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Il presidente della FFV Nicolas Henard, olimpionico di Tornado

Parigi– Come cambia il mondo… Una volta per diventare una classe olimpica, una barca doveva rappresentare una disciplina nota e decisa (singolo, doppio, barca a chiglia), per la quale veniva bandito un concorso per la scelta dello scafo migliore, che veniva poi costruito, rispettando le regole di stazza, da chiunque volesse. Adesso si diventa classe olimpica senza avere non solo una barca ma neanche una disciplina con regole note.

Il presidente della FFV Nicolas Henard, olimpionico di Tornado

A chiarire quanto avevamo gia’ ipotizzato in altro articolo, ovvero che la Federation Francaise de Voile (FFV), si era mossa in forze per ottenere l’evento keelboat, e’ arrivata la candida ammissione del suo presidente, l’olimpionico Nicolas Henard, che in un’intervista al sito francese Tip&Shaft ha apertamente ammesso la forte attivita’ di lobbying, pianificata e organizzata dalla FFV in vista dell’appuntamento decisivo all’Annual Conference di Sarasota. “Abbiamo convinto la vela mondiale”, ha dichiarato Henard specificando come “abbiamo organizzato una lobbying con quattro/cinque persone dedicate che hanno lavorato nei giorni precedenti e a Sarasota per convincere molti Paesi che non avevano pienamente compreso l’evento… Abbiamo portato dalla nostra parte Paesi come l’Australia, gli Stati Uniti, la Nuova Zelanda e tutta l’Asia. Contro abbiamo avuto Germania, Spagna e Italia”.

Cio’, evidentemente, in perfetta sincronia con la “late submission” del board di World Sailing, con cui alla vigilia del Council di Sarasota e’ stata riaperta la votazione dopo l’esclusione (per un solo voto) della Mixed Offshore Keelboat al Mid Year Meeting di Londra (Maggio 2018).

L’ormai “celebre” Mixed Offshore Keelboat dovra’, secondo quanto comunicato dal board di World Sailing, disputare una regata di tre giorni e due notti, trasmessa (sì, ma da chi?) 24h e seguibile sui virtual. Conoscendo il Mediterraneo d’agosto, dove si trova Marsiglia, sede velice delle Olimpiadi di Parigi 2024, e la barca tra sette e dieci metri ipotizzata cio’ significa circa 350/400 miglia di regata, molte delle quali, se non tutte, costiere. Solo Minorca (a 200 miglia da Marsiglia), l’Asinara (a 185) e la Giraglia (a 180 miglia), a meno di usare boe di percorso posizionate nel Golfo del Leone (120 miglia d’ampiezza da Marsiglia alla Costa Brava), come appare piu’ probabile, consentirebbero di portare le barche fuori da una costiera, in qualcosa che assomigli davvero a quella course au large che tanto piace ai francesi, che sono appunto riusciti a confezionarsi un evento su misura per i loro velisti e i loro mercati.

Il Golfo del Leone, probabile campo di regata dell’evento olimpico Keelboat a Marsiglia 2024. Come assicurare la sicurezza in un tratto di mare così ampio e variabile?

Sulle specifiche della Keelboat tutto resta vago. Quale barca, anche se le voci su un modello Beneteau restano forti, come afferma anche il giornalista spagnolo Jaume Soler in un suo articolo. Quale formato di selezioni? Quali flotte si userebbero e chi controlla le barche prescelte? Chi le comprerebbe? Come si garantirebbe la sicurezza, fattore chiave in tutte le Olimpiadi? Impensabile dotare una tratta costiera di duecento miglia di motovedette, interdizioni alla navigazione, gendarmi e forze speciali lungo la costa… Pensandoci bene una barchetta di dieci metri in bonaccia a mezzo miglio dalla costa sarebbe un target facile… Con gli interessi in gioco, la potente FFV (in Francia anche l’industria nautica ne fa parte) non si ferma per un dettaglio del genere. Ci penseremo, dicono.

La course au large… abbagliati dal successo della Route du Rhum qualcuno pensa che si replicherebbero burrasche trasmesse live, incroci mozzafiato e planate tra spruzzi. Ci pare piu’ probabile che lo scenario possa essere questo:

Barche d’altura (tra cui un Sun Fast Jeanneau in regata a Marsiglia

Barche di trenta piedi che si dimenano tra bavette di vento al mattino, brezze estive al pomeriggio, magari con un caso fortuito che assegna una medaglia d’oro olimpica. Si osserva, gioustamente, che la vela d’altura che ha numeri notevolissimi in crescita e che si vuole vendere e’ esattamente questo. Vero, ma va presa con tutte le sue variabili, che difficilmente premieranno in una regata secca il miglior equipaggio in quella discipina, come invece da sempre fa una medaglia olimpica. Il francese prende la raffichetta notturna e il suo vicino no… Succede sempre nelle lunghe in Mediterraneo. Una prova secca di tre giorni, magari con la prima barca che precede la seconda di un’oretta… dubbi sullo spettacolo restano, anche se a Marsiglia il vento non manca, ma non e’ che potranno restare per tre giorni e due notti davanti allo Chateau d’If.

