SHARE

Capo Verde- E’ stato Vestas 11Hour Racing a uscire al meglio dalla fase di strambate tattiche in poppa delle prime 48 ore della seconda tappa. Oggi la flotta della Volvo Ocean Race è impegnata in un’impetuosa drag race al lasco mure a sinistra nell’Aliseo e può finalmente puntare verso sud e l’Equatore. Le distanze tra i primi quattro VO65 sono minime, con Vestas che precede di appena 2,4 miglia gli spagnoli di Mapfre (i due navigano a vista). Appena più a ovest Dongfeng, che alle 13UTC era a 1,8 miglia, e Team Akzonobel, a 4,1 miglia. I quattro filano 15-16 nodi con venti in questa fase sui 14 nodi. Team Brunel prova a recuperare ma alle 13 era a 52 miglia, con Bouwe Bekking che non sarà certo soddisfatto di questo avvio di VOR.

Peter Burling al timone di Brunel nel giorno in cui ha ricevuto la nomina a Rolex World Sailor of the Year

Juan Vila, navigatore su MAPFRE ha riassunto così la situazione: ”Ieri sera e stamattina, abbiamo cominciato a sentire gli effetti dei temporali tipici degli alisei, è un po’ un campo minato con raffiche a 25 nodi o chiazze di vento leggero. Ieri sera abbiamo dovuto affrontarne un paio prima di poterci mettere mure a sinistra su un bordo che probabilmente ci porterà fino ai doldrum. Abbiamo avuto vento praticamente da tutte le direzioni. ora sembra che stia schiarendo un po’, quindi potrebbe esserci una pausa”.

Bouwe Bekking, Team Brunel: “Abbiamo fatto quella che pensiamo sia l’ultima strambata, se sarà veramente così potremmo non farlo più per i prossimi 10 giorni. Ma il vento salta molto, quindi nulla è scontato. Siamo la barca più a ovest, quindi chi vivrà vedrà. Loro (le barche davanti) hanno strambato prima e hanno guadagnato perché si sono messe prua a sud. Ora è una questione di pazienza”.

Molto efficace il diario scritto da Annalise Murphy, stella irlandese del Laser Radial (argento a Rio e all’esortio in oceano su Turn the Tide on Plastic), per l’Irish Times. In alcuni estratti la Murphy descrive benissimo la fradicia vita a bordo doi un VO65:
“Da quando abbiamo lasciato Lisbona alla partenza di queste enorme tappa di 6500 miglia fino a Cape Town, il semplice fatto di stare in coperta equivaleva a trovarsi sotto una cascata continua. Tranne che per il fatto che la cascata d’acqua viene dritta verso di te e non dall’alto in basso.
Stiamo perennemente planando, le velocità sono oltre i 20 nodi e i venti quasi da burrasca vengono da dietro, il che significa che siamo al nostro massimo poissibile velisticamente parlando. Questa macchina da velocità sta semplicemente fondendosi con l’oceano tra queste onde enormi mentre entriamo sempre più profondi nell’Atlantico centrale.

Turn the Tide on Plastic sommersa dalle onde durante il primo giorno di regata nella seconda tappa. La situazione descritta dalla Murphy nel suo diario.

Nella mia prima notte di guardia a questo ritmo, sono stata trascinata via quattro volte, sbattuta verso poppa nonostante fossi aggrappata al winch grinder che normalmente è un buon punto di presa contro il mare che rompe in coperta. Se non fosse per la cintura di sicurezza, avrei potuto facilmente essere sbattuta fuori bordo in ognuna di quelle situazioni. Ci attacchiamo alle lifeline ogni volta che siamo in coperta. Tutti lo facciamo”.

L’italo-argentino Maciel Cicchetti parla da bordo di un umidissimo Team Brunel:

 



Leg 02, Lisbon to Cape Town, day 03, Downwind fast with clouds on board Dongfeng. Photo by Jeremie Lecaudey/Volvo Ocean Race. 07 November, 2017.

Turn the Tide on Plastic, su cui regata l’italiana Francesca Clapcich, vista dal drone:

 



LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here