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Andy Hunt, il poco velista CEO di World Sailing, federazione mondiale della vela. Foto World Sailing

Londra, UK- Tempi duri per World Sailing, quella che era la federvela mondiale e pare essersi trasformata adesso in un comitato d’affari gestito dal potente (ma contestato) CEO inglese Andy Hunt. E’ di ieri la notizia delle dimissioni del numero due e direttore commerciale di WS Hugh Chambers, che segue di pochi giorni la dimissione dello spagnolo Carlos de Beltran, techical and offshore director. Si noti che Chambers, così’ come Hunt, non ha un background velico personale e la sua partenza (pare essersi accasato alla federazione britannica degli sport motoristici) appare come una fuga dalla nave che sta per affondare.

Andy Hunt, il poco velista CEO di World Sailing, federazione mondiale della vela. Foto World Sailing

Fonti bene informate e documentate asseriscono che World Sailing versa in una grave crisi finanziaria, aggravata proprio dalla gestione di Andy Hunt e dell’attuale presidente Kim Andersen, che come si ricordera’ aveva sconfitto Carlo Croce nelle elezioni del novembre 2016.

La battaglia sulle classi olimpiche per Tokyo 2020 e Parigi 2024 ha sfiancato lobby e apparati e alla fine scontentato un po’ tutti. La causa contro i monopoli nella vela olimpica, sottovalutata ai suoi inizi dal board di World Sailing, e’ invece arrivata in Commissione Europea e all’agenzia AGCM, Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato con sede a Roma, che ha effettuato le interviste (molto approfondite a quanto risulta a Fare Vela) agli emissari di WS e sta procedendo con gli accertamenti, potenzialmente in grado di mettere nell’angolo WS e alcune classi monopolistiche.

La gestione Hunt, che ha cercato di trasformare una federazione sportiva internazionale basata su uno sport di partecipazione con una ricca tradizione in uno sport di spettatori gestito da un ristretto comitato, e’ contestata da un gruppo di “velisti preoccupati”, con importanti frequentazioni nel Council e nelle federazioni internazionali. “Return WS governance to sailors” e’ lo slogan del gruppo che si propone di restituire la gestione di WS ai velisti e ai loro rappresentanti. Da questo gruppo e’ arrivata un’analisi finanziaria della gestione Hunt, che spiega il sistema di “scatole” cinesi.

La fronda interna a WS sta crescendo e per la prossima conferenza di Sarasota (inizio novembre) si annuncia aspra battaglia. L’analisi finanziaria a firma del velista uomo d’affari australiano John Alexander, che viene fatta circolare in questi giorni tra le MNA nazionali, scopre il sistema “Hunt”. Si noti anche che Andy Hunt, che riceve da WS uno stipendio come CEO di ben 200.000 sterline annue, ha in carriera precedenti finanziari non rosei quando era CEO della British Olympic Association.

Qui in PDF la lettera che Alexander ha indirizzato a tutte le federazioni nazionali (MNA) facenti parte di World Sailing, accompagnata da una ricca documentazione e analisi finanziaria.

John Alexander’s Letter to Sailors

“WS e’ un piccolo business in termini finanziari, non ha bisogno di manager ben pagati e di sedi costose. Ha bisogno di essere condotta come il business che e’ e da persone che sanno come gestire ogni nicchia e aspetto, tenendo presente lo scenario nondiale delle sponsorizzazioni… “, commenta Alexander specificando come la vela mondiale non abbia bisogno di un comitato d’affari lautamente pagato ma di dirigenti appassionati che operino agevolando i bisogni dei velisti e la loro partecipazione e formazione, a tutti i livelli.

World Sailing, che impiega a tempo pieno 25 persone, sta gia’ operando i primi tagli e la dipartita di Hugh Chambers, come detto, sa’ tanto di fuga dalla nave che affonda…

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