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Chia– A margine dell’Annual Conference di Sarasota c’e’ un risultato certo: il kiteboard esordira’ alle Olimpiadi di Parigi 2024. A esserne felice e’ Mirco Babini, il dirigente italiano (romagnolo ma trapiantato a Chia, in Sardegna) dell’International Kiteboard Association che e’ stato tra gli artefici principali dell’ingresso del kiteboard, e piu’ precisamente nella forma del kitefoil e di un evento misto uomo/donna, alle Olimpiadi. E’ un bene questo per la vela?

Una regata kitefoil

Lo stesso Babini ne e’ ovviamente entusiasta: “L’International Kiteboarding Association è entusiasta di vedere finalmente il kiteboarding incluso nei Giochi Olimpici, dopo lo straordinario debutto in occasione di quelli giovanili. E’ stato un percorso lungo, strategico ed emozionante allo stesso tempo, partimmo da quel ormai lontano 2012 quando a Dublino venne ricambiato lo status e da quel giorno un duro lavoro di squadra che non si è mai fermato.

Bisogna davvero avere tanta passione ed una visione smodata del futuro per andare avanti contro tutte le difficoltà, le lobby e le persone che minano il tuo percorso, d’altro canto il Kiteboard è uno sport relativamente nuovo, che si è però sviluppato in maniera esponenziale. Basti pensare che oggi conta in tutto il Mondo oltre 2 milioni di praticanti. Ci vorrà poco tempo invece per incrementare il numero degli atleti. Il costo relativamente basso, il mezzo a vela con le più alte prestazioni in acqua, la semplicità di trasporto saranno solo alcuni dei lati positivi che porteranno il Kiteboard ad essere una delle discipline olimpiche più numerose, apprezzate e praticate”.

Mirco Babini (a destra) con Sofia Tomasoni e Simone Vannucci, tecnico federale ed ex pioniere delle regate kite in Italia

Nostro commento

Torniamo quindi all’annosa, e ormai anche un po’ stucchevole, questione se il kite sia vela o no. De facto il kite e adesso olimpico e bisognera’ prenderne atto guardando avanti. L’opinione di Fare Vela e’ che il kite sia una splendida disciplina, praticata sì da milioni di appassionati, ma che ha una sua realta’ ben precisa, una cultura diversa, e che sarebbe stata meritevole di un evento olimpico a se stante, con una sua federazione. Solo una piccolissima parte dei due milioni di kiter, infatti, e’ interessata al mondo delle regate, o delle gare in senso ampio, visto che ancora non si sa con quale formato si assegnera’ la medaglia olimpica. Basta frequentare una spiaggia ventosa, in Italia ce ne sono molte, per accorgersi che chi fa kite lo fa in assoluta liberta’ e divertimento, senza limiti di boe, partenze o simili restrizioni. Quando si entra nel mondo agonistico i numeri calano sensibilmente e, per ammissione stessa di molti kiter, il lato agonistico e’ secondario, o proprio non c’e’, rispetto al puro divertimento, “fun”. E calano ancora di piu’ nella parte femminile dello sport, con poche dozzine di ragazze censite nelle ranking internazionali (fortunatamente una di queste e’ l’italiana Sofia Tomasoni).

Questo aspetto si unisce ad altri due fattori: il bisogno di limiti di vento minimi piu’ alti (7-8 nodi) rispetto alle classi veliche e l’impossibilita’ del kite, inteso come tavola, di galleggiare garantendo sostegno e sicurezza al suo occupante in assenza di vento, ovvero il kite naviga solo e unicamente in presenza di vento e non e’ autonomo in caso di assenza del fluido a tutti noi caro. Si arriva addirittura al fatto che i kite diventano degli anemometri virtuali… “quando volano ci sono almeno 10 nodi” per il resto dei velisti che vedono sbocciare i variopinti aquiloni nelle spiagge sottovento. Intendiamoci, vedere un kitefoil bolinare a quasi trenta nodi con angoli piu’ stretti al vento di quelli che puo’ permettersi una deriva fa impressione e non puo’ che destare stupore. Ma allo stesso tempo non si capisce come una disciplina velica non possa navigare o competere con 4-5 nodi di brezza.

In piu’, di fatto, il kite ha conquistato lo status olimpico togliendolo a una disciplina precisa, in questo caso il Finn (singolo per timonieri pesanti, con il piu’ importante albo d’oro della vela olimpica). Un po’ come se si abolissero i cento metri di corsa per farli sui pattini… Non solo, l’evento sara’ assegnato su una base mista e sara’ uno dei quattro (Nacra 17 cat misto foil uomo/donna, doppio misto probabilmente il 470 uomo/donna, Keelboat offshore uomo/donna) in cui questa formula mista sara’ usata.

