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Goteborg, Svezia- Può Alberto Bolzan diventare il primo velista italiano a vincere la Volvo Ocean Race? Dopo l’impetuosa rimonta (1-2-1-1 nelle ultime quattro tappe) di Team Brunel, su cui il friulano è uno dei timonieri designati, il VO65 di Bouwe Bekking è in testa alla classifica a pari punti con Mapfre e Dongfeng. Decisive saranno le ultime 700 miglia da Goteborg all’Aia, in Olanda (Nazione d’armamento di Brunel), praticamente uno sprint per i monotipi del giro del mondo, in cui proprio la mano e i “timonieri veloci” potrebbero far la differenza. A bordo di Brunel, Alberto Bolzan condivide tale ruolo nientemeno che con l’oro olimpico e vincitore di Coppa America Peter Burling, asso kiwi dal sangue freddo come gli iceberg del Nord Atlantico, e con lo stesso Bekking.

Bolzan, 36 anni da Cormons (Gorizia), potrebbe quindi essere il primo italiano a vincere il mitico e iperselewttivo giro del mondo a tappe per equipaggi professionisti. Alla sua seconda esperienza, dopo la prima di tre anni fa con Alvimedica dove la sua velocità al timone gli valse il soprannome di “Ferrari”, Alberto potrebbe quindi fare il colpaccio. Ma sarrno due giorni in totale apnea, dove ogni strategia è impoissibile vista la battaglia a tre per un solo posto, quello nell’albo d’oro della Volvo Ocean Race. Chi arriverà davanti tra i tre candidati vincerà la Volvo Ocean Race, semplice ed epico.

Leg 9, from Newport to Cardiff, day 3 on board Brunel. Alberto Bolzan in the pit. 22 May, 2018.

Queste le sensazioni di Bolzan, rilasciate ai media di VOR alla vigilia della Leg 11, che parte il 21 giugno.

“E’ stata una vittoria bellissima, forse la più bella. Nel senso che è stata una tappa corta, dove tutti danno il 100%. Fin dall’inizio siamo stati protagonisti, poi circa a metà strada c’è stata una grossa transizione di vento dove avevamo un’ottima posizione per le previsioni che avevamo ma purtroppo la meteo ci ha giocato un brutto scherzo e abbiamo preso l’aria per ultimi. Per cui ci siamo trovati in penultima posizione a un giorno e mezzo dal termine con circa 8 o 9 miglia di distacco da MAPFRE, che era in testa. Da lì è stata una corsa alla rimonta dove abbiamo dato tutti oltre quel che avevamo e, barca dopo barca, siamo riusciti a rientrare in una regata che era diventata una drag race, una sfida di pura velocità. Siamo arrivati fino alla prima posizione con un duello bellissimo prima con Dongfeng, a 24 ore dall’arrivo, e poi per tutta l’ultima giornata con MAPFRE, in condizioni di vento e di mare piuttosto impegnative. 40 nodi e onde abbastanza grosse. E’ stata una lotta fino al traguardo e siamo riusciti a tagliare davanti. Quindi una tappa molto intensa e che ci ha dato la possibilità di rientrare in corsa per la classifica finale, che è la cosa più importante…”

Vi siete anche presi una rivincita per il secondo posto di Newport, in qualche modo?
“Non è stata una “vendetta” ma sicuramente ci ha fatto piacere ripagare lo scherzo che ci ha fatto MAPFRE… Scherzi a parte, abbiamo fatto il 100% per stare davanti, a Newport loro sono stati molto bravi a sfruttare l’occasione che hanno avuto e nella stessa maniera noi abbiamo lottato per prenderci la vittoria in questa tappa. Sono onesto, sicuramente ci ho pensato e credo che nella prossima tappa avremo di nuovo una guerra fino all’ultimo metro sia con MAPFRE che con Dongfeng.”

E ora che succederà?
“Ora siamo in tre barche a parità di punti a una tappa dalla fine e chi arriverà davanti vincerà la Volvo Ocean Race. Quindi è già tempo di pensare al futuro e cercare di impostare la prossima tappa nel miglior modo possibile.”

Quale pensi sia stato il segreto di questo successo?
“Penso che alla Volvo Ocean Race, particolarmente in quest’ultima edizione, il livello tecnico sia molto alto. Quindi dal punto di vista della preparazione tutti gli equipaggi sono al top. La differenza sta nel trovare il giusto modo di lavorare insieme e trovare le persone giuste per farlo. Avere a fianco dei compagni che hanno una grande sete di vittoria, che lottano fino all’ultimo metro e tirano fuori tutto ciò che hanno. Nel corso della regata abbiamo apportato dei cambiamenti, uno dei più significativi è stato mettere Peter Burling e me in due turni diversi, una cosa che ci ha fatto fare un salto di qualità rispetto alle tappe precedenti la Nuova Zelanda. Siamo due figure molto simili, e questa decisione ha dato più continuità nell’arco delle 24 ore, dal punto di vista delle performance.”

Com’è il ruolo di timoniere?
“Sicuramente è richiesta una concentrazione altissima per tutto il tempo che si sta al timone. Ma anche gli altri componenti del team, i trimmer lavorano di continuo per regolare, spostare le vele che è un lavoro costante per mantenere il miglior assetto della barca. Seduti non si sta mai, per cui se il timoniere è super concentrato anche il resto dell’equipaggio è impegnato costantemente dal punto di vista fisico. E’ faticoso, a volte è più facile stare al timone che in altri ruoli… Ieri (all’arrivo della decima tappa n.d.r.) non ricordo quante volte abbiamo dato e tolto mani di terzaroli, una manovra ogni cinque minuti per cercare di passare MAPFRE… Erano tutti stremati dalla fatica.”

Qual’è il piano per la prossima tappa?
“In verità dobbiamo ancora fare il debriefing di questa tappa per cui non abbiamo ancora parlato di strategie, però non ci sono grosse alternative. Team Brunel da metà del giro è costretto a cercare di vincere, abbiamo portato a casa una serie incredibile di risultati nelle ultime quattro tappe: un primo, un secondo, e due primi di fila. Adesso ci troviamo nella stessa situazione perché di fatto chi arriverà davanti fra noi, Dongfeng e MAPFRE vincerà la Volvo Ocean Race, visto che siamo tutti e tre a pari punti. Fare strategie su una singola barca è impossibile perché è una lotta a tre e non si possono fare calcoli del tipo arrivo ultimo e l’altro penultimo… L’importante sarà fare una tappa sempre tenendo d’occhio le due barche rosse!”

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