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Valencia, Spagna- Abbiamo chiesto a Luca Devoti, skipper di +39 nella Coppa numero 32 a Valencia 2007, un parere sul nuovo Concept della classe AC75 con cui si disputerà la 36th America’s Cup nel 2021 ad Auckland. Questo il suo commento:

“Sicuramente Dan Bernasconi e il team di disegno di New Zealand hanno ottime idee e sono assai creativi, però questa volta si sono superati. Il concetto proposto è geniale e permetterà a queste imbarcazioni di andare a velocità analoghe a quelle degli AC50. Con un peso totale tra scafo, alberatura e foil di 8000/9000 kg sarà un attrezzo che alla fine riuscirà a volare sempre dagli 8 nodi in su…

Ma che regate avremo? Qui penso che ci sia il grosso equivoco: nel video di presentazione fanno credere che ci saranno molti sorpassi, ma probabilmente non ne avremo nessuno o saranno pochi. Chi andrà di più sparirà all’orizzonte e distacchi di centinaia di metri fino a un miglio saranno la normalità. Le vele utilizzate saranno le stesse e in poppa non avremo nessuna copertura dalla barca dietro, visto che l’apparente sarà sempre sul naso. Insomma, la stessa criticità dell’ultima Coppa. Il virus del foiling colpisce ancora, speriamo bene ma temo regate, specialmente tra team squilibrati, poco combattute”.

Certamente l’evoluzione della vela, aggiungiamo noi, con la crescita esponenziale della velocità e del vento apparente, porta a usare sempre le stesse vele, ottimizzate per quelle velocità limitando così il numero delle manovre “umane” che tanto piacciono al popolo dei velisti. Di fatto, più è veloce e più la vela diventa “monotona”, salvop poi entusiamare con le prestazioni.
Va detto, però, che la partenza in bolina e il prestart che ritorna alla formula classica del match race con quattro minuti per manovrare e attaccare l’avversario, porteranno inevitabilmente a un contatto più ravvicinato e a molte manovre. Con vento sotto i dieci nodi vedremo anche i code zero (avvolgibili) in poppa e le barche, in modalità “safe” con i foil abbassati, potranno affrontare anche onde più impegnative di quelle “a specchio” nella Sound protetto delle Bermuda.
L’America’s Cup, d’altra parte, deve necessariamente porsi al massimo livello della tecnologia velica del momento e a decidere alla fine è la fisica stessa: una barca a vela che tende a volare alle massime velocità è fatta più o meno come l’AC75 ideato dai kiwi e da Luna Rossa. Sarà interesdsante vedere quale soluzione sarà proposta per lo scafo open e per la randa, se semialare o soft.
Per cui, non resta che vederli in azione e goderci lo spettacolo. D’altra parte il “treppiede” ideato da Bernasconi assomiglia un po’ al tripode alieno della Guerra dei Mondi…

Da segnalare, intanto, che Land Rover BAR, ovvero il team britannico di Ben Ainslie, si è subito affrettato a manifestare il suo entusiasmo per il nuovo concept e sono attese novità positive dallo stesso Alinghi.

2 COMMENTS

  1. Secondo Dan Bernasconi, l’AC75 dovrebbe andare in foiling con 9 nodi di vento (rispetto ai 6 nodi dell’AC50). Con 2×1-1.5 t di zavorra, è verosimile che il gennaker sarà comunque usato per far decollare la barca, per essere riavvolto subito dopo.
    Quanto alle manovre ravvicinate, non ci farei troppo conto: Dalton ha già parlato di un “rombo digitale” che sarà disegnato attorno allo scafo, con vertici su prua, poppa ed estremità laterali dei foil. Questo dovrebbe essere usato dagli umpire per stabilire dalla solita cabina di regia se viene rispettata la distanza di sicurezza

  2. “Va detto, però, che la partenza in bolina e il prestart che ritorna alla formula classica del match race con quattro minuti per manovrare e attaccare l’avversario, porteranno inevitabilmente a un contatto più ravvicinato e a molte manovre.”
    Ecco, questa è l’essenza della CA e la speranza di noi spettatori 😉

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