Il board di World Sailing, con un’interpretazione originale della Gender Equity voluta dal CIO, ha portato la vela a essere l’unico sport ad avere un tale uso di classi miste. Una c’era gia’, il cat misto (lo chiamiamo così perche’ il Nacra 17 dovra’ necessariamente aprire il mercato di produzione per l’indagine Anti-Trust in corso), ma c’era davvero bisogno di falsare il contenuto stesso della vela, che gia’ aveva le sue classi femminili (Laser Radial, 470 femminile e FX femminile)? Di fatto ci sono molti piu’ ragazzi che ragazze che fanno vela, basta frequentare una regata Optimist o Laser per accorgersene, il che crea una forzatura. Bastava implementare le classi femminili gia’ esistenti e il risultato sarebbe stato raggiunto.

L’abuso della formula mixed, alla lunga, rendera’ la vela un po’ buffa. Avete mai visto classi di canottaggio miste o finali sui 100 metri con uomini e donne insieme? Tutte le discipline, siano esse maschili o femminili, hanno pari dignita’. Ci siamo esaltati seguendo le nazionali di pallavolo maschili e femminili ai rispettivi recenti mondiali, ma ci suonerebbe ridicolo seguire una pallavolo unificata uomini/donne. Così per tutti gli sport, dove esistono le discipline maschili e quelle femminili.

Per peculiarita’ la vela, in alcune classi, puo’ permetterselo, almeno fino a che la parte fisico-atletica non prevale, ma l’abuso di questa formula assomiglia piu’ a una forzatura che a una reale conseguenza di un movimento. E come ha dichiarato il presidente FIV Francesco Ettorre nell’intervista rilasciata a Fare Vela, “All’attuale Governance di WS manca totalmente la progettualita’ sportiva”.

Sarebbe stato preferibile, a nostro avviso, inziare con eventi test veri, e non di facciata come nell’ultima World Cup, testare formati e materiali e poi concedere lo status olimpico, ma i tempi nell’era Hunt-Andersen sono cambiati.

Tornando al kite, Mirco Babini conclude “rivolgendo un appello ai giovanissimi, anche appartenenti ad altri sport o altre classi veliche. Se nel cassetto hai anche tu il ‘Sogno Olimpico’ è giunto il tuo momento. La sfida è ufficialmente partita”.

Peccato che tale sogno non sara’ piu’ concesso agli atletici ragazzi di tutto il mondo che pesano piu’ di 85 kg e che erano cresciuti nel mito del “Citius, altius, fortius” di Olimpia. Adesso sono troppo grandi per giocare con gli aquiloni.

Gli attimi prima di una partenza di un evento kite

Il formato e le attrezzature

Come detto e’ allo studio il formato di gara più adatto ad un’Olimpiade. E gia’ questo appare strano, raggiungere lo status olimpico prima di avere un formato stabilito, stessa lacuna che ha la gia’ contestata keelboat Offshore Mixed.

Tra i format ipotizzati ad oggi da IKA c’è la Short Track Relay su un breve corso di bolina /poppa con partenza al traverso, dove la squadra composta dall’atleta maschile e femminile coprirà i giri del percorso alternandosi come in una vera staffetta, con una zona di cambio. La competizione potrà svolgersi in batterie con una fase ad eliminazione diretta o sfruttando altre tipologie di finale in corso di valutazione.

Ma una normale regata bolina-poppa, della durata di una ventina di minuti, con molte batterie, non sarebbe piu’ semplice? Non e’ che la vela debba necessariamente diventare qualcosa di simile al vecchio Giochi senza Frontiere… Alle velocita’ dei kitefoil, boline e poppe, combattute a suon di virate e strambate, sarebbero pure entusiasmanti. Questa fissazione degli “urban sport”… che si pensa facciano spettacolo. Al CIO e in WS si sono messi in testa di reinventare la ruota. Tutti a inseguire formati televisivi, quando a Rio 2018 le regate di gran lunga piu’ spettacolari, quelle di Finn e 470 nei campi oceanici con 30 nodi di vento e onde di tre/quattro metri, sono state clamorosamente ignorate dalla produzione TV olimpica che ha preferito restare al riparo nella Baia.

Per quanto riguarda invece le attrezzature verrà seguita l’attuale visione adottata dal CIO nei confronti di discipline con attrezzature similari come lo snowboard, lo skateboard e il surf. World Sailing, in collaborazione con la classe IKA, concederà licenze a più builder per la costruzione di attrezzature omologate per lo svolgimento delle regate. Nei prossimi mesi sarà reso pubblico il sistema di registrazione delle attrezzature che potranno concorrere per essere nella lista Olimpica. Una cosa è certa, si correrà con un Kiteboard Hydrofoil e kite foil ad altissime prestazioni in grado di volare sull’acqua fino ai 40 nodi.

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