La FFV si e’ fabbricata l’evento, forte della potenza della candidaturea olimpica di Parigi 2024 e del fatto che, come Paese ospitante, la Francia ha gia’ tutte le classi selezionate. Al CIO, e il vice presidente senior NG Ser Miang lo ha scritto chiaramente, non sono contenti, anche per i costi esorbitanti di una campagna che limiterebbe l’accesso a pochi Paesi e aprirebbe la possibilita’ di selezione a singoli facoltosi armatori (abbiamo gia’ avuto contatti da armatori con budget ipotizzati sui 400.000 euro personali), magari di Paesi dove nessun velista e’ in grado di preparare una campagna del genere.

C’e’ poi la questione dei pesi degli atleti, analizzata a fondo dall’ex olimpica e coach inglese Laura Baldwin in questo articolo apparso su Sail-World. La Keelboat, oltre alla leggenda stessa della vela olimpica rappresentata dal Finn, cancella de facto dalla vela a cinque cerchi chiunque pesi piu’ di 84 kg, che e’ il massimo ipotizzabile per essere competitivi in Laser. Lo studio della Commissione atleti presentato a World Sailing dopo i Mondiali di Aarhus 2018 da’ infatti risultati compresi tra 55 e 84 kg, se si esclude il Finn.

La distribuzione dei pesi tra tutte le classi maschili o miste ad Aarhus 2018. Fonte World Sailing

Qui il PDF con l’analisi completa: WST Physique Study

Ok, si replica da WS, un velista di 95 kg puo’ sempre provare con la keelboat… Gia’ un ragazzo di 20-25 anni, cresciuto con il mito olimpico e il poster di Ben Ainslie appeso nella cameretta, che deve trovare oltre 100.000 euro solo per partire. Impensabile, se vogliamo mantenere un minimo di contatto con la realta’. Ma alla Francia interessa evidentemente mettere un Francois Gabart o un Franck Cammas sul podio piu’ alto, oppure un prodotto nazionale del suo celebre centro di preparazione a Port La Foret, possibilmente su una barca Made in France. La carta olimpica direbbe ben altro, ma e’ noto come il business segua altre dinamiche.

Ben Ainslie in Finn ad Atene 2004, sua secondo oro olimpico

Valutazioni simili per l’evento Kiteboard, dove arriva ai Giochi una disciplina, quella del kiteboard racing misto (sara’ una tavola foil), che in ranking mondiale elenca solo una sessantina di atleti, tra cui appena 10-12 donne. Prima la classe e poi gli atleti, visto che chiunque frequenta le spiagge ventose dove abbondano i kiter sa che alla stragrande maggioranza importa fare evoluzioni e divertirsi in assoluta liberta’, senza restrizioni agonistiche. Per non parlare, poi, del formato ipotizzato: si e’ letto di una sorta di slalom a staffetta uomo/donna che farebbe sempre piu’ assomigliare la vela ai vecchi Giochi senza Frontiere… tra salti e acrobazie circensi. Ma a qualcuno e’ mai venuto in mente di cambiare i, per dirne una, 800 metri piani in un primo giro di corsa e un secondo sui pattini? La tradizione alle Olimpiadi e’ importante e fa parte del fascino, altrimenti non si spiegherebbe perche’ esiste la Maratona.

Come verrebbe poi gestita, e di questo aspetto Nicolas Henard non parla, la questione dell’indagine Anti-Trust della Commissione Europea? Se venisse scelto, come si sente affermare, uno scafo one design mono cantiere, si ricadrebbe nell’infrazione delle norme sulla concorrenza che il board di World Sailing ha detto di voler evitare dal 2020. Impensabile, o almeno improbabile, che un cantiere-colosso possa aprire la produzione di un suo prodotto esclusivo. Una questione complessa, che unita ai dubbi del CIO, lascia ancora aperto il finale di questa vicenda.

Henard ha ammesso i dubbi di Losanna e ha detto che “Nonostante alcune persone all’interno del CIO non siano ancora convinte, credo che l’ingresso della Course au Large sia un’eccellente novita’ per il CIO”.

Finn nelle regate in ocedano con 30 nodi a Rio 2016. Foto Deaves

Il presidente della FFV ha poi insistito molto sulla mediaticita’ della couse au large, confondendo a nostro modo di vedere il Rhum con una regata costiera estiva. Nessuno dice che la regata di maggior spettacolo mediatico a Rio 2016 fu potenzialmente quella dei Finn, sia nelle due giornate di 30 nodi e ondone in oceano, sia nel pathos della Medal Race finale con freepumping che esalto’ l’azione degli atleti, soprattutto l’americano Caleb Paine che ando’ a conquistare la medaglia di bronzo. Solo la splendida Medal finale dei Nacra 17 che vide l’impresa di Santi Lange e Cecilia Carranza supero’ tali livelli. Peccato che in World Sailing non ci abbiano fatto caso, mentre si sono presentati preparatissimi, a quattro mani con la FFV, per far diventare olimpica la Offshore keelboat, con buona pace delle anime belle cresciute con il mito di Olimpia.

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