SHARE

Nuuk, Groenlandia– Mancano “solo” 700 miglia, per il Kamana Sailing Team e il suo skipper Enrico Tettamanti è ora di mettere la prua a Sud-Est lungo le coste della Groenlandia.
Il Plum e tutto l’equipaggio di Kamana Sailing Team sono al momento nella baia di Baffin, hanno alle spalle 2.500 miglia di navigazione e, soprattutto, la zona dei ghiacci a Nord del continente americano.
Ora da Nuuk, capitale della Groenlandia e loro meta finale, li divide una fredda navigazione attraverso lo stretto di Davis, che separa il Nunavut candese dalla grande isola ghiacciata che fa parte del Regno di Danimarca.
Se riuscirà nell’impresa, quello di Kamana Sailing Expedition sarà il primo equipaggio italiano a compere il passaggi o NW “contromano”, quindi da Ovest a Est.

Il Plum tra i ghiacci

Sono partiti un mese fa, e hanno vissuto molte avventure. I ghiacci artici si stanno già richiudendo alle loro spalle e il comandante della spedizione, Enrico Tettamanti, è stato abile a sfruttare quella fugace finestra meteo che gli ha consentito di passare dall’Oceano Pacifico a quello Atlantico. Molte delle altre barche che hanno tentato, si sono dovute arrendere. L’avventura non è ancora finita, ma il peggio, la parte più dura è dietro di loro.

Nel loro lungo percorso hanno vissuto il momento peggiore a metà agosto, quando sembrava che i venti da Sud addensassero i ghiacci verso un imbuto alla volta di Port Ross, passaggio necessario per arrivare in Atlantico. Hanno anche incontrato condizioni meteo durissime e hanno dovuto slalomeggiare tra pack e iceberg (il Plum non ha uno scafo in acciaio o alluminio, ma in vetroresina, e ogni contatto può essere molto pericoloso); hanno avuto problemi di nebbia e di forti deviazioni magnetiche delle bussole. Una mattina si sono risvegliati con un iceberg che aveva avvolto, ingoiato, la loro ancora e la loro catena, e hanno lottato tutta la notte per poter ripartire.

Ma hanno anche avuto momenti esaltanti, come la tappa di Cambridge Bay, dove la famiglia Kamana è finalmente tornata al completo. Hanno raggiunto l’equipaggio Giulia, il piccolo Kai – moglie e figlio del comandante – e i compagni di avventura Davide ed Anna Serra con i quattro figli Sofia, Tommaso, Anita e Filippo. Da 6 anni Davide Serra e la sua famiglia sono promotori e sostenitori del progetto Kamana con i Tettamanti e raggiungono Plum nelle esplorazioni più estreme del pianeta, dai tropici ai poli vivendo questa esperienza come valore educativo di crescita per tutta la famiglia.
Una delle pagine più belle del diario di bordo è proprio quella dove sono i ragazzi a raccontare il passaggio a Nord Ovest dal loro punto di vista.

Hanno poi fatto incontri meravigliosi con gli animali polari, a cominciare da orsi, foche e caribù. Ma hanno anche potuto scoprire il mondo degli Inuit, la popolazione di queste terre che hanno incontrato a Ross Strait, Josephine Bay, Taloyoak, Gioa Haven… gente cordiale che li ha accolti come fratelli.

Kamana Sailing Team ha anche avuto il diretto e sincero appoggio delle istituzioni italiane a voce dello stesso Ministro dello Sport, Luca Lotti: “C’è un gruppo di velisti italiani che si è lanciato in un’impresa straordinaria, una delle più affascinanti che si possano vivere in mare, il passaggio a Nord Ovest. Lo fanno con lo spirito del totale rispetto della natura e dello spazio che si attraversa, senza competitività; aggressiva. Un approccio nobile e appassionato che rende questa prova eccezionale e meravigliosa. A noi non resta che continuare a seguirli in questo splendido viaggio”.

Il diario di bordo del Plum – Agosto 2017

23 Agosto
Oggi la parola va a “Mafio”.
Qualche anno fa ho avuto la fortuna di incontrare uno dei più grandi velisti e marinai della storia contemporanea, mi disse: “ La vita è una regata dal tempo indeterminato della quale non decidiamo la partenza , durante il percorso solo le nostre valutazioni e conseguenti decisioni saranno la chiave del risultato”.

