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Grant Dalton e Peter Burling, con la Coppa in cammino verso Auckland

Bermuda– Conquistata la Coppa, per i kiwi arriva ora il momento di organizzarla (e, di difenderla). La prima conseguenza della strabiliante vittoria di Emirates Team New Zealand è che, appunto, la Coppa tornerà a essere quello che è sempre stata. Sarà, quindi, il nuovo “possessore” a scrivere regole, date e luogo della prossima sfida, insieme al primo degli sfidanti, ovvero Luna Rossa per il Circolo della Vela Sicilia, che assume il ruolo di challenger of record. Cade come un castello di carte, infatti, il progetto di Oracle e soci di una Coppa biennale con quasi monotipi.

Grant Dalton e Peter Burling, con la Coppa in cammino verso Auckland

Ora se per la località Auckland è sin d’ora definita, per l’anno tutto lascia prevedere che sia il 2021. Tra cambio d’emisfero, nuova classe, preparazione e Olimpiade nel 2020, quattro anni sembrano l’intervallo più logico.

Ma è per la scelta della classe che il dibattito si sta facendo intenso. Subito dopo la vittoria kiwi si è levato un vento fresco portatore di sfide o di desideri. Alinghi di Ernesto Bertarelli ha fatto già capire che sarà di nuovo della parita (e lui, ovviamente, spera che restino i multiscafi foil). Artemis, Ben Ainslie Racing e Team Japan dovrebbero continuare. Luna Rossa c’è già ufficialmente e contribuirà a scrivere le regole in modo determinante con il defender. In Italia si è sentito Bonadeo per lo YC Costa Smeralda, Mascalzone Latino e pare che anche allo Yacht Club Italiano ci abbiano fatto un pensierino. Un team australiano ci sarà, così come pare probabile uno spagnolo e uno francese. Insomma, facile ipotizzare che si possa davvero arrivare a una decina di team. “Dobbiamo aumentare la base di partecipazione senza perdere quel clima di evento d’elite che è la Coppa”, ha detto il gran capo kiwi Grant Dalton.

Scende una lacrima sul volto tosto di Grant Dalton dopo la riconquista della Coppa. Emirates Team New Zealand won the 35th America’s Cup vs Oracle Team Usa 7-1. Foto Borlenghi

La questione fa discutere ed è immediata: multiscafo o monoscafo? Sicuramente non saranno più gli AC50, su questo Dalton è stato chiaro quando ha parlato di barca “seaworthy”, ovvero in grado di regatare al massimo livello anche in condiziuoni di vento e onda diverse da quelle di quella laguna che era il Great Sound delle Bermuda. Dalton ha anche aggiunto che “sarà comunque una barca spettacolarmente veloce”.

Patrizio Bertelli e Luna Rossa avrebbero avuto un preaccordo con i kiwi, in caso di conquista della Coppa da parte dei neozelandesi, per un monoscafo dalle alte prestazioni. Si può ipotizzare una via di mezzo tra l’AC90 planante che voleva Alinghi nel 2008 e un grande Tp52, qualcosa comunque di ipertecnologico, ma che abbia vele di prua da issare, manovre, stretto contatto nel match race classico… e, aggiungiamo noi, magari anche gli adrenalinici giri di 360 in caso di penalità. Dalton ha specificato che ci dovrà comunque essere una competizione di yachting, spiegando come “solo pompare olio in lungo e in largo per la barca non è esattamente yachting”. E, in tal senso, 13/14 nodi di bolina e una ventina in poppa possono pure bastare.

Il partito dei foiling cat comunque c’è (Alinghi, i perdenti delle Bermuda) e non dimentichiamo che ci sarà anche un circuito di AC World Series, o come altro si chiameranno, che precederà la Coppa in giro per il mondo. I kiwi hanno parlato anche con Mark Turner della Volvo Ocean Race, che userà un monoscafo foil assisted per il giro del mondo e foilingcat per le regate inshore, con World Sailing per collocare l’America’s Cup nella giusta posizione. Tra un paio di settimane dovrebbero arrivare le primo informazioni ufficiali.

Patrizio Bertelli e Max Sirena. Luna Rossa ha avuto e avrà un ruolo chiave nel disegnare la 36th AC. Foto Borlenghi/BMW

Nel Golfo di Hauraki e a ridosso di Rangitoto, un monoscafo planante sembrerebbe preferibile. La Coppa, comunque sia, tornerà ad appassionare e riprenderà il suo ruolo storico di vetta velica per eccellenza. E di questo, come detto, dobbiamo ringraziare i coraggiosi capitani kiwi (e un po’ anche Luna Rossa, con cui torneremo a vivere le notti magiche di tre lustri fa…).

 

Le mani sulla Coppa (la gallery di Carlo Borlenghi/BMW)

 

 

5 COMMENTS

  1. la coppa america è stata sempre una sfida prima di tutto di marineria e in secondo luogo tecnologica,
    per cui sarebbe auspicabile un monoscafo marino in grado di navigare con mare e vento ”veri”,
    con manovre e cambi di velatura la vera vela!! Un laser regata con trenta nodi perchè non lo deve fare un’imbarcazione che costa fior di milioni di dollari? E ricordiamoci che navigare significa stare sull’acqua diversamente siamo ai limiti di un altro sport ma non vela… anche dal punto di vista progettuale abbiamo visto che gran parte della progettazione era relativa ai foil e non a forme di carena fisse e invariabili per tutti, una stortura !! monoscafo tipo vor70 !!!!

  2. I cat su foil dalla vela alare hanno dimostrato che si possono superare i 40 nodi, velocità assolutamente impensabile fino a pochi anni fa. Il prezzo che hanno pagato però è troppo elevato, tanto da farli perdere molto in “marinità”. Non è concepibile che non possano regatare con più di una ventina di nodi di vento e che possano farlo soltanto in acque ridossate. E’ anche abbastanza strano che l’equipaggio del cat vincente sia costituito da due velisti soltanto e da quattro ciclisti che possono non sapere nulla di vela, dovendo solo produrre il massimo di energia necessaria per restare il più possibile in foiling. Per non parlare delle grandi difficoltà di gestione dell’ala che deve restare sempre alzata e che perciò non è affatto marinaresca. Sarebbe perciò auspicabile che per la XXXVII Coppa Amarica si tornasse a monoscafi con vele tradizionali, in grado di regatare in mare aperto anche con trenta nodi di vento, con equipaggi di velisti. Oggi il monoscafo da regata può essere ben più veloce che nel passato, potendo essere planante. Sarebbe più marinaresco.

    • è quello che spera tutta la comunità velica, non quella affaristica. Vogliamo vedere “manovre”, non Tour, Giri o Vuelta ciclistici.

  3. Sono arrivato un po’ tardi e non mi resta che concordare con il mio amico Giancarlo e con gli altri che mi hanno preceduto. Ho fiducia che i Kiwis e Patrizio Bertelli saranno in grado di decidere bene, con qualcosa di moderno e veloce, ma che renda di nuovo possibile seguire una regata come si deve

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