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Finish arrival of Armel Le Cleac’h (FRA), skipper Banque Populaire VIII, winner of the sailing circumnavigation solo race Vendee Globe, in 74d 3h 35min 46sec, in Les Sables d'Olonne, France, on January 19th, 2017 - Photo Vincent Curutchet / DPPI / Vendee GlobeArrivée de Armel Le Cleac’h (FRA), skipper Banque Populaire VIII, vainqueur du Vendee Globe en 74d 3h 35min 46sec, aux Sables d'Olonne, France, le 19 Janvier 2017 - Photo Vincent Curutchet / DPPI / Vendee Globe

Les Sables d’Olonne, Francia- Armel Le Cleac’h ha vinto il Vendée Globe: Banque Populaire ha tagliato la linea d’arrivo alle 16:37CET di oggi chiudendo quindi il giro del mondo in 74 giorni, 3 ore, 35 minuti, 46 secondi, con un vantaggio di 100 miglia su Hugo Boss del mai domo Alex Thomson e di circa 4 giorni sul precedente primato di François Gabart del 2013, al termine di una regata entusiasmante e incerta fino alle ultime miglia. La media sul percorso ideale, 24.500 miglia, è stata di 13,77 nodi, sulle effettive percorse (27.475) Banque Populaire ha fatto segnare 15,43 nodi di media.

Armel Le Cleac'h festeggia nell'attimo in cui taglia la linea d'arrivo
Armel Le Cleac’h festeggia nell’attimo in cui taglia la linea d’arrivo
Banque Populaire taglia la linea d'arrivo
Banque Populaire taglia la linea d’arrivo

Per il francese si tratta della terza partecipazione al Vendée Globe: nel 2008-2009 fu secondo alle spalle di Michel Desjoyeaux, nel 2012-2013 ancora secondo posto ma dietro François Gabart.

Banque Populaire durante le ultime miglia prima del traguardo
Banque Populaire durante le ultime miglia prima del traguardo

“E’ enorme, increbile, l’affetto che sto sentendo e mi dimostrano tutti”, queste le prime parole di un commosso Armel subito dopo l’arrivo. “Ho sentito una pressione fortissima, non è stato facile, ho dovuto lottare fino alla fine, fino alla fine. Sono contento del Pacifico, delle condizioni meteo e delle scelte tattiche, ho navigato bene e veloce. Da Capo Horn in poi le cose sono cambiate e il meteo è stato difficile per me. Alex ha fatto una bella regata, è sceso forte in Atlantico, ma nella risalita ha avuto condizioni più favorevoli delle mie”.

Alla vigilia non esisteva uno skipper sulla carta più favorito di Armel Le Cleac’h, eppure le prime due settimane di corsa avevano fatto vacillare di molto il ruolo che l’ingegnere del Finisterre, con merito, si era guadagnato nelle ultime stagioni. La sua Banque Populaire si era infatti rivelata, un po’ a sorpresa, più lenta di Hugo Boss. Armel per due settimane è stato in scia ma, ogni volta che il britannico decideva di spingere, soffriva le sue accelerazioni non avendo un mezzo che gli consentisse le stesse performance alle andature portanti con vento medio-forte (una costante del giro del mondo).

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La vela è uno sport meccanico e gli inconvenienti tecnici, si sa, non risparmiano nessuno. Al dodicesimo giorno di regata Alex Thomson si scontra con un UFO perdendo il suo foil di dritta e con lui parte delle “magiche velocità” di Hugo Boss. Lo Sciacallo è in agguato, fiuta l’opportunità, passa in testa dopo Buona Speranza e non lascia più la leadership per due mesi.