Sto facendo la regata più singolare che mi sia mai capitata, la partenza è andata molto bene, sia le scelte dei bordi che le “boe“ del percorso sono state girate con saggezza e senza particolari sbavature.
Le istruzioni di regata riportavano vari “gates” delimitati da freddi galleggianti di colore bianco di varia forma e grandezza non ancorati e di non definita posizione.
Nessuna disposizione particolare, tutte le boe possono essere lasciate a dritta oppure a sinistra a seconda della convenienza, qualcuna può anche essere toccata o spinta con delicatezza, qualche boa fa da atollo alle foche che si godono il tepore della breve estate, altre fungono da avamposto di caccia per gli orsi polari che hanno optato per il mare aperto.

Dal punto di vista di uno sciatore potrebbe sembrare una gara mista, lo slalom passa da speciale a gigante o da libera a Super G in poche miglia, continui i cambi di ritmo, il percorso è disegnato dalla Natura che a volte lascia l’orizzonte completamente libero, a volte fa scendere un sipario di nebbia  impenetrabile .
Dalla testa d’albero spesso il panorama è un ingarbugliato labirinto mentre dalla coperta non ci si stanca mai di guardare tutto questo ghiaccio, ogni singolo pezzo è scolpito con maestria e dipinto di colori brillanti ad ognuno di essi è attribuibile una figura nota.
La forma che emerge non ha nulla a che vedere con quella immersa che è spesso più voluminosa e spigolosa.

Navigando nel Lancaster Sound incontriamo i primi Iceberg (grandi e alte masse di ghiaccio che si staccano dai ghiacciai), il ghiaccio che ci ha fatto strada sino ad ora nel Pacifico era infatti mare ghiacciato chiamato PACK.

Il nostro waypoint si chiama Cuming Inlet, si tratta di un fiordo di oltre 11 miglia  creato e lasciatoci libero da un ghiacciaio che ha cesellato le rocce seguendo precisi e geometrici schemi.
Dopo mesi di viaggio sono nuovamente senza parole altro paesaggio magico vicini al 75esimo Nord.

Mafio De Luca

 

(Massimo De Luca, per tutti Mafio, arriva da una famiglia di grandi velisti e velai, oltre che a regatare con tutte le classi e gli yachts più famosi nel Mediterraneo, hanno anche costruito uno dei marchi più importanti al mondo per le vele, One Sail. Dal 2010 Mafio gestisce Ourdream, un 80 piedi da regata, comprata da un gruppo di amici tra cui appunto Mafio e Dede. Con Ourdream partecipa a tutte le piu’ importanti regate e manifestazioni Mediterranee, mettendo la barca a disposizione di ospiti che vogliono provare l’ebrezza di navigare tra le boe, con i top velisti al mondo. Mafio sale al comando nei periodi in cui Enrico scende a terra per qualche mese all’anno, portando Kamana da un continente all’altro, per essere sempre in grado di seguire la rotta prefissata).

Mafio De Luca combatte con il ghaccio

22 Agosto

Oggi giornata gloriosa! L’Oceano Pacifico è alle spalle, siamo in Atlantico. Abbiamo quindi deciso di affidare il diario di bordo alle parole e descrizioni dei giovani membri dell’equipaggio perché possiate riviverlo con gli occhi dei bambini:

