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07/06/2017 - Bermuda (BDA) - 35th America's Cup Bermuda 2017 - Louis Vuitton America's Cup Playoffs semi-finals, Day 4

Bermuda– Troppo vento, come da previsioni, oggi alle Bermuda e regate ben presto annullate. Dopo i 21-13 nodi di ieri (il limite per gli AC50 sono una media di 24 nodi), che hanno causato non pochi problemi, oggi il Great Sound è investito da 35 nodi per cui le regate sono impossibili.

07/06/2017 – Bermuda (BDA) – 35th America’s Cup Bermuda 2017 – Louis Vuitton America’s Cup Playoffs semi-finals, Day 4

Il programma delle semifinali vede quindi per domani le regate 5 e 6 tra ETNZL (3-1) e Land Rover BAR (1-3) e le regate 5 e 6 tra Softbank Team Japan (3-1) e Artemis (1-3). Le serie sono al meglio delle 5 vittorie, per cui in caso di doppio successo dei kiwi o dei giapponesi si conoscerebbero già i nomi dei finalisti delle AC Qualifiers che si giocheranno il diritto a sfidare Oracle Team USA nell’AC Match (17-27 giugno).

Il giorno di pausa arriva ad hoc per i kiwi, che potranno così avere 24 ore in più per riparare i danni subiti nella terribile scuffia di ieri.

La pausa ci porta anche ad alcune riflessioni su quanto si è visto sin’ora in questa Coppa America. Tra i pro mettiamo la tecnologia e le prestazioni dei foiling cat, davvero eccezionali con punte di 43-44 nodi al lasco e oltre i 30 in bolina, l’estrema agilità in virata quando si riesce ad effettuarla in uno stabile full foiling, la possibilità di rimonte e sorpassi grazie a una pressione in più o a pochi gradi di buono. Tali fattori, infatti, moltiplicano esponenbzialmente guadagni o, se contrari, perdite, mantenendo la regata sempre aperta. Tutto ciò, però, a patto che vi sia equilibrio di prestazioni, altrimenti i distacchi diventano presto insostenibili e, senza contatto, la sola velocità, passati i primi cinque minuti, non dà emozioni. Il foiling, o meglio la capacità di volare in modo continuo e stabile, resta il fattore prioritario. Anche un solo “atterraggio” pregiudica di circa dieci nodi la velocità compromettendo la regata o un ingaggio.

Le barche sono estremamente fisiche, con quattro dei sei velisti a bordo esclusivamente impegnati a fornire energia alla rotary pump che alimenta i circuiti idraulicio necessari a tutte le regolazioni. Su ETNZL lo fanno a pedali, gli altri con le classiche manovelle, e una certa differenza si nota con i kiwi che sembrano più continui e stabili (scuffia di ieri a parte, dovuta all’uscita del timone soprtavvento dall’acqua).

L’inizio della scuffia di ETNZL. Si nota il timone sopravvento fuori dall’acqua. Foto Gattini/Studio Borlenghi

Tra i contro i continui cambi del Protocollo da parte di Oracle, le prepartenze, troppo brevi i due minuti per vedere della reale battaglia, con uno schema che si ripete all’infinito, e il sistema delle penalità, troppo complesso da seguire e che rischia di “uccidere” il penalizzato definitivamente. Il rallentamento imposto dagli umpire, di solito un paio di lunghezze, non lascia scampo, quando il classico sistema di penalità del match race, eseguire un 360° prima della fine della regata o restituire una penalità all’altra barca, era senza dubbio più immediato da capire e affascinante. Certo, un 360 con gli AC50 non è proprio agevole, ma forse si può pensare a qualcosa di meglio.

Vi sono poi i boundary, che nascono dall’esigenza di limitare visivamente e a uso televisivo il campo di regata, che infatti in TV riproduce le linee di distanza, tipo le yard del football americano, e di cercare di mantenere il più possibile vicine le barche, che a queste velocità probabilmente effettuerebbero una sola virata o strambata in lay line. Le penalità da fuoriuscita dai confini, però, sono alquanto noiose e strapenalizzanti. Le care vecchie layline, limite geometrico di un campo di regata tra le boe, sembrano ancora da preferire.

