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Patrizio Bertelli

Roma– Un Patrizio Bertelli in gran forma è stato il protagonista della Tavola Rotonda sulla 36th America’s Cup organizzata oggi come anteprima alla serata del Velista dell’Anno FIV 2017 organizzata da Acciari Consulting. Il patròn di Luna Rossa ha ripercorso la storia del team in Coppa e ha delineato le linee guida che hanno portato alla decisione dei monoscafi foiling. “Bisognava tener conto dello sviluppo tecnologico, la vela non poteva tornare indietro ma allo stesso tempo c’era bisogno di ridare visibilità all’elemento umano”.

Patrizio Bertelli

Ospiti del dibattito condotto da Alberto Acciari e Rachele Vitello, oltre allo stesso Patrizio Bertelli, erano lo skipper di Luna Rossa Max Sirena, Silvio Arrivabene, Agostino Randazzo, Laurent Esquier, Bruno Troublé e il presidente FIV Francesco Ettorre. Max Sirena ha chiarito che “Con gli AC75 vedremo delle regate molto ravvicinate, ben più di quello che molti si immaginano”. Laurent Esquier ha detto che si attendono sei team.

E’ stato annunciato che tra l’estate del 2019 e quella del 2020 vedremo due Act in Mediterraneo, due in Atlantico e uno in Asia. Esquier di COR 36 ha detto “che sono sotto esame 22 localita’ per ospitare un Act. Il mercato europeo pesa per il 60 per cento. Per la AC36 Bertelli ci ha dato due input: fare una produzione televisiva di livello ancora più alto e fornire gratuitamente le immagini a chi le richiede. Per i media digitali la Coppa sarò visibile gratis a tutti su Internet”. Bertelli è stato ancora più chiaro e ha confermato che “Le immagini saranno date a tutti gratis, poi vedremo chi ci trasmetterà, con me l’idea di dare ai media un circuito tipo Formula 1 sicuramente non avverrà”. Coppa visibile a tutti, quindi, un concetto radicalmente opposto a quello del precedente defender Oracle Team USA, miseramente fallito nella Coppa quasi invisibile dalle Bermuda.

Bertelli ha risposto con un secco “Napoli”, alla domanda su dove si svolgererebbe l’ACT in Italia… ma Laurent Esquier e Max Sirena hanno subito frenato dicendo che sono allo studio diverse soluzioni.

I partecipanti alla Tavola Rotonda

Max Sirena ha detto che sono già stati testati settanta giovani velisti italiani e che altri quindici saranno esaminati tra due settimane a Cagliari. “Il livello medio è alto e abbiamo trovato ragazzi di qualità e abbiamo per adesso selezionato tre elementi, tra cui due per l’afterguard e un trimmer. Posso sicuramente dire che su Luna Rossa si parlerà italiano”. Sulla domanda di un eventuale ingaggio di James Spithill, Sirena ha glissato.

L’ormai prossima stazza definitiva AC75 sarà comunicata ai team già iscritti giovedì 15 marzo, poi vi saranno alcuni giorni per le osservazioni e a fine marzo sarà diffusa la versione definitiva. Silvio Arrivabene, membro del team di Bellamente che rappresenta il New York Yacht Club, ha detto di essere stato chiamato dallo Studio Botìn e che gli AC75 promettono di essere assai stimolanti.

Interessanti le dichiarazioni di Bruno Troublè, che ha detto come la “Coppa deve riconquistare quell’eleganza e la visibilità dei volti dei velisti, non più trasformati in robocop come a Bermuda 2017, pur nel rinnovamento tecnologico visto che la Coppa è sempre stata una sfida tecnologica all’avanguardia tra nazioni. Il ritorno a una regola della nazionalità è positivo”.

Le dichiarazioni complete di Patrizio Bertelli

Per me è la sesta America’s Cup, perché come mi disse Peter Blake, una volta presa la decisione di fare l’America’s Cup, bisogna continuare a farla finché non la porti a casa.

Nella prima Coppa c’era incoscienza…. tutti dicevano che era impossibile andare in Nuova Zelanda, che era un miraggio, ma noi l’abbiamo fatto. Il sapore della prima Coppa è ancora nitido e il filo conduttore con le successive è l’unità del team.