“Ogni volta che metto piede su Kamana mi rendo conto di come l’oceano possa assumere tante forme diverse. È come se il mare avesse il suo guardaroba personale e, a seconda della situazione, potesse indossare l’una o l’altra veste e cambiare aspetto.
Ieri sono stata così fortunata nel poter essere assistere ad uno di questi magici momenti.
Sono uscita dal tepore della mia calda e confortevole cabina, sono salita in coperta e appena ho guardato il mare mi si è fermato il cuore in gola.
Intorno a me solo silenzio e tranquillità. Un paradiso.
Ma poi ho realizzato che il mare rispecchiava il cielo in una perfetta sfumatura di inchiostro lilla che si allungava sull’orizzonte infinito.
L’oceano era cosi’ liscio che sembrava seta: non un’increspatura, non un accenno di onda.
In lontananza, spruzzi bianchi marcavano il mare, o il cielo. A questo punto non ero più’ sicura di distinguerli l’uno dall’altro.
Temevo che un solo respiro potesse rovinare quel momento, rompendo l’illusione.
Lo schiamazzo della risata di Kai mi ha riportata alla realtà e mi ha fatto sorridere. È incredibile come un così piccolo momento possa fare una persona così felice, la risata di un bambino, l’immobilita’ del mare, il tepore del sole.
Tutto ciò ti fa apprezzare queste piccole semplici cose, e questo è una delle cose che amo di più quando navigo a bordo di Kamana”.
Sofia (15 anni)
“Ieri mattina il capitano ha posato lo sguardo su un grande iceberg che si era arenato verso riva. Tutto l’equipaggio si è catapultato sul tender e ha raggiunto l’iceberg.
Andavamo a tutta velocità’, al punto che il freddo ci pungeva la pelle come mille aghi di ghiaccio. L’iceberg di per se era desolato e senza anima, la sua tristezza ci toccava nel profondo.
Lenti ma sicuri siamo riusciti ad abbordare l’iceberg salendovi a carponi con cautela.
Ogni mio passo mi toglieva il fiato in quanto potevo sentire il ghiaccio scricchiolare sotto i miei stivali. Ma questo iceberg era differente: un fiume azzurro intenso gli passava in mezzo.
Mio padre stava per distendere la bandiera italiana sull’altro estremo dell’enorme massa di ghiaccio.
Abbiamo tutti trattenuto il fiato nel momento in cui ha saltato il fiumiciattolo.
E prima che ce ne rendessimo conto, l’intera isola di ghiaccio era stata conquistata”.
Tommi (13 anni)

 

“La vita a bordo di Kamana per noi bambini è sempre emozionante.
Durante la navigazione dobbiamo tutti aiutare: ci siamo organizzati a gruppi di due per lavare i piatti a pranzo e cena, apparecchiare e tenere ordinata e pulita la nostra cabina. Inoltre dobbiamo fare tutele mattine i nostri compiti e quando abbiamo finito possiamo leggere un libro, guardare un film o cantare assieme accompagnati dall’ukulele (questo è ciò che più’ mi diverte visto che da settembre ho iniziato le lezioni di chitarra).
C’è sempre qualcosa da fare in barca ed una delle mie preferite è assaggiare le deliziose invenzioni culinarie di Giulia – il nostro chef di bordo! Adoro anche guardare fuori dalla finestra la vista mozzafiato degli immensi iceberg galleggiare nelle acque ghiacciate di questo viaggio”.
Anita (10 anni)

 

“Oggi abbiamo avuto un incontro molto speciale! Stavamo tranquillamente guardando un film quando improvvisamente abbiamo sentito il capitano gridare: “tutti fuori!” Siamo tutti usciti ed abbiamo visto un grande, giovane orso polare femmina seduto sopra un iceberg galleggiante. E’ stato molto emozionante perché ho avuto un po’ di paura ma allo stesso tempo l’ho trovato tenero! Il mio momento preferito di questo viaggio è stato quando ci siamo trovati in mezzo a tantissimi iceberg ed abbiamo dovuto aprirci una via libera spingendo e spostando i grandi pezzi di ghiaccio col tender…era cosi divertente!”
Pippo (8 anni)

“Nu!-Nu!-Nuuu!……Brrrrrrl….Ba-bau ba-bau! …..Bilu’!”
Kai (14 mesi)

 

21 Agosto

“ Chi vuole realmente ammirare la natura la osserva nei suoi estremi” (Carl Weyprecht).

Nonostante siano già sei anni che navighiamo intorno al mondo, mai come l’altro ieri avevo percepito la potenza della Natura in modo tanto forte.
Navigare in mezzo a quel labirinto di iceberg che, con la loro pressione, avrebbero potuto stritolare lo scafo di Plum in pochi minuti, è stata un’esperienza che mi ha molto segnato.

In questa zona del mondo si avverte in maniera tangibile la predominanza delle forze naturali su ogni possibile gesto umano, e si capisce che non si può far altro che piegarsi innanzi ad esse.
Ieri pomeriggio ho avuto la riprova di ciò navigando nelle turbinose correnti di Bellot Strait, lo stretto di 14 miglia che divide l’Oceano Pacifico dal’Atlantico.

Con corrente a favore di oltre 8 nodi e motore a bassi giri, Plum vola sull’acqua alla velocità di ben 15 nodi!
Attorno a noi sfilano grossi pezzi di ghiaccio che navigano letteralmente in acqua creando onde e vortici.
Le correnti molto confuse ci trascinano a momenti completamente a sinistra, a momenti decisamente a dritta, e rendono necessari movimenti molto decisi di timone per evitare collisioni con gli iceberg.
Vedo la fine dello stretto e, anche se la nostra meta è ancora molto lontana, non riesco a non gioire interiormente… “Oceano Atlantico!” Siamo passati. Da questo momento in poi la morsa dei ghiacci dovrebbe abbandonarci, per lasciare spazio ad acque più facilmente navigabili.