L'ingresso nel canale di Port Olona
L’ingresso nel canale di Port Olona

La sua forza è la regolarità e la capacità di cadere raramente in passaggi a vuoto tattici. Di errori veri durante questo Vendée per Le Cleac’h se ne conta sostanzialmente uno: nella discesa Atlantica, in approccio all’arcipelago di Capo Verde, una traiettoria errata lo ha costretto a un bordo a perdere di una cinquantina di miglia per evitare il cono d’ombra sottovento alle isole. Per il resto Le Cleac’h è stato sempre in fase con i sistemi meteo, senza scelte tattiche azzardate ma piuttosto con una condotta sempre razionale ed attenta in marcatura su Hugo Boss. Il suo vero assolo è stato nel Pacifico, una volta “preso” il Sud non lo ha più concesso a Thomson, garantendosi un risparmio di miglia decisivo ai fini del vantaggio di quasi 900 miglia fatto registrare a Capo Horn.

Poi la risalita atlantica che, al contrario del Pacifico, è stata poco fortunata da un punto di vista meteo con Banque Populaire che ha affrontato venti più deboli e meno favorevoli come direzione soprattutto nell’Atlantico del sud. Ma essere costretti a giocare con le regole dello Sciacallo è difficile, ed un Alex Thomson d’attacco, ma forse un po’ stanco e comunque con un solo foil, non è bastato a scalfire la leadership del bretone.

Le Cleac’h ha vinto con merito. Lo ha fatto a suo modo, sfruttando anche le debolezze dell’avversario. Sicuramente, dal punto di vista tattico ma anche scenico, è meno spettacolare di Thomson, ma è uno skipper completo, capace e talentuoso. Ha vinto meritatamente perché non esistono i se e i ma in una regata di oltre 25 mila miglia. Vince chi regata meglio tatticamente, ma anche e soprattutto chi, per bravura, fortuna o prudenza, porta la barca all’arrivo.

Armel riabbraccia i due piccoli figli subito dopo l'arrivo...
Armel riabbraccia i due piccoli figli subito dopo l’arrivo…

All You need is Globe

Chapeau. Il Vendee Globe tiene incollati agli schermi centinaia di migliaia di appassionati in tutto il mondo e stravince la sfida mediatica semplicemente esaltando le qualità che fanno grande la vela: focus sulle storie umane, avventura, un duello e rinnovamento tecnologico nel rispetto delle tradizioni. Il Vendee, insomma, non ha avuto la pretesa di “reinventare” la vela, come vorrebbero fare valtri eventi, ma ne ha colto i punti chiave di un DNA infallibile e li ha moltiplicati grazie a una cassa di risonanza che parte dall’esperienza diretta di mezzo milione di spettatori a Les Sables e prosegue tra smart phone, tablet, pc e televisioni in tutto il mondo.

Su, confessiamolo, chi non ha resistito alla tentazione di collegarsi al tracking ogni tre ore per vedere cosa combinavano quei due? In fondo, non c’era che da dare un’occhiata alle rotte, guardare magari un video o immaginare angoli, Vmg e configurazioni di scafi e piani velici. Niente di estremo o adrenalinico. Il tutto ha una spiegazione semplice. Si chiama intensità. E si compone di protagonisti, autentici e reali.

Finish arrival of Armel Le Cleac’h (FRA), skipper Banque Populaire VIII, winner of the sailing circumnavigation solo race Vendee Globe, in 74d 3h 35min 46sec, in Les Sables d'Olonne, France, on January 19th, 2017 - Photo Vincent Curutchet / DPPI / Vendee Globe Arrivée de Armel Le Cleac’h (FRA), skipper Banque Populaire VIII, vainqueur du Vendee Globe en 74d 3h 35min 46sec, aux Sables d'Olonne, France, le 19 Janvier 2017 - Photo Vincent Curutchet / DPPI / Vendee Globe
Finish arrival of Armel Le Cleac’h (FRA), skipper Banque Populaire VIII, Photo Vincent Curutchet / DPPI / Vendee Globe