L’America’s Cup è un’esperienza che si lega all’italianità, iniziata con Cino Ricci e portata avanti, tra gli altri, anche da noi. La prima Luna Rossa era molto italiana e anche nella prossima a bordo si parlerà molto italiano.

Perché il monoscafo? E’ una polemica sterile, quella tra mono e multi. Il multiscafo ha avuto le sue evoluzioni e la Coppa ha espresso sempre barche ipertecnologiche, a partire dai JClass. La tecnologia è sempre stata presente e fondamentale.

Il catamarano però ha fatto perdere di vista la marineria, nel senso che chi era a bordo ormai faceva davvero poco, era più una questione di elettronica che di conduzione.

Questo è l’aspetto principale che ci ha fatto propendere verso i monoscafi. Per i giovani la tecnologia non può essere negativa e il monoscafo volante, quindi, significa coniugare lo sviluppo tecnologico, con la visione di un equipaggio che manovra la barca. I giovani, anche quelli delle classi olimpiche, devono avere qualcosa di nuovo… e se Luna Rossa può essere di aiuto in questa azione di svecchiamento, è solo che un bene. Giochi Olimpici e America’s Cup sono due mondi molto più vicini di quanto si creda.

La sicurezza? Dipende dalla velocità, quindi dobbiamo comunque tenerne conto. E dobbiamo coniugare velocità e match race. La questione di fondo è vedere un equipaggio che partecipa in modo diverso, che è più attivo.

Il ritorno in Nuova Zelanda è un po’ tornare a casa: abbiamo visto tanti bambini del team nascere lì, abbiamo vissuto momenti eccezionali. La sentiamo come nostra, ritroviamo un popolo che partecipa, ospitale, che ci piace. Stanno progettando una variante del porto per accogliere le basi, ci stanno lavorando e anche noi siamo coinvolti.

Anche Valencia è stata un’esperienza positiva, mentre le ultime, beh, diciamo che quando si personalizza troppo un evento, non va bene. Noi non vogliamo una America’s Cup con un padrone, ecco perché tutto quello che verrà fatto, a partire dall’ambito della comunicazione, sarà dato gratis alle tv. Vediamo cosa avremo in cambio da loro.

Vogliamo far tornare l’entusiasmo alla gente, che non deve pagare per vedere la Coppa. E poi non dobbiamo andare verso la Formula 1, anzi, con me state certi che non ci andremo.

Per quanto riguarda la collaborazione con Team New Zealand, in primis con Matteo De Nora e Grant Dalton c’è un legame di amicizia. Il rapporto con loro è stato molto buono, fin dal lavoro iniziale riguardante la decisione della barca, lavoro a cui inizialmente ho partecipato anche io. Certo, ci sarà qualcuno che dirà che abbiamo sbagliato, fa parte del gioco. Ma noi non abbiamo lavorato pensando al consenso, quanto al voler fare qualcosa di corretto. Più avanti i kiwi affronteranno la questione della stazza da soli e ognuno proverà a fare il meglio, cercando di trovare quel buco nel regolamento che alla fine esce sempre fuori.

 

Le dichiarazioni di Max Sirena

Sono presente nel team dal primo giorno della prima campagna: avevo ancora i capelli…. come diceva Patrizio Bertelli, uno dei meriti di Luna Rossa è stata la continuità e la creazione di generazioni di velisti, molti dei quali poi impegnati anche in team di America’s Cup stranieri.

Le prossime barche saranno rivoluzionarie: viste così possono incutere timore, ma saranno spettacolari e molto belle da vedere.

Quali sono le esigenze che hanno spinto verso questa scelta? Inizialmente ci siamo riuniti e messo sul tavolo più di 30 tipologie di barche diverse, dal monoscafo convenzionale al multiscafo. Una volta scelto il monoscafo volante, avevamo dieci possibili evoluzioni da approfondire.

Dietro questa scelta c’è un grosso lavoro, prima di decidere abbiamo scelto e selezionato le varie opportunità in modo ponderato e scientifico, approfittando dell’enorme sviluppo tecnologico che gli strumenti di lavoro hanno avuto negli ultimi anni. Eventuali punti interrogativi sono sulla manovrabilità, piuttosto che su altri aspetti.