Ancoriamo a Fort Ross, posto intriso di fascino.
A terra due piccole costruzioni si stagliano tra l’azzurro degli iceberg arenati e il rosso della terra ferruginosa e brulla, territorio degli orsi polari.

Stamattina prima di salpare scendiamo per visitarle: una di esse è un vero e proprio rifugio per tutti i naviganti che ne abbiano necessità, perfettamente isolata, le pareti a prova di orso, fornita di stufe, carburante, vivande, letti e persino di servizi igienici improvvisati dentro dei barili di latta.
Ma quella che più mi ha colpito delle due è quella ormai abbandonata.
All’interno, attorno ad una stufa completamente arrugginita, due poltroncine e due vecchie tazze di ferro smaltato.
Mi chiedo chi avrà messo piede in questo rifugio, chi si sara’ seduto qui e bevuto da quelle tazze, quale grande avventuriero…

Giulia Azzali in una delle baracche rifugio

Un grande uomo un giorno mi ha detto:
Non andare dove il sentiero ti può portare, vai invece dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia.
Solo nel tragitto tra il luogo che ha appena lasciato e quello dove sta andando un esploratore è felice” .

La sosta a Port Ross

19 Agosto
Scriviamo questo diario in ritardo di un giorno non per mancanza di ispirazione, ma perché è da 31 ore che navighiamo in stato di allerta.
Sono le 12pm Local Time del 19 agosto – siamo momentaneamente ancorati a False Strait in attesa che la marea si abbassi per potere passare Bellot Strait e finalmente ricaricare le batterie a Port Ross.

Siamo partiti alle 5am del 18 agosto lasciandoci Cape Alexander alle spalle. Le cartine dei ghiacci fino alla sera prima ci indicavano un apertura, ma nel frattempo erano nuovamente cambiate per i forti venti e correnti e in navigazione abbiamo constatato che la zona attorno alle Tasmania Islands era pericolosamente infestata da icebergs. Il passaggio che pensavamo di trovare libero si era richiuso ed era ritornato a 7/10 di copertura – in parole povere, il 70% del mare era ghiacciato. Tenendo presente che Plum  – come imbarcazione in sandwich di vetroresina – può navigare in sicurezza al massimo con 3/10 di copertura, capirete come il livello di adrenalina a bordo sia iniziato a montare!

La navigazione ha quindi subito un forte rallentamento, siamo andati in media a 2/3 nodi per poter evitare i numerosi ghiacci fino a che ci siamo trovati in un vortice di iceberg che si muovevano alla nostra stessa velocità intorno ad una secca affiorante non riportata sulle carte nautiche. Abbiamo dovuto usare tutta la nostra inventiva per poterne uscire: l’equipaggio al completo era impegnato  – bambini inclusi: chi a prua utilizzando il mezzo marinaio per deviare i pezzi di ghiaccio più piccoli, chi imbragato sulla terza crocetta a controllare la situazione dall’alto, chi a alla dritta e alla sinistra del Plum con in mano un parabordo per tentare di attutire l’impatto degli iceberg sulla fiancata, chi al timone a mantenere la rotta e proteggere il timone dai colpi dei ghiacci che si infilavano sotto, ed infine chi sul tender cercando di agganciare e tirare con i chiodi da ghiaccio gli iceberg più ostici o con una nuova tecnica inventata da Mafio  – ribattezzato “montatore di ghiaccio” – salendo con tutto il tender sull’ iceberg tenendo soltanto la gamba del motore in acqua ed effettivamente diventato un iceberg a motore!

Anche i più’ piccoli aiutavano correndo da un lato al’altro portando cime, cannocchiali, guanti, parabordi a chi di dovere.
Dovevamo uscire dalla zona dei 7/10 velocemente prima del calare della notte che, seppure in questo periodo sia ancora molto breve, riduce la visibilità notevolmente per almeno 4 ore.
Finalmente abbiamo trovato un passaggio che ci ha fatto riprendere la nostra rotta diretta verso Nord – grazie anche al nostro fido drone che nei momenti di stallo ci dava una visuale più’ ad ampio raggio sullo stato di copertura ghiacci davanti a noi volando a 500m di altitudine.

