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Due tranquilli pescatori kiwi osservano sfrecciare l'AC50 volante di YTeam NZL nel Golfo di Hauraki. Foto ETNZL

Auckland, Nuova Zelanda- Mentre alle Bermuda i cinque AC50 del fronte Oracle e alleati hanno appena concluso l’autoconcessosi periodo di test race, ad Auckland l’AC50 di Emirates Team New Zealand ha praticamente chiuso i suoi allenamenti nel Golfo di Hauraki. Tra una decina di giorni l’AC50 kiwi dovrebbe essere spedito alle Bermuda, seguito entro la fine di aprile dai novanta membri del team e dalle loro famiglie. La spedizione kiwi contro tutti, insomma, o David contro Golia in salsa velica, il che darà un sapore speciale alla 35th America’s Cup, che si celebrerà nelle sue varie fasi dal 26 maggio al 27 giugno nel Great Sound delle Bermuda.

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Sarà una battaglia senza esclusione di colpi (bassi)… La previsione risulta facile vista la posta in gioco (vittoria della Coppa e successive e radicalmente diverse visioni del suo futuro) e la virulenza degli attacchi reciproci tra neozelandesi e oracliani coalizzati. E’ noto che se la Coppa sarà difesa con successo da Oracle Team USA o vinta da uno degli altri quattro team (il satellite Softbank Team Japan, Land Rover BAR, Artemis Racing o Groupama Team France) il futuro è scritto: coppa biennale, scafi praticamente one design e foiling cat senza se e senza ma… Se a vincere saranno invece i kiwi, il formato sarà più vicino alla storia del Deed of Gift. Come sempre accaduto, tale bivio influenzerà poi gran parte della vela professionale e delle scelte conseguenti in classi, formati e discipline praticate.

Da Auckland, intanto, giunge la notizia che anche Peter Burling, il timoniere dell’AC50 kiwi e campionissimo della vela olimpica vista la sua imbattibilità sul 49er condita da un argento (2012) e da un oro (2016) consecutivi, si è fatto il suo tuffo in mare, sbalzato dall’accelerazione da punto G del foiling cat. Lo racconta in questo articolo Suzanne McFadden.

L’asso kiwi, uno dei punti di forza per le speranze neozelandesi di riportare la Coppa ad Auckland, si è fatto soprendere fuori equilibrio durante una manovra dei test ed è stato sbalzato dall’AC50. Nessuna conseguenza, se non un duro impatto con l’acqua. La posizione del timoniere ha rischi minori rispetto a quella dei grinder, visto che si trova nella zona poppiera del foiling cat con meno probabilità di essere investito dai timoni in caso di caduta. “Quando si puggia in boa o si stramba sui foil ci sono delle volte in cui l’accelerazione è tremenda”, ha detto lo stesso Burling.

E cosa fa un foiling AC50 senza timoniere? “Nessun panico, mantenere la calma, depotenziare immediatamente l’ala, recuperare Peter e rimetterlo di nuovo al timone, è quanto abbiamo fatto così come lo dico”, ha detto serafico il gran capo kiwi Grant Dalton.

“Ho visto i ragazzi di Oracle cadere in mare dalla traversa prodiera alcune volte in manovra e ciò è qualcosa che chiaramente non vogliamo fare”, ha spiegato Burling, “Ci sono molte probabilità di essere colpiti dalle appendici e di avere serie ferite. Stiamo cercando di evitare il più possibile tali rischi e riuscirci fa parte della nostra attidudine mentale, visto che ne siamo i responsabili”.

“Ci sono molti momenti che ti fanno rizzare i capelli”, spiega anche lo skipper Glenn Ashby, che a bordo è il trimmer dell’ala, “E’ l’obbligo dello sviluppo. Come in Formula 1 o nel MotoGP quando attraverso i test e lo sviluppo puoi e devi avere i tuoi momenti thrilling, in modo che quando arriverà il momento di regatare, sarà tutto più sotto controllo… Dobbiamo imparare a portare la barca veloce anche nel vento più forte. Un po’ di salti e inconvenienti fanno parte del gioco. Sapere quando togliere la mano dall’acceleratore è più una mia responsabilità e devi sapere quando, per il bene della campagna, è meglio non osare troppo”.

