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Foto Martin Raget/ACEA

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Bermuda– Finalmente vento forte oggi, con punte di 23 nodi, alle Bermuda per il giorno del dentro o fuori per Sir Ben Ainslie. E si è visto, con notevoli difficoltà per Artemis, modalità safe per tutti e una clamorosa scuffia di ETNZL all’inizio di race 4.

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Sotto di 0-2 contro ETNZL dopo la rottura di ieri al meccanismo dell’ala, la sfida inglese era appesa a un filo, dare un senso ai 108 milioni di euro spesi o ritornare con le orecchie basse nel Solent. Softbank Team Japan e Artemis sono sull’1-1. ETNZL sta cambiando l’ala a mezz’ora dalla terza regata per alcune avarie riportate nel warm up. Le regate stanno subendo un breve postponement visto che la media del vento non può superare i 24 nodi per regolamento (ci sarebbe da chiedersi come mai le barche più tecnologiche al mondo non possano navigare con appena 25 nodi e acqua piatta, ma questo è un’altro discorso…). Qui un link per lo streaming live.

In programma race 3 e 4 tra ETNZL (2-0) e Land Rover BAR (0-2) e le rage 3 e 4 tra Softbank Team Japan (1-1) e Artemis Racing (1-1). La serie è al meglio delle cinque vittorie.

La conferenza stampa post regata:

https://youtu.be/8jBmxb8z5ZI

race 3 Softbank Team Japan (2-1) batte Artemis (1-2) per ritiro

Una regata assurda, con 21 nodi di media che gli AC50 affrontano in totale modo survival. Niente attacchi nel prestart ma solo tentativi di restare interi e in volo. Meglio Team Japan che parte più convinto seguito da Artemis. Nel terzo lato Artemis inizia a perdere pezzi del fairing in carbonio aerodinamico, una scena quasi comica con i velisti che staccano e gettano in acqua i pezzi rotti (ma la vela, a forza di imitare auto e moto, perderà la sua fama di sport ecologico?). Anche Softbank Team Japan perde alcuni pezzi ma almeno riesce a navigare in foiling in modo continuo e relativamente sicuro. Su Artemis, invece, proprio non riescono a gestire i foil, complice anche un problema a un foil, e continuano a perdere pezzi fino all’inevitabile ritiro. Team Japan va sul 2-1, ma nonostante i 23 nodi lo spettacolo non c’è. Solo sopravvivenza…

race 3 ETNZL (3-0) batte Land Rover BAR (0-3) di 02:10

ETNZL parte conservativa e lascia sfogare Ben Ainslie. Il baronetto ce la mette tutta ma questo non è Rita, il Finn dei suoi tre ori olimpici (il quarto fu in Laser), ma un AC50 che con venti nodi, condizione in cui qualunque altra barca da regata dà il meglio, deve prima di tutto essere tenuto intero e dritto… Per i primi tre lati i brit sono davanti e i kiwi non forzano, complice anche qualche bagnatissimo atterraggio che sin’ora non avevamo mai visto da parte loro. Nella seconda bolina (il percorso di oggi è quello lungo, con 9 lati) i kiwi decidono di fare sul serio e Peter Burling porta Aotearoa a una superba virata foil verso il boundary di destra, Ben risponde ma la velocità neozelandese è superiore e l’ingaggio si trasforma in una lenta ma inesorabile perdita di leadership. ETNZL passa e aumenta il vantaggio fino all’arrivo. A metà dell’ultimo lato Ben capisce che non c’è più nulla da fare e rallenta il suo AC50 per preservare barca e uomini. E siamo 3-0 per i kiwi.

ETNZL nell’ingaggio decisivo contro BAR nella prima sfida di oggi

Va detto che la regata praticamente non c’è, visto che la sfida si trasforma in una lotta conservativa per restare interi, cosa comprensibile quando si va a 42 nodi, ma in realtà gli AC50 sembrano palline che rimbalzano in un flipper gigante (rettangolare… visto che questi boundary sono proprio inguardabili, velisticamente parlando) o se volete cavallette impazzite. La priorità è solo il volo ed evitare avarie. Nonostante i 20 nodi di vento, lo spettacolo ne risente… tutto bello e ipertecnologico, ma non è che si può parlare solo di velocità e di volo, altriementi alla lunga ci si annoia.

race 4 Softbank Team Japan (3-1) batte Artemis Racing (1-3) di 00:27

Artemis proprio non riesce a navigare in modo stabile con vento forte e paga velocità e stabilità già in partenza, dove non riesce a puggiare alla prima boa di lasco, rimediando poi anche una penalità per essere uscita dagli odiosi boundary (ricordiamo che la vela avrebbe già un suo limite geometrico in una regata a bastone tra le boe, detto lay line). Outteridge e Percy non riescono a reagire e solo il rallentamento prudenziale di Dean Barker nell’ultimo lato limita il distacco a 27″. Si fa dura adesso per Artemis che dovrà vincere 4 delle prossime 5 regate per arrivare alla finale dei challenger.