A mezzanotte abbiamo infine deciso di dare ancora in una piccola baia che pareva al sicuro da correnti e ghiacci prima di fare la tirata finale verso lo Stretto di Bellot.
È stata una benedizione che abbiamo potuto riscaldare i nostri corpi raffreddati ed esausti con un pasto caldo e una profonda dormita. Purtroppo solo per poco: alle 2.30am siamo tutti balzati in piedi fuori dalle nostre brande e ci siamo ritrovati in coperta semivestiti, ancora in fase REM ed increduli di fronte alla singolare situazione creatasi.

Un iceberg di dimensioni 3 volte il Plum e della massa di circa 600 tonnellate era stato spinto da una forte corrente e da un teso vento contrario imprigionando la nostra catena, spingendo così la barca in senso opposto.Abbiamo dato immediatamente catena all’ancora perché la tensione si allentasse e nel frattempo abbiamo calato il tender e cercato di agganciare l’iceberg tirando e spingendo per rimuoverlo dalla catena. Nulla di fatto – tutti i nostri sforzi erano vani perché avevamo la corrente contro e la catena, scavato ormai un solco all’interno del ghiaccio, non dava cenno di disincastrarsi. Dopo due ore e mezzo passate in inutili  ed estenuanti tentativi a temperature sotto zero, abbiamo preso la decisione di mollare l’ancora – assicurando la catena a due parabordi per poterla in seguito recuperare.

Finalmente liberi dal ghiaccio incombente, siamo riusciti a poco a poco e recuperare parabordi, catena ed infine ancora. Ormai svegli ed adrenalinici abbiamo a questo punto deciso di riprendere la navigazione verso il sicuro ancoraggio di False Strait in concomitanza con l’imbocco dello Stretto di Bellot dove avremmo potuto riposare qualche ora prima del passaggio.

L’equipaggio sfinito alle 9am è caduto in un sonno profondo e rigenerativo  – pronti 4 ore dopo per una colazione a base di pasta all’amatriciana!

 

18 Agosto
Il richiamo del ghiaccio ha reso la mia notte praticamente insonne
. Nell’attesa che si facessero le 7 per scaricare gli ultimi aggiornamenti dei movimenti della placca che Victor ci manda quotidianamente, non riuscivo a smettere di pensare al passaggio. Nella mia immaginazione ha ormai assunto le sembianze di un passaggio segreto, un passaggio che possa condurci ad un magico mondo fatto di ghiaccio e dominato da orsi polari dal candido manto.

Ero inquieto.
La mia parte razionale mi suggeriva di aspettare, perché un giorno in più poco avrebbe cambiato, la parte istintiva invece mi diceva che era il giorno giusto, che dovevo uscire, salpare l’ancora e andare a realizzare il grande sogno.

Ha vinto l’istinto. Siamo così partiti, prua verso il deserto bianco.
Da questo momento in poi la scelta è obbligata: o si passa o si torna indietro.
Nel pomeriggio passo molto tempo al timone, evito i blocchi di ghiaccio che iniziano ad intercettare la nostra rotta, lo sguardo a scandagliare l’orizzonte ogni tanto si posa sul mio bambino che gioca davanti al timone al riparo dal vento.
Mi chiedo cosa passi nella sua testa quando guarda con la sua espressione stupita tutto ciò che lo circonda, le onde che ci inseguono, una foca che si immerge in acqua, le vele gonfie di vento.
Mi chiedo se in qualche modo una sensazione di questo viaggio rimarrà incisa nel suo cuore nel tempo. Io sono convinto di si’, ed e’ questo che mi spinge ad andare avanti, sempre oltre.

 

17 Agosto
Un intero giorno a Josephine Bay ci ha dato la possibilità di esplorare via terra. La giornata è partita con un primo giro di perlustrazione, in tender siamo andati alla foce del fiume Garry. Una passeggiata sulle rocce arrotondate ci porta ad incontrare un caribù con delle corna enormi e poi una famiglia con i piccoli che pascolavano tranquillamente a solo cinquanta metri da noi. Un tiro della canna da pesca e si torna a casa con una trota.