Due tranquilli pescatori kiwi osservano sfrecciare l'AC50 volante di YTeam NZL nel Golfo di Hauraki. Foto ETNZL
Due tranquilli pescatori kiwi osservano sfrecciare l’AC50 volante di YTeam NZL nel Golfo di Hauraki. Foto ETNZL

Nell’ultima uscita ad Auckland, effettuata oggi, il vento era solo sui 6 nodi e i momenti “rizzacapelli” sono stati pochi. Grant Dalton ha anche chiarito come i grinder-ciclisti nel team siano otto (di cui quattro a bordo) e ruotano ogni 45 minuti, visto il notevole dispendio energetico richiesto durante le sessioni, in cui i grinder praticamente non smettono mai di pedalare per fornire l’energia necessaria (stimata in un 20 per cento in più di quella prodotta dal tradizionale coffee-grinding con le braccia) alle regolazioni dei foil e dell’ala.

“Non è l’unica innovazione che abbiamo…”, ha chiarito Dalton mandando uno dei suoi messaggi in codice transoceanici a Coutts, Spithill e soci, che a migliaia di miglia di distanza (e con le spie ad Auckland) osservano interessati, e secondo alcuni anche un po’ preoccupati, le mosse kiwi. Del resto anche i neozelandesi hanno i loro uomini-spia alle Bermuda. Fa parte di quel gran gioco per potenti che è sempre stata l’America’s Cup. Solo che questa volta c’è molto di più in palio oltre alla Coppa e al diritto di organizzarla: dall’esito dei venti del Great Sound dipenderà la storia stessa del Trofeo Sportivo più antico del mondo.

 

Giovedì 30 marzo arriva poi un’altra puntata della lite infinita tra ACEA (che dovrebbe essere “indipendente” ma che riceve report dalle spie ad Auckland di Oracle Team USA) ed ETNZL, riguardo a eventuali sanzioni contro l’uso delle derive da parte dei kiwi:

http://www.sail-world.com/Australia/Americas-Cup—Cup-organisers-weigh-in-with-repair-advice-for-Team-NZ/152716

 

 

 

 

7 COMMENTS

  1. Resto della mia idea, l’Americas cup é morta da un bel po’, e e questo circuito/campionato andrebbe chiamato in altro modo.
    Sono convinta che se in monoscafo venisse ripresentata la competizione America’s cup, l’interesse del pubblico , media, e degli sponsor tornerebbe e con interesse maggiore.
    Questo circuito non lo segue nessuno e sinceramente risulta preoccupante per l’incolumità dei membri degli equipaggi, e risultano anche ironicamente ciniche le parole scritte per trovare soluzioni ai gravi problemi per le cadute in mare di uomini o per le ferite e contusioni riportate dai crew.
    Insomma non credo che per attirare l’attenzione serva sangue o peggio!
    Certo che la tecnologia va avanti, ma non a discapito dei membri dell’equipaggio e comunque…..questa..non é la Coppa America, intendo la storica ed inequivocabile Coppa America !!!!

    • Ciao Loredana, hai molte ragioni. L’aspetto della responsabilità dello skipper, anche legalmente parlando, non è stato esaminato con la dovuta attenzione. Le implicazioni, in caso di gravi incidenti, potrebbero essere devastanti. Dalle descrizioini di Spithill sul loro grinder caduto fuori bordo e per foprtuna solo sfiorato dal foil/coltello, sembrava quasi che la spettacolarità dell’incidente facesse parte dell’offerta al “pubblico” generico… un po’ come l’attesa dell’incidente alla prima curva di un GP di Formula 1. Per questo e altri motivi gran parte del pubblico specialista della vela si augura che vinca Team NZL. Un saluto

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