Su Team Japan e Artemis i pezzi di carbonio dei fairing volano via a pezzi…

 

race 4 Land Rover BAR (1-3) batte ETNZL (3-1) per squalifica

Clamorosa scuffia di ETNZL in partenza. Dopo che entrambi gli AC50 sono entrati in anticipo, e quindi la penalità comune viene annullata, Ben Ainslie riesce a chiudere da sottovento Peter Burling nel prepartenza. I kiwi devono quindi attendere che Ainslie lanci il suo cat per poter fare altrettanto. Gli inglesi scattano e i kiwi li seguono, ma la barca prima perde la portanza del timone sopravvento, si impenna sui foil e poi tuffa le prue sott’acqua in un “pitch pole” terrificante a 32 nodi. Tre velisti finiscono in acque mentre il timoniere e gli altri riescono a restare aggrappati nei pozzetti. Attimi di terrore ma dopo un minuto arriva la comunicazione che “All the guys are OK”, che è la cosa più importante. ETNZL riporta danni al fairing e al rivestimento dell’ala. Per BAR è il primo punto.

Foto Martin Raget/ACEA
Tre velisti sono rimasti a bordo, gli altri tre sono stati sbalzati in acqua. Foto ACEA

La sequenza della scuffia

L’AC50 è stato prontamente rialzato e trainato alla base, con evidenti danni all’ala. Sarà importante valutarli in vista delle due regate previste per domani.

Ben Ainslie, una volta  chiarito che non c’erano conseguenze per i velisti di ETNZL, ha rispoto alle domande della produzione TV dicendo che “Non era mai capitato di navigare gli AC50 in queste condizioni e che si tratta della vela più eccitante, difficile e complessa che gli sia capitato di fare in trent’anni di carriera”.

https://youtu.be/p3rd9rjKKx4

Un chiarimento sulla Finale

Nel frattempo è stato chiarito che, dopo le innumerevoli modifiche al protocollo apportare dal defender, la vittoria nei Round Robin di Oracle (che vi ha partecipato rompendo una tradizione secolare dell’America’s Cup) comporta che il challenge ufficiale partirà da -1 dell’AC Match finale. Quindi Oracle dovrà comunque vincere sette regate, mentre il defender dovrà vincerne otto. In un primo momento era stato interpretato che Oracle sarebbe partito da un punto a zero.

4 COMMENTS

  1. Circa il pitchpole di ETNZ: al momento di applicare la massima spinta in avanti, erano alti e ancora relativamente lenti. Lo stabilizzatore del timone al vento, che deve fornire quasi una tonnellata di spinta verso il basso per bilanciare, non ce l’ha fatta ed è uscito dall’acqua rendendo inevitabile la scuffia. Qualcosa di simile era già successo in una regata con Artemis, ma con meno vento e barca più veloce se l’erano cavata

  2. Mah!! Più si va avanti più è chiaro che questa formula è fallimentare: regatare tra i limiti dei boundary è ridicolo ed ancora più ridicole sono le penalità se li oltrepassi; questo per l’assurda pretesa far vedere le regate da terra solo che gli spettatori a terra per capirci qualche cosa devono guardare gli schermi come noi che siamo in un altro continente; e poi che si debba navigare di conserva con 20 – 21 nodi di vento la dice tutta di queste imbarcazioni, spettacolari finché si vuole ma che con il match-race non hanno nulla a che fare, in pratica assistiamo a dei continui speed test da un boundary all’altro.

  3. Ciao, potete gentilmente chiarirmi come vengono scontate le penalità? La barca penalizzata deve rallentare per un certo numero di secondi o rallentare fin quanto perde dei metri rispetto al’altra barca? Sinceramente, a parte vedere la luce blu che si spegne, non si capisce mai bene quando una penalità è stata scontata.
    Ma fare un 360° come sui monoscafi non si può (parlo da ignorante in materia, ovvio)? Grazie

    • Ciao Antonio, in effetti le penalità nella nuova AC sono uno degli aspetti più difficili da capire e più insoddisfacenti. In pratica gli umnpire, che seguono la regata sia davanti ai computer sia in acqua, fanno scontare la penalità ordinando di “rallentare” alla barca che ha commesso l’infrazione. Di solito il rallentamento fa perdere due lunghezze oppure ristabilisce una situazione di svantaggio a discrezione degli umpire. La luce lampeggiante significa che la barca deve rallentare e sono gli umpire stessi a giudicare poi se la penalità, ovvero il rallentamento, è stato eseguito correttamente.

      Questo sistema è alquanto contorto e finisce per penalizzare enormemente la barca colpevole, più di quanto facesse il classico giro a 360 gradi che, tra l’altro, poteva essere eseguito in un momento tatticamente migliore per la barca penalizzata. Con i cat un giro di 360 gradi sarebbe possibile, anche se decisamente complicato a quelle velocità. Insieme ai Boundary e al prepartenza, troppo breve e alla fine sempre ripetitivo, questo delle penalità è evidentemen te uno dei punti deboli di questa Coppa.
      Hai ragionbe a lamentartene. Un saluto

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