Pranzo veloce, e via di nuovo. Una passeggiata lungo un crostone per godere di una vista sorprendente della vallata retrostante ricca di laghi, fiumi, torrenti, pianori verdi, e costellata di rocce muschiate. Difficile dimenticare di essere nella tundra, sopravvivere qui è un’impresa per pochi.
I bambini camminano volentieri e anche il piccolo Kai esplora a quattro zampe.
Un musetto bianco spunta, sembra una volpe artica, poi sparisce in una tana, al riparo da tutto il nostro chiasso!

Stanchi, si torna in barca, ma la voglia di esplorare fa si che si resti solo pochi minuti! Davide e Anna ripartono subito per risalire un altro fiume che arriva da Nord. Dopo un’ora, e dopo avvistamenti di anatre bianche, tornano in barca sorridenti e vittoriosi con altre due trote di lago! Ci rendiamo conto come il mondo artico con i suoi vasti e ghiacciati orizzonti, i suoi picchi nudi e rocciosi – tutta questa vasta distesa disabitata che a primo acchito pare di poco interesse per un europeo come noi – agli occhi degli Inuit diventi un mondo animato e pieno di vita.

Nel frattempo a bordo si fanno manutenzione ed i preparativi per una pronta partenza. La nuova carta  dei ghiacci non indica un sensibile miglioramento rispetto a ieri, ma contiamo si verifichi domani mentre ci dirigeremo a Nord verso Pasley Bay passando dallo stretto di James Ross. Previsto vento da Est tra 10 e 15 nodi , navigheremo sotto costa in acqua piatta  ad occhi aperti per evitare i ghiacci “randagi”.

16 Agosto
Partiti alle 10 da Taloyoak, dopo otto ore di navigazione giungiamo a Josephine Bay, la nostra ultima postazione di avanguardia ad attendere il momento propizio.
Abbiamo ancorato alla foce del fiume Garry, in un posto riparato da correnti e vento.
È sera ormai a bordo di Kamana e il sole, quella presenza costante sopra le nostre teste, sembra aver incendiato il cielo attorno a sé.

Mi piace stare seduto per qualche minuto nel tepore della dinette quando tutti sono a letto, ad ascoltare quei piccoli rumori e suoni della barca che la fanno sembrare viva, impregnata come ogni barca di storie e ricordi da raccontare.

Nell’ambiente illuminato dalla luce di iPad e plotter, il mio sguardo si posa sulla carta nautica, ben stesa davanti a me, accanto ai portolani impilati a lato del carteggio.
Il pensiero corre veloce ed inarrestabile indietro nel tempo, centinaia di anni fa, si spinge a bordo di quelle barche che per prime hanno provato a passare di qua. Senza strumenti, senza mappe, ma soprattutto senza sapere cosa ci fosse, cosa li attendesse il miglio seguente, spinti dal solo spirito di avventura e scoperta e con il cuore pieno di speranza.
Ammiro quegli uomini, quegli esploratori che non esistono più, che partivano verso l’ignoto nel solo intento di allargare i confini del mondo fino a quel momento conosciuto.
È anche grazie al loro coraggio se Kamana oggi può essere qui, e noi insieme a lei a sperare che la feroce e cruda Natura padrona di queste terre ci permetta di andare avanti nel nostro viaggio.

La placca ghiacciata è ancora troppo solida e compatta, più passano i giorni più le possibilità reali che il passaggio si apra diminuiscono. Non ci rimane che imparare da quegli uomini e riempire il cuore di speranza, fiduciosi che ancora una volta la Natura farà la sua parte nel nome di una grande avventura.

 

15 Agosto
La condizione dei ghiacci è ancora molto complessa. Per questo motivo ci troviamo costretti ad aspettare a Taloyoak finché l’ice pack darà segni di cedimento.

L’anno scorso il 7 Agosto già si passava, ma la situazione quest’anno è diversa: ad oggi è ancora tutto bloccato tra un mix di ghiaccio solido e venti che tengono bloccati i passaggi Larsen e Peel. Il rompighiaccio nucleare Amundsen che abbiamo incrociato in navigazione ci ha mandato oggi un’immagine della situazione dello stato del ghiaccio reale nel canale Larsen. Il governo canadese ogni giorno aggiorna Ice report con elaborazioni da Satellite e noi riusciamo a fare download con il nostro sistema Satellitare Iridium. Qui a fianco la situazione dei ghiacci e la guida che spiega al capitano la miglior rotta.

