato un boiler per l’acqua calda.
– montata una pompa lavaggio ponte
– montata una pompa a pedale per l’acqua salata in cucina. Per noi indispensabile nelle lunghe navigazioni. Anche se Huck Finn III ha quasi 4000 litri di acqua. In un mese di vacanza, con una famiglia di 3 femmine con i capelli lunghi non sono riuscito a finirla.
– sostituite alcune valvole e controllati gli impianti acqua e gasolio
– tolte vecchie piastre dal secondo frigo in attesa di montare dopo le feste compressore e piastre nuove. Attraversiamo sempre in tanti,  quando vivo a bordo sono spesso lontanissimo dai punti di approvvigionamento, oppure ci vado più di rado. E’ bello bere fresco e avere frutta e verdura per tutto il tempo. Due frighi sono molto più velici di quanto sembra a prima vista.
-per stesse ragioni arriverà anche un desalinizzatore a 24v da 12,5 lt l’ora che consuma poco e, all’occorrenza, può stare sempre acceso. Anche quello sempre da montare dopo le feste.
-sto mettendo un plotter, che avevo a casa, anche al carteggio anche perché di quel formato li ho le carte di mezzo mondo.
– ho montato un telecomando per il pilota, avanzo di FeelGood quando 8 anni fa era preparato per navigare in solitario.
– abbiamo rivisto tutte le attrezzature e dotazioni di sicurezza.
– stipulato una bella assicurazione Allianz su di noi trasportati e barca. E vi assicuro che questo ultimo non è un dettaglio. E dopo l’esperienza della perdita di Time of Wonder, vi assicuro che l’efficienza dimostrata dal mio broker Allianz, Ungaro e Cavallito di Novara, e i consigli e le dritte di Fabrizio Pacini broker Allianz di Spezia.

Ora prima e dopo le feste recuperiamo da Osculati, Mates Italiana, A Bordo Groupe, Raymarine Italia, I 40 ruggenti le ultime cose o i pezzi in riparazione, che monteremo in gennaio. Partenza prevista il 4 febbraio mi sembra.

Leggendo cosi sembra la lista di una barca per andare in guerra. Il fatto più grave che non c’è riscontro di moltissimo di ciò a bordo della barche da diporto del giorno d’oggi, anche le più belle.
Una volta erano tutte così, anche quelle che ti vendevano per andare a navigare nell’Arcipelago Toscano.
Non ho inventato niente io, o quasi niente, mi ricordo solo come erano, come ci si navigava, e anche oggi voglio una barca abbia almeno le stesse possibilità.
Poi ne ho viste troppe, sia in mare sia all’ancora. Non ci ho mica più tempo di rompermi le scatole con le soluzioni pacco, il fai da te armatoriale.
Devo risolvere io, subito. Se no sono più soldi e soprattutto più tempo perso (nelle preziose vacanze) rispetto a scegliere, scegliere le cose giuste e montarle nel modo giusto.

Un’ultima cosa. Ho nominato parecchi marchi e materiali, lo faccio perché sia una traccia per chi ha interesse nelle cose serie che funzionano.
Una cosa è certa non mi danno dei soldi per dirlo… ma sono velocissimi a prendere i miei.
Sti fraciconi…..il problema è che li conosco quasi tutti.

Buon Natale anche a voi.

Vittorio Malingri

vittoriomalingri.com

Clicca qui sotto per il programma di crociere scuola con Huck Finn III:

scuola-vela-traversate-2017-programma-e-listino

Oltre al racconto di quello che abbiamo fatto a dicembre, qui di seguito, volevo solo ricordare che:
– rimangono solo 3 posti disponibili nelle 4 tappe tra Preveza e Capoverde.
– rimangono 3 posti disponibili nella traversata Dakar Guadalupa
– rimangono varie opportunità nella traversata di ritorno dalla Guadalupa alla Grecia ma è bene prenotarsi perchè qualcuna è gia la completo o rimangono pochissimi posti.

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