Il solito vecchio percorso, che in fondo non fa che ridiscendere l’Atlantico e girare attorno all’Antartide lasciando a sinistra i tre grandi Capi. Barche, i moderni Imoca 60 foil, che hanno fatto impallidire i Volvo Ocean 65 One Design. Mezzi spettacolari che esaltano la progettazione e corrono sul limite del possibile, riuscendo a diventare affidabili senza sacrificare le prestazioni, come invece hanno fatto i VO65, che ormai non si rompono più ma che non brillano per medie rendendo alla fine la regata più “noiosa” e meno imprevedibile. Il Vendee Globe, invece, ha saputo coniugare innovazione e tradizione, in un mix che si configura come l’evento vincente a livello internazionale. La Volvo Ocean Race dovrà tenerne conto, visto che la scelta del One Design è capitata in controtendenza con lo spettacolo degli Imoca. Così dovrebbe fare anche l’America’s Cup, che ha puntato tutto sulla velocità fine a se stessa ma sulla scomparsa dell’uomo.

Siamo pronti a scommettere che per la prossima edizione, nel 2020/21, ci sarà un boom di iscrizioni. E qui ci auguriamo che la vela e le aziende italiane ci siano, impegnandosi in autentiche imprese sportive, che garantiscono un ritorno mediatico ben superiore a quello di altri tentativi. Giancarlo Pedote, i due Mura… altri velisti preparati.

La tradizionalista Vandea gongola, vista la visiblità che il Vendee Globe le ha concesso. Un plauso ad Armel Le Cleac’h, prototitpo del bretone tutta sostanza, e ad Alex Thomson, che ha dimostrato finalmente di essere un marinaio vero e non solo uno stuntman di successo. Il gallese, casomai, è uno stunt-velista e chissà, senza quell’UFO che ha danneggiato il foil di dritta, a quest’ora sarebbe da 24 ore nel bar del porto di Les Sables a rimpinzarsi di birra.

Invece per vedere la prima vittoria britannica, o magari di altra nazionalità…, al Vendee Globe bisognerà aspettare ancora quattro anni. Ma passeranno in fretta, perché, in fondo, all you need is Globe… (MT)

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Chi è Armel Le Cleac’h

Armel Le Cleac’h, classe 1977, nato nel Finisterre a Saint Pol de Leon l’11 maggio, marito di Aurelie e padre di Louise (9 anni) e Edgar (6anni). Soprannominato lo Sciacallo, sia per il suo aspetto magro sia soprattutto per il suo modo di regatare cinico, razionale, asfissiante in marcatura sull’avversario e sempre in agguato alla minima opportunità.

Gli inizi nel mondo della vela sono, come tutti i grandi campioni, nelle derive. Optimist all’età di 9 anni, poi il passaggio in 420, barca sulla quale si mette in evidenza come giovane promettente. Dal mondo delle derive a quello della course au large il passaggio è naturale e la “stazione” successiva di Armel è quella inevitabile per i migliori skipper francesi: la Classe Figarò.

Le Cleacv'h rilascia la prima intervista dopo la vittoria, volto cotto dal sale...
Le Cleacv’h rilascia la prima intervista dopo la vittoria, volto cotto dal sale…

Prima del suo lancio definitivo nella vela dei professionisti per Armel Le Cleac’h c’è però lo studio, che ne forma il carattere e la visione lucida e razionale. Armel ottiene infatti il diploma universitario DUT Mesures physiques a Lannion, per poi completare la sua formazione con un secondo diploma presso l’Institut national des sciences appliquées (INSA) di Rennes nel corso in Eccellenze Sportive. Non si può scindere uno skipper come Le Cleac’h dalla sua formazione scolastica: a bordo di un’IMOCA occorre essere regatanti, marinai, ma anche ingegneri data la complessità tecnica alla quale sono giunte queste barche. Armel Le Cleac’h, come il precedente vincitore François Gabart, è in questo senso il prototipo perfetto dello skipper moderno: lucido, poco incline alle emozioni, regatante cinico e all’occorrenza tecnico capace di studiare vettori, impianti, o intervenire su possibili inconvenienti tecnici.

