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Scugnizza in regata a Porto Carras. Foto Carloni

Roma– Sta facendo discutere la squalifica per comportamento antisportivo dell’NM38S Scugnizza dell’armatore e skipper napoletano Vincenzo De Blasio (team manager Paolo Scutellaro). Una Regola 69 non è mai da far passare sotto silenzio, in quanto si riferisce espressamente alla correttezza sportiva e al rispetto di regole comportamentali e norme. Conseguenze? Squalifiche, dure e pure se i fatti sono dimostrati, e ignominia condivisa (e meritata).

Scugnizza a Porto Carras
Scugnizza a Porto Carras. Si noti la LWL, il galleggiamento, e lo si confronti con la foto sotto in regata. Foto ORC

Scugnizza è stata squalificata da una Giuria Internazionale, convocata ad Atene per giudicare una pesantissima accusa in riferimento al Campionato Europeo ORC 2016, organizzato a Porto Carras dal Club Nautico di Salonicco e dall’Offshore Racing Congress. A Scugnizza è stato tolto il titolo classe C che aveva vinto in Grecia, titolo che è stato assegnato all’Arcona 340 estone Katariina II. Questione complessa di bordi liberi e sistemi di spostamento liquidi che conferivano due assetti diversi alla barca, uno quando la stessa veniva stazzata e l’altro in regata.

La Giuria ha infatti stabilito che Scugnizza ha violato la regola 69.1 (a), squalificandola da tutte le regate del campionato disputato a Porto Carras, in Grecia, dal 3 al 10 Luglio 2016. L’Italia 9.98 Sugar, di Ott Kikkas, altra barca estone, è la nuona vice campione del Campionato e la greca Baximus, X35 di Baxevanis Athanasios, è la terza classificata.

Scugnizza in regata a Porto Carras. Foto Carloni
Scugnizza in regata a Porto Carras. Foto Carloni

Al di là del merito, occorre per l’ennesima volta constatare come nell’altura a rating i “furbi” spesso continuino a operare. Un peccato, visto che ci sono ancora alcuni che credono che vincere così abbia un valore sportivo e che, numeri alla mano, l’Altura a Rating è la classe con più barche in equipaggio regatanti in Italia. Inevitabile constatare come questi episodi spesso abbiano riguardato proprio armatori e velisti italiani, troppo inclini al vizio di “vincere facile”. Un vizio che fa perdere credibilità a una parte dell’intero movimento e pregiudica i furbetti armatori di cui sopra, che forse, prima di circondarsi di velisti professionisti, avrebbero bisogno di un bagno d’umiltà e bei …esimi in una flotta one design prima di provare a vincere qualcosa, se mai ne fossero capaci.

In attesa di leggere la sentenza della squalifica, che se confermata ci auguriamo porti a una lunga e pesante squalifica per le persone coinvolte, abbiamo sentito l’avvocato Luigi Mazzoncini, partner dello Studio Lipani Catricalà & Partners che ha assistito l’Offshore Racing Congress, nel corso della lunga udienza che ha portato alla squalifica.

E’ stato un giudizio difficile, dall’esito per nulla scontato arrivato dopo tre giorni di udienza, caratterizzato da una rilevante complessità tecnica degli argomenti trattati, principalmente connessi alle differenze di assetto dell’imbarcazione rilevate nelle verifiche di stazza e in navigazione. Siamo davvero soddisfatti di aver supportato con successo l’Ocean Racing Congress nella difesa dell’integrità e dei principi fondamentali dello sport della vela” ha dichiarato Luigi Mazzoncini.

La sentenza non è ancora stata divulgata, in attesa di eventuale appello da parte di Scugnizza. Non appena ne saremo in possesso la pubblicheremo.

“Questa decisione è stata difficile e ha tardato ad arrivare per la complessità dei problemi legati alle differenze rilevate nell’assetto di stazza e in navigazione. Applaudiamo la Giuria per aver difeso l’integrità e i principi delle nostre regole e del nostro sport” ha dichiarato Bruno Finzi, presidente dell’ORC.

Intanto, grazie alle colonne ufficiali dell’ORC pubblicate su Seahorse, è possibile farsi un’idea del tipo di trucco messo in opera e delle azioni della Giuria:

http://www.orc.org/SH%20Columns/SH%20ORC%202016%20Dec.pdf

http://www.orc.org/SH%20Columns/SH%20ORC%202017%20Apr.pdf

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