La non navigabilità degli AC50 oltre i 20 nodi, poi, è un altro punto critico, e qui la comunità velica appare divisa al cinquanta per cento. Chi trova queste barche affascinanti ed eccitanti, chi le trova non rispettose della tradizione velica. Questi foiling cat, dichiaratamente, sono e aspirano a essere delle Formula 1 da sola velocità sul mare, quindi hanno degli evidenti limiti di “terreno”. Sarebbe come voler usare delle Formula 1 su un percorso da rally. Qui, nell’America’s Cup, si ricerca solo la massima velocità e i confini fisici e umani di una regata tra le boe su acqua piatta (impensabile farla in mare aperto). E’ l’evoluzione stessa della vela, che grazie ai materiali e alle tecnologie ha portato il concetto di vento apparente a limiti inimmaginabili, a rendere obsolete vele da poppa o manovre con gli equipaggi impegnati a issare o ammainare gennaker o spinnaker. Semplicemente qui è la vela velocissima a comandare e non vi sono alternative. Se si sceglie la sola velocità, come ha fatto Russell Coutts nella sua visione, si arriva a questo.

La regata, quindi, appare avvincente solo se vi è equilibrio tra le barche sul campo, altrimenti, 40 nodi o anche di più, ci si annoia. Tutto lascia pensare che la finale della Louis Vuitton e l’America’s Cup Match saranno equilibrate e pertanto assai spettacolari. E questo, l’equilibrio, è l’unico dato di cui la nuova AC non può fare a meno, perché tutto il resto è noia.

E voi che ne pensate? Inviateci i vostri commenti in proposito.

8 COMMENTS

  1. Perfettamente d’accordo: si dovrebbe tornare ai monoscafi, chiaramente di tipo moderno e quindi plananti, però con gennaker o spinnaker e con tutte le manovre che ne conseguono. In poppa avrebbero senso le ricoperture ecc…

  2. Insomma, niente di nuovo all’ombra della Coppa. Ricordiamo che anche i vecchi IACC avevano limiti di vento e non riuscivano a navigare con vento forte e che se, non vi era equilibrio tra le barche sul campo, le regate erano noiosissime passeggiate con distacchi irrecuperabili… e non dimentichiamo che i vecchi cari campi di regata consentivano e spingevano a separazioni tra gli scafi di chilometri (letteralmente). Come sempre (bompresso, hula, battens, cyclors e mille altre cose) sono i Kiwies a rendere interessante la sfida che di per se altrimenti poco direbbe.

  3. Caro Tognozzi,
    la sua analisi è puntuale e perfettamente condivisibile.
    Questa CA è riuscita a spiazzare tanto i tradizionalisti quanto gli entusiasti
    delle supertecnologie. Se penso che la prima vela che ho usato era di cotone…
    I problemi a mio avviso sono due: il primo è conseguenza del Deed of Gift e
    delle stiracchiature apportate da ogni defender (questi di più).
    Il secondo è che foiling, catamarani e alberi alari sono ancora in una fase
    pressocchè sperimentale e ci vorrà del tempo – non prevedibile- perchè si
    arrivi a padroneggiarle in modo veramente affidabile. E più ancora perchè i
    progressi possano influire sulle barche di noi umani.
    Ci godremo le brevi emeozioni e la poca battaglia diretta, più Star Trek che vela, ma va bene anche così.
    BV a tutti.

  4. A me piace molto di più questa formula “veloce” rispetto a quella lenta, non possiamo dimenticarci di quando i “berconi” facevano separazione e per seguirla eravamo obbligati al virtual, anche quelle barche andavano in difficoltà all’aumentare del vento perchè anche nella loro formula lenta, erano tiratissime e fragilissime, fatte per lavorare al vento standard del posto che se per caso rinforzava erano guai, anche quelle barche vivevano divari tecnici importanti e troppo spesso diventava scontata e monotona. E poi le cose cambiano….. anche nella vela

  5. una carnevalata che oltre alla vela ha ucciso i velisti , ormai sono solo due per barca , gli altri si potrebbero sostituire con un motore elettrico , non ci sono piu prodieri tailer etc . forse meglio ancora farla virtuale cosi almeno non si ammazza nessuno

  6. Vedo che i commenti sono abbastanza concordi nel giudicare negativamente la nuova formula che, salvo rari momenti, ha perso parecchio nel renderle avvincenti. Evidentemente non basta vedere sfrecciare le barche, se possono ancora definirsi tali, a velocità supersoniche, aspettando magari di assistere ad una spettacolare scuffia, quando viene a mancare il combattimento ravvicinato tipico del match race e quando la barca vincente è quella dove l’equipaggio pedala per produrre più energia necessaria per restare più a lungo in foiling…