Il Figarò dicevamo, una barca sulla quale il giovane Le Cleac’h cresce tantissimo, fino a vincere tre volte la mitica Solitaire du Figarò: la prima tra gli esordienti nel 2000, la seconda e la terza in classifica generale nel 2003 e nel 2010. E’ la consacrazione definitiva di un predestinato che viene certificata dal titolo di Campione Nazionale di Course au Large in Francia nel 2003. Il salto sulla classe IMOCA diviene quindi inevitabile ma non prima di un passaggio dai multiscafi.

Nel 2004 e nel 2005 Le Cleac’h si confronta con successo con la classe di trimarani ORMA diventando nel 2004 skipper di Foncia e raccogliendo in due stagioni numerosi successi in Mediterraneo.

Nel 2006 l’esordio in IMOCA 60 su Brit Air, quarto alla Route du Rhum, nel 2009 è secondo al Vendée Globe dietro il professore Michel Desjoyeaux. La carriera è ormai lanciata, il soprannome di Sciacallo anche. Dopo il primo Globe, Armel alterna l’attività sugli IMOCA con quella sui Figarò. Nel 2012-2013 scrive una bellissima pagina di vela oceanica, terminando ancora secondo il Vendée Globe dopo un duello entusiasmante contro François Gabart. Per un vincente come Le Cleac’h i due secondi posti bruciano e il quadriennio successivo è quasi interamente dedicato alla preparazione della nuova barca con un solo obbiettivo: vincere il giro del mondo.

La vittoria arriva oggi e, se ce ne fosse bisogno, è la prova che in questo sport nulla può avvenire per caso o solo per fortuna. Grazie Armel per lo spettacolo che ci hai offerto in questa regata e in queste stagioni.

Un plauso ad Alex Thomson

Il sorriso di Thomson in uno degli ultimi video inviati da bordo
Il sorriso di Thomson in uno degli ultimi video inviati da bordo

Se questo Vendée Globe è stato uno spettacolo molto lo si deve anche ad Alex Thomson che lo ha tenuto aperto fino alla fine. Il britannico ha rotto il famoso foil di dritta al dodicesimo giorno di regata, navigando per gli altri 62 solo con l’appendice di sinistra. Per avere un’idea dell’importanza dei foil sulle performance basta pensare che il primo IMOCA tradizionale in classifica attualmente è collocato a 1900 miglia da Les Sables.

Hugo Boss ha sofferto molto l’Oceano Pacifico navigato in buona parte mure a sinistra, mentre nell’Indiano Thomson è riuscito a limitare i danni anche con una percentuale di navigazione mure a dritta, sul foil integro, maggiore.

Un risultato comunque importante quello di Alex: un secondo posto che unito al terzo della scorsa edizione dovrebbe togliergli  finalmente l’etichetta riduttiva di skipper “spacca barche”.

Hugo Boss è attualmente l’IMOCA più veloce della flotta per le condizioni medie di un Vendèe Globe, condotto da uno skipper ormai veterano di questa classe che è riuscito a portare la barca oltre il limite dell’avaria subita: non sappiamo in che misura questo sarebbe stato decisivo sulla vittoria finale,  ma non possiamo dimenticare che al momento dell’UFO Thomson aveva un vantaggio di oltre 150 miglia su Le Cleac’h.

Hugo Boss è attesa a Les Sables con un’ETA tra le 3 e le 6 cet di questa notte.

 

I vincitori del vendée Globe

2016-2017 Armel Le Cleac’h in 74 giorni, 3 ore, 35 minuti, 46 secondi

2012-2013 – François Gabart in 78d 2h 16′ 40″

2008-2009 – Michel Desjoyeaux in 84 gg 3 h 9’8″

2004-2005 – Vincent Riou in 87 gg 10 h 47’55

2000-2001 – Michel Desjoyeaux in 93 d 3 h 57′

1996-1997 – Cristophe Auguin in 105 d 20 h 31′

1992-1993 – Alain Gautier in 110 gg 02 h 22’35

1989-1990 – Titouan Lamazou in 109 gg 08 h 48’50

http://www.vendeeglobe.org/en

 

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