La barca è importante, ok, ma quello che rende bello l’evento è l’evento stesso e nel 2021 vedremo regate molto più vicine di quanto ci si aspetta: si spingerà al limite, i velisti sono abituati, è una questione di abitudine alla velocità.

Perché Luna Rossa a Cagliari? Il vantaggio è che garantisce più di 200 giornate navigabili. Con il maestrale dominante, l’acqua è piatta e si creano chop simili a quelli che incontriamo in Nuova Zelanda. La differenza sono le correnti. Il campo di regata della Coppa non sarà più in mare aperto, ma all’interno delle isole, nel canale. Quindi è corretto navigare e allenarsi in acqua piatta.

L’obiettivo è avere regate vivibili, ci aspettiamo parecchio pubblico, anche in acqua.

I primi nomi dell’equipaggio di Luna Rossa? Posso dire che a bordo si parlerà italiano, anche se potrebbe esserci qualche straniero. Vogliamo creare un movimento che possa generare nuovi velisti. Mesi fa mi sono sentito con il Presidente Ettorre, ho espresso la volontà di provare giovani velisti, ne abbiamo testati più di 70… Il progetto next generation è importante, mi rivedo in loro, è un sogno, c’è l’ambizione, mi veniva la pelle d’oca nel vedere questi ragazzi. Tutti hanno espresso gioia e soddisfazione per avere imparato tanto in una settimana.

Stiamo cercando velisti in vari ruoli, dall’afterguard, ai trimmer e ai ruoli fisici. Nella prima settimana di aprile proveremo altri 15 ragazzi. Certo, l’obiettivo è far si che riescano a vincere una medaglia olimpica, questa per loro non deve essere distrazione, ma un’opportunità per vivere qualcosa di diverso.

 

Le dichiarazioni di Bruno Troublè

Voi italiani avete con l’America’s Cup un vero flirt…. ricordo Azzurra 83, il Moro e adesso Luna Rossa. Sono contento che Bertelli sia tornato, è una grande notizia per la Coppa. Negli ultimi decenni la Coppa è stata il top, innovazione, sperimentazione, fascino… ecco perché è così speciale.

Adesso abbiamo spinto per tornare sul monoscafo perché negli ultimi anni la ricerca sui multi è stata ottima, ma era corretto tornare ai motoscafi approfittando proprio di questa ricerca. Vedremo barche fantastiche, che rivoluzioneranno la vela bel mondo. E non vedremo più velisti vestiti come robocop… in proposito, ho fiducia che Prada e Bertelli riporteranno l’eleganza nell’America’s Cup.

Sarà vera vela e finalmente potremo rivedere i volti dei velisti. Qualche settimana fa, quando abbiamo deciso di tornare ai monoscafi, c’è chi diceva che saremmo tornati indietro, invece sono una grande scelta, questi “monomarani”. La direzione è giusta.

E’ un bene tornare in NZL, la gente lì è formidabile, è un paese fantastico, hanno vinto la America’s Cup con un piccolo budget, supportati da 4 milioni di persone contro la nazione delle grandi imprese, della Nasa e della Coca Cola.

 

Le dichiarazioni di Laurent Esquier

Stiamo già entrando nel vivo dei lavori e possiamo già dire che il percorso verso l’America’s Cup ci vedrà impegnati in una serie di eventi di avvicinamento, le America’s Cup World Series, cinque tappe che si svolgeranno tra Mediterraneo (2), Atlantico (2) e Asia (1). Poi ci sarà la Prada Cup, nel gennaio e febbraio 2021, e il vincitore incontrerà il defender nel marzo del 2021. Questo è l’incarico che abbiamo ricevuto dal Circolo della Vela Sicilia per selezionare il challenge capace di vincere l’America’s Cup.

Siamo in trattativa con sei sfidanti, è una sfida molto tecnica, non è aperta a tutti. Bisogna avere capacità e cultura dell’America’s Cup, per capire e navigare su queste barche.