Questo anno ci sono 14 barche che stanno tentando il passaggio a Nord Ovest da Est verso Ovest e 11 da Ovest verso Est come noi. Le barche che sono ancora in Groenlandia difficilmente riusciranno a passare perché il ghiaccio le tiene in Groenlandia e la finestra di apertura ice pack in genere si chiude a fine Agosto. Da inizio settembre la meteo cambia e ai primi di ottobre il mare inizia a ghiacciare di nuovo. Ci sono 3000 miglia nautiche da fare dalla Groenlandia per andare a Nome in Alaska. Troppo pericoloso.

Da Ovest verso Est, come stiamo tentando noi, di solito è molto più difficile. Ma il fatto che siamo riusciti ad arrivare sino a qui bene e velocemente adesso ci dà vantaggio. Delle 11 barche noi siamo in posizione perfetta, più a Nord e soprattutto con vento a favore.  Possiamo percorrere 200 miglia al giorno e gli stretti pericolosi Larsen e Peel sono un giorno di navigazione.

Dovendo aspettare lo scioglimento dei ghiacci, oggi siamo sbarcati alla scoperta di Taloyoak .
I mille abitanti vivono di caccia e pesca, non potendo coltivare nulla, e prendono tutte le loro vitamine dal grasso e pelle della balena che contiene più vitamina C delle arance. Questo ha permesso loro di sopravvivere nei secoli.  Oggi a Taloyoak, abbiamo incontrato il Conservation Officer David Anavilok, capo del WWF locale. Ogni anno il Conservation Officer rilascia un numero chiuso di permessi di caccia e pesca per il villaggio.

L’orso polare incontrato dal Kamana

In marzo e aprile, in team di 2/3 persone partono con le motoslitte in condizioni estreme: temperature che arrivano fino a -40 , poche ore di luce, orsi polari in agguato. Cacciano balene, beluga, trichechi, narvali e orsi polari. Tutta la carne e il grasso vengono condivisi con la comunità e le varie pelli vendute con i permessi delle autorità e sotto strettissimo controllo. Proprio questa cultura ed etica nella Caccia e Pesca è ciò che ha permesso agli Inuit di sopravvivere nei secoli in queste condizioni estreme.

Quando chiediamo al cacciatore Johnny come sopravvivono ai freddi artici nelle battute di caccia e pesca lui risponde: Basta trovare una foca, la uccidiamo e mangiamo il fegato caldo pieno di sangue: cosi ci riscaldiamo e possiamo sopravvivere”.

Possiamo toccare con mano che al 70 parallelo l’uomo non è il predatore più forte e che la natura è cosi forte da essere temuta e rispettata. Proviamo grande rispetto per queste popolazioni che vivono qui da secoli. David, la guida del Conservation Office/ WWF locale, ci dice che siamo la prima barca in 3 anni ad ancorare nella baia… e ad aver portato 8 beluga che ci hanno seguito da Gjoa Haven nella baia! Segno di buona fortuna…Speriamo!

 

13 Agosto

In those Northwest voyages where navigation must be executed in most Exquisite Sort”

(John Davis 1594)

A bordo di Plum vige una regola fondamentale, ottenere e valutare il maggior numero di informazioni possibili sui luoghi delle nostre esplorazioni.
Specialmente quando esplori un luogo remoto, a molti sconosciuto, nemmeno menzionano dalle migliori guide e dove non c’è accesso a Google.
Come facciamo tutti i giorni con madre Natura cosi’ non ci stanchiamo mai di ringraziare ed elogiare Victor Wejer che in remoto da casa sua a Toronto mette tutta la sua conoscenza a disposizione di chiunque decida di intraprendere il passaggio complesso che è il passaggio a Nord Ovest.
Non si tratta solo di ottenere informazioni sul comportamento del ghiaccio e di sorprese dovute alla particolare orografia in combinazione con fenomeni atmosferici unici ed effetti ottici incredibili, come miraggi ma anche di informazioni sulla cultura e le abitudini dei pochi villaggi Nunavut.

