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Il First 27

Parigi– Chi e cosa c’e’ dietro all’ormai celebre “Mixed Ohhsfore Keelboat” olimpica per Marsiglia 2024? Un progetto che fa gola a molti operatori e in un settore, quello tra i sette e i dieci metri non foiling, dove i grandi cantieri possono facilmente proporre una barca.

Dopo le prime voci relative alla slovena L30 (progetto Justin, lo stesso dell’RC44, concept dell’olimpico ucraino Luka Rodion), pare che questo one design sia in realta’ un depistaggio, una sorta di copertura per tenere nascosta la barca oggetto del desiderio. Il cantiere in questione potrebbe essere il colosso francese Beneteau, che ha recentemente acquisito il cantiere Seascape e ribrandizzato nella gamma First le sue barche, il 18, il 24 e il 27 piedi.

Il Fisrt 24 esposto al Salone Nautico

La centralita’ del progetto Olympic Keelboat francese, rimarcata anche dal presidente FIV Francesco Ettorre nell’intervista concessa a Fare Vela, disponibile ora anche in lingua inglese, viene confermata anche da atti pubblici, come il verbale del consiglio d’amministrazione della Federation Francaise de Voile (FFV) del 3 marzo 2018 (vedi il PDF qui sotto, pagina 7)

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in cui si legge chiaramente l’intenzione di stanziare fino a 150.000 euro in attivita’ di lobbying per promuovere un evento offshore presso World Sailing e le MNA associate in vista di un evento dimostrativo (showcase), da tenere alle finali della World Cup 2018 a Marsiglia. Inizialmente si pensava ai Figaro’ 3, anch’essi Gruppo Beneteau, ma poi i costi eccessivi, subito contestati da autorevoli osservatori, e il foiling di quelle barche hanno portato a cambiare opzione. Alla fine l’evento non si fece, ma e’ evidente l’input che la FFV diretta da Nicholas Henard, due volte oro olimpico come prodiere nella classe Tornado (con Le Deroff nel 1988 e con Yves Loday nel 1992) e dirigente di primo piano nel settore nautico francese, aveva dato in vista di Parigi 2024. Occorre segnalare anche che nel suo oggetto sociale la FFV raggruppa anche la FIN (Federation des Industries Nautiques), come ogni altra associazione che promuove la nautica francese. Appare evidente, quindi, come con le Olimpiadi a Parigi e un colosso come Beneteau, la lobbying per la barca a chiglia sia stata poderosa.

Ed e’ stato anche detto apertamente, basta risalire all’esposizione dello Sport Director di Parigi 2024 presente al Council di Sarasota, l’olimpionico di tennis tavolo Jean Phillippe Gatien, che ha dichiarato ai delegati come l’evento offshore rappresentasse per Parigi 2024 e la FFV una delle voci in cui si spera di ottenere la maggior visibilita’ e maggiori contratti di sponsorizzazione. La carta olimpica, come noto, impedisce pero’ di esporre pubblicita’ durante l’evento olimpico, che appartiene al CIO, e quindi il vero business nascerebbe dalle flotte usate nelle selezioni nel quadriennio 2021-2024 e in quello successivo che portera’ a Los Angeles 2028 (da qui il forte endorsement di Gary Jobson, uno dei vicepresidenti World Sailing e membro del Board), dettagli su cui il board di WS e’ rimasto vago.

Il First 27

Gli ex Seascape adesso First 24 e First 27, costano molto. Al Salone Nautico di Genova il First 24 veniva offerto a 75.900 euro Iva inclusa. Il 27 ovviamente li supera. La fascia pero’ e’ quella approvata da World Sailing, tra i sette e i dieci metri. Non e’ una barca foil, aspetto scartato da WS. In piu’ Il Seascape 24 viene venduto con vele North Sails dopo l’accordo tra Beneteau e il colosso North. Il Seascape 24 potrebbe quindi far parte dei trial per la Mixed Offshore Keelboat.

Un’altra opzione sarebbe il nuovo Sun Fast sui 30 piedi che Jeanneau sta per immettere sul mercato, di cui parla Vittorio d’Albertas in uno dei suoi fortunati video-social:

 

Cosa accadra’, pero’, quando il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) dovra’ ratificare la lista degli eventi proposta da World Sailing. Come detto il vicepresidente CIO Ng Ser Miang e’ fortemente critico sulla keelboat offshore per costi di accesso, limitata accessibilita’ per molti Paesi, incertezza sui processi di selezione. Le critiche vanno poi all’evidente medaglia costruita su misura per alcuni grandi nomi della course au large francese, alla possibilita’ di garantire la sicurezza durante la regata olimpica, alla compatibilita’ classe uomo/donna per alcuni Paesi musulmani. Si passa poi al concreto appeal di un evento che dura 48-72 ore sottoposto ai capricci del vento con possibilita’ di assegnare medaglie per pura fortuna o ad armatori particolarmente facoltosi, rendendo quindi vana la parita’ sportiva di partenza. La concreta fattibilita’ del progetto vacilla ma il business c’e’ e gli atleti stanno purtroppo diventando un accessorio. E, piu’ di tutto, l’indagine dell’Anti-Trust della Commissione Europea si troverebbe a dover agire su un altro monopolio, a meno che colossi come i cantieri citati non decidano di concedere le licenze anche ad altri produttori.

Come in tutte le discipline olimpiche, poi, una volta ottenuto lo status la preparazione subisce un salto in alto enorme, un’intensita’ imparagonabile con lo sport amatoriale. Il livello di preparazione su una barca che costa comunque sugli 80.000 euro di partenza, limiterebbe l’accesso solo a pochissimi Paesi o a singoli facoltosi armatori.

Di fronte a tale potenza di fuoco, legata a sponsorizzazioni in fieri, i super-atleti del Finn, l’albo d’oro piu’ esclusivo della vela olimpica e la stessa carta olimpica dovevano quindi giocare una partita quasi disperata. Una volta sbloccata la situazione dei voti, con la late submission presentata dal Board alla vigilia della Conferenza di Sarasota, il cerchio si e’ chiuso. Per riaprirlo servirebbe solo un intervento del CIO o della CE.

La fascia tra sette e dieci metri interessera’ anche altri cantieri, anche al di fuori dalla Francia, ma la battaglia per portare la propria barca a Marsiglia 2024 appare in partenza durissima se si considera la potenza di un colosso come Beneteau.

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