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Halifax, Canada- Leggendo i resoconti di Andrea Mura in regata alla Ostar viene davvero da chiedersi ma chi glielo fa fare a questi solitari. Una regata durissima, la traversata del Nord Atlantico contro i venti dominanti alle alte latitudini, affrontata come se si fosse negli Anni Settanta od Ottanta. Con barche dislocanti, Open 50 Vento di Sardegna di Mura a parte, che viaggiano a 6-8 nodi. Delle barche di serie, ben preparate, ma pur sempre barche non certo nate per la regata oceanica.

La tempesta di due giorni fa vista da Vento di Sardegna. Foto Mura

Eppure gli inglesi del Royal Westerm Yacht Club, fedeli alla loro tradizione che chi decide di affrontare il mare lo fa conoscendo i suoi limiti, non si pongono la domanda se abbia senso la carneficina di barche a cui abbiamo assistito nelle ultime 48 ore e che è costato il ritiro, con salvataggio da un elicottero, anche a Michele Zambelli.

Il video del recupero di Zambelli (Coiurtesy Canadian TaskForce):

Due terzi della flotta si sono ritirati, una barca affondata, due disalberamenti, Illumia 12 abbandonata. Proprio la velocità da Anni Ottanta della media delle barche, impedisce le tattiche di fuga e di posizionamento rispetto alle depressioni in arrivo tipiche ormai delle grandi regate oceaniche, dove la velocità stessa delle barche è diventata strumento di sicurezza. Alla Ostar, no, quello che arriva dalla costa est delle Americhe ti passa sopra, fregandosene di te e della tua barca. Tanto più se si è nella zona dei Banchi di Terranova, proprio quelli della “Tempesta Perfetta”, dove le nebbie e i bassifondi sono un ulteriore pericolo.

Non resta, quindi, che ammirare questi velisti solitari visto che per andare con barche normali dalle isole britanniche alle americhe controvento ai 50° Nord ci vuole proprio coraggio e una buona dose di “palle”, con una punta d’incoscienza.

Il tracking di Mura con la sosta di Vento di Sardegna nella Rada di Halifax

Oggi anche Andrea Mura ha dovuto effettuare uno “stop & go” nella rada di Halifax, in Nuova Scozia, per sistemare i danni occorsi al motore della chiglia basculante. Sosta consentita dal regolamento, a patto di non ricevere aiuti e supporto dall’esterno o da altre barche. Mura è poi ripartito e si trova adesso a 400 miglia dall’arrivo di Newport con un vantaggio enorme di circa 600 miglia sul secondo, il Sun Fast 3600 irlandese Bam di Conor Fogerty.

“E’ una delle cose più difficili e faticose che abbia mai fatto – conferma Andrea Mura – questa Ostar 2017 è davvero una regata a condizioni limite. Il mio pensiero e il mio rispetto vanno ai concorrenti che hanno subito avarie, sono stati costretti al ritiro o hanno perso la barca come Michele…sono davvero contento che nessuno si sia fatto veramente male…le condizioni sono state e sono estreme”.

E dando un’occhiata al suo ultimo video dal Nord Atlantico… beh, vengono i brividi:

http://yb.tl/rwyc_transat2017

2 COMMENTS

  1. Hai ragione Michelle a dire “chi glielo fa fare”! E’ sicuramente la regata oceanica più dura, farsi l’Atlantico ad alte latitudini con vento spesso di burrasca o di tempesta e corrente contrari è molto più impegnativo che fare il giro del mondo passando per i tre capi, ma sempre o quasi sempre con venti portanti. Quest’anno poi le condizioni sono state fin’ora eccezionalmente dure. Andrea Mura ancora una volta sta dimostrando di essere davvero un grande!

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