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Beltrando con i VO65 della Volvo Ocean Race, che ha seguito in tutte le ultime edizioni

Piverone– Stefano Beltrando e la sua QI Composites sono i piu’ apprezzati specialisti internazionali nel settore del controllo delle strutture per i compositi di alta qualita’, aspetto fondamentale della moderna vela sportiva. Dall’America’s Cup alla Volvo Ocean Race non c’e’ team che non chiami Betrando e il suo team per verifiche hi tech. La crescita del mercato ha portato a una logica espansione, che QI Composites ha gestito con la recente annunciata sinergia con Vetorix Engineering Srl, creando un polo di riferimento “unico” per il servizio di Controllo non distruttivo e diagnostica strutturale su strutture in materiale composito.

Stefano Beltrando, 43 anni, di Ivrea. CEO di QI Composites

Abbiamo sentito Stefano Beltrando che si spiega i dettagli della partnership.

“Siamo nati come QI Composites nel 1991 e da allora molto e’ cambiato nel campo dei materiali compositi. C’era tutto da scoprire, i compositi erano utilizzati ma poco conosciuti. Un campo aperto nel quale applicarsi. Fino alla Coppa America del 2007 a Valencia e’ stato di fatto un laboratorio continuo e una crescita di attivita’, sia per l’analisi non distruttiva sia sul controllo delle strutture e dei materiali in generale. Poi la parte burocratica legata ai controlli e’ cresciuta ed e’ diventata piu’ complessa da gestire, esigendo quindi un’attivita’ di back office piu’ complicata, con due persone fisse in ufficio a gestire tutta la mole dei dati che arrivavano e una logistica continua, per consentire gli spostamenti dei tecnici in tutto il mondo.

L’estensione dell’attivita’, dal marino all’automotive e all’energia eolica, ha implicato un’analisi dettagliata di cosa potevamo, sappiamo e volevamo fare. Noi sappiamo fare analisi sui compositi, con un’esperienza probabilmente unica a livello mondiale, ci piace meno la burocrazia e la gestione formale. Ci piace andare subito al cuore delle cose, ma allo stesso tempo la domanda nel settore e’ aumentata e proviene da tutti gli angoli della terra. Ci sembrava un peccato non poter cogliere questa opportunita’, semplicemente perche’ non volevamo gestire QI Composites come un’industria. Da qui l’esigenza di trovare un partner che ci accompagnasse nella crescita. Ci vediamo sempre come specialisti che vanno ad analizzare nei dettagli il motivo per cui ci chiamano, dal team di Coppa America all’armatore di un trenta piedi. Non saremo mai come degli ispettori RINA che vanno a fare la visita di una barca e se ne vanno.

 

E qui arriva Vetorix?

In parte, prima ci ha contattato un’azienda americana e poi una gallese, che volevano inglobarci. Ci siamo resi conto che lo scopo era di usarci come testa di ponte per un futuro assetto industriale su larga scala, per cui abbiamo risposto no grazie.

Abbiamo trovato piu’ interessante proporre noi a un’altra azienda con ambizioni di crescita in questo settore una fusione per riuscire a mettere insieme il meglio. Ovvero unire la nostra volonta’ di affrontare i temi tecnici e la nostra conoscenza del mercato, in particolare nel settore nautico, e la loro voglia e capacita’ di espandersi, con anche l’uso di nuove tecnologie che noi non potevamo esplorare per mancanza di tempo e risorse.

Dopo le trattative con i gallesi, con in mano quindi un’analisi completa della nostra azienda, siamo andati noi da un’azienda che ci sembrava fare al caso nostro. E qui, sapendo entrambi cosa volevamo, la trattativa e’ stata rapida e ci siamo trovati. In poco tempo siamo arrivati all’accordo.

Ricordo anni fa, agli inizi di QI Composites, quando me ne andavo da solo in macchina e battevo tutta l’Europa, dalla Bretagna giu’ fino a cio’ che c’era in Italia. Dormivo a volte in macchina per far prima. Poi la prima Coppa America con Luna Rossa e la continua scoperta di cosa c’era in giro. Non vogliamo istituzionalizzarci, diventare un formalismo obbligatorio. Sempre vogliamo essere presenti alla radice delle tematiche che ci vengono poste dal cliente, a volte le idee piu’ interessanti possono venire da un trenta piedi in carbonio o da una pala eolica e non da un superyacht.

Beltrando con i VO65 della Volvo Ocean Race, che ha seguito in tutte le ultime edizioni

E chi e’ Vetorix?

La Vetorix e’ un’azienda nata nella zona di Mestre, nel settore dei controlli non distruttivi. Nata con un legame iniziale alla forte siderurgia di quell’area. Poi, complice anche la crisi di quel settore, si sono spinti nel composito, che per loro significava automotive. Da anni sono attivissimi nel controllo non distruttivo di moto e auto racing. Hanno fatto una buona scelta nel diversificare l’offerta tecnologica dei loro prodotti. L’ultimo e anche per me il piu’ azzeccato e’ quello della Tomografia, che noi  chiamiamo TAC, quindi dei raggi X che permettono di realizzare un’immagine tridimensionale dell’oggetto e dei difetti che ci sono all’interno. Ovviamente ha dei limiti dimesnionali. Non posso infilare una barca dentro una tomografia, ma posso farlo con i siongoli componenti: appendici, timoni, foil, tanto che una delle prime azioni che faremo insieme sara’ proprio la scansione tomografica degli arm, ovvero i bracci dei foil, degli AC75 per i quattro team della prossima Coppa America. Dato che si tratta di parti one design, prodotte da Persico Marine, il livello di qualita’ deve essere elevatissimo.