  7. Un po’ di risposte per chi ha commentato
    Una semplice e rapida premessa: a me questa AC non piace, ma per motivi molto diversi, principalmente per la stretta monotipia e per l’estrema commercializzazione e a cui l’ha voluta portare RC, ma credo che alcune delle regate che ho visto siano state le più belle ed entusiasmanti di cui conservo memoria.
    Comprese alcune di campionato F18 viste da partecipante

    Caro Classic:
    Gennaker e Spinnaker rappresentano ormai la storia, soprattutto il secondo. E’ come parlare di sospensioni ad assale rigido e balestra per le auto …
    Mi spiace, ma il progresso, quello che ci ha fatto anche abbandonare le vele quadre o le vele di penna, prima o poi arriva per tutti.
    Poi gli amanti delle auto d’epoca ci saranno sempre, e nulla gli impedirà di andare in giro con una Fiat Topolino o una Star
    I monoscafi, per quanto belli e affascinanti, hanno il “piccolo” problema che si trascinano gran parte del loro peso affondato diversi metri sotto lo scafo.
    Prova a pensare la stessa cosa su un aeroplano o un’automobile o su un qualsiasi altro mezzo di spostamento. Già questo fa capire che i multiscafi hanno un enorme vantaggio (e piacere) a sfruttare il vento sull’acqua, che anche in Italia sta (faticosamente) iniziando a farsi sentire.
    Riguardo i velisti “uccisi” dagli AC, beh …sui j Class l’equipaggio era anche di 40 persone: vuoi mettere quanti velisti ha “ucciso” un banale winch? Erano tutti velsiti? Erano tutti necessari?
    Però mi piacerebbe sapere se quando vai in barca, a zonzo, quante persone metti sotto a ogni uscita. Noi di solito siamo in 4: una, sui cuscini del pozzetto fa il tattico, l’altro fa tuttico e 2 schiamazzano, dormono o aiutano il tuttico, per cui ben vengano soluzioni per ottimizzare la gestione in equipaggio ridotto sperimentate in regata, dagli IMOCA, ai Mini, agli AC

    Caro Hugo e Luca
    C’è qualcuno – come voi – che non si mette le fette di salame sugli occhi e si ricorda di regate pallosissima anche con i monoscafi, con separazioni al limite della linea dell’orizzonte.
    Le vere anime della AC recente sono stati gli Aussie e i Kiwi ma, soprattutto, una box rule che consentiva la fantasia e l’innovazione. Questa è la perdita maggiore della AC attuale e che pochi capiscono

    Caro Romano
    Foiling e vela alare in fase di sperimentazione? Beh, certo! E dove sperimentarle se non nelle regate più evolute e tecniche al mondo?
    Chi avrebbe fondi e strumenti per svilupparle se non un team di AC?
    Sui progressi applicati alle barche “nornali” … beh, Beneteau dovrebbe avere novità a breve. I Nacra 17 saranno foiling ai prossimi GO, così come i nuovi Figaro e nei Mini 6.50 c’è fermento perché la Classe ha liberalizzato molto più che per gli IMOCA e già navigano barche con foil e vela alare.
    Vedremo, ma il futuro si presenta dinamico e affascinante

    Caro Giancarlo
    Forse non dovresti basarti su 3 commenti su 5 (o 4 su 6 con il tuo) per trarre considerazioni generali e negative.
    In altri paesi, ad esempio UK o in Nuova Zelana, le regate sono molto più seguite e apprezzate.
    Forse la mancanza di un team italiano ha contribuito ad una informazione insufficente e questa, aggiunta ad una caparbia tradizionalità che sfiora il reazionario dei velisti italiani, ha portato ad un minore apprezzamento da parte di alcuni ambienti e il mancato coinvolgimento di quello che viene chiamato “grande pubblico”
    Poi, di combattimenti ravvicinati ce ne sono stati tanti e entusiasmanti. Basta guardare le regate e non affidarsi ai commenti superficiali diu tanti (eccetto Tognozzi che è stato capace di apprezzare e descrivere le regate agguerrite che ci sono state)

    Buon vento a tutti

  8. Se venti anni fa ci avessero proposto un telefono che faceva anche le foto….. ci sarebbe sembrata una follia…… il progresso non si può fermare…. l’AC è la formula 1 del mare, è sperimentazione; ma resta anche bello veleggiare su un dinghy con la pipa in bocca!!!

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