Certo, l’Europa per noi è molto importante, ha un peso del 60 per cento sull’insieme della Coppa (gli USA hanno un altro 20 e il resto del mondo 20) e non a caso proprio in Europa ci saranno due eventi preparatori.

Patrizio Bertelli mi ha dato due indicazioni: una produzione video di qualità ancora più alta rispetto alla precedente, che regaleremo a chi vorrà fare il broadcaster. E la totale libertà anche per gli operatori del web, che saranno parte attiva del progetto globale della comunicazione della Coppa.

I primi AC 75 saranno varati ad aprile del 2019: la regola esce a maggio, poi ci saranno tre mesi con la possibilità di limare qualche dettaglio e infine bisogna considerare i tempi tecnici per la costruzione. Da metà agosto 2019 fino metà agosto 2020 le regate con le nuove barche, poi gli AC 75 andranno in NZL.

La logistica è importante e sarà complessa, sono barche che pescano cinque metri, bisogna fare attenzione a questo aspetto.

La location italiana per le regate delle ACWS? A Bertelli piace molto Napoli, ma in generale è una scelta complicata. Il pubblico deve vedere le regate, ma sono barche che pescano tanto… Abbiamo diversi posti in Mediterraneo da studiare, vedremo.

 

Le dichiarazioni di Silvio Arrivabene

Come New York Yacht Club abbiamo presentato una sfida ufficiale a gennaio. Difficile parlare ora di quello che faremo, aspettiamo la regola… abbiamo visto ciò che è pubblico, aspettiamo di capire il perimetro dove muoversi per disegnare la barca.

Le prime impressioni ci dicono che saranno barche veloci come i cat di Bermuda, forse di più. Dal mio punto di vista, i cat mi piacevano, ma nasco con il monoscafo, quindi mi fa piacere che si sia andati verso questa direzione, anche perché è una scelta più vicina al grande pubblico.

Il nostro team progettuale è a Santander, capeggiato da Marcelino Botin. La componente della East Coast sarà importante, saremo presenti anche a Newport, dove il club ha una sua sede.

Altri italiani nel design team? Si, oltre a me già è presente Giorgio Provinciali, per gli altri nomi bisogna aspettare. Lo skipper sarà Terry Hutchinson e credo che daremo anche noi uno sguardo alla vela olimpica americana per selezionare l’equipaggio.

 

Le dichiarazioni di Francesco Ettorre

L’America’s Cup è l’eccellenza della vela. Ringrazio gli organizzatori del Velista dell’Anno per questa opportunità di parlarne, è un segnale importante. Come FIV apprezzo molto questo evento, sono orgoglioso, può essere un inizio per aprire una discussione più ampia sulla vela in Italia.

Per quanto riguarda il possibile coinvolgimento degli atleti della Squadra Olimpica nel team Luna Rossa, confermo che per i ragazzi è una grande opportunità e di questo ringrazio Patrizio Bertelli e Max Sirena. Ho parlato con loro, mi hanno detto di aver visto un mondo nuovo e un modo di lavorare che porteremo nella preparazione olimpica. Per loro non è una distrazione, ma una spinta per migliorare l’attività olimpica e io non potrò far altro che favorire tutto questo entusiasmo.

1 COMMENT

  1. L’America’s Cup è certamente mitica, ma non vi e selezione per arrivarci, ci si arriva per censo e quindi si puo poi dire quello che si vuole e la stampa sempre ci presenterèà questi tipi di patron come fossero degli dei. Nel caso in questione anni e anni di tentativi hanno si costruito un brand ma hanno portato pochi se non pochissimi risultati. Speriamo sia la volta buona, ma una serie di scelte, a cominciare dal ritorno di Spithill, dimostrano poca creativita e conoscenza della vela olimpica, oggi diventata serbatoio fondamentale per i team che aspirano a vincere la Coppa. Spero che Bertelli e Sirena mettano insieme un team decente e ci facciano divertire questa volta, anche se le barche scelte sono un altro salto nel vuoto e i tempi di costruzione e sviluppo troppo compressi, insomma rischiamo come a san francisco di vedere una Prada Cup assai pallosa, ma agli dei si deve fede e quindi viva Prada e la Coppa America.

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