QI Composites e’ gia’ la terza parte che si occupa di garantire la qualita’ per tutti i team e in questo ruolo possiamo scegliere meglio le tecnologie per il controllo e qui la tomografia riveste un ruolo di altissimo livello. I team hanno richiesto un controllo esterno e siamo noi di QI Composites.

Vetorix ha applicato questa tecnologia da almeno tre anni su moto e auto e adesso iniziamo ad applicarla nel settore velico. Posso dire che, settore militare a partre, nel mondo del civile non vi sia in Europa una tecnologia di pari livello. L’hardware e la gamma di servizi che possiamo fornire, compresi gli operatori esperti e formati, sono sconfinati. La formazione del personale, che abbiamo costruito in anni, e’ un valore aggiunto, così come per Vetorix. La fusione ci e’ sembrata quindi il miglior passo per arrivare da subito con le rispote per tutte le richieste e per risolvere anche quelle esigenze amministrativo-logistiche di cui avevamo bisogno.

In QI Composites siamo nove fissi piu’ un part time, in pochi mesi adesso potremo arrivare a una forza di fuoco notevole gestendo al meglio le trasferte. Quando per una volta al mese vai in Nuova Zelanda, tre giorni li perdi in viaggio. E così riusciremo anche a liberarci da tutte quelle incombenze formali e amministrative, che personalmente ho sempre mal sopportato e che in Italia sono fuori controllo.

 

La parte velica quanto occupa nel vostro fatturato?

La nautica e’ sul 70 per cento, varia un po’ dalla stagionalita’ di Ferrari automotive, che varia tra il 20 e il 25 per cento. Il 5 per cento va in eolico e poco altro. Per nautica intendo quasi tutta vela. In pratica, unendo le forse, loro prenderanno una buona parte del nostro automotive e noi una buona parte della loro nautica, in modo da gestire al meglio, per ottimizzare il personale e la strumentazione. Le espansioni piu’ grandi verranno probabilmente dall’automotive, ma nella vela nell’hi-tech al top di gamma sara’ forte la tecnologia di tomografia per appendici, sartiame in composito e alberi. Questo anche perche’ e’ in corso di istituzione una nuova normativa ISO che normera’ quali e come debbano essere le specifiche e le procedure per gli alberi. Commissione della quale faccio parte. Le richieste delle compagnie assicurative nel settore sono maniacali, per cui la tecnologia degli ultrasuoni dovra’ necessariamente sfociare poi, in alcuni casi, nella tomografia.

Dean Barker al timone di The Mule, il 38 piedi test di American Magic

Ha accennato all’America’s Cup e agli AC75. Che idea ha di queste nuove barche comparate ai precedenti AC foiling cat di Bermuda?

Gia’ le barche di Bermuda erano velocissime e gli attuali F50 del SailGP lo saranno ancora di piu. La prossima barca della Coppa e’ pero’ unica, uno sviluppo del tutto nuovo i cui limiti di prestazione sono solo ipotizzati. Credo che, come per i catamarani quei limiti verranno presto superati. La nostra attenzione si pone ovviamente su come prevenire qualsiasi danno o rottura, sicuramente siamo gia’ sul pezzo con Persico e i team per capire dove andare a controllare, selezionare i materiali e fare analisi sulla materia prima. Adesso partiamo dal filamento del carbonio che costituisce il prepreg con cui si fara’ la barca. Quando si parla di componenti in carbonio finiti e cotti, noi in realta’ abbiamo gia’ seguito quattro fasi precedenti. Vi saranno delle zone di carico estremamente alto e concentrato, dove ci sara’ il vincolo dei bracci foil, quindi strutture a ridosso dell’arm, arm, timoni con elevator saranno i nostri chiodi fissi per i prossimi tre anni.

Poter lavorare per tutti i team, e soprattutto fare i bending test, ovvero caricarli una volta laminati, poterli piegare e tirare al carico di lavoro, per poi analizzare i dati, accresce l’esperienza in breve tempo. Da dicembre a maggio verranno consegnati otto arm e noi a maggio conosceremo gia’ i carichi di lavoro e quindi significa che tra cinque mesi sara’ un dato noto su cui basare gli ulteriori sviluppi.

Stefano Beltrando (secondo da destra) tra i relatori al recente convegno di Bergamo sul futuro dell’America’s Cup

 

Era presente ai recenti crash test dei bracci da Persico?

Ovviamente sì, sono quello che nel video controlla gli ultrasuoni con lo strumentino giallo. I controlli durante la produzione li abbiamo seguiti noi. I test sono durati due giorni, una spesa notevole ma si e’ imparato moltissimo e soprattutto le informazioni apprese sono state condivise da tutti e quattro i team, che erano tutti presenti. Alla fine lo abbiamo rotto… perche’ in effetti lo abbiamo rotto, ma quella rottura ci ha portato a comprendere moltissime cose e a correggere il tiro in molte aree. E’ la prima volta che si fa una cosa del genere. Nella Volvo Ocean Race i daggerboard lo abbiamo spaccato dopo la prima edizione, perche’ ci domandavamo quanto potessero durare, quindi ne abbiamo preso uno e lo abbiamo spaccato. In questo caso abbiamo spaccato il braccio prima di iniziare la costruzione dei componenti, in modo da tutelare tutti i team ed evitare polemiche.

 

E concludiamo con il suo Diam 24, si diverte?

Beh, e’ una figata… Ce l’ho sul carrello e non vedo l’ora di fare qualche regata media. Ne ho fatta una a Chioggia e sono pronto. Chiamatemi e arrivo…

 

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