 

Vi Alleghiamo l’ ultima mail di Victor:

Enrico,
sono felice di sentire che sei al sicuro,

Josephine Bay e il fiume Nunavut si trovano sulla costa sud ovest della penisola di Boothia.
Sono stati scoperti nel 1831 dal’esploratore polare inglese John Ross, che li battezzò in onore di Josephine, nipote di Napoleone e allora moglie del futuro re Oscar I di Svezia e Norvegia.
Se tratterete Josephine Bay con rispetto, sarete premiati dai suoi meravigliosi abitanti.
Ernie e Bill Lyall sono stati i fondatori di Taloyoak nel 1940 ricostruendo Fort Ross. È un posto molto accogliente dove tanti bambini vi daranno un caldo benvenuto. Troverete un intagliatore di pietre in paese che può intagliare qualsiasi oggetto in poco meno di una giornata al solo costo di un sorriso.
State attenti però alle fitte nebbie che possono presentarsi senza preavviso. Un mio amico si perse nel 1987 per molte ore mentre stava esplorando le coste sul suo tender  e il soccorso lì non arriva prima di 5 giorni!
fatevi dare consigli per luoghi adatti alla pesca dello char artico, ce ne sono di eccezionali.
Buon vento
Victor

Da buoni esploratori vogliamo sempre toccare con mano, vivere il luogo e le persone  e anche dare a Victor un aggiornato feed back da poter mettere a disposizione degli altri – in questo caso per la sesta barca che un giorno darà fondo in questa baia! 

Ora sbarchiamo.
Stay tuned…

 

12 Agosto
Come da preciso programma del nostro comandante, salpiamo alle 7.35 local time da Gjoa Haven ed approfittando di uno splendido sud est con mare piatto Plum sfreccia a 9 nodi verso la nostra nuova meta, Taloyoak , distante 90 miglia.
Il piccolo accampamento situato a sud della penisola di Boothia popolato da poco meno di 900 anime e’ stato fondato nel 1947 dagli abitanti del vicino Fort Ross che era stato in quel’epoca evacuato. Taloyoak in inuit Talurjuaq significa “grande scudo” in riferimento alla protezione usata durante la caccia ai caribu’.

Il nostro amato Victor che ci segue incessantemente ci ha appena comunicato che questa mattina, per avere sfidato l’ice pack non ancora aperto, un’imbarcazione tedesca che stava facendo il nostro stesso percorso, si è incagliata in un basso fondo di una baia sfuggendo ad un’alta concentrazione di ghiaccio.
Victor ci ha detto anche che  negli ultimi 30 anni solo 4 barche si sono fermate a Taloyoak – saremo quindi noi la quinta barca nella storia!

E mentre gli adulti pensano alla navigazione i piccoli si occupano della panificazione.
Oggi oltre al pane quotidiano impastiamo anche focacce e piadine, indispensabili per godere a pieno del prosciutto “pata negra 5 anni” che oggi inauguriamo accompagnato da uno speciale formaggio corso.
Ostentiamo la nostra italianità a 360 gradi, il nostro amore per il mare e la navigazione a vela, la nostra curiosità e fantasia .
Dai più grandi ai più piccoli sempre attenti ed operosi per rendere il nostro meraviglioso viaggio speciale ed indimenticabile.

Felici di poter continuare a ringraziare madre natura per i continui regali concessi: meteo idilliaco, navigazione a vela e sole splendente con 20° C, anche al polo nord è agosto, ci fermeremo per un veloce bagnetto in acqua artica a 7 gradi.

 

10 Agosto
Dopo 30 ore di navigazione intensa, Plum da fondo nelle gelide acque di Gjoa Haven, ma sotto il buon auspicio di un tiepido sole.
Lo scenario rimane unico, terre basse e sabbiose, vecchie barche arenate sulla riva. Vediamo ragazzi inuit sfrecciare sulle strade sterrate a bordo di motoslitte. Scendiamo tutti a terra per la spesa e il capo della polizia ci da un caldo benvenuto offrendoci l’accesso all’unico wifi disponibile in paese – quello della centrale. In cambio li invitiamo per una visita a bordo di Plum per un caffè e torta di mele. Riceviamo l’esclusivo certificato di attestazione della polizia per aver raggiunto Gjoa Haven localizzata a 240 km nord del Circolo Polare Artico.

Dalla polizia impariamo cose nuove: terre e abitazioni sono di proprietà’ del governo in concessione agli indigeni che percepiscono un sussidio mensile di 450 dollari canadesi a testa. Il costo della vita però non e’ proporzionale: fare la spesa e’ proibitivo: un’arancia costa quasi 10 dollari l’una (circa 8 euro) e una baracca prefabbricata di sole due stanze 600.000 dollari!!

Cena garantita dal nostro pescatore ufficiale che non perde mai occasione di calare l’amo: zuppa di merluzzo artico per tutti!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here