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Bermuda– Concentrati sull’AC Match contro Oracle Team USA, i kiwi non hanno festeggiato più di tanto la vittoria nei Louis Vuitton America’s Cup Playoff (ma quant’era più bello chiamarla Louis Vuitton Cup…). Sono adesso il challenger ufficiale alla 35th Amnerica’s Cup e non poteva che finire così. Troppo in gioco, per lasciar perdere adesso. Una sfida a budget ridotto, ampiamente nazionale, sostenuta da un intero Paese e da alcuni sponsor chiave internazionali, contro una multinazionale di superricchi e anche un po’ prepotenti. Facile decidere da che parte stare per chi ama la vela. I neozelandesi, con Luna Rossa alla finestra, sono ininterrottamente o detentori o finalisti della Coppa dal 1995, quando la vinsero a San Diego strappandola agli americani. Unica eccezione la Coppa dei tribunali a Valencia 2010 tra Alinghi e Oracle Racing.

Louis Vuitton America’s Cup Challenger Playoffs Finals Day 3 – Emirates Team New Zealand. Foto Borlenghi

Matteo De Nora, uno degli artefici del miracolo sportivo kiwi, gongolava ieri sul palco della premiazione, appena dietro all’astro nascente Peter Burling. Grant Dalton si è giustamente defilato ma c’è, dietro le quinte. Kevin Shoebridge tira le fila. I kiwi hanno sempre la capacità d’inventarsi qualcosa. A volte funziona, come il pedal grinding o il foil-batman da vento leggero in quest’edizione, a volte meno, come la “Hula” del 2003. Ad Auckland conoscono la fisica della vela e sanno bene cosa fa andare veloce le barche. Aguzzano l’ingegno, quindi, forti questa volta anche di una nuova generazione di velisti dopo che la diaspora velica kiwi ha ripienato un po’ tutti i team di Coppa o Volvo Ocean Race degli ultimi 15 anni.Nel team attuale anche diversi italiani. E, a proposito di italiani, complimenti anche a Francesco Bruni, che ieri sul paco delle Bermuda ha ritirato la sua medaglia come finalista della Louis Vuitton con Artemis.

Peter Burling e il suo equipaggio festeggiano la vittoria contro Artemis. Foto Borlenghi

I Golden Boy del 49er olimpico, Peter Burling e Blair Tuke impressionano per calma e concentrazione. Mai un gesto o un’espressione fuori posto in conferenza stampa e solo concretezza a bordo, seguendo gli ordini di scuderia che, fino alla regata finale contro Artemis, volevano la priorità alla velocità di Aotearoa senza rischi inutili. E così è stato fatto. I due confermano anche la superiorità della vela olimpica su tutte le altre, quando si parla di capacità tecniche e intuizione. Il feeling tra equipaggio e Design Team su queste barche è fondamentale e i kiwi sembrano avere un interscambio continuo e fertile.

Basterà contro Oracle Team USA? Ne parleremo tra qualche giorno, alla vigilia dello scontro finale, che si annuncia di altissimo livello e pronto a ogni genere di mosse. La posta in palio è enorme, con due visioni contrapposte sul futuro della Coppa e ci sarà da divertirsi.

Per il momento un omaggio alla vittoria Kiwi nella Louis Vuitton con la Gallery di Carlo Borlenghi:

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